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venerdì 3 ottobre 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO

ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE - CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA 

CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Di Argentino Quintavalle:



La CECA fu il primo passo concreto verso l’unificazione politica, il primo mattone della costruzione dell’impero, e questo impero è una sorta di società a responsabilità limitata, la ONE World Company.
Con la firma del Trattato di Roma del 1957, che spianò la strada alla Comunità Economica Europea, si fece un ulteriore passo verso una futura società mondiale a responsabilità limitata.
"L’aspetto del cielo lo sapete dunque discernere, e i segni dei tempi non arrivate a discernerli?"
-------------------------
Ciao,
ho visitato il blog...condivido praticamente tutto.
In estrema sintesi posso dirti che superare gli individualismi sarebbe l`unica via per egualmente distribuire le ricchezze e superare ogni crisi.
È un progetto bellissimo e naturalmente aderente ai principi cristiani.
Ma penso che sia tutto un po`utopistico......finché sui principi insegnati da Gesù prevarranno l`egoismo, la prevaricazione e la sete morbosa di AVERE, più che di ESSERE.


sabato 27 settembre 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO


ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE - CONDIVISIONE BIBLICA


PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA


RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA


Di Argentino Quintavalle +1:



La CECA fu il primo passo concreto verso l’unificazione politica, il primo mattone della costruzione dell’impero, e questo impero è una sorta di società a responsabilità limitata, la ONE World Company. Con la firma del Trattato di Roma del 1957, che spianò la strada alla Comunità Economica Europea, si fece un ulteriore passo verso una futura società mondiale a responsabilità limitata."L’aspetto del cielo lo sapete dunque discernere, e i segni dei tempi non arrivate a discernerli?"-------------------------Ciao,ho visitato il blog...condivido praticamente tutto.In estrema sintesi posso dirti che superare gli individualismi sarebbe l`unica via per egualmente distribuire le ricchezze e superare ogni crisi.È un progetto bellissimo e naturalmente aderente ai principi cristiani.Ma penso che sia tutto un po`utopistico......finché sui principi insegnati da Gesù prevarranno l`egoismo, la prevaricazione e la sete morbosa di AVERE, più che di ESSERE. 

venerdì 26 settembre 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO


ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE - CONDIVISIONE BIBLICA


PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA


RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA


Di Argentino Quintavalle:
 


Allo scopo di avere la certezza che non nascessero problemi nel movimento operaio, i servizi di intelligence, la CIA e il Dipartimento di Stato, insieme con l’Istituto Tavistock, riunirono diversi importanti sindacalisti per mettere in pratica il piano di Rockefeller e rimodellare e assumere il controllo di varie sezioni del movimento europeo» (Peter Cuskie, The Shaping of the Anglo-American SS by War, p. 28).Questi sindacalisti furono reclutati soprattutto nella National Labour Relations Board, una filiale corporativistica di Rockefeller, diretta dal suo fedele tirapiedi Arthur Goldberg:«Goldberg lavorava con i socialdemocratici nel movimento operaio europeo. Incanalava fondi dell’OSS (precursore della CIA) verso l’ala socialdemocratica della clandestina federazione francese del lavoro, preparando intese che aiutassero l’intelligence statunitense ad assumere il controllo del movimento operaio francese dopo la guerra» (Peter Cuskie, The Shaping of the Anglo-American SS by War, p. 73).Dall’altro lato, il movimento per creare una Europa unita faceva parte di un piano più ampio per stabilire un governo mondiale. Il congresso dell’Aia, tenutosi nel maggio del 1948, chiese una Europa unita e adottò sette risoluzioni relative ad aspetti dell’unione politica. La n. 7 affermava:«La creazione di una Europa unita va vista come un passo essenziale verso la creazione di un mondo unito […] Il Piano Marshall, oltre ad aiutare l’Europa a rialzarsi, portò poi al Piano Schuman del 1950, quando il Ministro degli Esteri francese Robert Schuman propose che tutta la produzione di carbone e acciaio, tanto della Francia quanto della Germania, fosse posta sotto il controllo di un unico organismo sovranazionale» (Abolishing our nation – step by step, 6/9/2004);piano che, a sua volta, diede luogo alla Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio (CECA), poi all’EURATOM (Commissione Europea per l’Energia Atomica) e infine al Mercato Comune.

giovedì 4 settembre 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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CONDIVISIONE BIBLICA

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Un lettore scrive:




Perché non facciamo qualche cosa in più con piu criterio.
Tutte le varie religioni..governo ecc..e fare vedere delle immagini diverse..il Signore ci dia maggiore intendimento e discernimento. ..

