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sabato 2 agosto 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
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venerdì 1 agosto 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISAUn/una lettore/lettrice scrive:
Cambierei due cose.
1. Le parole "economia" e "condivisa", sono due concetti estranei all' uomo.
Se uno non è un ragioniere, la parola "economia" è come guardare la tinta ad asciugare, così alla stragrande maggioranza di troll di siti e fb, non darebbero uno sguardo.
Anche la parola "condivisa", è un concetto estraneo per l'uomo naturale, e al meglio, fastidioso per il credente.
Le altre parole che usi per descrivere il blog, tipo "miseria", "povertà", "ricchezza" e "lusso", creano così tanto mallessere mentale, solo legendo le prime due, così affiancate alle secondo, la mente e la coscienza umana va in blocco.
Risultato, stare alla larga da questo blog.
Se posso, ti consiglierei di tenere l'obbiettivo com'è, cioè le parole veritiere appena discusse, ma di cambiare l'approccio al soggetto.
Mi spiego.
Il blog va bene così, ma attira il lettore e scrittore non in una maniera così diretta.
Invece di condivisione prossima, o bene comune, aganciati a promozione tipo del FT, o a chi si trova già a parlare del sogetto però proponendolo in una maniera che attira il lettore.
Prova a fare un giro sulle pagine di Financial Times, Bloomberg, Business and Markets, e copia la metodologia di presentazione loro, che devono gà vendere un soggetto ed idee difficili di per se. Io magari lo chiamerei tipo Tesoro perduto, o, perle nascoste... non so se ho reso l'idea.
Questo è solo la mia opinione fratello, così spero che non ti ho offeso, il contenuto e lo spirito, ed il soggetto sono giustissimi, devi trasformare la presentazione e"l'addescamento" o la vendita per modo di dire...
Benedizioni fratello, e fammi sapere cosa ne pensi.
-----------------------
Caro fratello, spero mi scuserai se non la penso come te. Innanzitutto non ho ben inteso la frase in cui scrivi "condivisione è un concetto estraneo all'uomo naturale, tu sai anche di uomo artificiale?
Continuo con dirti che non è affatto vero che i termini "economia e condivisione" sono estranei all'uomo.
ll termine economia è usato da tutti in senso lato, addirittura possso aggiungere che ogni famiglia ogni giorno, ogni mese deve fare i conti con l'economia, e la parola condivisione dovrebbe essere alla base di ogni famiglia e di ogni vero cristiano.
Le parole che meglio illustrano il contenuto del blog, sono x me tutte essatte.
Perchè miseria e povertà sono proprio contrapposte al lusso e alla richezza a causa di un'economia egoista e non condivisa.
Ti chiedo pertanto di rivisitare il blog e fare un commento più costruttivo, grazie.
katya venga
giovedì 31 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISAI lettori scrivono:
L'unica cosa da dare agli africani è una marea di preservativi o castrarli alla nascita.
Cosa serve fare tanti bambini se non hanno nulla da dare sfamarli è una cosa assurda
--------------
La mortalità infantile in quei paesi è molto alta( a causa di carestie, malattie e guerre) solo i più forti sopravvivono!
Dovranno a loro volta garantire la sopravvivenza dei genitori quando non saranno più in grado di procurarsi il cibo!
--------------------Bisogna riflettere ed agire.
------------------------Continua a riflettere allora.
martedì 29 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:
Gli Esseni - loro stile di vita
Appena pubblicata, l’iscrizione su un coccio scoperto a Qumran ci mostra un parallelo sorprendente di una pratica della prima comunità dei seguaci di Gesù.
Secondo il Libro di Atti, i membri della chiesa primitiva hanno venduto i loro beni e hanno distribuito il ricavato secondo le necessità di ciascuno.
Le loro ricchezze [gli Esseni] essi disprezzavano, e la loro comunione di beni è veramente ammirevole; non troverete tra di loro chi si distingue per opulenza.
