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sabato 27 settembre 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO

ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE - CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Di Marco ferretti + 1



Oramai li non c'è più niente da condividere se non una cassa da morto.

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Non sono d'accordo.

Dobbiamo aprire gli occhi dell'anima e del cuore.Dobbiamo rispolverare il vangelo.

I cristiani sono chiamati a chiudere gli occhi, vedi la parabola del Buon Samaritano.

E' anche scritto:"ama il prossimo tuo come te stesso".

Occorre una rivoluzione culturale nel mondo cristiano, occorre mettere i pratica gli insegnamenti di Gesù.

La prima comunità cristiana condivideva e fra di loro non vi era alcun bisognoso.

La condivisione scaturisce dall'amore per il prossimo, alle volte di fa confusione tra la carità e la condivisione.

Quella persona ha molto da dare, ma questa sua potenzialità non viene valorizzata perché l'egoismo impera nel mondo.


mercoledì 24 settembre 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO

ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Di Argentino Quintavalle: 

Mettendo insieme gli insegnamenti di Nash, Lipsey e Lancaster, giungiamo alla conclusione che una scoperta fondamentale, che avrebbe potuto cambiare la storia della teoria economica e addirittura impedire il processo di globalizzazione, non ha avuto altra diffusione se non all'interno di un ristretto gruppo di economisti dell'ambiente accademico statunitense. Questo ha fatto si che, nell'elaborare i loro piani economici, moltissimi paesi contribuissero ad attuare, in molti casi senza neppure saperlo, una falsa ideologia.Dagli anni Sessanta a oggi, la scuola monetarista e la sua diretta discendente, la scuola delle aspettative razionali di Robert Lucas, ingegnere di formazione e appartenente alla cerchia dell'Università di Chicago, hanno monopolizzato la scena nelle università, nei centri di ricerca e nei mezzi di comunicazione. 

Secondo Lucas, un paese non deve far altro che chiudere in attivo il proprio bilancio preventivo. Se il tasso di disoccupazione sfiora il 20 per cento, non deve fare assolutamente nulla. Se la gente muore letteralmente di fame, non deve fare assolutamente nulla. Un buon ministro dell'economia, secondo tale scuola, non deve far altro che azionare il "pilota automatico" e controllare soltanto che la spesa pubblica venga interamente sostenuta con i soldi dei contribuenti.Il fatto è che, almeno a partire dagli anni Cinquanta, il trattamento riservato alla teoria economica ha dato prova della più totale mancanza non soltanto di professionalità ma anche di scientificità, quasi si trattasse di astrologia o di qualche altra disciplina dai fondamenti oscuri o indimostrabili per via razionale. 

lunedì 28 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:


Stile di vita degli Esseni_03

Da antiche fonti come Giuseppe e Filone, è stato creduto fino a tempi recenti, che gli Esseni evitavano di sposarsi.
La scoperta dei Rotoli del Mar Morto ha presentato un’immagine molto più complicata riguardo il matrimonio.

 Ci sono prove che suggeriscono che alcuni a Qumran abbiano avuto famiglia ma, benché il matrimonio non fosse rifiutato in linea di principio, molti nella setta credevano che a motivo delle imminenti «doglie messianiche» non fosse il caso di mettere su famiglia.
Gli Esseni rifiutavano la legittimità del culto del Tempio. 

Essi ritenevano che i sacerdoti fossero ritualmente impuri e conducessero le persone fuori strada con i loro insegnamenti ingannevoli.
Come risultato essi non volevano avere niente a che fare con i sacrifici del Tempio di Gerusalemme.
La setta si considerava il “resto” del vero e puro sacerdozio.