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Concordo.Fai una proposta operativa!

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La mia proposta non può essere accettabile. .perché sai benissimo che se non siamo convertiti.. non succede niente di buono..e non posso esprimermi piu di tanto. .ma tu ho visto che sei abbastanza intelligente e capisci..ma comunque ne parlerò col pastore della mia comunità. .essendo nel direttivo adi..comunque grazie mi hai dato un'idea. .nuova pace del Signore. .

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Grazie veramente per l'esauriente commento. .certo io so che le nostre comunità cristiane. Si impegnano. .e certo non era rivolto il mio..problema a noi..col massimo rispetto. .ma..a chi collabora...male..vedere queste cose mi fa male...ma da soli..non si fa' molto. .queste assocoazioni non bastano a migliorare la vita di questi cari sfortunati. ..non voglio mostrarmi migliore o più bravo di nessuno per carità. .sto ' male a vedere queste situazioni..quando c'è la possibilità di partecipare partecipo..sia spiritualmente che fisicamente..ma purtroppo ancora si deve fare molto di più. ..il Signore ci guidi e ci aiuti. .ed a te grazie per tutto

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Perché non può essere accettata?
Noi dobbiamo dialogare ed agire con i convertiti.
E' un appello ai convertiti.
Noi in prima linea.
Aspetto una tua proposta operativa.
I primi capitoli degli Atti sono illuminanti.


giovedì 31 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISAUn lettore scrive:



La situazione economica della chiesa Gerusalemme è dunque simile a quella che è riportata nel Manuale di Disciplina 6:17-23 e specialmente nell’ostracon.
Tutto ciò è molto significativo per la storicità di Atti e del Vangelo di Luca, la prima parte del libro (Luca-Atti) scritto da Luca.
È plausibile che quando Barnaba e Anania e Saffira hanno fatto i loro doni alla comunità di Gerusalemme, essi abbiano dovuto firmare un documento legale simile all’atto di donazione di Honi recentemente scoperto a Qumran.
1. L’ostracon è stato scoperto nell’inverno del 1996 da una spedizione archeologica diretta dal Prof. James F. Fare che ha fatto degli scavi nel sito centrale della comunità Essena di Qumran, alla base della parte esterna del muro perimetrale est. 

L’ostracon è del tardo periodo Erodiano (20-68 E.V.).
2. Annotazioni sul Nuovo Testamento, pubblicato in tre volumi tra il 1641 e il 1650.
3. David Flusser, Judaism and the Origins of Christianity, pp. 150-168.
4. 1QS 6:18: uvimle'at lo shanah vetoch hayahad (e quando egli ha completato un anno nella Yahad...).
5. 1QS 6:19-20: el yad ha'ish hamevaker al melechet harabim ([la sua ricchezza sarà trasferita] all’Economo della Comunità).
6. 1QS 6:20-21: ad mele'at lo shanah shenit betoch anshe hayaHad (prima del suo completamento di un secondo anno tra gli uomini della Yahad); uvimle'at lo hashanah hashenit (e quando egli ha completato il secondo anno).
7. 1QS 6:21-23.
8. Per una discussione dei problemi topografici relativi all’identificazione di Holon, vedi Cross e Eshel, «Ostraca from Khirbet Qumrân».
9. Vedi nota 5.
10. vechimloto layaHad. Questo corrisponde all’inizio di 1QS 6:18 (vedi nota 4)! In questo passo, lo stesso verbo ricorre non meno di tre volte (linee 17,18,21).
11. Hisday di Holon era sicuramente uno schiavo non-Giudeo.

mercoledì 30 luglio 2014

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Un lettore scrive:


Honi, Hisday e l’Economo
L’ostracon di Qumran è stato scritto a Gerico e contiene la dichiarazione di un certo Honi che accorda alla setta (la Yahad) come dono, «da questo giorno e in perpetuo», le sue proprietà di Holon,8 che comprendevano una casa, alberi di fico, ulivi e uno schiavo di nome Hisday. 

