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giovedì 24 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
Egli allora gli disse: "Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza».
Egli, ribadendo il concetto, rincara la dose: "Figlioli, com è difficile entrare nel Regno di Dio!
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sabato 12 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA
- POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA
– TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE
BIBLICA
PROCESSO
CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI
NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI
DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una
lettrice scrive:
La
vita di Dio, dentro di noi, è iniziata quando siamo esistiti.
Questo
è bellissimo!
Signore
Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura
con lo stesso sguardo, con il quale l'hai letta Tu per i discepoli
sulla strada di Emmaus.
Con
la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire
la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna
e della tua morte.
Così,
la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa
loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea
in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione negli
avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti.
La
tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di
Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e
testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di
fraternità, di giustizia e di pace.
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martedì 8 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA
- POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA
– TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE
BIBLICA
PROCESSO
CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI
NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI
DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una
lettrice scrive:
In questo periodo di crisi il laicato trinitario è chiamato a dare risposte alle nuove povertà e alle nuove schiavitù che sono presenti nella nostra società.
Per
dare una risposta autentica ed efficace dobbiamo rivolgere lo sguardo
alla comunità apostolica.
I
discepoli imparano da Gesù non solo le cose da insegnare, ma per
prima cosa imparano a commuoversi.
Se
ancora c'è qualcuno che si commuove per gli altri, questo mondo può
ancora sperare.
E'
facile commuoversi per se stessi, è facile piangere su se stessi, ma
ciò è inutile, è sterile.
I
discepoli, partiti per stare in disparte, imparano a essere a
disposizione di tutti, imparano che l'amore non va in disparte, non
va in vacanza, non riposa, non ha tregua, finché c 'è folla che
tende la mani che invoca pane e pace.
Io come
laica trinitaria faccio mio il motto di San Giovanni de Matha "liberi
per liberare", dobbiamo tutti farci promotori di questo
messaggio non cercando di aiutare solo I lontani ma anche I vicini
poiché i poveri li abbiamo anche tra noi.
Tutti
siamo chiamati a liberare il nostro prossimo dalle schiavitù che lo
tengono incatenato usando l'arma evangelica dell'Amore (Una risposta
d'amore alla povertà di oggi).
Angela
Auletta
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
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- POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA
– TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE
BIBLICA
PROCESSO
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RIFLESSIONI
NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI
DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una
lettrice scrive:
Tu non
ti preoccupare, vai avanti e grida al mondo intero che GESU' CRISTO
E' IL SIGNORE DELLA NOSTRA VITA.
Ama il prossimo tuo come te stesso
significa che il fratello o il prossimo è uguale a te e merita il
tuo stesso amore.
Il
nostro prossimo è costato lo stesso SANGUE DI CRISTO che è costato
per noi.
Carissimo
fratello questo pensiero che ti mando non vuole essere una predica.
Purtroppo
è vero molti si limitano solo a fare la predica e si sentono a posto
con la coscienza!!!
Un
Servo di Dio diceva: << Se tu dici di amare il tuo Gesù e poi
te ne stai per i fatti tuoi mentre fuori i fratelli soffrono, saresti
una SFRUTTATRICE DELL'AMORE DI CRISTO CHE HA DATO SE STESSO PER
TUTTI>>.
Un
brano del vangelo mette in luce un aspetto della fede cristiana,
racchiuso nell'interrogativo di Gesù: "Voi chi dite che io
sia?", traducibile anche con "Chi sono io per voi, per
te?".
Ecco,
questa domanda esige una risposta personale e chiede che se ne
valutino le conseguenze.
«Chi è
Gesù per me? Quanto è entrato nella mia vita? Come orienta i miei
pensieri, le mie decisioni, le mie scelte?»
Il
vangelo suggerisce che non basta una risposta teologicamente
corretta, come quella di Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio
del Dio vivente».
Una
dichiarazione di questo genere deve cambiare radicalmente la vita,
altrimenti resta concretamente, pur nella sua grandezza e pregnanza,
un vuoto suono di parole.
