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domenica 27 marzo 2016

Cosa è l'economia condivisa?

L'economia condivisa è un modello concepito e praticato II-III secoli a.C fino a qualche tempo dopo Cristo.
Tale modello economico è scaturito dallo studio delle Sacre Scritture conosciute a quel tempo.
Gli studiosi hanno pensato di mettere in campo un modello economico fondato su un rapporto cordiale ed armonioso fra gli uomini.
Una convivenza priva di conflittualità causata dall'egoismo umano nel mondo economico.
E' di tutta evidenza che per relizzare un contesto del genere ci si deve spogliare dal modello economico corrente fondato sull'egoismo e quindi sulla prevaricazione dell'uno verso l'altro.
L'attuale modello economico è piramidale, il ricco diviene sempre più ricco ed il povero sempre più povero con una conflittualità permanente.
L'egoismo e la conflittualità sono in contrasto con i principi evangelici, gli insegnamenti di Gesù Cristo sono tesi a creare un rapporto armonioso fondato sull'amore verso il prossimo.
Quando regna l'amore molte cose cambiano nella vita dell'uomo naturale,  l'egoismo e la conflittualità vengono meno e si può godere la pace nel vivere di tutti i giorni.
Pensare di vivere in armonia con gli altri nel mondo economico corrente non è semplice.
Si può pensare di trovare qualche cenno del modello economico basato sulla condivisone nei primi capitoli degli Atti degli Apostoli dove viene descritto il vivere della comunità primitiva.
Sono ben accetti i suggerimenti e le riflessioni...


sabato 27 settembre 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO

ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE - CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Di Marco ferretti + 1



Oramai li non c'è più niente da condividere se non una cassa da morto.

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Non sono d'accordo.

Dobbiamo aprire gli occhi dell'anima e del cuore.Dobbiamo rispolverare il vangelo.

I cristiani sono chiamati a chiudere gli occhi, vedi la parabola del Buon Samaritano.

E' anche scritto:"ama il prossimo tuo come te stesso".

Occorre una rivoluzione culturale nel mondo cristiano, occorre mettere i pratica gli insegnamenti di Gesù.

La prima comunità cristiana condivideva e fra di loro non vi era alcun bisognoso.

La condivisione scaturisce dall'amore per il prossimo, alle volte di fa confusione tra la carità e la condivisione.

Quella persona ha molto da dare, ma questa sua potenzialità non viene valorizzata perché l'egoismo impera nel mondo.


L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO


ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE - CONDIVISIONE BIBLICA


PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA


RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA


Di Argentino Quintavalle +1:



La CECA fu il primo passo concreto verso l’unificazione politica, il primo mattone della costruzione dell’impero, e questo impero è una sorta di società a responsabilità limitata, la ONE World Company. Con la firma del Trattato di Roma del 1957, che spianò la strada alla Comunità Economica Europea, si fece un ulteriore passo verso una futura società mondiale a responsabilità limitata."L’aspetto del cielo lo sapete dunque discernere, e i segni dei tempi non arrivate a discernerli?"-------------------------Ciao,ho visitato il blog...condivido praticamente tutto.In estrema sintesi posso dirti che superare gli individualismi sarebbe l`unica via per egualmente distribuire le ricchezze e superare ogni crisi.È un progetto bellissimo e naturalmente aderente ai principi cristiani.Ma penso che sia tutto un po`utopistico......finché sui principi insegnati da Gesù prevarranno l`egoismo, la prevaricazione e la sete morbosa di AVERE, più che di ESSERE. 

mercoledì 30 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Un lettore scrive:




Influenza dei credenti Esseni
La partecipazione comune dei beni nella chiesa di Gerusalemme era storicamente uno sviluppo nuovo.
Né Giovanni Battista né Gesù hanno chiesto ai loro discepoli di trasferire le proprietà private alla comunità.3
Le loro istruzioni riguardo i beni personali erano molto diverse da quelle degli Esseni. Gli Esseni praticavano il separatismo economico e riducevano al minimo i contatti economici con gli estranei.
Giovanni Battista e Gesù, invece, hanno cercato di avere contatti molto aperti con tutti; hanno avvertito i loro discepoli di non isolarsi economicamente dagli altri.
Giovanni ha ordinato ai suoi discepoli di condividere i propri beni con gli altri.
Quando la gente gli ha chiesto: «che dobbiam fare?» (Luca 3:10), Giovanni ha risposto: «Chi ha due tuniche, ne faccia parte a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Far parte dei propri beni a qualcun altro aveva un significato diverso nel contesto del messaggio di Giovanni.
Non significava, come a Qumran, donare i propri beni al gruppo e fare una vita in comune, piuttosto significava condividere le proprie ricchezze con i bisognosi.
Questo era la negazione del comunismo economico degli Esseni.


