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giovedì 31 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
La situazione economica della chiesa Gerusalemme è dunque simile a quella che è riportata nel Manuale di Disciplina 6:17-23 e specialmente nell’ostracon.
L’ostracon è del tardo periodo Erodiano (20-68 E.V.).
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mercoledì 30 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:
Influenza dei credenti Esseni
La partecipazione comune dei beni nella chiesa di Gerusalemme era storicamente uno sviluppo nuovo.
Né Giovanni Battista né Gesù hanno chiesto ai loro discepoli di trasferire le proprietà private alla comunità.3
Le loro istruzioni riguardo i beni personali erano molto diverse da quelle degli Esseni. Gli Esseni praticavano il separatismo economico e riducevano al minimo i contatti economici con gli estranei.
Giovanni Battista e Gesù, invece, hanno cercato di avere contatti molto aperti con tutti; hanno avvertito i loro discepoli di non isolarsi economicamente dagli altri.
Giovanni ha ordinato ai suoi discepoli di condividere i propri beni con gli altri.
Quando la gente gli ha chiesto: «che dobbiam fare?» (Luca 3:10), Giovanni ha risposto: «Chi ha due tuniche, ne faccia parte a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Far parte dei propri beni a qualcun altro aveva un significato diverso nel contesto del messaggio di Giovanni.
Non significava, come a Qumran, donare i propri beni al gruppo e fare una vita in comune, piuttosto significava condividere le proprie ricchezze con i bisognosi.
Questo era la negazione del comunismo economico degli Esseni.
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PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:
E la moltitudine di coloro che avevano creduto, era d’un solo cuore e di un’anima sola; né v’era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva, ma tutto era comune tra loro…
Poiché non v’era alcun bisognoso fra loro; perché tutti coloro che possedevano poderi o case li vendevano, portavano il prezzo delle cose vendute, e lo mettevano ai piedi degli apostoli; poi, era distribuito a ciascuno, secondo il bisogno (Atti 4:32,34,35).
Un ostracon recentemente scoperto sul sito Esseno di Qumran è di primaria importanza per comprendere lo sviluppo della chiesa primitiva di Gerusalemme.1
Il teologo olandese Hugo Grotius (1583-1645) aveva già osservato nel suo commentario al Nuovo Testamento2 la somiglianza tra la descrizione neotestamentaria della comunione dei beni della chiesa di Gerusalemme (Atti 2:44,45) e la descrizione di Giuseppe della comunione dei beni degli Esseni (Guerra2:122-123).
Nel suo commento di Atti 2:44, Grotius ha messo insieme tutto il materiale degli autori antichi pertinenti a questo argomento.
Gli episodi riguardo Barnaba (Atti 4:36,37) e Anania e Saffira (Atti 5:1-11) sono anch’essi illuminati dal coccio appena scoperto a Qumran.
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lunedì 28 luglio 2014
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Un lettore scrive:
Stile di vita degli Esseni_03
Da antiche fonti come Giuseppe e Filone, è stato creduto fino a tempi recenti, che gli Esseni evitavano di sposarsi.
La scoperta dei Rotoli del Mar Morto ha presentato un’immagine molto più complicata riguardo il matrimonio.
Ci sono prove che suggeriscono che alcuni a Qumran abbiano avuto famiglia ma, benché il matrimonio non fosse rifiutato in linea di principio, molti nella setta credevano che a motivo delle imminenti «doglie messianiche» non fosse il caso di mettere su famiglia.
Gli Esseni rifiutavano la legittimità del culto del Tempio.
Essi ritenevano che i sacerdoti fossero ritualmente impuri e conducessero le persone fuori strada con i loro insegnamenti ingannevoli.
Come risultato essi non volevano avere niente a che fare con i sacrifici del Tempio di Gerusalemme.
La setta si considerava il “resto” del vero e puro sacerdozio.
