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sabato 4 ottobre 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
COSA PUÒ FARE LA CHIESA
Come amministratori del denaro, dobbiamo vivere semplicemente, praticare l’aiuto reciproco all'interno della Chiesa, sostenere la giustizia economica, e dare con generosità e cuore allegro (Fil. 4:11,12; 2Cor. 8:13,14; 2Cor.9:7; Giac. 5:4).
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sabato 2 agosto 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA
- POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA –
TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE
BIBLICA
PROCESSO
CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI
NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI
DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:
Thomas Robert Malthus
Considerazioni
sul personaggio
L’aggravante
della sua idea era che l’introduzione del sistema di fabbrica era
spesso all’origine del peggioramento delle condizioni di vita dei
ceti sociali più poveri, che vivevano in ambienti malsani,
praticando orari di lavoro estenuanti dai quali non erano esentati
neppure i bambini, senza alcuna forma di tutela.
Povertà,
disoccupazione, malattie e alcolismo erano all’ordine del giorno.
Ma
lui è importante perché fu il primo economista a considerare la
possibilità che una parte dei beni prodotti possa risultare
invenduta.
In
altre parole, egli capì che se non si creano le condizioni che
permettano ai consumatori di avere soldi per comprare i beni, crolla
l’economia.
È
del tutto evidente infatti che i lavoratori non dispongono del
reddito necessario per assorbire l’enorme incremento della
produzione indotto dalla rivoluzione industriale, e ciò rallenterà
i ritmi di crescita con conseguenze negative per tutti.
Oggi
diremmo che crolla la domanda.
In
economia la domanda è
la richiesta da parte del pubblico di beni da comprare, che avviene
appunto se ci sono soldi da spendere.
Ovvio
che se questa domanda cala,
o crolla come oggi nell’Eurozona, perché non ci sono soldi da
spendere, crollano anche le vendite, e se crollano le vendite
crollano le aziende, e se crollano le aziende i lavoratori vengono
messi in cassa integrazione, e se tutto questo accade crolla
l’economia del Paese.
Quindi
in una nazione sana ci deve sempre essere una buona domanda (e
non solo di telefonini), ma perché ci sia occorre che tutti abbiano
un lavoro e un buono stipendio, esattamente il contrario di quanto
succede oggi nell’Eurozona, e soprattutto qui in Italia.
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L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISAUn lettore scrive:
Thomas Robert MalthusQuesta è stata una persona economicamente poco raccomandabile. Forse ti potrai chiedere cosa c’entrano queste persone di qualche secolo fa con la nostra vita di oggi, eppure c’entrano eccome. Il fatto è che le loro idee sono quelle che oggi hanno rovinato l’economia in cui viviamo e vanno capite, se no brancoliamo nel buio e non ne usciamo.Thomas Robert Malthus (1776-1834) visse in Inghilterra, era un servo del potere e un malvagio.
Nel 1798, nel suo Saggio sul principio della popolazione, Malthus osserva che la popolazione tende a crescere secondo una progressione geometrica (2, 4, 8, 16, 32, …), raddoppiando all’incirca ogni venticinque anni, mentre la produzione di beni cresce secondo una progressione aritmetica (2, 4, 6, 8, 10, …). Il risultato di questa legge sarebbe un inarrestabile e progressivo impoverimento della popolazione.Malthus era un malvagio perché pensava che la soluzione a questo stato di cose poteva trovarsi soltanto in alcuni strumenti che permettessero il controllo demografico: quelli preventivi, come il non procreare, in modo da ridurre il tasso di natalità, e quelli successivi, come le guerre, le malattie e la miseria, che avrebbe alzato il tasso di mortalità. Per il Malthus, la riduzione della popolazione poteva consentire migliori condizioni di vita ai superstiti. Detto in termini moderni: la soluzione per la povertà di milioni di persone consisterebbe nell’accorciare loro la vita privandoli dell’assistenza sanitaria e di cibo, così non sarebbero incentivati a fare troppi figli e soffrirebbero di meno. Bella soluzione, eh?
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mercoledì 30 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
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ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:
Significato della nuova scoperta
I rotoli di Qumran, e ora, il recente ostracon dato alla luce, sono in grado di chiarire quello che si legge in Atti 2-5. I credenti «avevano ogni cosa in comune; e vendevano le possessioni e i beni, e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno» (Atti 2:44,45).