Essi hanno una legge che i nuovi membri ammessi alla setta conferiscano le loro proprietà all’ordine, con il risultato che non vedrete da nessuna parte la povertà, o povertà degradante o ricchezza sregolata; i beni di ognuno vengono messi insieme agli altri e tutti, come fratelli, godono di un unico patrimonio (Giuseppe Flavio, Guerra 2:122-123
sabato 26 luglio 2014
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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Rispondo alla domanda sui primi capitoli degli Atti degli apostoli.
In questi capitoli si evidenzia l'amore sincero che avevano i primi Cristiani riempiti dallo Spirito Santo.
Questi Cristiani condividevano ogni bene spirituale e materiale che avevano ricevuto dal Signore.
La loro ricchezza più grande era l'Amore di Dio ed essi desideravano condividerlo ad ogni persona che ancora non aveva conosciuto la salvezza per Grazia nel nome di Gesu'.
L'apostolo Paolo raccomandava ad ogni Cristiano di praticare il principio di uguaglianza
2 Corinzi 8:9-15
Praticare questo principio equivale a sconfiggere ogni forma di poverta' (spirituale e materiale) e creare benessere nella vita delle persone, nelle famiglie e nel mondo intero.
Signore, osservare la Tua Parola porta risveglio e benedizioni!
Dio ci aiuti ad osservare TUTTA la Sua Santa e benedetta Parola.
Pace e Dio continui a benedirTi Sebastiano!
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giovedì 24 luglio 2014
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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:
Fuori tema - di Vendra Giuseppe
GRATIS
“Sono sicuro che per i poveri il biglietto per il Cielo è gratis”.
Così affermano moltissime persone, alcune delle quali anche molto religiose.
Se ciò fosse vero ci troveremmo di fronte ad un’ingiustizia tremenda quanto quella di credere che i ricchi possono andare in Cielo per le buone opere compiute con l’aiuto delle loro facoltose possibilità.
Se è ingiusto che i ricchi vadano in cielo per la loro ricchezza, è ugualmente ingiusto che i poveri ci vadano a motivo della loro povertà.
“Dio non ha riguardo alla qualità delle persone”, Atti 10:34; per Lui poveri, ricchi, istruiti, illetterati, giovani, anziani, sani, malati, neri e bianchi, gialli o rossi sono tutti uguali.
Per tutti il Creatore ha mandato Cristo Gesù, il divino Salvatore che “diede sé stesso qual prezzo di riscatto per tutti”, 1 Timoteo 2:6, il cielo è gratis per tutti.
Gesù ama tutti, poveri e ricchi; quello che Egli non approva è un sentimento che può albergare nel cuore del povero come del ricco: “l'amore del danaro (che) è la radice di ogni sorta di mali”, 1 Timoteo 6:10.
In altre parole è da biasimare il ricco che non fa parte a chi ne ha bisogno dei suoi beni... ma è da biasimare anche il povero che brama di togliere al ricco i suoi beni per diventare anch’egli un facoltoso.
La salvezza di Dio è GRATIS ed è per tutti quelli che, riconoscendosi bisognosi di grazia e di perdono, vanno a Gesù e accettano il sacrificio da Lui compiuto alla croce.
Dio ci offre la salvezza
GRATIS non perché non valga nulla ma perché non ha prezzo... o essa si riceve come il dono perfetto di Dio per chiunque crede in Cristo, oppure non c’è sofferenza o denaro capace di acquistarla!
È importante manifestare amore fraterno ai meno abbienti e ai poveri; le opere sociali compiute da tanti individui e le iniziative di tante associazioni benefiche hanno il loro valore, ma non si può affermare che i poveri, solo perché tali, hanno il diritto di entrare in cielo “automaticamente”, mentre tutti gli altri “debbono pagare” in varie forme e in varia misura l'ingresso eterno alla presenza di Dio; questo vorrebbe dire rinnegare il dono che Dio ha offerto universalmente a tutti gli uomini!
Sì, è GRATIS!
Non c’è modo di guadagnarsi il Cielo ma tutti possono entrarvi per mezzo di Cristo, Colui che ha affermato: “Io sono la via, la verità e la vita, nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”, Giovanni 14:6.
sabato 19 luglio 2014
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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/47.