Lo
stesso Pietro comprenderà soltanto successivamente la portata della
sua dichiarazione, dopo essere passato attraverso l'esperienza del
tradimento ed essere stato coinvolto nel mistero della passione e
della risurrezione di Gesù.
La
Pasqua del Signore sarà l'evento decisivo e determinante.
Dopo la
risurrezione di Gesù, Pietro non sarà più interrogato sulla fede,
ma sull'amore: «Mi ami tu?» e sarà invitato nuovamente alla
sequela.
Ed è
sorprendente che Gesù continui a dire a Simon Pietro che si fida di
lui.
È
incredibile come il Signore scelga con assoluta libertà e
benevolenza persone deboli e fragili, anche peccatrici, e affidi loro
un compito umanamente "insopportabile".
L'amore
sapiente di Dio va oltre i nostri meriti e perfino oltre la
consapevolezza delle nostre qualità.
Ma Gesù
non lascia soli: «Io sono con voi tutti i giorni».
Egli fa
sentire la sua presenza premurosa soprattutto nei momenti difficili,
quando i discepoli cominciano ad avere paura, quando nella loro
debolezza lo rinnegano e lo tradiscono, quando "per il nome di
Gesù" sono messi alla prova, vengono combattuti e perseguitati.
Per cui
la prospettiva del martirio non va considerata un incidente di
percorso, ma un orizzonte entro il quale vedere e vivere la sequela
del Signore.
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lunedì 7 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA
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ECONOMIA
– TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE
BIBLICA
PROCESSO
CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI
NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI
DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una
lettrice scrive:
Gesù Risorto e vivo in
mezzo a noi si fa sentire, ci parla, spezza il suo pane.
Lo incontriamo pellegrino
sulla strada per Emmaus, dove camminano stanchi e delusi i discepoli
e Lui si avvicina loro.
Li ascolta, spezza la
Parola e il pane per loro.
Lo riconoscono e
allora…ecco la gioia!
E’ per noi motivo di
speranza e fiducia sapere che sulla nostra strada c’è sempre Gesù
in persona, che si accosta a noi.
E’ un Gesù che cammina,
che entra in casa, che spezza il pane, quel Pane che diventa cibo per
nostra vita.
Si presenta come il
Pastore, esempio splendido e impegnativo..
Il Pastore conosce le sue
pecore e cammina davanti a loro, non ne dimentica nessuna, non ne
tralascia nessuna, chiede però di essere guardato.
Il Pastore è a servizio
del gregge, infonde fiducia.
Sta a noi essere come
Gesù, pastori: recuperare, la fiducia di chi abbiamo davanti, la
fiducia dei figli verso i genitori, dei genitori verso i figli, e
viceversa.
Dobbiamo essere “pastori”,
capaci di guidare, ma nello stesso tempo “pecore” che si lasciano
accompagnare da Gesù.
Gesù, poi, ci invita alla
comunione massima, come Lui è nel Padre e il Padre vive in lui.
E’ significativo che Lui
insista su questa “comunione” divina e umana.
Anche questo fa parte
della Pasqua e della nostra risurrezione.
Il credente è uomo della
comunione, perché, come Gesù sa gettare ponti in famiglia, in
classe, in ufficio e ovunque si trova.
Gesù ci ricorda che non
c’è nessun Padre da vedere.
Lui è sufficiente, cioè
basta a riempire tutta la nostra vita.
Gesù ama i suoi discepoli
e va a cercarli. E’ un Gesù vivo che fa loro, come primo dono
pasquale, il dono della pace e, poiché si conceda da loro, dà loro
il GRANDE DONO DELLO SPIRITO SANTO. La pace di Gesù ci dà una nuova
possibilità di vita e con il dono dello Spirito Santo ci fa il dono
della Riconciliazione.
Gesù ci chiede di essere
segni di amore perché amati da Lui: è significativo che Gesù
capisca che da soli non ce la facciamo.
Abbiamo bisogno dello
Spirito Santo che ci incoraggi, ci consoli, ci faccia vedere la
strada giusta.