Una delle figure centrali della comunità di Gerusalemme era un Levita di Cipro di nome Giuseppe, che gli apostoli hanno soprannominato Barnaba.
Questi era lo stesso Barnaba che più tardi divenne compagno di viaggio di Paolo.
Barnaba «avendo un campo, lo vendé e portò i danari e li mise ai piedi degli apostoli» (Atti 4:37).
Era cosa comune nella prima chiesa di Gerusalemme che «tutti coloro che possedevan poderi o case li vendevano, portavano il prezzo delle cose vendute, e lo mettevano ai piedi degli apostoli; poi, era distribuito a ciascuno, secondo il bisogno» (Atti 4:34,35).
In Atti 5:1-10 viene raccontata una storia tragica: Anania e sua moglie Saffira sono morti dopo che hanno finto di dare alla comunità l’intero prezzo di vendita di un loro podere.
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PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:
Gesù ha criticato gli Esseni per il loro isolazionismo e ha messo in guardia i suoi seguaci contro tale comportamento.
Egli ha detto: «i figliuoli di questo secolo, sono più avveduti, nella loro generazione, che i figliuoli della luce [un riferimento agli Esseni].
Io altresì vi dico: Fatevi degli amici delle ricchezze ingiuste [cioè, le ricchezze degli estranei]» (Luca 16:8,9 – Diodati).
Secondo Gesù i figli di questo mondo erano più saggi degli Esseni perché avevano mantenuto il contatto economico con gli altri.
La comunione dei beni, quindi, non era un’idea che è entrata nella chiesa primitiva sotto l’influenza di Giovanni o sotto l’insegnamento di Gesù, ma possiamo supporre che si sia sviluppata per l’influenza degli Esseni che si sono uniti al nuovo movimento.
I Rotoli del Mar Morto confermano quello che già sapevamo da Giuseppe (Guerra 2:122), che quando un uomo diventava membro della setta doveva donare i suoi beni all’ordine.
Secondo il Manuale di Disciplina degli Esseni (1QS 6:14-23), durante i primi due anni, i possessi del principiante non venivano messi insieme a quelli della comunità.
Dopo avere completato il primo anno del suo noviziato,4 i beni del novizio venivano dati all’Economo della Comunità;5comunque, venivano ancora tenuti separati dai beni della comunità.
Solo dopo aver completato il secondo anno del suo periodo di prova6 il novizio veniva accettato come membro a tutti gli effetti e i suoi beni venivano messi insieme a quelli della setta.7
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martedì 29 luglio 2014
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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:
Gli Esseni - loro stile di vita
Appena pubblicata, l’iscrizione su un coccio scoperto a Qumran ci mostra un parallelo sorprendente di una pratica della prima comunità dei seguaci di Gesù.
Secondo il Libro di Atti, i membri della chiesa primitiva hanno venduto i loro beni e hanno distribuito il ricavato secondo le necessità di ciascuno.
Le loro ricchezze [gli Esseni] essi disprezzavano, e la loro comunione di beni è veramente ammirevole; non troverete tra di loro chi si distingue per opulenza.
Essi hanno una legge che i nuovi membri ammessi alla setta conferiscano le loro proprietà all’ordine, con il risultato che non vedrete da nessuna parte la povertà, o povertà degradante o ricchezza sregolata; i beni di ognuno vengono messi insieme agli altri e tutti, come fratelli, godono di un unico patrimonio (Giuseppe Flavio, Guerra 2:122-123
venerdì 25 luglio 2014
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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:
Nella parabola dei talenti Gesù elogia i servi fedeli di un padrone che ha dato loro dei beni da far fruttare mentre condanna duramente il servo che non lo ha fatto.
Il quel caso Gesù elogia coloro che hanno migliorato la loro condizione di partenza e che pur potendo far leva sull'assenza prolungata del padrone non ne hanno tradito la fiducia.
Gesù, contrariamente a certa tradizione cristiana non solo non condanna la ricchezza ma nemmeno il lavoro che per molti secoli soprattutto in ambito cattolico è stato disprezzato perché considerato attività servile mentre la Riforma protestante ribalta il concetto ed infatti coloro che hanno accolto la Riforma non hanno cambiato religioni ma le loro menti ed i loro cuori facendo fare alle società di cui facevano parte dei progressi fino ad allora impensabili a cominciare dalla scolarizzazione necessaria perché ognuno doveva poter commentare liberamente la Bibbia.