martedì 29 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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Un lettore scrive:

 
Gli Esseni - loro stile di vita

Appena pubblicata, l’iscrizione su un coccio scoperto a Qumran ci mostra un parallelo sorprendente di una pratica della prima comunità dei seguaci di Gesù.
Secondo il Libro di Atti, i membri della chiesa primitiva hanno venduto i loro beni e hanno distribuito il ricavato secondo le necessità di ciascuno.
Le loro ricchezze [gli Esseni] essi disprezzavano, e la loro comunione di beni è veramente ammirevole; non troverete tra di loro chi si distingue per opulenza.
Essi hanno una legge che i nuovi membri ammessi alla setta conferiscano le loro proprietà all’ordine, con il risultato che non vedrete da nessuna parte la povertà, o povertà degradante o ricchezza sregolata; i beni di ognuno vengono messi insieme agli altri e tutti, come fratelli, godono di un unico patrimonio (Giuseppe Flavio, Guerra 2:122-123


sabato 26 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA



Rispondo alla domanda sui primi capitoli degli Atti degli apostoli. 
In questi capitoli si evidenzia l'amore  sincero che avevano i primi Cristiani riempiti dallo Spirito Santo.
Questi Cristiani condividevano ogni bene spirituale e materiale che avevano ricevuto dal Signore.
La loro ricchezza più grande era l'Amore di Dio ed essi desideravano condividerlo ad ogni persona che ancora non aveva conosciuto la salvezza per Grazia nel nome di Gesu'.
L'apostolo Paolo raccomandava ad ogni Cristiano di praticare il principio di uguaglianza
2 Corinzi 8:9-15
Praticare questo principio equivale a sconfiggere ogni forma di poverta' (spirituale e materiale) e creare benessere nella vita delle persone, nelle famiglie e nel mondo intero.
Signore, osservare la Tua Parola porta risveglio e benedizioni!
Dio ci aiuti ad osservare TUTTA la Sua Santa e benedetta Parola.
Pace e Dio continui a benedirTi Sebastiano!


giovedì 24 luglio 2014

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Un lettore scrive:

 
Fuori tema - di Vendra Giuseppe

GRATIS
“Sono sicuro che per i poveri il biglietto per il Cielo è gratis”. 

Così affermano moltissime persone, alcune delle quali anche molto religiose.
Se ciò fosse vero ci troveremmo di fronte ad un’ingiustizia tremenda quanto quella di credere che i ricchi possono andare in Cielo per le buone opere compiute con l’aiuto delle loro facoltose possibilità.
Se è ingiusto che i ricchi vadano in cielo per la loro ricchezza, è ugualmente ingiusto che i poveri ci vadano a motivo della loro povertà.
“Dio non ha riguardo alla qualità delle persone”, Atti 10:34; per Lui poveri, ricchi, istruiti, illetterati, giovani, anziani, sani, malati, neri e bianchi, gialli o rossi sono tutti uguali.
Per tutti il Creatore ha mandato Cristo Gesù, il divino Salvatore che “diede sé stesso qual prezzo di riscatto per tutti”, 1 Timoteo 2:6, il cielo è gratis per tutti.
Gesù ama tutti, poveri e ricchi; quello che Egli non approva è un sentimento che può albergare nel cuore del povero come del ricco: “l'amore del danaro (che) è la radice di ogni sorta di mali”, 1 Timoteo 6:10.
In altre parole è da biasimare il ricco che non fa parte a chi ne ha bisogno dei suoi beni... ma è da biasimare anche il povero che brama di togliere al ricco i suoi beni per diventare anch’egli un facoltoso.
La salvezza di Dio è GRATIS ed è per tutti quelli che, riconoscendosi bisognosi di grazia e di perdono, vanno a Gesù e accettano il sacrificio da Lui compiuto alla croce.
Dio ci offre la salvezza
GRATIS non perché non valga nulla ma perché non ha prezzo... o essa si riceve come il dono perfetto di Dio per chiunque crede in Cristo, oppure non c’è sofferenza o denaro capace di acquistarla!
È importante manifestare amore fraterno ai meno abbienti e ai poveri; le opere sociali compiute da tanti individui e le iniziative di tante associazioni benefiche hanno il loro valore, ma non si può affermare che i poveri, solo perché tali, hanno il diritto di entrare in cielo “automaticamente”, mentre tutti gli altri “debbono pagare” in varie forme e in varia misura l'ingresso eterno alla presenza di Dio; questo vorrebbe dire rinnegare il dono che Dio ha offerto universalmente a tutti gli uomini!
Sì, è GRATIS!
Non c’è modo di guadagnarsi il Cielo ma tutti possono entrarvi per mezzo di Cristo, Colui che ha affermato: “Io sono la via, la verità e la vita, nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”, Giovanni 14:6.