Se lo Spirito di Gesù,
che è dono suo e del Padre, abita in noi, allora anche noi
diventiamo capaci di amare. Rimango allora fedele non perché ho
forza per farlo, ma perché so che Lui e il suo Spirito, che accolgo
nella mia vita, mi guidano.
Allora sarò un cristiano
capace di amare la famiglia, la Comunità, la scuola, il lavoro e il
territorio.
Gesù, nel giorno
dell’Ascensione, sale al cielo e lascia la sua Chiesa ad annunciare
a tutti il suo amore.
Il mistero del Risorto si
compie nella sua salita al cielo e nel dono dello Spirito.
Perché dunque temere di
rimanere soli?
La promessa di Gesù ai
suoi discepoli è chiara: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla
fine del mondo”. Abbiamo così la certezza che Gesù è sempre con
noi.
Il motore della fede
riaccende quotidianamente la presenza del Signore: quando mi sveglio
la mattina e mi sento amato, quando vivo la mia quotidianità e sento
la sua presenza nonostante tutte le difficoltà che incontro. Gesù
sale al cielo, ma lascia la Chiesa a continuare la sua opera;
annunciare a tutti l’amore del Signore e dire che Dio ama il mondo,
lo accompagna ed è misericordioso.
Ogni giorno anche noi,
sino alla fine, sentiamoci mandati da Gesù e siamo gioiosi e
coerenti.
giovedì 3 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA
MISERIA
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ECONOMIA
– TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE
BIBLICA
PROCESSO
CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI
NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI
DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Ci sono parole che Gesù ha detto ai
suoi discepoli e quindi a noi.
Cosa avranno capito i suoi
discepoli?
Cosa abbiamo capito noi?
Il contesto è quello dell'Ultima
Cena, fa parte dei discorsi d'addio, un momento particolare, i
discepoli cominciano ad essere tristi, a non capire cosa sta
succedendo.
Cosa voleva dire Gesù dicendo:
"Molte cose ho ancora da dirvi".
Quali cose Gesù non hai detto?
Quali cose non siamo capaci di
portare perchè troppo pesanti?
E' facile pensare che sulla Croce
Gesù dirà tutto ciò che doveva dire: la sua ultima Parola, è
sulla Croce, la sua ultima parola è Lui Crocifisso.
Sappiamo che sulla croce Gesù dirà
7 parole: "Dio mio, Dio mio perchè mi hai abbandonato?
Ho sete.
Figlio, ecco tua Madre, Madre, ecco
tuo Figlio; Padre, perdonali perchè non sanno quello che fanno, Oggi
stesso sarai con me in paradiso... e terminerà dicendo: "Tutto
è compiuto".
Allora lì sulla Croce egli termina
di dirci tutto ciò che doveva dirci, lì sulla croce, assume tutto
il peso del nostro peccato, lì sulla croce ci dona lo Spirito che ci
rivelerà la verità tutta intera, lì sulla Croce in Giovanni e
Maria si compie l'Umanità nuova, la prima cellula di Chiesa, il
futuro dell'umanità.
E' bello restare in contemplazione
di questa Parola e chiedere allo Spirito che ce la riveli.
Appartenere allora a Cristo vuol
dire infatti essere "membro" di lui.
Equivale ad immedesimarsi, a far
propri tutti gli aspetti e le prerogative esistenziali che lui ci
propone.
E questo anche nella comunione
della comunità che vive nel suo nome la solidarietà e l'unità
della fede, della speranza e della carità.
E qui viene il difficile
specialmente nella vita di tutti i giorni: riusciamo noi ad essere
parte di Gesù nella Comunità?
Secondo uno slogan da considerarsi
ancora recente, si direbbe oggigiorno "Cristo sì, Chiesa no".
La Chiesa viene tacciata di
oscurantismo e di antimodernismo, di classismo.
Anche all'interno del mondo credente
ci si ostina a rifiutare con tutti i mezzi le disposizioni e gli
insegnamenti, trovando spesso infondati pretesti per mettere in
discussione ogni insegnamento biblico.