Da qui nasce la mia idea di condivisione come arricchimento proprio perché presente nell'Evangelo.
Ognuno di noi è chiamato a migliorarsi per offrire il meglio di sé agli altri; dobbiamo essere individui migliori per poter dare agli altri quanto abbiamo di meglio perché le persone migliori danno vita a società migliori e libere mentre società fondate sul pauperismo e magari sull'ignoranza finiscono per diventare preda di dittatori che sfrutteranno sempre a loro vantaggio le condizioni di disagio delle persone lungi dal migliorarle.
Ma l'esempio più grande e supremo di condivisione ce lo danno proprio Dio stesso e Gesù: Dio offre Suo Figlio agli Uomini e Gesù porta sulla croce tutte le nostre colpe per tornare vincitore e con questo tracciare il sentiero che dovremmo percorrere.
Giampaolo Usai
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lunedì 14 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISAArgentino Quintavalle/35.
Continuiamo con Keynes, anche se non è facile semplificare l’opera di questo grande economista.
Keynes si pone un problema, cioè: cosa fa girare bene l’economia?
Un’economia gira bene se c’è domanda, osserva.
Allora cosa crea la domanda?
Cosa crea le condizioni perché ci sia richiesta (domanda) di beni e servizi e quindi produzione?
Poiché se c’è questa domanda ci saranno posti di lavoro, investimenti, redditi, e prosperità.
Keynes qui afferma una cosa drastica e verissima: uno investe solo se è ottimista sul futuro dell’economia.
Infatti l’investimento non dipende, come i consumi, dal reddito.
Dipende dalle aspettative che un investitore ha di farci un ricavo.
Magari l’investitore ha anche un bel gruzzolo, ma è inutile, se non è ottimista sulle prospettive dell’economia non investirà, conclude Keynes.
Addirittura, se invece c’è ottimismo sull’economia gli investitori investiranno anche se non hanno soldi (prestiti).
Ora attenzione!
Questo è un punto cruciale.
Vediamo cosa succede oggi?
Oggi l’Eurozona ha stabilito regole economiche che di per sé distruggono le economie dei Paesi membri.
Keynes aveva previsto che in una situazione depressa gli investitori non avrebbero mai investito, e infatti da noi è proprio così.
Non investe nessuno, non si creano posti di lavoro e redditi.
Ma questo ci impoverisce ancora di più, e allora l’investitore teme sempre di più e investirà sempre di meno… e così via come un cane che si morde la coda.
Questo è il disastro che hanno creato quelli che hanno voluto l’euro!
È una condanna senza via d’uscita.
E infatti anche quelle operazioni che ogni tanto fa Draghi alla Banca Centrale Europea sono del tutto inutili, come disse Keynes.
martedì 1 luglio 2014
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RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:
Povertà e condivisione/2
Se vogliamo usare
un’espressione evangelica, la povertà in rapporto ai beni è convivialità, dove
il termine indica tanto la comunione con le persone quanto la compartecipazione
delle cose.
Pensiamo al modello della
comunità cristiana primitiva, così come ci è descritta negli Atti: vivevano nella
comunione fraterna, mettevano in comune i loro beni, spezzavano insieme il
pane.
Non è casuale che Gesù abbia
istituito la cena sotto la forma del banchetto, perché umanamente parlando non
c’è nulla meglio del banchetto che esprima bene la comunione tra le persone
nella condivisione delle cose; infatti tutto ciò che è posto sulla mensa è da
distribuire tra tutti, non è proprietà esclusiva di nessuno.
La convivialità diventa vera
se è espressione di una convivialità vissuta nel quotidiano attraverso la
realizzazione della condivisione fraterna e della comunione dei beni; a sua
volta poi la comunione stimola la comunità cristiana ad andare sempre di più
nella direzione della realizzazione di forme di comunione con le persone e di
condivisione delle cose.
Il senso profondo della
povertà nel rapporto con i beni è quello della convivialità finalizzata alla
crescita della comunione.
Fiorella Patriarca
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Una lettrice scrive:
Povertà e condivisione/1
Quale deve essere oggi, alla
luce del vangelo, il rapporto con i beni economici?