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/59.


Egli allora gli disse: "Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza».
Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!.
Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Te lo immagini se adesso venisse Gesù e ti facesse la stessa proposta?
Vendi la tua casa, la tua macchina, i tuoi gioielli, il tuo negozio...Come reagiresti?
Oggigiorno, Dio non chiede tutte queste dimostrazioni, ma desidera comunque che mettiamo in pratica la Sua Parola, e in questa si trova anche l'aiuto ai più bisognosi.
Il Signore Gesù non disprezza il buon uso dei beni economici, ne denuncia tuttavia l'idolatria come se lì si trovi ogni sicurezza e salvezza; ne dichiara la pericolosità per il fascino e l'affanno che comportano, e perché chiudono il cuore a realtà più alte e decisive: "Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!".
Leggiamo oltre...Ci accorgiamo anche noi come ogni giorno cresca tra i giovani la violenza da benessere e come il consumismo porti all'indifferenza evangelica e alla perdita di ogni solidarietà.
Eppure facciamo fatica a crederci e, come i discepoli, rimaniamo stupefatti di questo giudizio così pesante di Gesù sulle ricchezze. 

Egli, ribadendo il concetto, rincara la dose: "Figlioli, com è difficile entrare nel Regno di Dio!
E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio".
Tutti noi, ogni giorno costatiamo che benessere e  bene non combaciano affatto: più consumi non equivale a più felicità, o emancipazione a maturazione!
Il cuore dell'uomo ha bisogni più profondi, spirituali, ha destini più alti, in qualità e lunghezza: appunto la vita eterna.
Questo obiettivo sta al di là della nostra efficienza: è opera solo di Dio.
Richiede accoglienza, docilità, libertà dalle proprie cose e da sé. Questo è il senso della radice cristiana che Gesù esige.
Spero di aver messo dei carboni ardenti sulle teste di coloro che come quel ricco sono, forse, un pò troppo attaccati alle loro ricchezze.
Certo siamo salvati per grazia, questa è la verità, ma se Dio ti chiede tu devi dare, e questo apporterà una maggiore consapevolezza di aver fatto contento Gesù. DTBG

mercoledì 16 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/42.



COSA PUÒ FARE LA CHIESA
1) PRINCIPIO:
Riconosciamo che Dio come Creatore è proprietario di tutte le cose.
Nell'Antico Testamento, l'anno sabatico e l'anno giubilare erano espressioni concrete della convinzione che la terra è di Dio e che il popolo d'Israele appartiene a Dio (Lev. 25:23,42,55).
Gesù, all'inizio del suo ministero, ha annunciato l'anno di grazia del Signore, spesso identificato con il Giubileo. 

Attraverso Gesù, il povero ha sentito buone notizie, i prigionieri sono liberati, i ciechi recuperano la vista, e gli oppressi acquistano la libertà (Luca 4:16-21).
La prima chiesa di Gerusalemme ha messo il giubileo in pratica predicando il Vangelo, guarendo i malati, e condividendo i beni.
Le chiese erano solidali con chi si trovava nel bisogno (Atti 2:44,45; 4:32-37; 2Cor.8:1-15).
Come amministratori della terra di Dio, siamo chiamati ad aver cura della terra (Gen. 1:26-28).
Come amministratori del denaro, dobbiamo vivere semplicemente, praticare l’aiuto reciproco all'interno della Chiesa, sostenere la giustizia economica, e dare con generosità e cuore allegro (Fil. 4:11,12; 2Cor. 8:13,14; 2Cor.9:7; Giac. 5:4). Come persone dipendenti dalla provvidenza di Dio, non dobbiamo essere preoccupati per le necessità della vita, ma di cercare prima il regno di Dio (Mat.6:24-33).
Non possiamo essere veri servitori di Dio e lasciare che la nostra vita sia governata dal desiderio della ricchezza.