Essi erano sempre in uno stato di buona disposizione spirituale e rituale, attendendo pazientemente il giorno in cui avrebbero ereditato il loro legittimo posto a Gerusalemme.
In quel giorno due Messia - un principe della casa di Davide e un sacerdote della linea di Aaronne – avrebbero guidato la comunità o i «figli della luce» contro i loro avversari, i «figli delle tenebre», nella battaglia finale per liberare il mondo dalle grinfie di Belial (Satana).
Gli Esseni si sono isolati dai loro compagni giudei in una maniera ancora più radicale.
Rigidamente contrari al calendario lunare, gli Esseni usavano un calendario solare e celebravano le feste bibliche in giorni diversi dal resto del popolo giudaico.

sabato 12 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Un lettore scrive:
 


Ho letto un po' il tuo blog, e devo dire che ammiro il fatto che tu parli di Dio è non parli di religione.
Credo che sia proprio questa la strada da intraprendere, diffondere la parola, non le religioni.
Per quanto mi riguarda, la mia fede è un po' traballante.
Sono una persona molto razionale, ma mi rendo anche perfettamente conto che, di fronte all'universo sono un misero granello di polvere, insignificante, e quindi, pur essendo abbastanza pragmatico nella vita,  so  con certezza (scusa il gioco di parole) di non sapere nulla.
Noi ci rendiamo conto di quello che ci circonda tanto quanto un microbo può comprende il mondo dell'essere vivente che lo ospita.
Quindi sulla fede non mi esprimo, non saprei dirti che credo ciecamente in Dio, ma nemmeno che non ci credo.
Però credo una cosa, che gli insegnamenti di Gesù, come di altre grandi figure spirituali come e altri profeti, siano la via per un mondo migliore.
La filosofia che questi profeti diffondevano nel mondo, è sicuramente qualcosa di superiore, di divino.
Perché in 2000 anni non siamo riusciti a metterla in pratica, anzi, andiamo addirittura nella direzione opposta.
I presagi dell'apocalisse di Giovanni si stanno avverando.
Il mondo è tornato ad essere una vera e propria Babilonia, e se non si ravvede SUBITO, non servirà l'intervento divino, ci penseranno gli esseri umani a sterminarsi da soli.
La parola di Dio è dei vari profeti sicuramente è la strada da seguire, ma noi esseri umani... Siamo troppo egoisti, avidi, crudeli per riuscire a resistere alle tentazioni malvagie.
Come in una crescita spirituale, l'umanità dovrà affrontare le conseguenze dei suoi peccati, e forse dopo, potrà progredire verso la direzione giusta.
Come un bambino che diventa adulto, deve imparare sulla sua pelle le conseguenze del menefreghismo, dell'indifferenza, dell'avidità, della sete di potere.
E in tutto questo ci sono anche le religioni stesse, in primis la Chiesa Cattolica, ma anche le altre non sono da meno.
Per questo credo che il tuo modo di affrontare la cosa sia quello giusto.
Niente religioni, solo dialogo diretto con Dio.
In fondo, nessun profeta a mai detto che per chiamare Dio servisse il telefono, giusto?
Si può parlare con Dio in presa diretta, senza nessun tipo di tramite.
Ora ti lascio e ti auguro buon lavoro.
Se vuoi copiare il commento sul blog, fai pure.
Lo sai che su Blogger puoi collegare gli account con G+, poi quando fai un post su Blogger, viene condiviso anche qui, e i commenti che fanno qui su G+ sono visibili anche su Blogger e viceversa?
È una funzione molto utile, in pratica G+ e Blogger vengono unificati per quanto riguarda commenti, e +1.
Felice domenica! :-) 


giovedì 3 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO


ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE

CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 

DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Una lettrice scrive:


Ci sono parole che Gesù ha detto ai suoi discepoli e quindi a noi.
Cosa avranno capito i suoi discepoli?
Cosa abbiamo capito noi?
Il contesto è quello dell'Ultima Cena, fa parte dei discorsi d'addio, un momento particolare, i discepoli cominciano ad essere tristi, a non capire cosa sta succedendo.
Cosa voleva dire Gesù dicendo: "Molte cose ho ancora da dirvi".
Quali cose Gesù non hai detto?
Quali cose non siamo capaci di portare perchè troppo pesanti?
E' facile pensare che sulla Croce Gesù dirà tutto ciò che doveva dire: la sua ultima Parola, è sulla Croce, la sua ultima parola è Lui Crocifisso.
Sappiamo che sulla croce Gesù dirà 7 parole: "Dio mio, Dio mio perchè mi hai abbandonato?
Ho sete.
Figlio, ecco tua Madre, Madre, ecco tuo Figlio; Padre, perdonali perchè non sanno quello che fanno, Oggi stesso sarai con me in paradiso... e terminerà dicendo: "Tutto è compiuto".
Allora lì sulla Croce egli termina di dirci tutto ciò che doveva dirci, lì sulla croce, assume tutto il peso del nostro peccato, lì sulla croce ci dona lo Spirito che ci rivelerà la verità tutta intera, lì sulla Croce in Giovanni e Maria si compie l'Umanità nuova, la prima cellula di Chiesa, il futuro dell'umanità.
E' bello restare in contemplazione di questa Parola e chiedere allo Spirito che ce la riveli.
Appartenere allora a Cristo vuol dire infatti essere "membro" di lui.
Equivale ad immedesimarsi, a far propri tutti gli aspetti e le prerogative esistenziali che lui ci propone.
E questo anche nella comunione della comunità che vive nel suo nome la solidarietà e l'unità della fede, della speranza e della carità.
E qui viene il difficile specialmente nella vita di tutti i giorni: riusciamo noi ad essere parte di Gesù nella Comunità?
Secondo uno slogan da considerarsi ancora recente, si direbbe oggigiorno "Cristo sì, Chiesa no".
La Chiesa viene tacciata di oscurantismo e di antimodernismo, di classismo.
Anche all'interno del mondo credente ci si ostina a rifiutare con tutti i mezzi le disposizioni e gli insegnamenti, trovando spesso infondati pretesti per mettere in discussione ogni insegnamento biblico.
Eppure Dio si è rivelato non solamente all'uomo singolo, ma ad un'intera comunità.
Cristo ha garantito la sua presenza nell'organico di una Comunità nella quale si è chiamati a vivere un solo Signore, una sola fede, un solo Battesimo per godere di un solo Dio Padre di tutti (Ef 4, 4 e ss) ed è improponibile che ciascuno possa costruirsi un cristianesimo a suo e consumo.  

domenica 27 aprile 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:

L'uomo nella parola di Dio ( la bibbia) ha tutto quello che gli serve per vivere bene, ma pur potendo scegliere il bene, non sceglie il bene ma il male
L'uomo che ama Dio ed è fedele alla parola di Dio è completo in se, non ha bisogno di regole umane, tratta le cose e le persone come creature di Dio perché il suo unico scopo è piacere a Dio...purtroppo se nel mondo c'è tanta fame e tanta sofferenza è perché la maggioranza dell'umanità non ama e non conosce Dio.
Senza Cristo che regna nei nostri cuori non c'è speranza che l'uomo possa fare qualcosa di buono per se stesso e per il prossimo.
Noi cristiani sappiamo dove sta andando l'umanità, sempre di più si sta avvicinando a precipitare in un baratro.
Ma l'uomo non vi bada e non si sottomette a Dio perché pensa di essere troppo intelligente per pensare a Dio.
La generosità verso il prossimo c’è stata ordinata da Dio e fa parte della condivisione con chi è nel bisogno.
E nessuno pensi di impoverirsi donando del suo, perché l'ubbidienza ai comandamenti divini portano sempre alla prosperità.
"A motivo di questo, il Signore, il tuo Dio, ti benedirà  in ogni opera tua e in ogni cosa a cui porrai mano"(Deuteronomio 15/10)
"Tu farai dei prestiti a molte nazioni e non prenderai nulla in prestito, dominerai su molte nazioni ed esse non domineranno su di te". (Deuteronomio 15/6 )

Chi pensa solo a se stesso, chi si serve delle difficoltà altrui per trarne vantaggio e chi cerca di approfittare delle debolezze o incompetenze di altri trasgredisce gli insegnamenti della parola di Dio

giovedì 17 aprile 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
I lettori scrivono:

Francesco.
Caro Sebastiano DIO ti benedica. 
Complimenti x il blog d'avvero ben fatto  ben ordinato era un po' che non ci entravo me lo sono messo tra i preferiti  e sto vedendo tutti i commenti che hai scritto su ogni libro su ogni commento su ogni passo complimenti d'avvero ben fatto.
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Franco Poggiali
Questa economia è per gli appartenenti ad una stessa famiglia ,spirituale, non sono compresi coloro che non accettano Gesù, poiché molti chiedono aiuto materiale ma soddisfatto quello si allontanano.lici, furbacchioni
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Chi aderisce molto difficilmente si allontana.
Chi chiede di aderire ha già accettato i principi biblici.
Quelli che dici te sono dei furbacchioni.
I furbi non potranno aderire perché il proprio modo di concepire la  fratellanza non è secondo gli insegnamenti di Gesù.
Alla base di questa economia c'è l'amore per il prossimo; il vero amore per il prossimo non si può avere se non si ama Dio e non si seguono gli insegnamenti di Gesù.

Il collante è l'amore e chi ama non si allontana dalle vie di Dio.

lunedì 7 aprile 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Sviluppo umano – stadio spirituale avanzato- economia di servizio.


In questo stadio spirituale avanzato, il senso del dovere, rispetto non solo nei confronti del gruppo, ma tutte le creature umane, pervade l’intera atmosfera cordiale ed amorevole secondo gli insegnamenti biblici.
La fede in un Dio creatore di tutte le cose è una grande leva per arrivare a questo stadio, è una condizione necessaria credere altrimenti l’altruismo vero, e non apparente caritatevole, possa regnare nel cuore dell’uomo.
Infatti, si predica molto dell’amore per il prossimo e il servizio ai bisognosi, ma in concreto si agisce poco con vero spirito di fratellanza nel campo economico che la chiave per capire il grado della condivisione comunitaria.
Si sottolinea, spesso, anche che quando l’essere umano si allontana dalle vie del Signore commette peccato.
Si mettono in guardia le persone dagli inganni dei desideri e dai pericoli di una volontà che miri solo al soddisfacimento di piaceri mondani e passeggeri.
Ma nessun grande gruppo umano può essere preso come esempio.
L’economia di servizio potrà avere successo solo se si dà luogo ad cambiamento radicale interiore della natura del cuore dell’uomo; occorre una vera conversione per mettere da parte l’egoismo e far prevalere l’altruismo e lo spirito di servizio.
L’evangelizzazione pratica è più efficace di quella predicata che non sempre rispecchia la vita vissuta di tutti i giorni, sia nell’ambito comunitario che familiare o individuale.
Se il progetto dell’economia condivisa avrà successo, una nonviolenza economica della permanenza sarà realizzata, solo allora si dire di poter inaugurare una civiltà di pace duratura fra i popoli.
Noi credenti dobbiamo essere d’esempio nel mettere in pratica concretamente  l’amore per il prossimo.

I primi capitoli degli Atti degli Apostoli sono illuminanti per capire come concretizzare la fraternità fra gli uomini di buona volontà.

sabato 5 aprile 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
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PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Sviluppo umano – stadio primitivo dell’economia

Appartiene allo stadio primitivo il parassita che lo contraddistingue nei rapporti con gli altri gruppi o nazioni.
Oggi si utilizzano molto i prodotti per combattere il mondo parassitario nel campo agricolo al fine di poter migliorare la produzione ed il reddito da lavoro nell’ambito dell’agricoltura.
Un parassita non considera i diritti altrui, le vie per arrivare a ciò di cui ha bisogno sono infinite (le leggi della morale e dell’etica non valgono per loro), le conseguenze delle proprie azioni sono la distruzione o morte degli altri per il bene proprio.
Una tigre non si emoziona davanti all’agnello che ha lacerato, non si fa scrupoli di coscienza per soddisfare il proprio ventre.
Il cacciatore e il pescatore uccidono la loro preda per soddisfare il bisogno immediato del proprio corpo.
Allo stesso modo, un’economia nazionale che dipende, per esistere, dal danno o dalla rovina di un altro gruppo (vedi le guerre), è intrinsecamente parassitaria alla stregua del mondo parassitario nel settore agricolo.

Un’economia parassitaria e in netto contrasto con gli insegnamenti di Gesù ed il mondo cristiano non può ammettere un tale agire dell’uomo egoista; chi ammette o lascia correre i parassiti non può concepire la condivisione economica praticata dalla chiesa primitiva.

