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sabato 2 agosto 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISAUn lettore scrive:



Thomas Robert MalthusQuesta è stata una persona economicamente poco raccomandabile. Forse ti potrai chiedere cosa c’entrano queste persone di qualche secolo fa con la nostra vita di oggi, eppure c’entrano eccome. Il fatto è che le loro idee sono quelle che oggi hanno rovinato l’economia in cui viviamo e vanno capite, se no brancoliamo nel buio e non ne usciamo.Thomas Robert Malthus (1776-1834) visse in Inghilterra, era un servo del potere e un malvagio. 

Nel 1798, nel suo Saggio sul principio della popolazione, Malthus osserva che la popolazione tende a crescere secondo una progressione geometrica (2, 4, 8, 16, 32, …), raddoppiando all’incirca ogni venticinque anni, mentre la produzione di beni cresce secondo una progressione aritmetica (2, 4, 6, 8, 10, …). Il risultato di questa legge sarebbe un inarrestabile e progressivo impoverimento della popolazione.Malthus era un malvagio perché pensava che la soluzione a questo stato di cose poteva trovarsi soltanto in alcuni strumenti che permettessero il controllo demografico: quelli preventivi, come il non procreare, in modo da ridurre il tasso di natalità, e quelli successivi, come le guerre, le malattie e la miseria, che avrebbe alzato il tasso di mortalità. Per il Malthus, la riduzione della popolazione poteva consentire migliori condizioni di vita ai superstiti. Detto in termini moderni: la soluzione per la povertà di milioni di persone consisterebbe nell’accorciare loro la vita privandoli dell’assistenza sanitaria e di cibo, così non sarebbero incentivati a fare troppi figli e soffrirebbero di meno. Bella soluzione, eh?

venerdì 1 agosto 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISAUn/una lettore/lettrice scrive:



Cambierei due cose. 

1. Le parole "economia" e "condivisa", sono due concetti estranei all' uomo.
Se uno non è un ragioniere, la parola "economia" è come guardare la tinta ad asciugare, così alla stragrande maggioranza di troll di siti e fb, non darebbero uno sguardo.
Anche la parola "condivisa", è un concetto estraneo per l'uomo naturale, e al meglio, fastidioso per il credente.
Le altre parole che usi per descrivere il blog, tipo "miseria", "povertà", "ricchezza" e "lusso", creano così tanto mallessere mentale, solo legendo le prime due, così affiancate alle secondo, la mente e la coscienza umana va in blocco.
Risultato, stare alla larga da questo blog.
Se posso, ti consiglierei di tenere l'obbiettivo com'è, cioè le parole veritiere appena discusse, ma di cambiare l'approccio al soggetto. 

Mi spiego.
Il blog va bene così, ma attira il lettore e scrittore non in una maniera così diretta.
Invece di condivisione prossima, o bene comune, aganciati a promozione tipo del FT, o a chi si trova già a parlare del sogetto però proponendolo in una maniera che attira il lettore.
Prova a fare un giro sulle pagine di Financial Times, Bloomberg, Business and Markets, e copia la metodologia di presentazione loro, che devono gà vendere un soggetto ed idee difficili di per se. Io magari lo chiamerei tipo Tesoro perduto, o, perle nascoste... non so se ho reso l'idea.
Questo è solo la mia opinione fratello, così spero che non ti ho offeso, il contenuto e lo spirito, ed il soggetto sono giustissimi, devi trasformare la presentazione e"l'addescamento" o la vendita per modo di dire...
Benedizioni fratello, e fammi sapere  cosa ne pensi.
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Caro fratello, spero mi scuserai se non la penso come te. Innanzitutto non ho ben inteso la frase in cui scrivi "condivisione è un concetto estraneo all'uomo naturale, tu sai anche di uomo artificiale?
Continuo con dirti che non è affatto vero che i termini "economia e condivisione" sono estranei all'uomo.
ll termine economia è usato da tutti in senso lato, addirittura possso aggiungere che ogni famiglia ogni giorno, ogni mese deve fare i conti con l'economia, e la parola condivisione dovrebbe essere alla base di ogni famiglia e di ogni vero cristiano.
Le parole che meglio illustrano il contenuto del blog, sono x me tutte essatte.
Perchè miseria e povertà sono proprio contrapposte al lusso e alla richezza a causa di un'economia egoista e non condivisa.
Ti chiedo pertanto di rivisitare il blog e fare un commento più costruttivo, grazie.
katya venga

giovedì 31 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISAI lettori scrivono:


L'unica cosa da dare agli africani è una marea di preservativi o castrarli alla nascita. 