giovedì 10 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO


ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE


CONDIVISIONE BIBLICA


PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA


RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 


DELL’ECONOMIA CONDIVISA


Una lettrice scrive:


L'amore scioglie il sé congelato.
Il sé è simile a un cubetto di ghiaccio, l'amore è simile al sole del mattino.
Il calore dell'amore... e il sé inizia a sciogliersi.
Più ami te stesso meno troverai un sé dentro di te, per cui diventa una meditazione profonda, uno slancio appassionato verso il divino.
Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: “Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?” Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella Legge?
Che cosa vi leggi?” Costui rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso” E Gesù: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai.” (Lc 10,30-32) “Cosa devo fare per avere la vita eterna?” 
Fantastico: un dottore della legge, uno che conosceva molto bene l’A.T., che sapeva leggere, che conosceva l’interpretazione della legge che spiegano i testi, che conosce Gesù e lo vuole mettere alla prova.
Caro Dio, ti metto alla prova; “sono qui a tua disposizione, non ho altro da fare! 
Cosa ti devo dimostrare?” “Cosa devo fare per avere la vita eterna?”
Il dottore della legge è arrivato ad imbastire una discussione teologica.
Gesù, ci sta, e lo tratta allo stesso livello, al punto che accetta la disputa prendendolo un po’ in giro... Il dottore sta facendo sfoggio di cultura.
E Gesù gli risponde come?
Con uno sfoggio di cultura. “Cosa devo fare per avere la vita eterna?”“Hai studiato la legge di Dio: cosa sta scritto?”E questo risponde benissimo.
Cita i due comandamenti: amare Dio, amare il prossimo.
Gesù, ascoltata la risposta, lo liquida: “Bravo, complimenti, hai saputo bene, fai questo e vivrai!” Gesù è uno psicologo straordinario!
Gesù aveva grande capacità terapeutica, e con grandissimo intuito vuole portare quest’uomo a mettersi in discussione.
Quante volte ci succede: gente che viene da noi e ci parla di Dio.
E noi gli diciamo: “Parlami di te!
Ti importa davvero quello che stai dicendo?”
Quando siamo invitato a cena a casa di qualcuno, mai una volta che si parli di Gesù Cristo.
Si parla di un sacco di cose di fede: si fa una bella discussione.
Alla fine abbiamo parlato per due ore, abbiamo detto le nostre ragioni e lui le sue, restiamo sulle nostre posizioni, non c’è stato molto incontro, ciao, arrivederci... Gesù è curioso perché aggira questa cosa.
Mi sembra quasi che prenda in giro il dottore della legge, come per dirgli: “Vuoi restare nella tua testa?
Vuoi restare nel tuo schema mentale?
Liberissimo di farlo.
Gesù ha grandissimo rispetto della libertà dell’uomo: “Non ti importa metterti in discussione?

Pazienza, cosa vuoi che ti dica!” 

giovedì 3 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA

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DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Una lettrice scrive:


Ci sono parole che Gesù ha detto ai suoi discepoli e quindi a noi.
Cosa avranno capito i suoi discepoli?
Cosa abbiamo capito noi?
Il contesto è quello dell'Ultima Cena, fa parte dei discorsi d'addio, un momento particolare, i discepoli cominciano ad essere tristi, a non capire cosa sta succedendo.
Cosa voleva dire Gesù dicendo: "Molte cose ho ancora da dirvi".
Quali cose Gesù non hai detto?
Quali cose non siamo capaci di portare perchè troppo pesanti?
E' facile pensare che sulla Croce Gesù dirà tutto ciò che doveva dire: la sua ultima Parola, è sulla Croce, la sua ultima parola è Lui Crocifisso.
Sappiamo che sulla croce Gesù dirà 7 parole: "Dio mio, Dio mio perchè mi hai abbandonato?
Ho sete.
Figlio, ecco tua Madre, Madre, ecco tuo Figlio; Padre, perdonali perchè non sanno quello che fanno, Oggi stesso sarai con me in paradiso... e terminerà dicendo: "Tutto è compiuto".
Allora lì sulla Croce egli termina di dirci tutto ciò che doveva dirci, lì sulla croce, assume tutto il peso del nostro peccato, lì sulla croce ci dona lo Spirito che ci rivelerà la verità tutta intera, lì sulla Croce in Giovanni e Maria si compie l'Umanità nuova, la prima cellula di Chiesa, il futuro dell'umanità.
E' bello restare in contemplazione di questa Parola e chiedere allo Spirito che ce la riveli.
Appartenere allora a Cristo vuol dire infatti essere "membro" di lui.
Equivale ad immedesimarsi, a far propri tutti gli aspetti e le prerogative esistenziali che lui ci propone.
E questo anche nella comunione della comunità che vive nel suo nome la solidarietà e l'unità della fede, della speranza e della carità.
E qui viene il difficile specialmente nella vita di tutti i giorni: riusciamo noi ad essere parte di Gesù nella Comunità?
Secondo uno slogan da considerarsi ancora recente, si direbbe oggigiorno "Cristo sì, Chiesa no".
La Chiesa viene tacciata di oscurantismo e di antimodernismo, di classismo.
Anche all'interno del mondo credente ci si ostina a rifiutare con tutti i mezzi le disposizioni e gli insegnamenti, trovando spesso infondati pretesti per mettere in discussione ogni insegnamento biblico.
Eppure Dio si è rivelato non solamente all'uomo singolo, ma ad un'intera comunità.
Cristo ha garantito la sua presenza nell'organico di una Comunità nella quale si è chiamati a vivere un solo Signore, una sola fede, un solo Battesimo per godere di un solo Dio Padre di tutti (Ef 4, 4 e ss) ed è improponibile che ciascuno possa costruirsi un cristianesimo a suo e consumo.  

martedì 1 luglio 2014

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Una lettrice scrive:


Breve replica: vabbè in ogni caso apparteniamo tutti al Signore, il concetto è sempre lo stesso.
Siamo creature di Dio tutte indistintamente, anche chi non crede è stato generato da Dio.
Gesù è morto per tutti su questo siamo tutti d'accordo, e allora?
Dio ci ha generati e quindi gli apparteniamo, per me Lui è il Padre e noi i figli...
Figli umani e quindi tutti potenziali peccatori...
Gesù è venuto per tutti, e per pagare i peccati di tutti, allora Dio ha solo un figlio Gesù l'unico senza peccato, e noi chi saremmo?

Anche i peccatori sono figli di Dio, Gesù è venuto per redimerci non per dire chi è figlio suo e chi non lo è,  Gesù ha vinto la morte e il peccato per tutti

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Una lettrice scrive:



Il servizio di responsabilità nell’oggi ci impegna sempre di più a guardare a Gesù – o alcuni personaggi biblici - come modello di pedagogia, cioè a guardare come Gesù “educa”, aiuta gli altri a crescere nella fede e nella maturità, come tratta con loro, e a guardare quali obiettivi si pone Gesù nell’aiutare gli altri.
«Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente.
Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia» (Sofonia 3,17).
            «Il Signore gioirà per te … esulterà per te con grida di gioia».
Sembra l’esultanza di un bambino che grida di gioia.
Somiglia all’allegrezza di un giovane che ha perduto il controllo per la gioia smisurata che lo pervade.
            La gioia che Dio esprime non sgorga da beni materiali, ma dalla personale relazione d’amore che lui stesso offre al suo popolo: «Il tuo Dio gioisce e si rallegra con te, rinnovando di continuo e per sempre il suo amore».
            Se il Signore gioisce “con” e “per” il suo popolo, questi non ha da temere più nulla, è invitato solo a rallegrarsi.
 Sarà il Signore stesso a operare a favore dei poveri del paese.
 Sarà lui a cacciare i nemici.