Non può essere che la chiesa che segue Dio dovrebbe tacere su qualcosa che preoccupa Dio e che ha grandi conseguenze sulla vita umana!
Esegesi della povertà biblica
Qual è la definizione biblica della povertà?
Nel Nuovo Testamento, troviamo tre gruppi di classi economiche:
1. Il primo gruppo è il ricco, per cui la parola è ploúsios, non ha bisogno di lavorare per vivere e prosperare, ma vive dei suoi guadagni e investimenti e del lavoro altrui (questo non significa che la Bibbia presuppone che i ricchi non lavorano).
2. Il secondo gruppo è costituito da coloro che non hanno problemi per i bisogni quotidiani, ma non possono permettersi di assumere altri per fare il lavoro per loro.
Queste persone, possono essere identificate con coloro che oggi devono lavorare per vivere, piuttosto che vivere di rendita o di investimenti.
Sono i non ricchi, gli "operai", quelli che devono lavorare con le proprie mani.
3. Il terzo gruppo è composto da persone che sono così indigenti che devono dipendere dalla beneficenza per sopravvivere.
Non possono sostenersi da soli, in genere perché sono troppo vecchi o troppo giovani o handicappati per il lavoro.
Questi sono i veri poveri.
Non hanno nulla.
Alcune distinzioni più sottili possono essere fatte tra le classi seconda e terza, e ci sono diverse parole utilizzate nel Nuovo Testamento, come anche nel Vecchio, per designare i poveri e le classi lavoratrici, parole che hanno a che fare non con l’aspetto economico, ma con la condizione sociale, giuridica, e spirituale.
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giovedì 17 luglio 2014
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Argentino Quintavalle/46.
RIFLESSIONI: Il nostro mondo moderno sta vivendo in un potere economico estremo.
Ci sono popoli avanzati tecnologicamente e altri che soffrono di privazioni.
Non a caso nella società odierna abbiamo toccato gli estremi storici della povertà e della ricchezza.
In Ezechiele 18, sono elencate le caratteristiche di un uomo giusto.
Esse includono: "se non opprime alcuno, se rende al debitore il suo pegno, se non commette rapine, se dà il suo pane a chi ha fame e copre di vesti l’ignudo, se non presta a interesse, se ritrae la sua mano dall’iniquità e giudica secondo verità tra uomo e uomo…" (Ezech.18:7,8).
Sal.15:5 "non dà il suo danaro ad usura, né accetta presenti a danno dell'innocente.
Chi fa queste cose non sarà mai smosso".
Neh.5:7-13 "E, dopo matura riflessione, ripresi aspramente i notabili e i magistrati, e dissi loro: Come! voi prestate su pegno ai vostri fratelli?
E convocai contro di loro una grande raunanza, e dissi loro: Noi secondo la nostra possibilità, abbiamo riscattato i nostri fratelli Giudei che si erano venduti ai pagani; e voi stessi vendereste i vostri fratelli, ed essi si venderebbero a noi!
Allora quelli si tacquero, e non seppero che rispondere.
Io dissi pure: Quello che voi fate non è ben fatto.
Non dovreste voi camminare nel timore del nostro Dio per non essere oltraggiati dai pagani nostri nemici?
Anch'io e i miei fratelli e i miei servi abbiamo dato loro in prestito danaro e grano.
Vi prego, condoniamo loro questo debito.
Rendete loro oggi i loro campi, le loro vigne, i loro uliveti e le loro case, e la centesima del danaro, del grano, del vino e dell'olio, che avete esatto da loro come interesse.
Quelli risposero: Restituiremo tutto, e non domanderemo più nulla da loro; faremo come tu dici.
Allora chiamai i sacerdoti, e in loro presenza li feci giurare che avrebbero mantenuta la promessa.
Io scossi inoltre il mio mantello, e dissi: Così scuota Iddio dalla sua casa e dai suoi beni chiunque non avrà mantenuto questa promessa, e così sia egli scosso e resti senza nulla!
E tutta la raunanza disse: Amen!".
giovedì 10 luglio 2014
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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
I lettori scrivono:
A Sergio che è favorevole ad un mondo SENZA RELIGIONI dove troverebbe le gioie, ho già risposto in ogni ambiente di G+ e di FB in cui ne ho avuto l'occasione.