La povertà evangelica non si
esaurisce nel suo aspetto economico e sociale, ma evoca una dimensione più
alta, quella dell’apertura e della fiducia in Dio, cioè la dimensione di fede.
E' necessario partire dalla
rilevanza dell’aspetto socio-economico della povertà; in negativo si potrebbe
dire che la povertà non è rifiuto del possesso dei beni.
Non lo è perché il
cristianesimo non guarda con sospetto ai beni in se stessi, come fossero
qualcosa di cattivo; i beni della terra sono frutto della creazione, sono dono
di Dio all’umanità.
A tutta l’umanità, non solo
a pochi: come diceva S. Ambrogio, se accumuliamo troppi beni e vediamo il
povero in condizioni di miseria, non dobbiamo per gratuita disponibilità
interiore fargli omaggio di ciò che ci avanza, ma semplicemente gli dobbiamo
restituire ciò che gli abbiamo indebitamente sottratto; la terra è di tutti,
non solo dei ricchi.
La povertà non è rifiuto dei
beni economici, che vengono dati da Dio perché l’uomo li sfrutti per soddisfare
attraverso di essi i propri bisogni e le proprie esigenze di crescita.
Non è però neppure possesso,
nel senso esclusivo e totalizzante,
perché il possesso dilatato genera sperperazione ed ingiustizie, dipendenza dalle ricchezze.
Povertà è dunque
partecipazione, condivisione di beni, in quanto è finalizzata alla comunione
tra le persone; i beni sono di tutti, secondo il principio della loro
destinazione universale, che la chiesa richiamava già nel periodo patristico:
ogni volta che ci si appropria di qualche bene della terra bisogna chiedersi
quanto ciò sia giusto non solo rispetto alla soddisfazione dei nostri bisogni,
ma anche nel rispetto dei bisogni di tutti gli altri.
Fiorella Patriarca
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venerdì 2 maggio 2014
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Una lettrice scrive:
Povertà e condivisione/1
Quale deve essere oggi, alla
luce del vangelo, il rapporto con i beni economici?
La povertà evangelica non si
esaurisce nel suo aspetto economico e sociale, ma evoca una dimensione più
alta, quella dell’apertura e della fiducia in Dio, cioè la dimensione di fede.
E' necessario partire dalla
rilevanza dell’aspetto socio-economico della povertà; in negativo si potrebbe
dire che la povertà non è rifiuto del possesso dei beni.
Non lo è perché il
cristianesimo non guarda con sospetto ai beni in se stessi, come fossero
qualcosa di cattivo; i beni della terra sono frutto della creazione, sono dono
di Dio all’umanità.
A tutta l’umanità, non solo
a pochi: come diceva S. Ambrogio, se accumuliamo troppi beni e vediamo il
povero in condizioni di miseria, non dobbiamo per gratuita disponibilità
interiore fargli omaggio di ciò che ci avanza, ma semplicemente gli dobbiamo
restituire ciò che gli abbiamo indebitamente sottratto; la terra è di tutti,
non solo dei ricchi.
La povertà non è rifiuto dei
beni economici, che vengono dati da Dio perché l’uomo li sfrutti per soddisfare
attraverso di essi i propri bisogni e le proprie esigenze di crescita.
Non è però neppure possesso,
nel senso esclusivo e totalizzante,
perché il possesso dilatato genera sperperazione ed ingiustizie, dipendenza dalle ricchezze.
Povertà è dunque
partecipazione, condivisione di beni, in quanto è finalizzata alla comunione
tra le persone; i beni sono di tutti, secondo il principio della loro
destinazione universale, che la chiesa richiamava già nel periodo patristico:
ogni volta che ci si appropria di qualche bene della terra bisogna chiedersi
quanto ciò sia giusto non solo rispetto alla soddisfazione dei nostri bisogni,
ma anche nel rispetto dei bisogni di tutti gli altri.
Fiorella Patriarca
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PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:
Condividere, quanto mi piace
questo verbo perché appartiene alla famiglia dell'amore, della fratellanza e
dell'uguaglianza.
Dobbiamo partire da questo
presupposto e da questa realtà: noi siamo tutti una grande famiglia.
Dov'è che oggi esiste il
concetto di condivisione?
In una famiglia, bisogna
solo estendere il concetto di famiglia.