Eppure Dio si è rivelato non
solamente all'uomo singolo, ma ad un'intera comunità.
Cristo ha garantito la sua presenza nell'organico di una Comunità
nella quale si è chiamati a vivere un solo Signore, una sola fede,
un solo Battesimo per godere di un solo Dio Padre di tutti (Ef 4, 4 e
ss) ed è improponibile che ciascuno possa costruirsi un
cristianesimo a suo e consumo.
lunedì 30 giugno 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:
In questo
periodo di crisi il laicato trinitario è chiamato a dare risposte alle nuove
povertà e alle nuove schiavitù che sono presenti nella nostra società.
Per dare una
risposta autentica ed efficace dobbiamo rivolgere lo sguardo alla comunità apostolica.
I discepoli
imparano da Gesù non solo le cose da insegnare, ma per prima cosa imparano a
commuoversi.
Se ancora c'è
qualcuno che si commuove per gli altri, questo mondo può ancora sperare.
E' facile
commuoversi per se stessi, è facile piangere su se stessi, ma ciò è inutile, è sterile.
I discepoli,
partiti per stare in disparte, imparano a essere a disposizione di tutti,
imparano che l'amore non va in disparte, non va in vacanza, non riposa, non ha
tregua, finché c 'è folla che tende la mani che invoca pane e pace.
Io come
laica trinitaria faccio mio il motto di San Giovanni de Matha "liberi per
liberare", dobbiamo tutti farci promotori di questo messaggio non cercando
di aiutare solo I lontani ma anche I vicini poiché i poveri li abbiamo anche
tra noi.
Tutti siamo
chiamati a liberare il nostro prossimo dalle schiavitù che lo tengono
incatenato usando l'arma evangelica dell'Amore (Una risposta d'amore alla
povertà di oggi).
Angela
Auletta
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domenica 29 giugno 2014
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RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:
Riflessione
sulla condivisione.
Luca 9, 10-17: <<Congeda la folla, perché vada nei
villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui
siamo in una zona deserta>>.
[13]Gesù
disse loro: <<Dategli voi stessi da mangiare>>. Ma essi risposero:
<<Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a
comprare viveri per tutta questa gente>>.
[14]C'erano
infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai discepoli: <<Fateli sedere
per gruppi di cinquanta>>.
Il Signore
Gesù si accorge dello stato d’animo di questa povera gente e “ne provò
compassione”; cioè provò una tenerezza ed un affetto tali che gli toccarono le
viscere.
Perché la
gente era “stanca, sfiduciata come pecore senza pastore” (Mt 9, 36).
Gesù prende
l’iniziativa: “si prende cura di loro” e li guarisce, compiendo ciò che disse,
riguardo a Dio, il profeta Ezechiele: “Andrò in cerca della pecora smarrita,
fascerò quella ferita e curerò quella malata”(34, 16).
Dall’insieme
si capisce che il deserto fiorisce di cose belle, cariche di grande umanità:
Gesù è colui che fa tutto ciò.
Però i
discepoli si accorgono che questi gesti non sono sufficienti: la gente ha fame,
ormai è sera ed il luogo in cui si trovano è deserto.
Sembra che
lascino intendere che ormai, umanamente parlando, la situazione è così critica
che è quasi impossibile tenere in vita tanta gente affamata.
Si può solo
tentare di “mandarli via, nei villaggi che sorgono ai margini del deserto”; si
può “licenziarli” o “congedarli”.
Con questo
si vede che gli apostoli intendono che Gesù rompa il legame che ha con quella
gente, rompa il patto che lo lega ad essa.
Il legame sponsale rischia di spezzarsi per un
valido motivo: il bisogno materiale di cibo, la gente pensa Gesù, non può
soddisfare la grande necessità.
A questo
punto, gli apostoli pensano che ognuno deve arrangiarsi da solo.
Ma il
Signore la pensa diversamente: “Non
occorre che vadano”: Cioè, non è necessario, spezzare il legame che lo lega
alla folla, anche di fronte ad una realtà che sembra insormontabile.