SAREBBE ESATTAMENTE IL CONTRARIO DI QUELLO CHE LUI IPOTIZZA.
Già Oggi sono la Maggioranza a non avere il senso religioso e la sua aderenza.
E VEDIAMO CHE MONDO DI GIOIA C'è. !!!
Alle critiche rivolte alla non povertà PAPALE o ECCLESIALE, posso solo esprimere un paragone razionale : è forse la Chiesa un Ente di Beneficienza o qualcosa di simile ad una ONG ?
Perché non richiedere allora al Proprio Comune di appartenenza, dato che si chiama COMUNE di spogliarsi di ogni bene così che sarebbe davvero messa in COMUNE ?
Per Chi non ne fosse a conoscenza : la ragione d'essere della Chiesa è l'annuncio del Vangelo e la salvezza eterna delle Anime.
Per farlo deve esserne in grado con mezzi sufficienti ed adeguati.
Guardiamo alla sostanza e non solo alla ROBA..
GRAZIE
martedì 8 luglio 2014
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NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI
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Una
lettrice scrive:
In questo periodo di crisi il laicato trinitario è chiamato a dare risposte alle nuove povertà e alle nuove schiavitù che sono presenti nella nostra società.
Per
dare una risposta autentica ed efficace dobbiamo rivolgere lo sguardo
alla comunità apostolica.
I
discepoli imparano da Gesù non solo le cose da insegnare, ma per
prima cosa imparano a commuoversi.
Se
ancora c'è qualcuno che si commuove per gli altri, questo mondo può
ancora sperare.
E'
facile commuoversi per se stessi, è facile piangere su se stessi, ma
ciò è inutile, è sterile.
I
discepoli, partiti per stare in disparte, imparano a essere a
disposizione di tutti, imparano che l'amore non va in disparte, non
va in vacanza, non riposa, non ha tregua, finché c 'è folla che
tende la mani che invoca pane e pace.
Io come
laica trinitaria faccio mio il motto di San Giovanni de Matha "liberi
per liberare", dobbiamo tutti farci promotori di questo
messaggio non cercando di aiutare solo I lontani ma anche I vicini
poiché i poveri li abbiamo anche tra noi.
Tutti
siamo chiamati a liberare il nostro prossimo dalle schiavitù che lo
tengono incatenato usando l'arma evangelica dell'Amore (Una risposta
d'amore alla povertà di oggi).
Angela
Auletta
sabato 5 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA
- POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA
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Lettore/lettrice scrive:
Ho letto di recente che oltre 30 mila bambini ogni
giorno muoiono
di fame ( 10 milioni all' anno!) per l' indifferenza
di chi come noi
può permettersi di sprecare di tutto.
Ma ci pensate?
Nel 2014, dove si viaggia su internet, si usano
telefonini che sanno
fare di tutto, si muore ancora di fame...
Un'assurdità o una vergogna?
I nostri figli aprono i frigoriferi e possono scegliere
dal dolce al
salato, dal salume al latticino, e dall'altra parte del
mondo piccoli
innocenti patiscono la fame.
Solo chi ha provato la fame, la nera fame, come si
definiva una
volta, sa benissimo che anche un pezzo di pane duro
poteva
calmare i brontolii dello stomaco.
Mio papà mi raccontava che durante la guerra, lui un
bambino,
andava a rubare nelle campagne quello che trovava; patate,
carote,
cavoli....una vita fatta di stenti e di sofferenze.
Oggi, grazie a Dio, ci sono tante organizzazioni
nazionali ed
internazionali che propongono aiuti umanitari che spesso
sfociano,
però, nel puro assistenzialismo.
Ma si potrebbe fare di più.
Un'organizzazione umanitaria sotto un'ottica Cristiana,
mette in
primo piano l' Amore per Dio e per il prossimo.
Aiuta i bisognosi e le loro famiglie risolvendo prima i
loro problemi
interiori e poi i problemi fisici
.
Gesù sfamò con pochi pani e pochi pesci migliaia di
persone e noi?