Dio ha messo al mondo tutti
noi, abbiamo un unico Padre e quindi siamo tutti fratelli e sorelle.
Dio ha donato a tutti noi,
non a determinate famiglie suo Figlio Gesù, Dio non fa distinzione alcuna, e
perché dovremmo farne noi?
Il concetto di economia
condivisa renderebbe davvero perfetta l'economia perché condividendo le
ricchezze, i beni ne deriva un processo perfetto
Tutti avremmo la possibilità
di godere di ogni produzione, agli stessi livelli, non ci sarebbero più persone
isolare o escluse.
Gesù si è fatto inchiodare
sulla croce per noi, per la nostra Salvezza, ma se non seguiamo i suoi
insegnamenti, e come se gli voltassimo le spalle, rendendo questo suo
sacrificio vano.
Dobbiamo inchiodare ai
nostri cuori i sentimenti che dall'amore scaturiscono, e quindi amarci gli uni
gli altri secondo la Sua volontà.
Siamo il popolo di Dio e
anche se lontani, dispersi nel mondo siamo tutti un'unica discendenza.
Dobbiamo tentare e riuscire
a salvare i nostri fratelli e sorelle che soffrono in questo mondo, come?
Con l'economia condivisa
tutto questo si può, perché si mette a disposizione tutto per tutti.
Vivremmo in un mondo più
pulito, non ci sarebbe più alcuna invidia, alcuna scalata al potere, nessuna
prevaricazione.
Dio nella bibbia ci ha detto
di tutto e di più, è quella la nostra guida, ed è per questo che oggi molti
avendola accantonata e persa di vista, ci hanno ridotto in queste condizioni:
senza lavoro, senza case, in miseria e povertà con tutte le cause e concause
che ne derivano.
Vogliamo cambiare rotta?
Dobbiamo cambiare per
evitare di affondare, mettiamo in pratica gli insegnamenti della bibbia e non
periremo.
Katya Venga.
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giovedì 24 aprile 2014
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MISERIA - POVERTA’ –
RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE
BIBLICA – GLI ESSENI
CHI ERANO GLI
ESSENI? – NUOVA SCOPERTA.
DI ARGENTINO QUINTAVALLE /11.
Significato della nuova scoperta.
I rotoli di Qumran, e ora, il recente ostracon dato
alla luce, sono in grado di chiarire quello che si legge in Atti 2-5.
I credenti «avevano ogni cosa in comune; e vendevano
le possessioni e i beni, e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di
ciascuno» (Atti 2:44,45).
Una delle figure centrali della comunità di
Gerusalemme era un Levita di Cipro di nome Giuseppe, che gli apostoli hanno
soprannominato Barnaba.
Questi era lo stesso Barnaba che più tardi divenne
compagno di viaggio di Paolo.
Barnaba «avendo un campo, lo vendé e portò i danari e
li mise ai piedi degli apostoli» (Atti 4:37).
Era cosa comune nella prima chiesa di Gerusalemme che
«tutti coloro che possedevano poderi o case li vendevano, portavano il prezzo
delle cose vendute, e lo mettevano ai piedi degli apostoli; poi, era
distribuito a ciascuno, secondo il bisogno» (Atti 4:34,35). In Atti 5:1-10
viene raccontata una storia tragica: Anania e sua moglie Saffira sono morti dopo
che hanno finto di dare alla comunità l’intero prezzo di vendita di un loro
podere.
La situazione economica della chiesa Gerusalemme è
dunque simile a quella che è riportata nel Manuale di Disciplina 6:17-23 e
specialmente nell’ostracon.
Tutto ciò è molto significativo per la storicità di
Atti e del Vangelo di Luca, la prima parte del libro (Luca-Atti) scritto da
Luca.
È plausibile che quando Barnaba e Anania e Saffira
hanno fatto i loro doni alla comunità di Gerusalemme, essi abbiano dovuto
firmare un documento legale simile all’atto di donazione di Honi recentemente
scoperto a Qumran.
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mercoledì 23 aprile 2014
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CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Nell’economia
della libertà il surplus, in relazione alla produzione e consumo locale, dei
beni saranno trasformati e scambiati con articoli non disponibili in loco o a
livello regionale, anche questa attività deve essere programmata con oculatezza.