E aggiunge:
“Date loro voi stessi da mangiare”.
E’ come se
dicesse: voi avete il cibo di cui la gente necessita e non ve ne accorgete.
Con un po’
di buona volontà si può risolvere il problema senza fare drammi.
Gli apostoli
intendono collaborare subito con Gesù, entrano nella sua ottica e dicono:
“Abbiamo qui cinque pani e due pesci”.
Forse si può
fare qualcosa, pensano, per questa gente affamata, ma solo attraverso Gesù: lui
solo può operare il passaggio dall’impossibile al possibile.
Egli,
infatti, dice ai dodici: “Portatemeli qua”.
La
situazione drammatica non si può solo affrontare in maniera drastica: ognuno
pensi per sé; ma anche in altre forme.
A questo
punto si apre uno scenario.
Non solo
l’impossibile diventa possibile attraverso Gesù, ma si va al di là di ogni
aspettativa.
Il legame di
Gesù con il popolo si rinsalda anziché spezzarsi e diventa festa, pranzo
nuziale.
La scena è
così diversa da come si prospettava che non si rendono conto (o meglio, lo
fanno appositamente) quando marcano il fatto che Gesù dice: Fateli sedere
sull’erba”.
E il deserto cui poco prima si accennava; e
l’ora tarda, dove sono andati a finire?
E’ chiaro
che il miracolo operato da Gesù nel
deserto è come l’anticipazione della cena che essi celebrano nel Giorno del Signore,
facendo memoria di lui, di quel fatto del passato.
In
quest’ottica, veramente il deserto si rallegra e la terra arida esulta e
fiorisce: il Signore viene a salvarci! (Is 35, 1-4)
Gesù mostra
ai discepoli come ci sia un’altra strada da percorrere senza arrivare alle
divisioni nei casi di così estrema necessità, come la mancanza di cibo.
La strada è
la seguente: la condivisione.
Condividere il poco che si possiede, cinque
pani e due pesci, con chi non ne ha.
Questo
sistema rende più amabile e tollerabile anche la vita più dura che sembra senza
vie d’uscita. “prese i pani”, “pronunciò
la benedizione”, “spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li
distribuirono alla folla”.
Gesù dà
inizio ad un nuovo modo di vivere: inizia a celebrare la cena, che si ripete
dopo di lui, in seguito di un suo ordine, ogni giorno nel mondo intero.
La cena ha
il suo centro nel verbo “dare”: Gesù prende dalle mani dei discepoli i cinque
pani, li riconsegna loro “spezzati” , divisi, anzi, “condivisi”, e i discepoli
a loro volta danno i pani diventati già molti, alla gente che a sua volta li
“divide con” gli altri.
E’ il
miracolo della condivisione che permette di superare il dramma della mancanza
di cibo e che, in più, fa diventare gli uomini fratelli tra loro.
Tutto
dipende dalla mano: se essa è chiusa e non dona, è la fame; se essa è aperta e
fa parte di ciò che possiede, è la sazietà, è la festa.
Il miracolo
della condivisione dei pani operato da Gesù nel deserto, in un luogo dove il
cuore umano normalmente diventa più avido ed egoista; viene considerato come lo sfondo, il punto di partenza per il
miracolo della cena che ormai si ripete per
ogni giorno del Signore.
La cena celebrata
con “un cuor solo ed un’anima sola”; è il superamento delle varie povertà,
quando i primi cristiani “mettono tutto in comune così che tra loro non c’è più
alcun bisognoso” (Atti 2, 42; 4, 32. 34).
Per questo
motivo il racconto del miracolo diventa necessariamente un miscuglio tra il
presente e il passato.
I discepoli stando con Gesù hanno imparato che
facendo dono di quello che si ha “si può mangiare e saziarsi” ed essere
fratelli.
Il dare non
è una perdita, ma un guadagno.