Cosa serve fare tanti bambini se non hanno nulla da dare sfamarli è una cosa assurda

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La mortalità infantile in quei paesi è molto alta( a causa di carestie, malattie e guerre) solo i più forti sopravvivono!
Dovranno a loro volta garantire la sopravvivenza dei genitori quando non saranno più in grado di procurarsi il cibo!

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Bisogna riflettere ed agire.

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 Continua a riflettere allora.

martedì 29 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:

 
Gli Esseni - loro stile di vita

Appena pubblicata, l’iscrizione su un coccio scoperto a Qumran ci mostra un parallelo sorprendente di una pratica della prima comunità dei seguaci di Gesù.
Secondo il Libro di Atti, i membri della chiesa primitiva hanno venduto i loro beni e hanno distribuito il ricavato secondo le necessità di ciascuno.
Le loro ricchezze [gli Esseni] essi disprezzavano, e la loro comunione di beni è veramente ammirevole; non troverete tra di loro chi si distingue per opulenza.
Essi hanno una legge che i nuovi membri ammessi alla setta conferiscano le loro proprietà all’ordine, con il risultato che non vedrete da nessuna parte la povertà, o povertà degradante o ricchezza sregolata; i beni di ognuno vengono messi insieme agli altri e tutti, come fratelli, godono di un unico patrimonio (Giuseppe Flavio, Guerra 2:122-123


sabato 26 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA



Rispondo alla domanda sui primi capitoli degli Atti degli apostoli. 
In questi capitoli si evidenzia l'amore  sincero che avevano i primi Cristiani riempiti dallo Spirito Santo.
Questi Cristiani condividevano ogni bene spirituale e materiale che avevano ricevuto dal Signore.
La loro ricchezza più grande era l'Amore di Dio ed essi desideravano condividerlo ad ogni persona che ancora non aveva conosciuto la salvezza per Grazia nel nome di Gesu'.
L'apostolo Paolo raccomandava ad ogni Cristiano di praticare il principio di uguaglianza
2 Corinzi 8:9-15
Praticare questo principio equivale a sconfiggere ogni forma di poverta' (spirituale e materiale) e creare benessere nella vita delle persone, nelle famiglie e nel mondo intero.
Signore, osservare la Tua Parola porta risveglio e benedizioni!
Dio ci aiuti ad osservare TUTTA la Sua Santa e benedetta Parola.
Pace e Dio continui a benedirTi Sebastiano!


giovedì 24 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:

 
Fuori tema - di Vendra Giuseppe

GRATIS
“Sono sicuro che per i poveri il biglietto per il Cielo è gratis”. 

Così affermano moltissime persone, alcune delle quali anche molto religiose.
Se ciò fosse vero ci troveremmo di fronte ad un’ingiustizia tremenda quanto quella di credere che i ricchi possono andare in Cielo per le buone opere compiute con l’aiuto delle loro facoltose possibilità.
Se è ingiusto che i ricchi vadano in cielo per la loro ricchezza, è ugualmente ingiusto che i poveri ci vadano a motivo della loro povertà.
“Dio non ha riguardo alla qualità delle persone”, Atti 10:34; per Lui poveri, ricchi, istruiti, illetterati, giovani, anziani, sani, malati, neri e bianchi, gialli o rossi sono tutti uguali.
Per tutti il Creatore ha mandato Cristo Gesù, il divino Salvatore che “diede sé stesso qual prezzo di riscatto per tutti”, 1 Timoteo 2:6, il cielo è gratis per tutti.
Gesù ama tutti, poveri e ricchi; quello che Egli non approva è un sentimento che può albergare nel cuore del povero come del ricco: “l'amore del danaro (che) è la radice di ogni sorta di mali”, 1 Timoteo 6:10.
In altre parole è da biasimare il ricco che non fa parte a chi ne ha bisogno dei suoi beni... ma è da biasimare anche il povero che brama di togliere al ricco i suoi beni per diventare anch’egli un facoltoso.
La salvezza di Dio è GRATIS ed è per tutti quelli che, riconoscendosi bisognosi di grazia e di perdono, vanno a Gesù e accettano il sacrificio da Lui compiuto alla croce.
Dio ci offre la salvezza
GRATIS non perché non valga nulla ma perché non ha prezzo... o essa si riceve come il dono perfetto di Dio per chiunque crede in Cristo, oppure non c’è sofferenza o denaro capace di acquistarla!
È importante manifestare amore fraterno ai meno abbienti e ai poveri; le opere sociali compiute da tanti individui e le iniziative di tante associazioni benefiche hanno il loro valore, ma non si può affermare che i poveri, solo perché tali, hanno il diritto di entrare in cielo “automaticamente”, mentre tutti gli altri “debbono pagare” in varie forme e in varia misura l'ingresso eterno alla presenza di Dio; questo vorrebbe dire rinnegare il dono che Dio ha offerto universalmente a tutti gli uomini!
Sì, è GRATIS!
Non c’è modo di guadagnarsi il Cielo ma tutti possono entrarvi per mezzo di Cristo, Colui che ha affermato: “Io sono la via, la verità e la vita, nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”, Giovanni 14:6.