Una simile organizzazione sarà in grado di garantire i
bisogni primari della popolazione, incoraggerà le industrie locali, creerà
lavoro per gli abitanti della zona, sia nella trasformazione che nella
distribuzione.
Si possono aiutare i coltivatori per aumenta la
produzione fino al livello ottimale, ma questo richiede che vengano assegnati ai coltivatori, diversi servizi nel contesto dell’azienda.
Le terre devono essere dotate di sistemi di irrigazione e
poter essere fertilizzate in modo naturale per avere dei prodotti sani e non
manipolati.
Occorre aiutare le famiglie a produrre compost con gli
scarti alimentari e agricoli nelle zone interessate dalla coltivazione,
realizzare progetti per la sistemazione del suolo e dotare le terre di un
sistema adeguato di irrigazione per una produzione ottimale.
Il tutto deve rientrare nell’auto finanziamento locale
come unità autonoma di gestione.
Questa autogestione zonale sarà efficace nella misura in
cui i furbetti di turno verranno messi da parte, questi se vogliono mangiare
devono lavorare come gli altri.
Solo allora si può pensare ad una economia di condivisone
nel rispetto dei principi biblici.
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mercoledì 16 aprile 2014
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RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
D’altro canto i ricchi
incorrevano in una grave trasgressione non concedendo prestiti, ignorando,
cioè, un comando della Torah.
Considerate le circostanze, Hillel individuò un sistema, il pruzbul, che avrebbe permesso al creditore di riscuotere anche dopo l’anno sabbatico senza per questo violare alcun comando della Torah.
In questo modo la sua intenzione fu quella di aiutare tutto il popolo ebraico: il ricco si sarebbe fatto carico della sua responsabilità di aiutare il prossimo, mentre il povero ne avrebbe tratto beneficio avendo comunque la possibilità di contrarre un prestito in ogni momento.
Considerate le circostanze, Hillel individuò un sistema, il pruzbul, che avrebbe permesso al creditore di riscuotere anche dopo l’anno sabbatico senza per questo violare alcun comando della Torah.
In questo modo la sua intenzione fu quella di aiutare tutto il popolo ebraico: il ricco si sarebbe fatto carico della sua responsabilità di aiutare il prossimo, mentre il povero ne avrebbe tratto beneficio avendo comunque la possibilità di contrarre un prestito in ogni momento.
Il pruzbul è una misura
legale che trasferisce un debito privato al bet din, il tribunale ebraico.
L’anno sabatico cancella solo i debiti contratti tra le persone, non i contratti in mano ai tribunali.
La corte può riscuotere il debito secondo i termini stabiliti, anche dopo l’anno sabbatico. I tribunali ebraici avevano il potere di trasferire i beni a loro piacimento e, in questo caso specifico, poterono assumersi l’onere di ridistribuire i fondi venuti in possesso della corte, cioè i debiti riscattati, ai loro proprietari originari facendo per loro da agenti della corte addetti alla raccolta.
Poi il tribunale stesso trasferiva ai creditori il denaro.
In questo modo, Hillel ideò un sistema per evitare le conseguenze negative dell’anno sabatico.
L’anno sabatico cancella solo i debiti contratti tra le persone, non i contratti in mano ai tribunali.
La corte può riscuotere il debito secondo i termini stabiliti, anche dopo l’anno sabbatico. I tribunali ebraici avevano il potere di trasferire i beni a loro piacimento e, in questo caso specifico, poterono assumersi l’onere di ridistribuire i fondi venuti in possesso della corte, cioè i debiti riscattati, ai loro proprietari originari facendo per loro da agenti della corte addetti alla raccolta.
Poi il tribunale stesso trasferiva ai creditori il denaro.
In questo modo, Hillel ideò un sistema per evitare le conseguenze negative dell’anno sabatico.
martedì 8 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:
DOVE PENSI DI TROVARE DIO?
La vera chiesa in Atti cap.
2:44, era unita e aveva ogni cosa in comune, vendevano i l'oro beni e li
distribuivano a tutti secondo il bisogno di ciascuno, e inoltre perseveravano
con una sola mente NON C’ERANO TROPPI CAPI, c’era una sola mente, LA MENTE DI
CRISTO CHE LI GUIDAVA. OGGI CI SONO TROPPE MENTI, CHE VOGLIONO DIRIGERE LA
MUSICA.