Il
condividere sazia così tanto che da quanto si ha condiviso si può anche
raccogliere degli avanzi: dodici ceste; dodici, cioè tante quante sono le tribù
d’Israele, quindi bastanti per tutto il popolo; e quanti sono i mesi dell’anno;
cioè, condividendo, ci sarà sempre del cibo e per tutti.
I presenti
erano tanti (cinquemila) (Atti 4, 4);
aggiunge inoltre: “senza contare le donne e i bambini”.
Con questo,
si vuol mettere i relazione il miracolo presente con quanto accadde nel deserto
al popolo ebreo guidato da Mosé (Esodo 12, 37).
Il popolo
con Mosé gustò la manna, mangiò le quaglie come cibo divino; con Gesù, la gente
imparò a non dividersi, a non sparpagliarsi per i villaggi per poter
sopravvivere, ma a farsi dono a vicenda di quanto aveva: con questo sistema si
mangia a sazietà e se ne avanza per ogni evenienza.
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:
Una donna si
ammalava sempre.
Tutta la sua
vita era una continua e interminabile serie di malattie.
La donna
concludeva: "Sono sfortunata, sono fatta così".
E' una risposta ma una risposta per chi non
vuol cercare, per chi, come i discepoli di Emmaus, si accontenta, cioè si
rassegna.
Un giorno
scopre che quando era piccola, sua madre, che aveva altri sei figli e non aveva
tempo per lei, andava da lei e la coccolava un po' solo quando si ammalava.
Era l'unico momento in cui riceveva cure e
amore.
Ecco la
scoperta sensazionale: ammalarsi per lei voleva dire ricevere cure.
Soffrire
voleva dire poter essere amata.
E così
continuava sempre ad ammalarsi perché inconsciamente cercava l'amore.
Da quel
giorno non si ammalò più!
Allora io prego Gesù e mi rivolgo a Lui non perché Lui
risolva i miei problemi ma perché aiuti me a vedere e a risolvere le mie
questioni.
Ogni volta
che congiungo le mani dico: "Dammi luce.
Fa' Signore che io veda, fa' Signore che io
possa sentire, fa' Signore che io non cammini nel buio, fa' Signore che io
possa capire".
E poi dopo
aver posto la domanda chiedo di saper accettare la risposta, qualunque
risposta.
Spesso noi
non ci poniamo certe domande proprio perché non vogliamo certe risposte.
Gesù dice:
"Doveva accadere così perché tu hai scelto così, perché sei vissuto lì,
perché è successo questo". Che cosa ti sta dicendo Dio?
Cosa devi
ascoltare?
Cosa devi
vedere?
Cosa devi
imparare?
Gesù dice:
"Sciocchi e tardi di cuore".
Sciocchi
tutti quelli che vogliono rimanere bambini e che non sanno che tutto ha un
"perché", che tutto è collegato al tutto e che niente è collegato al
niente. Ri-tardati, duri, rigidi, quelli che si ostinano a credere al "dio
caso" solo per non essere responsabili di sé.
Per Lc tutto
questo (Gesù che ci accompagna, Gesù che vuole che esprimiamo tutto quello che
abbiamo dentro, Gesù che vuole che accettiamo che tutto ha un senso, Gesù che
vuole che accettiamo che proprio nei fallimenti e nelle sconfitte Lui ci parla)
avviene e lo possiamo trovare.
Le parole di
Lc non possono non far pensare e rimandare a quelle della predica di ogni
domenica: "Quando fu a tavola, prese il pane, disse la benedizione, lo
spezzò e lo diede loro".
Gesù è
invitato dai due discepoli ma agisce come il padrone di casa (era il padrone di
casa che faceva tali gesti).
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Una lettrice scrive:
I due
discepoli di Emmaus erano terribilmente delusi e si sentivano falliti.
Avevano così
tanto sperato e invece tutto si era infranto, tutto sembrava nient'altro che
un'illusione.
La loro
storia, i loro progetti, i loro sogni sembravano compromessi per sempre e
definitivamente.