 Sarà lui a liberare dall’oppressione, a rinnovare il suo popolo, la sua proprietà amata.

lunedì 30 giugno 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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Una lettrice scrive:     



Ho letto uno slogan che dice;" La nuova malattia del secolo è l'indifferenza."
Anche ai tempi di Gesù si poteva usare lo stesso slogan.
I capi religiosi non si interessavano minimamente dei poveri e dei bisognosi.
A proposito dei capi religiosi viene detto che erano “amanti del denaro” e che ‘divoravano le case delle vedove’ e si preoccupavano più delle loro tradizioni che delle persone anziane e degli indigenti.
Gesù era consapevole di questa realtà e per questo motivo attaccava i Farisei rivelandone la loro "ipocrisia".
Il Signore era consapevole delle difficoltà che dovevano affrontare i poveri ed era sensibile ai loro bisogni.
Dopo essere vissuto in cielo, Gesù si spogliò della sua natura spirituale, nacque come essere umano e ‘divenne povero per amore nostro’. Vedendo le folle Gesù “ne ebbe pietà, perché erano mal ridotte e disperse come pecore senza pastore”. (Matteo 9:36) Nell' episodio della vedova bisognosa dimostra che Gesù fu colpito non tanto dai cospicui doni dei ricchi, che davano “del loro avanzo”, ma piuttosto dal misero contributo   della vedova.
Quello che fece toccò il cuore di Gesù, perché quella donna ‘nella sua indigenza aveva gettato tutti i suoi mezzi di sostentamento’.
Gesù, attraverso il suo esempio, insegnò ai suoi discepoli a fare altrettanto...

Nella Bibbia leggiamo che ad  un giovane ricco disse: “Vendi tutto ciò che hai e distribuiscilo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; e vieni, sii mio seguace”.
Il fatto che quest’uomo non fosse disposto a separarsi dai suoi beni dimostra che amava le ricchezze più di quanto amasse Dio e il prossimo. Esso non aveva quindi le qualità necessarie per essere un discepolo di Gesù.
Dopo la morte di Gesù, ben fecero i suoi seguaci continuando sull'esempio del loro Maestro.
Oggigiorno, i veri cristiani sanno molto bene che i seguaci di Gesù devono interessarsi dei poveri e dei bisognosi, specialmente se sono compagni di fede. (Galati 6:10)  Infatti, per questa ragione si interessano sinceramente di provvedere il necessario a chi ne è stato privato.
Adesso dopo tutta questa premessa la domanda è: " Ma noi mettiamo in pratica tutto ciò?
Oppure possiamo essere considerati dei malati d'indifferenza?"
L'opera dell'Evangelo verso chi è nel bisogno dovrebbe essere più che mai attiva.
Dio ha bisogno di veri sostenitori della Parola che predicano con l'aiuto vicendevole verso l'indigente, prima ancora che con le parole!

Luisa Lauretta.

domenica 29 giugno 2014

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Una lettrice scrive:


Una donna si ammalava sempre.
Tutta la sua vita era una continua e interminabile serie di malattie.
La donna concludeva: "Sono sfortunata, sono fatta così".
 E' una risposta ma una risposta per chi non vuol cercare, per chi, come i discepoli di Emmaus, si accontenta, cioè si rassegna.
Un giorno scopre che quando era piccola, sua madre, che aveva altri sei figli e non aveva tempo per lei, andava da lei e la coccolava un po' solo quando si ammalava.
 Era l'unico momento in cui riceveva cure e amore.
Ecco la scoperta sensazionale: ammalarsi per lei voleva dire ricevere cure.
Soffrire voleva dire poter essere amata.
E così continuava sempre ad ammalarsi perché inconsciamente cercava l'amore.
Da quel giorno non si ammalò più!
Allora io  prego Gesù e mi rivolgo a Lui non perché Lui risolva i miei problemi ma perché aiuti me a vedere e a risolvere le mie questioni.
Ogni volta che congiungo le mani dico: "Dammi luce.
 Fa' Signore che io veda, fa' Signore che io possa sentire, fa' Signore che io non cammini nel buio, fa' Signore che io possa capire".
E poi dopo aver posto la domanda chiedo di saper accettare la risposta, qualunque risposta.
Spesso noi non ci poniamo certe domande proprio perché non vogliamo certe risposte.
Gesù dice: "Doveva accadere così perché tu hai scelto così, perché sei vissuto lì, perché è successo questo". Che cosa ti sta dicendo Dio?
Cosa devi ascoltare?
Cosa devi vedere?
Cosa devi imparare?
Gesù dice: "Sciocchi e tardi di cuore".
Sciocchi tutti quelli che vogliono rimanere bambini e che non sanno che tutto ha un "perché", che tutto è collegato al tutto e che niente è collegato al niente. Ri-tardati, duri, rigidi, quelli che si ostinano a credere al "dio caso" solo per non essere responsabili di sé.
Per Lc tutto questo (Gesù che ci accompagna, Gesù che vuole che esprimiamo tutto quello che abbiamo dentro, Gesù che vuole che accettiamo che tutto ha un senso, Gesù che vuole che accettiamo che proprio nei fallimenti e nelle sconfitte Lui ci parla) avviene e lo possiamo trovare.
Le parole di Lc non possono non far pensare e rimandare a quelle della predica di ogni domenica: "Quando fu a tavola, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro".
Gesù è invitato dai due discepoli ma agisce come il padrone di casa (era il padrone di casa che faceva tali gesti). 