Potremmo fare molto di più, anche solo dando una
piccolissima
parte del nostro.
Tu ed io siamo uno strumento nelle mani di Dio tutte le
volte che
diamo a Dio la nostra disponibilità.
Dio si può servire di chiunque per aiutarci e per
aiutare gli altri,
cosa cerca?
Un cuore disponibile, una vita disposta a cambiare i
propri piani di
una giornata per stravolgere un'altra vita, essere
benedetti per
benedire!
Se siamo su questa terra non è soltanto per vivere fine
a noi stessi,
questa società è malata, ha bisogno del mio e del tuo
contributo.
Sei all'altezza, non ti sminuire, ognuno di noi è stato
creato con un
fine, ognuno di noi può e deve amare; l'amore non è
un opzional
del
cristiano, per la Parola è un segno di
riconoscimento....che porta
gioia, serenità, che si prende cura del
prossimo, in un'attitudine di
condivisione, aborrendo l'egoismo.
E' scritto in Giovanni:"Da questo conosceranno
tutti che voi siete
miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli
altri."
Ma davvero potranno dire questo di noi le persone che
non
conoscono Gesù?
A te la risposta...Dio ti benedica Luisa Lauretta.
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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
La Comunità
non può smentire il Vangelo sottomettendo Cristo alle preferenze personali dei
singoli credenti, ma è tenuta alla fedeltà alla rivelazione biblica, nei quali
trovano spiegazione determinati insegnamenti e disposizioni.
Occorrerebbe considerare attentamente
"l'essere parte di Cristo", poiché nonostante le apparenze le due
espressioni non sempre si equivalgono.
Si può
appartenere alla Comunità senza coltivare però alcun legame di spiritualità; si
può frequentare un gruppo religioso anche attivamente e con grande zelo
operativo semplicemente per esternare il proprio estro e la propria grinta
esibizionistica senza alcun interesse verso Gesù Cristo.
Così pure
(come spesso avviene nelle nostre comunità) si può essere disposti a seguire
lunghe prediche e di prescrizioni burocratiche pur di realizzare la
consuetudine di una celebrazione in pompa magna, senza provare alcun trasporto
verso Cristo.
Poiché Comunità
è la comunione dei credenti vincolati fra di loro e con il loro Capo Gesù
Cristo, poiché essa è il Corpo di cui Cristo è capo e noi siamo sue membra, la
condizione per cui ci sentiamo realmente Chiesa è quella di sentirci vincolati
innanzitutto a Cristo Capo, vivendo incondizionatamente la nostra appartenenza
a Lui che ci comunica il suo volere nella persona dei pastori e dei
ministri.
Occorre
pertanto che ciascuno consideri non il ruolo o la posizione di vantaggio o di
comodo da occupare nella Chiesa, non la posizione più gradevole o privilegiata,
ma quella del servizio che Cristo richiede a ciascuno nella Chiesa.
E in primo
luogo la posizione di appartenenza a Cristo nella Chiesa.
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giovedì 3 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA
- POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA
– TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE
BIBLICA
PROCESSO
CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI
NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI
DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una
lettrice scrive:
La povertà materiale, spirituale è ricchezza perché ci fa appartenere a Dio, l'incomprensione, la solitudine ecc. non sono che motivi chiari che ci staccano da tutto ciò che è umano e che impedisce il nostro cammino verso l'amore di Dio.Certo non dobbiamo dimenticare l'umanità; se ci immedesimiamo nel Cristo l'umanità è in noi, siamo noi e ne facciamo motivo d'amore e offerta al Padre con Gesù."Affinché siano tutti una cosa sola come tu sei in me o Padre ed io in te, che siano anch'essi una cosa sola in noi, affinché il mondo creda che Tu mi hai mandato" (Giov. XVII).Penso non vi possa essere gioia più grande di quella di essere figli di Dio!Io non so esprimerla, né con la penna, né con la voce, ma ne ho il cuore pieno.Tutti i fastidi, problemi, della mia situazione familiare ecc. che fino a qualche tempo fa erano per me tormento, ossessione, quasi, oggi sono non dico normali ma semplici direi, quasi con poca importanza, infatti sono cose che hanno fine, che passano.Se la nostra vita fosse vista e vissuta col cuore di Gesù sarebbe veramente gioia per noi e per chi ci è vicino, sarebbe veramente un anticipo di Paradiso e l'abbiamo a portata di mano così, ad ogni passo, in ogni creatura che incontriamo sul nostro cammino: è la parola viva, l'espressione viva del Cristo, di Dio fatto uomo per amore, per noi, per me personalmente e questo pensiero mi fa scoppiaricchezza, incomprenzionere il cuore di gioia!!Credo che tutta una vita non basti per rendergli grazie, ma Lui ci da il suo cuore ed è col suo cuore stesso che Gli diremo grazie.