Gli apostoli
avevano dato tutto per Gesù, avevano lasciato lavoro, case, famiglia, moglie,
figli, tutte le loro certezze: possiamo capire che delusione immensa dev'essere
stata la sua morte.
Per loro era
veramente la fine del mondo.
Ma
incredibilmente è proprio nel fallimento di tutto ciò che avevano costruito, è
proprio all'interno della loro delusione che incontrano Gesù.
Quando mi
succede qualcosa e mi sembra la fine del mondo in realtà è la fine di un mondo
ma non del mondo.
Quando mi
sembra di aver fallito è solo il fallimento di un modo di percepirmi, di
pensare e di vivere, non sono io il fallito.
I discepoli
di Emmaus incontrano Dio proprio nel bel mezzo della loro delusione e del loro
fallimento.
I Romani
dicevano: "Vae victis (guai ai vinti)".
Nessuno
vorrebbe essere un perdente; nessuno vorrebbe ammettere di aver sbagliato;
nessuno vorrebbe accettare una sconfitta.
A volte le
persone continuano a rifare gli stessi errori perché non vogliono accettare di
essersi sbagliati e di aver fallito.
Ma Dio lo incontri
spesso proprio nei tuoi fallimenti e nelle tue sconfitte.
Perché
quando abbatti i tuoi muri di orgoglio, le tue rigidità e la tua apparente
sicurezza allora Lui può entrare.
Fai
esperienza vera e profonda di Dio proprio quando nel tuo totale fallimento,
quando cioè non c'è più nessuna ricompensa in termini di stima degli altri, del
lavoro che hai, del buon nome, dell'onorabilità, puoi sentire che il suo amore
si fa vicino non per quello che hai da mostrargli, ma semplicemente perché sei
tu.
Allora puoi
sentire che Lui ti ama solo perché ti chiami con il tuo nome e per nient'altro.
Allora lo
senti per davvero; allora conosci Dio. Rahner diceva: "Incontri Dio più
nelle tue sconfitte che nelle tue vittorie".
Sai quant'è
il buono il pane solo quando hai fame; sai chi è Dio solo quando tu non basti
più a te.
Ogni volta
che fallisco allora mi devo chiedere: "Che cosa mi sta dicendo Dio?
Che cosa
devo imparare?
Che cosa non
ho imparato finora e che la vita ora mi costringe ad imparare?
Non
bisognava che tutto questo mi accadesse perché ne ricevessi un bene?
Non
bisognava che io provassi questo dolore affinché mi liberassi da tante
illusioni? Non era necessario questo "tonfo" affinché io mi mettessi
sulla strada del cambiamento?
Non è lo
stesso Dio che ti sta guidando in tutto questo?".
Quando Gesù
si avvicina li fa parlare di tutta la tristezza, il malessere, il disagio che
hanno dentro.
Noi abbiamo
bisogno di "tirare fuori" il nostro male, il nostro dolore e tutto
ciò che ci opprime.
Il dolore è
come un veleno: se non lo sputi fuori ti uccide.
Noi abbiamo
bisogno di "tirare fuori" le nostre gioie, le nostre speranze, la
nostra vita, perché prenda forma, perché circoli, perché viva, perché si
espanda.
Noi abbiamo
bisogno di raccontare le nostre esperienze, il nostro profondo perché
raccontando lo facciamo esistere.
domenica 4 maggio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:
Riflessione sui discepoli di
Emmaus
Il vangelo racconta, spiega
come, dove e in che modo noi possiamo incontrare il Signore.
Perché Dio è
un'esperienza che tutti possiamo fare, se lo vogliamo.
Dio ti incontra nella tua
strada.
Se c'era una cosa che quei due discepoli non si aspettavano era proprio
di incontrarlo.
E non è così in fin dei conti anche per noi?
Chi di noi pensa
di poter far esperienza di Dio?
Quando Gesù si avvicina, non
si accorgono neppure che è Lui (e di certo lo conoscevano bene!).
Quante volte
Dio viene nella nostra vita, nelle nostre strade e nelle nostre giornate: ma
noi abbiamo deciso che Lui dev'essere così; che deve avere certi vestiti e
certe forme; che deve rientrare in certi schemi.
