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giovedì 24 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
Egli allora gli disse: "Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza».
Egli, ribadendo il concetto, rincara la dose: "Figlioli, com è difficile entrare nel Regno di Dio!
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lunedì 21 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/52.
Prima di continuare dobbiamo capire una cosa.
Nella società ci sono quelli che ci tengono a che il bene della gente abbia la precedenza su tutto, e ci sono quelli che pensano che le persone siano poco più che animali da mungere per controllarne ogni bene.
I primi sono il 95%, ma non capiscono niente di come funziona la macchina infernale del vero potere, né hanno voglia di studiarla e capirla; si limitano a protestare, a fare i cortei, i V-day, i Twitter, o al massimo spaccano vetrine e fanno qualche segno sui muri, roba idiota.
Mentre i secondi sono quella macchina e sono spietatamente bravi e scaltri.
Sono persone che studiano, sono finanziati, entrano nei club esclusivi dei tecnocrati, sono svuotati di qualsiasi umanità, vengono fatti sentire i padroni del mondo, cioè gli lavano il cervello, convincendoli di avere un diritto quasi divino di comandare.
Ci sono organizzazioni potentissime che si chiamano Think Tanks (serbatoi di pensiero, o centro studi) che furono create già dagli anni ’50 e poi molto negli anni ’70 da finanzieri Neoclassici elitisti i quali, in collusione con noti economisti accademici internazionali (vedi Milton Friedman, premio nobel nel 1976) hanno allevato e allevano schiere di questi giovani per destinarli a infiltrare tutte le strutture chiave del vero potere - che non sono i parlamenti o i governi - ma i quadri dei ministeri dell’economia, o le dirigenze delle grandi banche, per non parlare dei posti decisionali nella Commissione Europea, nel Fondo Monetario Internazionale, e infine le docenze universitarie dei migliori atenei.
È così che nel silenzio dei media e dietro le quinte degli inutili litigi della politica della Casta, quella gente arrivò entro la metà degli anni ’70 a occupare la cosiddetta stanza dei bottoni del vero potere, quello sovranazionale, cioè quello più potente degli Stati sovrani.
sabato 26 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Nell’economia della
condivisione è la distribuzione della ricchezza fra i vari membri della società
che prevale rispetto alla produzione, distribuzione e consumo dei beni.
Questa impostazione non
concorda con l’economia di mercato corrente che fonda il tutto sulla produzione
ed accumulo per proiettare l’uomo nel benessere.
Una economia che viene costruita
sul concetto fondamentale che il lavoro è merce di scambio, giusto una voce di
costo alla stregua delle materie prime non risponde ai principi cristiani.
L’essere umano non è una
macchina alla quale si dà una quantità fissa di carburante a secondo del lavoro
che ha svolto, ma ha esigenze diverse di un mezzo adoperato per la produzione.
L’uomo consuma anche se non
lavora, i bisogni sono la costante della vita di tutti i giorni; dal momento del
suo concepimento sorgono i bisogni che lo accompagnano fino al decesso.
Questi bisogni non sono
proporzionali al lavoro svolto, ma alla natura stessa del genere umano.
Questo ci porta a considera
il lavoro come mezzo necessario ma non sufficiente per il vivere in un contesto
civile, quindi è la distribuzione della ricchezza che deve essere messa alla
base della vita comunitaria.
Il mondo cristiano non può
non considerare quest’ultima riflessione nel rispetto dei principi biblici su
cui si fonda l’economia della condivisione.
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domenica 13 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Di Argentino Quintavalle/6.
Ricordiamoci, dice Keynes, che il maggior investitore è lo Stato,
che ha la macchina per stampare soldi suoi teoricamente all’infinito, e quindi
in caso di bisogno deve essere sempre lo Stato il primo a investire/spendere.
Questo modello economico, completamente alternativo alla teoria
precedente, prende il nome di teoria
keynesiana.
Nella sua opera principale, pubblicata a Londra nel 1936, Teoria generale dell’occupazione,
dell’interesse e della moneta, Keynes esamina le cause e i rimedi di quello
che ritiene essere il principale fallimento del sistema di mercato.
Il modello che ne scaturisce è talmente innovativo, nel metodo
come nelle conclusioni, da costituire una vera e propria rivoluzione, la rivoluzione keynesiana, nel
modo di guardare ai fatti economici: secondo Keynes, infatti, il più importante
fallimento del sistema del libero mercato consiste nell’incapacità di offrire
un posto di lavoro stabile a tutti quanti lo desiderino.
Infatti, se non c’è chi compra, si forma un eccesso di merci
invendute che non trova sbocco sui mercati e spinge le aziende a ridurre la
propria attività con inevitabili conseguenze sul numero degli occupati.
E la situazione continuerà a peggiorare in un circolo vizioso.
Insomma, Keynes distrugge l’idea neoclassica secondo cui
l’economia si equilibra da sola nel gioco spontaneo fra risparmi e
investimenti/spesa, basta che lo Stato si levi di mezzo e tutto venga lasciato
nella mani del Mercato. Keynes dice che non esiste un pilota automatico in
economia, e che l’investimento/spesa dello Stato è il motore certo di tutta
l’economia di un Paese.
E questo fu rivoluzionario allora, come lo è oggi, dove questi
Neoclassici al potere stanno distruggendo le nazioni col pareggio di bilancio
(dove lo Stato non deve
spendere ma deve risparmiare), e infatti vediamo com'è conciata l'economia.
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