Essi erano sempre in uno stato di buona disposizione spirituale e rituale, attendendo pazientemente il giorno in cui avrebbero ereditato il loro legittimo posto a Gerusalemme.
In quel giorno due Messia - un principe della casa di Davide e un sacerdote della linea di Aaronne – avrebbero guidato la comunità o i «figli della luce» contro i loro avversari, i «figli delle tenebre», nella battaglia finale per liberare il mondo dalle grinfie di Belial (Satana).
Gli Esseni si sono isolati dai loro compagni giudei in una maniera ancora più radicale.
Rigidamente contrari al calendario lunare, gli Esseni usavano un calendario solare e celebravano le feste bibliche in giorni diversi dal resto del popolo giudaico.
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domenica 27 luglio 2014
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Un lettore scrive:
Il Nuovo Testamento è una delle migliori fonti d’informazione del periodo del Secondo Tempio, e uno dei gruppi più importanti dell’epoca era quello dei misteriosi e monastici Esseni.
È dunque particolarmente curioso che il Nuovo Testamento non li citi mai direttamente.
Questa mancanza è ancora più curiosa in considerazione del fatto che Giuseppe Flavio gli ha dato la stessa importanza dei Farisei e dei Sadducei.
Origine
Filone d’Alessandria ha stimato che la setta, composta da diversi rami, aveva soltanto quattromila membri.La maggioranza viveva sulla costa occidentale del Mar Morto, lontano dai luoghi dove Gesù condusse la maggior parte del suo ministero, ma piccoli gruppi di Esseni erano sparsi anche in tutta la Galilea e la Giudea, come pure nella stessa Gerusalemme.
L’origine degli Esseni è un po’ un mistero.
Sembra che essi siano sorti poco prima o poco dopo il regno dell’asmoneo Giovanni Ircano (135-104 a.C.).
Insieme ai Farisei, essi possono essersi sviluppati dagli Hassidim, un partito di pii e saggi giudei che hanno resistito alle aspirazioni nazionaliste e che consideravano apostati i re asmonei.
È ancora più difficile determinare il nome della setta, ma molti studiosi concordano che il termine «Esseni» sia derivato dall’aramaico asyan, «guaritori».
Questo si può riferire a un tempo quando la setta praticava una forma di medicina utilizzando le erbe.
Nei suoi scritti la comunità di Qumran si riferiva a sé stessa come a una unità o allo stare insieme - hayaḥad.
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mercoledì 16 luglio 2014
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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/42.
COSA PUÒ FARE LA CHIESA
1) PRINCIPIO:
Riconosciamo che Dio come Creatore è proprietario di tutte le cose.
Nell'Antico Testamento, l'anno sabatico e l'anno giubilare erano espressioni concrete della convinzione che la terra è di Dio e che il popolo d'Israele appartiene a Dio (Lev. 25:23,42,55).
Gesù, all'inizio del suo ministero, ha annunciato l'anno di grazia del Signore, spesso identificato con il Giubileo.
Attraverso Gesù, il povero ha sentito buone notizie, i prigionieri sono liberati, i ciechi recuperano la vista, e gli oppressi acquistano la libertà (Luca 4:16-21).
La prima chiesa di Gerusalemme ha messo il giubileo in pratica predicando il Vangelo, guarendo i malati, e condividendo i beni.
Le chiese erano solidali con chi si trovava nel bisogno (Atti 2:44,45; 4:32-37; 2Cor.8:1-15).
Come amministratori della terra di Dio, siamo chiamati ad aver cura della terra (Gen. 1:26-28).
Come amministratori del denaro, dobbiamo vivere semplicemente, praticare l’aiuto reciproco all'interno della Chiesa, sostenere la giustizia economica, e dare con generosità e cuore allegro (Fil. 4:11,12; 2Cor. 8:13,14; 2Cor.9:7; Giac. 5:4). Come persone dipendenti dalla provvidenza di Dio, non dobbiamo essere preoccupati per le necessità della vita, ma di cercare prima il regno di Dio (Mat.6:24-33).