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mercoledì 2 luglio 2014
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PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:
La povertà
materiale, spirituale è ricchezza perché ci fa appartenere a Dio, l'incomprensione,
la solitudine ecc. non sono che motivi chiari che ci staccano da tutto ciò che
è umano e che impedisce il nostro cammino verso l'amore di Dio.
Certo non
dobbiamo dimenticare l'umanità; se ci immedesimiamo nel Cristo l'umanità è in
noi, siamo noi e ne facciamo motivo d'amore e offerta al Padre con Gesù.
"Affinché siano tutti una cosa sola come
tu sei in me o Padre ed io in te, che siano anch'essi una cosa sola in noi,
affinché il mondo creda che Tu mi hai mandato" (Giov. XVII).
Penso non vi
possa essere gioia più grande di quella di essere figli di Dio!
Io non so
esprimerla, né con la penna, né con la voce, ma ne ho il cuore pieno.
Tutti i
fastidi, problemi, della mia situazione
familiare ecc. che fino a qualche tempo fa erano per me tormento, ossessione,
quasi, oggi sono non dico normali ma semplici direi, quasi con poca importanza,
infatti sono cose che hanno fine, che passano.
Se la nostra
vita fosse vista e vissuta col cuore di Gesù sarebbe veramente gioia per noi e
per chi ci è vicino, sarebbe veramente un anticipo di Paradiso e l'abbiamo a
portata di mano così, ad ogni passo, in ogni creatura che incontriamo sul
nostro cammino: è la parola viva, l'espressione viva del Cristo, di Dio fatto
uomo per amore, per noi, per me personalmente e questo pensiero mi fa scoppiare
il cuore di gioia!!
Credo che
tutta una vita non basti per rendergli grazie, ma Lui ci da il suo cuore ed è
col suo cuore stesso che Gli diremo grazie.
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Una lettrice scrive:
-
Rallegrare Dio è nel cuore che ama, nel cuore puro, umile, mansueto, nel
cuore pieno di Dio, è vita, non si può
esprimerla a parole, "si vive".
Rallegrare
il cuore di Dio ci dona gioia se vissuto con semplicità e chiarezza, si vede
come si vede l'innocenza del bimbo.
Qualche
volta mi è capitato di incontrare delle persone che con la loro vicinanza mi
hanno fatto sentire un senso di pace, di sicurezza, mi hanno dato l'impressione
che tutto sia facile e normale, e allora anche i dolori più grandi, anche la
lotta più dura, perdono la loro difficoltà.
Queste sono
anime piene di amore, anime che hanno scoperto il cuore di Dio, che vivono le
dimensioni dell'amore del Cristo, e, davanti a Lui, trovano tutto il resto di
una importanza secondaria.
Perché ciò
che veramente importa deve essere qualcosa che non abbia fine, qualche cosa sul
quale si possa veramente contare, sempre.
Solo su Dio
possiamo contare, sul suo Amore, sulla sua misericordia, sulla sua bontà; la
gioia deve essere pienezza di vita e solo Dio può dare la pienezza di vita e
solo Dio dunque dà la gioia.
E'
necessario scoprirlo Dio, sono molti i
modi di farlo, molte le occasioni, ma è sempre dal di dentro, nel nostro cuore;
solo lì possiamo veramente scoprirlo fino in fondo, anche se i motivi esterni
possono essere tanti, che però partono sempre da questa riflessione intima.