sabato 19 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA 
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/47.



Non può essere che la chiesa che segue Dio dovrebbe tacere su qualcosa che preoccupa Dio e che ha grandi conseguenze sulla vita umana!
Esegesi della povertà biblica
Qual è la definizione biblica della povertà?
Nel Nuovo Testamento, troviamo tre gruppi di classi economiche:
1. Il primo gruppo è il ricco, per cui la parola è ploúsios, non ha bisogno di lavorare per vivere e prosperare, ma vive dei suoi guadagni e investimenti e del lavoro altrui (questo non significa che la Bibbia presuppone che i ricchi non lavorano).
2. Il secondo gruppo è costituito da coloro che non hanno problemi per i bisogni quotidiani, ma non possono permettersi di assumere altri per fare il lavoro per loro.
Queste persone, possono essere identificate con coloro che oggi devono lavorare per vivere, piuttosto che vivere di rendita o di investimenti.
Sono i non ricchi, gli "operai", quelli che devono lavorare con le proprie mani.
3. Il terzo gruppo è composto da persone che sono così indigenti che devono dipendere dalla beneficenza per sopravvivere.
Non possono sostenersi da soli, in genere perché sono troppo vecchi o troppo giovani o handicappati per il lavoro.
Questi sono i veri poveri.
Non hanno nulla.
Alcune distinzioni più sottili possono essere fatte tra le classi seconda e terza, e ci sono diverse parole utilizzate nel Nuovo Testamento, come anche nel Vecchio, per designare i poveri e le classi lavoratrici, parole che hanno a che fare non con l’aspetto economico, ma con la condizione sociale, giuridica, e spirituale.

giovedì 17 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/46.
 


RIFLESSIONI: Il nostro mondo moderno sta vivendo in un potere economico estremo.
Ci sono popoli avanzati tecnologicamente e altri che soffrono di privazioni.
Non a caso nella società odierna abbiamo toccato gli estremi storici della povertà e della ricchezza.
In Ezechiele 18, sono elencate le caratteristiche di un uomo giusto. 

Esse includono: "se non opprime alcuno, se rende al debitore il suo pegno, se non commette rapine, se dà il suo pane a chi ha fame e copre di vesti l’ignudo, se non presta a interesse, se ritrae la sua mano dall’iniquità e giudica secondo verità tra uomo e uomo…" (Ezech.18:7,8).
Sal.15:5 "non dà il suo danaro ad usura, né accetta presenti a danno dell'innocente.
Chi fa queste cose non sarà mai smosso".
Neh.5:7-13 "E, dopo matura riflessione, ripresi aspramente i notabili e i magistrati, e dissi loro: Come! voi prestate su pegno ai vostri fratelli?
E convocai contro di loro una grande raunanza, e dissi loro: Noi secondo la nostra possibilità, abbiamo riscattato i nostri fratelli Giudei che si erano venduti ai pagani; e voi stessi vendereste i vostri fratelli, ed essi si venderebbero a noi!
Allora quelli si tacquero, e non seppero che rispondere.
 Io dissi pure: Quello che voi fate non è ben fatto.
Non dovreste voi camminare nel timore del nostro Dio per non essere oltraggiati dai pagani nostri nemici?
Anch'io e i miei fratelli e i miei servi abbiamo dato loro in prestito danaro e grano.
Vi prego, condoniamo loro questo debito.
Rendete loro oggi i loro campi, le loro vigne, i loro uliveti e le loro case, e la centesima del danaro, del grano, del vino e dell'olio, che avete esatto da loro come interesse.
Quelli risposero: Restituiremo tutto, e non domanderemo più nulla da loro; faremo come tu dici.
Allora chiamai i sacerdoti, e in loro presenza li feci giurare che avrebbero mantenuta la promessa.
Io scossi inoltre il mio mantello, e dissi: Così scuota Iddio dalla sua casa e dai suoi beni chiunque non avrà mantenuto questa promessa, e così sia egli scosso e resti senza nulla!
E tutta la raunanza disse: Amen!".