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Gli stadi dello sviluppo umano: gruppi o nazioni.

Come un individuo può passare da un tipo di economia a un’altra, così un gruppo di persone o anche la razza umana nel suo insieme possono passare da un tipo di economia a un’altra per realizzare un modello di sviluppo più consone alle proprie esigenze.
E’  possibile determinare quale stadio di sviluppo umano sia stato raggiunto da un certo gruppo o da una nazione osservando le caratteristiche della sua vita collettiva e dei suoi rapporti con altri gruppi o nazioni per ipotizzare i vari possibili scenari futuri economici e non.
Si possono individuare tre stadi di sviluppo di civiltà: quello primitivo, quello moderno e quello spirituale o avanzato; questa semplificazione è necessaria per capire da dove veniamo, dove pensiamo di proiettare il futuro economico per le generazioni avvenire.
L’economia parassitaria e l’economia predatoria appartengono al primo stadio (quello primitivo), l’economia dell’impresa e l’economia gregaria possiamo inserirle nel secondo stadio, mentre all’ultimo stadio viene individuata l’economia di servizio che si ispira a principi spirituali avanzati, ma altro non sono che i principi biblici per i cristiani.
Nel primo stadio abbiamo una economia transitoria e violenta.
Nel secondo stadio vi sono ampi elementi di violenza, anche se con un desiderio crescente di stabilità e nonviolenza, ma con forte spinta egoistica.
L’ultimo stadio (l’economia di servizio) si ha la volontà di perseguire la strada della pace, la stabilità e la nonviolenza.
A quest’ultimo stadio dovrebbe mirare il mondo cristiano in rispetto degli insegnamenti di Gesù.

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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ECONOMIA CONDIVISA – ECONOMIA GREGARIA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA


Quando si parla di economia si pensa all’accumulo delle risorse per fini personali ed individualisti; è difficile pensare diversamente quando l’egoismo lo si lascia imperare nel proprio cuore.
Un esempio dell’economia gregaria lo possiamo trovare nel regno animale, cioè nelle api che nella loro laboriosità collettiva operano per il bene comune.
L’economia gregaria nell’ambito familiare produce benessere per tutti i componenti e determina armonia fra fratelli e genitori, questo viene determinato quando ci si rifà a dei principi sani ed in particolare a quelli biblici.
I TIMOTEO 3:3-4. …non dedito al vino né violento, ma sia mite, non litigioso, non attaccato al denaro, che governi bene la propria famiglia e tenga i figli sottomessi e pienamente rispettosi..
Tre termini vanno evidenziati: famiglia, governo e danaro.
Il nucleo fondamentale di un popolo è la famiglia; emerge chiaramente che in primis si deve saper governare la propria famiglia e poi pensare di governare la famiglia allargata, cioè la collettività.
E’ importante conoscere se quel tale governa bene la propria famiglia prima dare una delega per farlo governare a livello di vertice.
Un buon padre di famiglia pensa all’economia e come trovare le risorse per non far soffrire la moglie ed i figli.
La stessa cosa dovrebbero fare i nostri governanti; da quello che si può notare, invece, pensano ai propri interessi e non si preoccupano degli altri.
Questo è contro i principi biblici che sono alla base degli insegnamenti di Gesù ed a questi devono attenersi i credenti in Cristo.
Il contesto cristiano, generalmente, spesso dimentica il contenuto biblico, ma amano farsi chiamare cristiani

martedì 1 aprile 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
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Lavoro e retribuzione in natura.