Non possiamo essere veri servitori di Dio e lasciare che la nostra vita sia governata dal desiderio della ricchezza.
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giovedì 24 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
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RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE
BIBLICA – GLI ESSENI
CHI ERANO GLI
ESSENI? – NUOVA SCOPERTA.
DI ARGENTINO QUINTAVALLE /11.
Significato della nuova scoperta.
I rotoli di Qumran, e ora, il recente ostracon dato
alla luce, sono in grado di chiarire quello che si legge in Atti 2-5.
I credenti «avevano ogni cosa in comune; e vendevano
le possessioni e i beni, e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di
ciascuno» (Atti 2:44,45).
Una delle figure centrali della comunità di
Gerusalemme era un Levita di Cipro di nome Giuseppe, che gli apostoli hanno
soprannominato Barnaba.
Questi era lo stesso Barnaba che più tardi divenne
compagno di viaggio di Paolo.
Barnaba «avendo un campo, lo vendé e portò i danari e
li mise ai piedi degli apostoli» (Atti 4:37).
Era cosa comune nella prima chiesa di Gerusalemme che
«tutti coloro che possedevano poderi o case li vendevano, portavano il prezzo
delle cose vendute, e lo mettevano ai piedi degli apostoli; poi, era
distribuito a ciascuno, secondo il bisogno» (Atti 4:34,35). In Atti 5:1-10
viene raccontata una storia tragica: Anania e sua moglie Saffira sono morti dopo
che hanno finto di dare alla comunità l’intero prezzo di vendita di un loro
podere.
La situazione economica della chiesa Gerusalemme è
dunque simile a quella che è riportata nel Manuale di Disciplina 6:17-23 e
specialmente nell’ostracon.
Tutto ciò è molto significativo per la storicità di
Atti e del Vangelo di Luca, la prima parte del libro (Luca-Atti) scritto da
Luca.
È plausibile che quando Barnaba e Anania e Saffira
hanno fatto i loro doni alla comunità di Gerusalemme, essi abbiano dovuto
firmare un documento legale simile all’atto di donazione di Honi recentemente
scoperto a Qumran.
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martedì 15 aprile 2014
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PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Di Argentino Quintavalle/12
C’è anche una seconda decima di cui si parla in Deut.14:22-29.
Le procedure per questa decima variano all’interno di un ciclo di
sette anni.
Nel primo, secondo, quarto, quinto, e (probabilmente) sesto anno
del ciclo, un’ulteriore decima del prodotto doveva essere presa e portata a
Gerusalemme, essere offerta e consumata (dal proprietario) all’interno della
città santa.
Se una famiglia agricola viveva troppo lontano per portare tutti i
suoi prodotti a Gerusalemme, poteva riscattare la sua decima e portare il
denaro (aggiungendo un interesse del venti per cento) a Gerusalemme, con il
quale doveva comprare, secondo le parole usate dalla versione Diodati: «…tutto
quello che l’anima tua desidererà, buoi, pecore, vino, e cervogia»
(Deut.14:26).
In altre parole, questa decima non veniva data via, ma veniva
consumata dal proprietario come un’offerta al Signore.
La terza decima era la decima del terzo anno del ciclo di sette
anni (Deut.14:1-29; 26:1-19).
(Non c'era alcuna decima nel settimo anno poiché in quell’anno non
era consentito coltivare la terra).
Nel terzo anno questa decima doveva essere data ai Leviti, alle
vedove e agli orfani.
(In Deut.26:12, il terzo anno è chiamato «l’anno delle decime»).
Doveva essere utilizzata per i poveri e per gli svantaggiati.
Poi ci sono le offerte.
In un vecchio testo rabbinico che contiene
le opinioni dei saggi che hanno vissuto e insegnato in Israele prima e dopo
Yeshua, troviamo il seguente detto (Massime dei padri, 5:10):
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