giovedì 10 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
I lettori scrivono:


A Sergio che è favorevole ad un mondo SENZA RELIGIONI dove troverebbe le gioie, ho già risposto in ogni ambiente di G+ e di FB in cui ne ho avuto l'occasione.
SAREBBE ESATTAMENTE IL CONTRARIO DI QUELLO CHE LUI IPOTIZZA.
Già Oggi sono la Maggioranza a non avere il senso religioso e la sua aderenza.
E VEDIAMO CHE MONDO DI GIOIA C'è. !!!
Alle critiche rivolte alla non povertà PAPALE o ECCLESIALE, posso solo esprimere un paragone razionale : è forse la Chiesa un Ente di Beneficienza o qualcosa di simile ad una ONG ?
Perché non richiedere allora al Proprio Comune di appartenenza, dato che si chiama COMUNE di spogliarsi di ogni bene così che sarebbe davvero messa in COMUNE ?
Per Chi non ne fosse a conoscenza : la ragione d'essere della Chiesa è l'annuncio del Vangelo e la salvezza eterna delle Anime.
Per farlo deve esserne in grado con mezzi sufficienti ed adeguati.
Guardiamo alla sostanza e non solo alla ROBA..
GRAZIE


martedì 8 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE

CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 

DELL’ECONOMIA CONDIVISA


Una lettrice scrive:

In questo periodo di crisi il laicato trinitario è chiamato a dare risposte alle nuove povertà e alle nuove schiavitù che sono presenti nella nostra società.
Per dare una risposta autentica ed efficace dobbiamo rivolgere lo sguardo alla comunità apostolica.
I discepoli imparano da Gesù non solo le cose da insegnare, ma per prima cosa imparano a commuoversi.
Se ancora c'è qualcuno che si commuove per gli altri, questo mondo può ancora sperare.
E' facile commuoversi per se stessi, è facile piangere su se stessi, ma ciò è inutile, è sterile.
I discepoli, partiti per stare in disparte, imparano a essere a disposizione di tutti, imparano che l'amore non va in disparte, non va in vacanza, non riposa, non ha tregua, finché c 'è folla che tende la mani che invoca pane e pace.
Io come laica trinitaria faccio mio il motto di San Giovanni de Matha "liberi per liberare", dobbiamo tutti farci promotori di questo messaggio non cercando di aiutare solo I lontani ma anche I vicini poiché i poveri li abbiamo anche tra noi.
Tutti siamo chiamati a liberare il nostro prossimo dalle schiavitù che lo tengono incatenato usando l'arma evangelica dell'Amore (Una risposta d'amore alla povertà di oggi).

Angela Auletta

sabato 5 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE

CONDIVISIONE BIBLICA

Lettore/lettrice scrive:




Ho letto di recente che oltre 30 mila bambini ogni giorno muoiono

 di fame ( 10 milioni all' anno!) per l' indifferenza di chi come noi 

può permettersi di sprecare di tutto.


Ma ci pensate?


Nel 2014, dove si viaggia su internet, si usano telefonini che sanno 

fare di tutto, si muore ancora di fame...


Un'assurdità o una vergogna?



I nostri figli aprono i frigoriferi e possono scegliere dal dolce al

 salato, dal salume al latticino, e dall'altra parte del mondo piccoli 

innocenti patiscono la fame.

Solo chi ha provato la fame, la nera fame, come si definiva una 

volta, sa benissimo che anche un pezzo di pane duro poteva 

calmare i brontolii dello stomaco.