 Il lavoro nella natura consiste nello sforzo messo in essere dai vari fattori che cooperano e completano il ciclo naturale della vita.
Se questo ciclo viene spezzato allora interviene la violenza, il progresso è bloccato, si finisce nella distruzione e nello spreco.
L’interesse di tutti e di ciascuno è l’autopreservazione che richiede una completa nonviolenza, la cooperazione e sottomissione alle vie della Natura, se si vuole mantenere la permanenza del ciclo della vita.
La Natura assicura la cooperazione di tutte le unità che concorrono al ciclo della vita; ognuna lavora per se stessa ma nel processo aiuta le altre unità a compiere il proprio ciclo di vita.
Tutte le parti sono legate in una causa comune per determinare la permanenza della Natura.
Nulla esiste da solo, ma vi è una continua interazione dei vari fattori che compongono il sistema.
Quando tutti lavorano in armonia e non esplode la violenza, abbiamo un’economia di permanenza.
L’economia di permanenza è anche l’economia del bene comune che a sua volta all’economia della condivisione per il bene di tutti e non  solo per alcuni; occorre l’armonia nel lavoro per crescere e vivere dignitosamente.
Non ci può essere condivisione se non c’è armonia nel lavoro che produce il bene per il regolare ciclo della vita.
Armonia significa anche rispetto per il prossimo, pace, non violenza a 360°.
Questo si può raggiungere se il cuore naturale dell’uomo viene trasformato in modo tale che al posto dell’egoismo si ha l’amore per il prossimo secondo gli insegnamenti di Gesù.

venerdì 28 marzo 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Il cambiamento o la rivoluzione vengono veicolati dai pensieri, dai discorsi e dalle azioni che, in questo caso, devono condurre alla libertà economica locale ed abbandonare il commercio globalizzato governato dai grandi gruppi di potere.
L’economia locale deve mirare ad assicurare un lavoro a tutti per il bene collettivo e non per pochi furbetti di turno.
E’ importante mettere a fuoco tecniche per la coltivazione di prodotti destinati all’alimentazione sana ricca di nutrienti e di vitamine per il corpo umano.
Le unità produttive locali devono gestire anche la scuola, eminentemente pratica e volta a tirare fuori il meglio dalla creatività e delle attitudini dei bambini; pensare ad una società nonviolenta fondata sul decentramento, sull’assenza di sfruttamento, sull’autogoverno e sulla solidarietà cooperativa per il benessere di tutti.
Gli ideali pratici per un radicale cambiamento possono trovare, lungo il percorso, degli ostacoli messi in atto dall’egoismo umano che a sua volta si pone in contrasto con gli insegnamenti cristiani.
Portare avanti ideali ci cambiamento per il bene collettivo si rischia di scontrarsi con i poteri forti che a sua volta potrebbero limitare la libertà personale pur di mantenere i privilegi acquisiti a danno degli altri.
La storia del cristianesimo è piena di episodi che hanno portato i credenti ad essere oggetto di maltrattamenti da parte di chi detiene il potere.

Noi siamo fermamente convinti che la condivisione economica è conforme ai principi biblici e come cristiani siamo disposti ad affrontare gli ostacoli che l’egoismo metterà in campo.

giovedì 27 marzo 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA


I modelli di sviluppo sono strettamente connessi con le guerre.
E’ illusorio voler arrestare le guerre limitandosi a denunciare i crimini, occorre agire per mutare i modelli di sviluppo che le generano.
Nelle valutazione delle cause spesso si fa riferimento ai valori di tipo etico-religioso e si evidenziano immagini bibliche come metafore sul destino dell’umanità; la vita dell’uomo e delle sue comunità non si può esaurire in formule matematiche avulse da considerazioni umanitarie che dovrebbero scaturire dai principi biblici e che il mondo cristiano non può ignorare per definizione.
L’analisi mediante le equazioni matematiche può rivelarsi una scelta voluta per non fare emergere la verità e nasconderla ai semplici che non hanno la possibilità di accedere ad un linguaggio esoterico degli specialisti dell’economia..
Sotto il profilo evangelico, l’economia deve essere riportata fra le sfere delle scienze morali e sociali; si deve restituire chiarezza e dignità all’ economia domestica per buona amministrazione della casa e quindi della famiglia.
L’economia deve essere al servizio del benessere di tutti, nessuno escluso,  si deve rigettare il modo di concepirla come scienza dell’accumulo e ripristinare il legame tra etica ed economia.

L’economia condivisa rafforza il legame tra etica, economia ed amore per il prossimo secondo gli insegnamenti di Gesù ai quali i cristiani si devono ispirare.