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Una lettrice scrive:

I due discepoli di Emmaus erano terribilmente delusi e si sentivano falliti.
Avevano così tanto sperato e invece tutto si era infranto, tutto sembrava nient'altro che un'illusione.
La loro storia, i loro progetti, i loro sogni sembravano compromessi per sempre e definitivamente.
Gli apostoli avevano dato tutto per Gesù, avevano lasciato lavoro, case, famiglia, moglie, figli, tutte le loro certezze: possiamo capire che delusione immensa dev'essere stata la sua morte.
Per loro era veramente la fine del mondo.
Ma incredibilmente è proprio nel fallimento di tutto ciò che avevano costruito, è proprio all'interno della loro delusione che incontrano Gesù.
Quando mi succede qualcosa e mi sembra la fine del mondo in realtà è la fine di un mondo ma non del mondo.
Quando mi sembra di aver fallito è solo il fallimento di un modo di percepirmi, di pensare e di vivere, non sono io il fallito.
I discepoli di Emmaus incontrano Dio proprio nel bel mezzo della loro delusione e del loro fallimento.
I Romani dicevano: "Vae victis (guai ai vinti)".
Nessuno vorrebbe essere un perdente; nessuno vorrebbe ammettere di aver sbagliato; nessuno vorrebbe accettare una sconfitta.
A volte le persone continuano a rifare gli stessi errori perché non vogliono accettare di essersi sbagliati e di aver fallito.
Ma Dio lo incontri spesso proprio nei tuoi fallimenti e nelle tue sconfitte.
Perché quando abbatti i tuoi muri di orgoglio, le tue rigidità e la tua apparente sicurezza allora Lui può entrare.
Fai esperienza vera e profonda di Dio proprio quando nel tuo totale fallimento, quando cioè non c'è più nessuna ricompensa in termini di stima degli altri, del lavoro che hai, del buon nome, dell'onorabilità, puoi sentire che il suo amore si fa vicino non per quello che hai da mostrargli, ma semplicemente perché sei tu.
Allora puoi sentire che Lui ti ama solo perché ti chiami con il tuo nome e per nient'altro.
Allora lo senti per davvero; allora conosci Dio. Rahner diceva: "Incontri Dio più nelle tue sconfitte che nelle tue vittorie".
Sai quant'è il buono il pane solo quando hai fame; sai chi è Dio solo quando tu non basti più a te.
Ogni volta che fallisco allora mi devo chiedere: "Che cosa mi sta dicendo Dio?
Che cosa devo imparare?
Che cosa non ho imparato finora e che la vita ora mi costringe ad imparare?
Non bisognava che tutto questo mi accadesse perché ne ricevessi un bene?
Non bisognava che io provassi questo dolore affinché mi liberassi da tante illusioni? Non era necessario questo "tonfo" affinché io mi mettessi sulla strada del cambiamento?
Non è lo stesso Dio che ti sta guidando in tutto questo?".
Quando Gesù si avvicina li fa parlare di tutta la tristezza, il malessere, il disagio che hanno dentro.
Noi abbiamo bisogno di "tirare fuori" il nostro male, il nostro dolore e tutto ciò che ci opprime.
Il dolore è come un veleno: se non lo sputi fuori ti uccide.
Noi abbiamo bisogno di "tirare fuori" le nostre gioie, le nostre speranze, la nostra vita, perché prenda forma, perché circoli, perché viva, perché si espanda.