Mio papà mi raccontava che durante la guerra, lui un bambino, 

andava a rubare nelle campagne quello che trovava; patate, carote, 

cavoli....una vita fatta di stenti e di sofferenze.


Oggi, grazie a Dio, ci sono tante organizzazioni nazionali ed


 internazionali che propongono aiuti umanitari che spesso sfociano, 

però, nel puro assistenzialismo.


Ma si potrebbe fare di più.

Un'organizzazione umanitaria sotto un'ottica Cristiana, mette in 

primo piano l' Amore per Dio e per il prossimo.


Aiuta i bisognosi e le loro famiglie risolvendo prima i loro problemi 


interiori e poi i problemi fisici

.
Gesù sfamò con pochi pani e pochi pesci migliaia di persone e noi?

Potremmo fare molto di più, anche solo dando una piccolissima 


parte del nostro.

Tu ed io siamo uno strumento  nelle mani di Dio tutte le volte che 

diamo a Dio la nostra disponibilità.

Dio si può servire di chiunque per aiutarci e per aiutare gli altri, 

cosa cerca?


Un cuore disponibile, una vita disposta a cambiare i propri piani di 

una giornata per stravolgere un'altra vita, essere benedetti per 

benedire!

Se siamo su questa terra non è soltanto per vivere fine a noi stessi, 

questa società è malata, ha bisogno del mio e del tuo contributo.


 Sei all'altezza, non ti sminuire, ognuno di noi è stato creato con un 

fine, ognuno di noi può e deve amare; l'amore non è un opzional 


del 

cristiano, per la Parola è un segno di riconoscimento....che porta 

gioia, serenità, che si prende cura del prossimo, in un'attitudine di 

condivisione, aborrendo l'egoismo.

E' scritto in Giovanni:"Da questo conosceranno tutti che voi siete 

miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri."

Ma davvero potranno dire questo di noi le persone che non 

conoscono Gesù?


A te la risposta...Dio ti benedica Luisa Lauretta.

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Una lettrice scrive:

La Comunità non può smentire il Vangelo sottomettendo Cristo alle preferenze personali dei singoli credenti, ma è tenuta alla fedeltà alla rivelazione biblica, nei quali trovano spiegazione determinati insegnamenti e disposizioni.
 Occorrerebbe considerare attentamente "l'essere parte di Cristo", poiché nonostante le apparenze le due espressioni non sempre si equivalgono.
Si può appartenere alla Comunità senza coltivare però alcun legame di spiritualità; si può frequentare un gruppo religioso anche attivamente e con grande zelo operativo semplicemente per esternare il proprio estro e la propria grinta esibizionistica senza alcun interesse verso Gesù Cristo.
Così pure (come spesso avviene nelle nostre comunità) si può essere disposti a seguire lunghe prediche e di prescrizioni burocratiche pur di realizzare la consuetudine di una celebrazione in pompa magna, senza provare alcun trasporto verso Cristo.
Poiché Comunità è la comunione dei credenti vincolati fra di loro e con il loro Capo Gesù Cristo, poiché essa è il Corpo di cui Cristo è capo e noi siamo sue membra, la condizione per cui ci sentiamo realmente Chiesa è quella di sentirci vincolati innanzitutto a Cristo Capo, vivendo incondizionatamente la nostra appartenenza a Lui che ci comunica il suo volere nella persona dei pastori e dei ministri. 
Occorre pertanto che ciascuno consideri non il ruolo o la posizione di vantaggio o di comodo da occupare nella Chiesa, non la posizione più gradevole o privilegiata, ma quella del servizio che Cristo richiede a ciascuno nella Chiesa.