Una orchestra va bene con un
solo maestro, e GESU’ CI DISSE: IN MATTEO CAP 23 SI LEGGE: NON FATEVI CHIAMARE MAESTRO,
PERCHE' UNO SOLO E' IL VOSTRO MAESTRO: CHI? Il CRISTO, voi siete tutti
fratelli.
NON si può trovare il
CRISTO fra molti maestri, LA VERA CHIESA AL PRINCIPIO ERA GUIDATA DA UNA SOLAMENTE.
IN ATTI 2:46 SI LEGGE “…E
PERSEVERAVANO CON UNA SOLA MENTE, TUTTI I GIORNI NEL TEMPIO ROMPENDO IL PANE DI
CASA IN CASA PRENDEVANO IL CIBO INSIEME CON GIOIA E SEMPLICITA' DI CUORE.
Ecco il segreto, LA
SEMPLICITA', ESSI AVEVANO TROVATO DIO NELLA SEMPLICITA'.
OGGI SI PENSA di aver
trovato DIO, IN QUALCHE GRANDE FOLLA , O IN QUALCHE GRANDE CHIESA, BEN
ALLESTITA.
OGGI NON SI CONSIDERA
QUALCUNO SPIRITUALE SE NON STA BENE ECONOMICAMENTE.
UNO DEVE ESSERE BENEDETTO DI
BENI MATERIALI PER ESSERE CONSIDERATO UN UOMO DI DIO.
LA CHIESA DI ATTI CAP. 2 I
BENI MATERIALI LI VENDEVA E LI DISTRIBUIVA A TUTTI SECONDO IL BISOGNO DI
CIASCUNO.
OGGI LE CHIESE SONO PIENE DI
BENI, E DISTRIBUISCONO AI POVERI E AI BISOGNOSI LE BRICIOLE CHE CADONO DALLE
LORO TAVOLE .
UN PACCO CON UNA SPESA non
fa trovare DIO ALLA GENTE, MANCA IL MEGLIO NON C’è LA MENTE DI CRISTO, TUTTI
VANTANO SE STESSI DI PROSPERARE, IN PRINCIPIO IL CRISTIANESIMO VERO NON ERA
RICCO DI BENI MATERIALI, ERA RICCO DI SPIRITO SANTO OGGI è RICCO DI BENI
MATERIALI MA POVERO DI QUEI BENI DELLO SPIRITO, O DIO DACCI DI NUOVO QUEL
POVERO CRISTIANESIMO DEL PRINCIPIO.
NON AVEVANO NIENTE PER LORO
STESSI NON POSSEDEVANO CASE, NON POSSEDEVANO CONTI IN BANCA NON AVEVANO MENSILITA'
VIVEVANO REALMENTE LA FEDE E OPERAVANO SOTTO PERSECUZIONI RISCHIANDO LA LORO
VITA E NONOSTANTE QUESTO ESSI ANDAVANO OVUNQUE A PREDICARE IL CRISTO RISORTO E
OVUNQUE ANDAVANO I SEGNI LI ACCOMPAGNAVANO.
FORSE C’è BISOGNO DI UNA
BELLA PERSECUZIONE AFFINCHE’ IL VERO CRISTIANESIMO DEL PRINCIPIO RITORNA AD
OPERARE FRA LA GENTE.
E QUESTO NON è LONTANO DA
NOI, LE CHIESE OGGI ANNO LA PANCIA TROPPO PIENA PER COMPRENDERE LA FAME DEGLI
ALTRI, SPECIALMENTE QUELLA FAME SPIRITUALE; AMOS 8:11 DICE CHE C’è FAME NEL
PAESE E LA GENTE E' IN CERCA DELLE PAROLE DEL SIGNORE, MA NON LE TROVA.
DOVE PENSI DI TROVARE DIO?
RICORDIAMOCI DELLE PAROLE
DEL PROFETA......IN MATT. 3:9 NON PENSATE DI DIRE DENTRO DI VOI , SIAMO
CATTOLICI SIAMO TGD. SIAMO PENTECOSTALI ECC.. ECC.. NON PENSATE DI DIRE DENTRO
DI VOI ABBIAMO I RISULTATI PERCHE' IO VI DICO CHE DIO PUO’ FAR SORGERE DEI
FIGLI DI ABRAHAMO, DA POSTI CHE VOI NEANCHE IMMAGINATE.
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