Noi abbiamo bisogno di raccontare le nostre esperienze, il nostro profondo perché raccontando lo facciamo esistere.

sabato 28 giugno 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:

Io so in Chi ho creduto.
Mi rivolsi al Signore con queste parole: \“Signore Gesù, voglio anch'io conoscerti e sperimentare, che Tu sei un Dio vivente che guarisci e che dai pace all'anima\“
Le tempeste non mi fanno più paura
In un certo periodo della mia vita stavo molto male, attraversavo una grave depressione che non mi permetteva neanche più di uscire di casa da sola.
Passavo la mia vita tra ospedali e medici vari.
Trascorrevo le mie giornate le nel letto, sotto l’effetto degli antidepressivi che mi prescrivevano i medici; mi sembrava di essere costantemente sotto l’effetto di droghe, mi sentivo sempre confusa ed abbattuta.
Avevo già 3 figli e mi rattristava il fatto di non essere in grado di prendermi cura di loro e vederli soffrire.
La mia prima figlia aveva solo 9 anni e cominciò a doversi prendere cura di me, di sua sorella e del fratello.
Presto, imparò anche a cucinare e a fare le faccende di casa, divenendo, in fretta, una grande piccola donna.
Una mia amica, che era andata a lavorare come domestica presso una famiglia evangelica e accettò Gesù nel suo cuore come personale Salvatore e io vidi la sua vita cambiare.
Questa cara amica venne a trovarmi e vide che stavo più male del solito. Iniziò, così, a parlarmi del Signore e mi disse che solo Lui poteva guarirmi, ma io non ci credevo nonostante vedessi il suo notevole cambiamento, la sua vita trasformata.
Avevo paura di avvicinarmi all’Evangelo, ma un giorno mi sentivo così male che iniziai a invocare Gesù.
Ero così disperata che mi rivolsi al Signore con queste parole: “Signore Gesù, voglio anch’io conoscerti e sperimentare, che Tu sei un Dio vivente che guarisci e che dai pace all’anima”.
Chiamai la mia amica e le chiesi di accompagnarmi in chiesa.
Finalmente mi ero resa conto di aver bisogno di Gesù.
Lei, con gioia, mi accompagnò in chiesa e, appena entrata, sentii che nella mia vita stava accadendo qualcosa di meraviglioso.
Mi ritrovai in lacrime, piangevo e sentivo un forte calore che mi avvolgeva, fu un’esperienza bellissima.
Alla fine della riunione, il pastore fece un appello dicendo che Gesù voleva guarire e salvare chi aveva fede in Lui.
La prima ad alzarsi ed andare avanti fui proprio io, mi inginocchiai ed iniziai a piangere gridando a Dio: “Signore, Aiutami!
Non ce la faccio più!” Subito, sentii nel mio cuore pace e gioia.
Mi affidai a Lui con tutto il mio cuore e, in quella sera, incontrai Gesù, che mi guarì.

Il giorno seguente, appena sveglia, presi tutti i medicinali e li buttai via, sicura che Dio mi aveva davvero guarita! 

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA

Una lettrice scrive:



Il vangelo racconta, spiega come, dove e in che modo noi possiamo incontrare il Signore.
Perché Dio è un'esperienza che tutti possiamo fare, se lo vogliamo.
Dio ti incontra nella tua strada.
Se c'era una cosa che quei due discepoli non si aspettavano era proprio di incontrarlo.
E non è così in fin dei conti anche per noi?
Chi di noi pensa di poter far esperienza di Dio?
Quando Gesù si avvicina, non si accorgono neppure che è Lui (e di certo lo conoscevano bene!).
Quante volte Dio viene nella nostra vita, nelle nostre strade e nelle nostre giornate: ma noi abbiamo deciso che Lui dev'essere così; che deve avere certi vestiti e certe forme; che deve rientrare in certi schemi.
Stiamo tentando di imprigionare Dio, di decidere noi come Lui deve venire ed essere.
Stiamo capovolgendo i ruoli: io sono Dio e decido come tu Dio devi venire.
Dio non lo si conosce ma lo si riconosce, non puoi vederlo faccia a faccia (Mosé lo vide di spalle e questo fu il massimo!).
Quando passa puoi solo vederne i segni, le tracce e dire: "Lui è stato qui; Lui è qui".
Allora quando non lo vedo, quando la mia vita è arida quando non passa sulle mie strade non è Lui che non viene ma io che, imprigionato nei miei schemi, non riesco a vederlo.
E Dio ripasserà ancora: e questo ci dà una grande speranza.
Ma se avremo gli stessi occhi continueremo a non vederlo: e questa è una grande tragedia.