E in primo luogo la posizione di appartenenza a Cristo nella Chiesa.

giovedì 3 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO


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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 

DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Una lettrice scrive:

La povertà materiale, spirituale è ricchezza perché ci fa appartenere a Dio, l'incomprensione, la solitudine ecc. non sono che motivi chiari che ci staccano da tutto ciò che è umano e che impedisce il nostro cammino verso l'amore di Dio.Certo non dobbiamo dimenticare l'umanità; se ci immedesimiamo nel Cristo l'umanità è in noi, siamo noi e ne facciamo motivo d'amore e offerta al Padre con Gesù."Affinché siano tutti una cosa sola come tu sei in me o Padre ed io in te, che siano anch'essi una cosa sola in noi, affinché il mondo creda che Tu mi hai mandato" (Giov. XVII).Penso non vi possa essere gioia più grande di quella di essere figli di Dio!Io non so esprimerla, né con la penna, né con la voce, ma ne ho il cuore pieno.Tutti i fastidi, problemi, della mia situazione familiare ecc. che fino a qualche tempo fa erano per me tormento, ossessione, quasi, oggi sono non dico normali ma semplici direi, quasi con poca importanza, infatti sono cose che hanno fine, che passano.Se la nostra vita fosse vista e vissuta col cuore di Gesù sarebbe veramente gioia per noi e per chi ci è vicino, sarebbe veramente un anticipo di Paradiso e l'abbiamo a portata di mano così, ad ogni passo, in ogni creatura che incontriamo sul nostro cammino: è la parola viva, l'espressione viva del Cristo, di Dio fatto uomo per amore, per noi, per me personalmente e questo pensiero mi fa scoppiaricchezza, incomprenzionere il cuore di gioia!!Credo che tutta una vita non basti per rendergli grazie, ma Lui ci da il suo cuore ed è col suo cuore stesso che Gli diremo grazie.

mercoledì 2 luglio 2014

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Una lettrice scrive:


La povertà materiale, spirituale è ricchezza perché ci fa appartenere a Dio, l'incomprensione, la solitudine ecc. non sono che motivi chiari che ci staccano da tutto ciò che è umano e che impedisce il nostro cammino verso l'amore di Dio.
Certo non dobbiamo dimenticare l'umanità; se ci immedesimiamo nel Cristo l'umanità è in noi, siamo noi e ne facciamo motivo d'amore e offerta al Padre con Gesù.
 "Affinché siano tutti una cosa sola come tu sei in me o Padre ed io in te, che siano anch'essi una cosa sola in noi, affinché il mondo creda che Tu mi hai mandato" (Giov. XVII).
Penso non vi possa essere gioia più grande di quella di essere figli di Dio!
Io non so esprimerla, né con la penna, né con la voce, ma ne ho il cuore pieno.
Tutti i fastidi,  problemi, della mia situazione familiare ecc. che fino a qualche tempo fa erano per me tormento, ossessione, quasi, oggi sono non dico  normali  ma semplici direi, quasi con poca importanza, infatti sono cose che hanno fine, che passano.
Se la nostra vita fosse vista e vissuta col cuore di Gesù sarebbe veramente gioia per noi e per chi ci è vicino, sarebbe veramente un anticipo di Paradiso e l'abbiamo a portata di mano così, ad ogni passo, in ogni creatura che incontriamo sul nostro cammino: è la parola viva, l'espressione viva del Cristo, di Dio fatto uomo per amore, per noi, per me personalmente e questo pensiero mi fa scoppiare il cuore di gioia!!

Credo che tutta una vita non basti per rendergli grazie, ma Lui ci da il suo cuore ed è col suo cuore stesso che Gli diremo grazie.

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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:


 -  Rallegrare Dio è nel cuore che ama, nel cuore puro, umile, mansueto, nel cuore pieno di Dio, è vita,   non si può esprimerla a parole, "si vive".
Rallegrare il cuore di Dio ci dona gioia se vissuto con semplicità e chiarezza, si vede come si vede l'innocenza del bimbo.
Qualche volta mi è capitato di incontrare delle persone che con la loro vicinanza mi hanno fatto sentire un senso di pace, di sicurezza, mi hanno dato l'impressione che tutto sia facile e normale, e allora anche i dolori più grandi, anche la lotta più dura, perdono la loro difficoltà.
Queste sono anime piene di amore, anime che hanno scoperto il cuore di Dio, che vivono le dimensioni dell'amore del Cristo, e, davanti a Lui, trovano tutto il resto di una importanza secondaria.
Perché ciò che veramente importa deve essere qualcosa che non abbia fine, qualche cosa sul quale si possa veramente contare, sempre.
Solo su Dio possiamo contare, sul suo Amore, sulla sua misericordia, sulla sua bontà; la gioia deve essere pienezza di vita e solo Dio può dare la pienezza di vita e solo Dio dunque dà la gioia.
E' necessario scoprirlo  Dio, sono molti i modi di farlo, molte le occasioni, ma è sempre dal di dentro, nel nostro cuore; solo lì possiamo veramente scoprirlo fino in fondo, anche se i motivi esterni possono essere tanti, che però partono sempre da questa riflessione intima.
 Può essere una malattia che ci fa scoprire quanto siamo poca cosa e quanto poco ci voglia a lasciare tutto.., può essere uno stato di povertà improvvisa, la mancanza delle cose più elementari senza cui si pensava di dover poter vivere; invece si scopre che sono molto meno gli intralci e ci si può incamminare più spediti verso Dio, verso L'Amore, verso l'umanità.
Può essere un lavoro pesante,  il non sentirsi compresi, valorizzati, può essere la solitudine, la monotonia delle giornate tutte uguali.