Può essere una malattia che ci fa scoprire
quanto siamo poca cosa e quanto poco ci voglia a lasciare tutto.., può essere
uno stato di povertà improvvisa, la mancanza delle cose più elementari senza
cui si pensava di dover poter vivere; invece si scopre che sono molto meno gli
intralci e ci si può incamminare più spediti verso Dio, verso L'Amore, verso
l'umanità.
Può essere
un lavoro pesante, il non sentirsi
compresi, valorizzati, può essere la solitudine, la monotonia delle giornate
tutte uguali.
Però ad un
certo punto, per grazia di Dio, si vive tutto per amor suo, si accetta come
dono di redenzione col Cristo e ci si scopre ricchi, immersi fino in fondo a
questo mistero dell'Incarnazione che non è altro che Amore e allora ogni pena
diventa gioia e non potrebbe essere diversamente.
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martedì 1 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:
Povertà e condivisione/2
Se vogliamo usare
un’espressione evangelica, la povertà in rapporto ai beni è convivialità, dove
il termine indica tanto la comunione con le persone quanto la compartecipazione
delle cose.
Pensiamo al modello della
comunità cristiana primitiva, così come ci è descritta negli Atti: vivevano nella
comunione fraterna, mettevano in comune i loro beni, spezzavano insieme il
pane.
Non è casuale che Gesù abbia
istituito la cena sotto la forma del banchetto, perché umanamente parlando non
c’è nulla meglio del banchetto che esprima bene la comunione tra le persone
nella condivisione delle cose; infatti tutto ciò che è posto sulla mensa è da
distribuire tra tutti, non è proprietà esclusiva di nessuno.
La convivialità diventa vera
se è espressione di una convivialità vissuta nel quotidiano attraverso la
realizzazione della condivisione fraterna e della comunione dei beni; a sua
volta poi la comunione stimola la comunità cristiana ad andare sempre di più
nella direzione della realizzazione di forme di comunione con le persone e di
condivisione delle cose.
Il senso profondo della
povertà nel rapporto con i beni è quello della convivialità finalizzata alla
crescita della comunione.
Fiorella Patriarca
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povertà
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:
Povertà e condivisione/1
Quale deve essere oggi, alla
luce del vangelo, il rapporto con i beni economici?
La povertà evangelica non si
esaurisce nel suo aspetto economico e sociale, ma evoca una dimensione più
alta, quella dell’apertura e della fiducia in Dio, cioè la dimensione di fede.
E' necessario partire dalla
rilevanza dell’aspetto socio-economico della povertà; in negativo si potrebbe
dire che la povertà non è rifiuto del possesso dei beni.
Non lo è perché il
cristianesimo non guarda con sospetto ai beni in se stessi, come fossero
qualcosa di cattivo; i beni della terra sono frutto della creazione, sono dono
di Dio all’umanità.
A tutta l’umanità, non solo
a pochi: come diceva S. Ambrogio, se accumuliamo troppi beni e vediamo il
povero in condizioni di miseria, non dobbiamo per gratuita disponibilità
interiore fargli omaggio di ciò che ci avanza, ma semplicemente gli dobbiamo
restituire ciò che gli abbiamo indebitamente sottratto; la terra è di tutti,
non solo dei ricchi.
La povertà non è rifiuto dei
beni economici, che vengono dati da Dio perché l’uomo li sfrutti per soddisfare
attraverso di essi i propri bisogni e le proprie esigenze di crescita.
Non è però neppure possesso,
nel senso esclusivo e totalizzante,
perché il possesso dilatato genera sperperazione ed ingiustizie, dipendenza dalle ricchezze.
Povertà è dunque
partecipazione, condivisione di beni, in quanto è finalizzata alla comunione
tra le persone; i beni sono di tutti, secondo il principio della loro
destinazione universale, che la chiesa richiamava già nel periodo patristico:
ogni volta che ci si appropria di qualche bene della terra bisogna chiedersi
quanto ciò sia giusto non solo rispetto alla soddisfazione dei nostri bisogni,
ma anche nel rispetto dei bisogni di tutti gli altri.
Fiorella Patriarca
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