Stiamo tentando di
imprigionare Dio, di decidere noi come Lui deve venire ed essere.
Stiamo
capovolgendo i ruoli: io sono Dio e decido come tu Dio devi venire.
Dio non lo si conosce ma lo
si riconosce, non puoi vederlo faccia a faccia (Mosé lo vide di spalle e questo
fu il massimo!).
Quando passa puoi solo vederne i segni, le tracce e dire:
"Lui è stato qui; Lui è qui".
Allora quando non lo vedo,
quando la mia vita è arida quando non passa sulle mie strade non è Lui che non
viene ma io che, imprigionato nei miei schemi, non riesco a vederlo.
E Dio
ripasserà ancora: e questo ci dà una grande speranza.
Ma se avremo gli stessi
occhi continueremo a non vederlo: e questa è una grande tragedia.
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:
Riflessione sui discepoli di
Emmaus
Non bisognava che accadesse
questo perché......
Il vangelo di oggi è un
concentrato di molte verità che, se seguite, rendono saggia, feconda della Sua
presenza e spirituale la nostra vita.
1. Dio ti è sempre accanto
nel tuo cammino anche quando non lo vedi (24,16). Dio mi parla e mi conduce
anche se a volte neppure so che è Lui.
2. Spesso noi andiamo al
contrario di dove dovremo andare (24,13). Poiché siamo al buio, senza Luce,
senza Dio, facciamo ciò che non dovremmo fare e andiamo là dove non dovremmo
andare, andiamo avanti a casaccio o rincorsi dalla paura.
3. Ciò che mi riscalda il
cuore, che "mi prende" l'anima, viene da Dio (24,32). Dio è passione,
energia che brucia e arde nel cuore; Dio è un fuoco che si accende dentro.
4. Quando io mi allontano da
Lui, Lui si avvicina a me (24,13-15). Più io lo rifiuto, mi allontano da Lui e
cerco di schivarlo, più Lui tenta discretamente di avvicinarsi a me.
5. Dio è mio compagno anche
quando mi sento solo (24,15). Quando ti senti solo in realtà non lo sei. Sei
solo perché non lo senti e non lo vedi, non perché Lui non ci sia.
6. Nulla ti può far credere
se non vuoi credere (24,22-24). Nessun discorso, nessuna esperienza, nessuna
liturgia, nessun cammino, neanche Dio stesso ti può costringere a credere se tu
hai deciso di non farlo entrare nella tua vita. E' da sciocchi e da ritardati
del cuore vivere così, ma nessuno può convincere nessuno se questi non lo
vuole.
7. Dio è questione di occhi,
perché gli occhi sono lo specchio dell'anima (24,31). Non si può vedere nessun
Dio, e in realtà nessuna cosa, se non vedi dall'anima. Tutto è oscuro, tutto è
cieco, tutto è nascosto e invisibile per chi non vede dentro e dal di dentro.
8. Il grande rischio è di
non capire nulla della vita, di Dio e di quello che succede (24,19-24). Tutto
ha un senso e un significato. Tutto accade per un motivo e nulla è per caso. Ma
se manca la luce, se manca qualcuno che ti spieghi la tua vita, allora tutto è
buio, tutto è senza senso. Molti uomini vivono non capendo niente della loro
vita e non sanno che tutto ha un senso.
9. Ciò che chiamiamo
fallimento è spesso una chiamata di Dio (24,13-33). Ciò che rifiutiamo è ciò di
cui abbiamo bisogno; ciò che vorremmo evitare è ciò che dobbiamo incontrare.
Dio è molto di più nelle nostre sconfitte che nelle nostre vittorie.
10. La mente non capisce ma il
cuore sì (24,32). La mente spiega ma è il cuore che comprende, che sente, che
percepisce.
11. Quando Dio lo si ha
dentro non si ha più bisogno di trovarlo fuori (24,31). Quando Dio è dentro di
te dovunque vai te lo porti sempre appresso.
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