Però ad un certo punto, per grazia di Dio, si vive tutto per amor suo, si accetta come dono di redenzione col Cristo e ci si scopre ricchi, immersi fino in fondo a questo mistero dell'Incarnazione che non è altro che Amore e allora ogni pena diventa gioia e non potrebbe essere diversamente. 

martedì 1 luglio 2014

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Una lettrice scrive:


Povertà e condivisione/2
Se vogliamo usare un’espressione evangelica, la povertà in rapporto ai beni è convivialità, dove il termine indica tanto la comunione con le persone quanto la compartecipazione delle cose.
Pensiamo al modello della comunità cristiana primitiva, così come ci è descritta negli Atti: vivevano nella comunione fraterna, mettevano in comune i loro beni, spezzavano insieme il pane.
Non è casuale che Gesù abbia istituito la cena sotto la forma del banchetto, perché umanamente parlando non c’è nulla meglio del banchetto che esprima bene la comunione tra le persone nella condivisione delle cose; infatti tutto ciò che è posto sulla mensa è da distribuire tra tutti, non è proprietà esclusiva di nessuno.
La convivialità diventa vera se è espressione di una convivialità vissuta nel quotidiano attraverso la realizzazione della condivisione fraterna e della comunione dei beni; a sua volta poi la comunione stimola la comunità cristiana ad andare sempre di più nella direzione della realizzazione di forme di comunione con le persone e di condivisione delle cose.
Il senso profondo della povertà nel rapporto con i beni è quello della convivialità finalizzata alla crescita della comunione.

Fiorella Patriarca

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:

Povertà e condivisione/1
Quale deve essere oggi, alla luce del vangelo, il rapporto con i beni economici? 
La povertà evangelica non si esaurisce nel suo aspetto economico e sociale, ma evoca una dimensione più alta, quella dell’apertura e della fiducia in Dio, cioè la dimensione di fede.
E' necessario partire dalla rilevanza dell’aspetto socio-economico della povertà; in negativo si potrebbe dire che la povertà non è rifiuto del possesso dei beni.
Non lo è perché il cristianesimo non guarda con sospetto ai beni in se stessi, come fossero qualcosa di cattivo; i beni della terra sono frutto della creazione, sono dono di Dio all’umanità.
A tutta l’umanità, non solo a pochi: come diceva S. Ambrogio, se accumuliamo troppi beni e vediamo il povero in condizioni di miseria, non dobbiamo per gratuita disponibilità interiore fargli omaggio di ciò che ci avanza, ma semplicemente gli dobbiamo restituire ciò che gli abbiamo indebitamente sottratto; la terra è di tutti, non solo dei ricchi.
La povertà non è rifiuto dei beni economici, che vengono dati da Dio perché l’uomo li sfrutti per soddisfare attraverso di essi i propri bisogni e le proprie esigenze di crescita.
Non è però neppure possesso, nel senso esclusivo e totalizzante,  perché il possesso dilatato genera sperperazione ed ingiustizie,  dipendenza dalle ricchezze.
Povertà è dunque partecipazione, condivisione di beni, in quanto è finalizzata alla comunione tra le persone; i beni sono di tutti, secondo il principio della loro destinazione universale, che la chiesa richiamava già nel periodo patristico: ogni volta che ci si appropria di qualche bene della terra bisogna chiedersi quanto ciò sia giusto non solo rispetto alla soddisfazione dei nostri bisogni, ma anche nel rispetto dei bisogni di tutti gli altri.

Fiorella Patriarca