Il beneficiario delle proprietà di Honi era un certo Eleazar figlio di Nahamani, probabilmente l’Economo della Comunità di Qumran.9
L’ostracon, quindi, sembra essere niente di meno che l’atto di donazione di un novizio Esseno alla fine del primo anno del suo noviziato (vedi Manuale di Disciplina 6:18-21).
Era alla fine di questo primo anno che le proprietà del principiante venivano consegnate all’Economo della Comunità.
Le proprietà di Honi sarebbero state definitivamente incorporate nella comunità, solo alla fine del suo secondo anno del periodo di prova.
Questo lo si deduce nella linea 8 dell’ostracon.
Le due parole di questa linea dovrebbero essere tradotte: «E quando egli ha completato [il suo primo anno come principiante] della comunità...».
Il resto dell’ostracon è molto frammentario; tuttavia, sembra che l’ostracon contenga la dichiarazione di Honi che egli trasferisce con atto legale i suoi possessi, cioè, la casa, il terreno circostante e lo schiavo alla comunità Essena di Qumran.
Alla fine del secondo anno di noviziato, con l’accettazione definitiva come membro della setta, le proprietà di Honi sarebbero state vendute e il ricavato messo nel tesoro della comunità; è difficile immaginare che gli Esseni continuavano a mantenere dei terreni al di fuori del loro posto, e nella comunità di Qumran la schiavitù era proibita.11


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Un lettore scrive:


Gesù ha criticato gli Esseni per il loro isolazionismo e ha messo in guardia i suoi seguaci contro tale comportamento.
Egli ha detto: «i figliuoli di questo secolo, sono più avveduti, nella loro generazione, che i figliuoli della luce [un riferimento agli Esseni].
Io altresì vi dico: Fatevi degli amici delle ricchezze ingiuste [cioè, le ricchezze degli estranei]» (Luca 16:8,9 – Diodati).
Secondo Gesù i figli di questo mondo erano più saggi degli Esseni perché avevano mantenuto il contatto economico con gli altri.
La comunione dei beni, quindi, non era un’idea che è entrata nella chiesa primitiva sotto l’influenza di Giovanni o sotto l’insegnamento di Gesù, ma possiamo supporre che si sia sviluppata per l’influenza degli Esseni che si sono uniti al nuovo movimento.
I Rotoli del Mar Morto confermano quello che già sapevamo da Giuseppe (Guerra 2:122), che quando un uomo diventava membro della setta doveva donare i suoi beni all’ordine.
Secondo il Manuale di Disciplina degli Esseni (1QS 6:14-23), durante i primi due anni, i possessi del principiante non venivano messi insieme a quelli della comunità.
Dopo avere completato il primo anno del suo noviziato,4 i beni del novizio venivano dati all’Economo della Comunità;5comunque, venivano ancora tenuti separati dai beni della comunità.
Solo dopo aver completato il secondo anno del suo periodo di prova6 il novizio veniva accettato come membro a tutti gli effetti e i suoi beni venivano messi insieme a quelli della setta.7


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Un lettore scrive:




Influenza dei credenti Esseni
La partecipazione comune dei beni nella chiesa di Gerusalemme era storicamente uno sviluppo nuovo.
Né Giovanni Battista né Gesù hanno chiesto ai loro discepoli di trasferire le proprietà private alla comunità.3
Le loro istruzioni riguardo i beni personali erano molto diverse da quelle degli Esseni. Gli Esseni praticavano il separatismo economico e riducevano al minimo i contatti economici con gli estranei.
Giovanni Battista e Gesù, invece, hanno cercato di avere contatti molto aperti con tutti; hanno avvertito i loro discepoli di non isolarsi economicamente dagli altri.
Giovanni ha ordinato ai suoi discepoli di condividere i propri beni con gli altri.
Quando la gente gli ha chiesto: «che dobbiam fare?» (Luca 3:10), Giovanni ha risposto: «Chi ha due tuniche, ne faccia parte a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Far parte dei propri beni a qualcun altro aveva un significato diverso nel contesto del messaggio di Giovanni.
Non significava, come a Qumran, donare i propri beni al gruppo e fare una vita in comune, piuttosto significava condividere le proprie ricchezze con i bisognosi.
Questo era la negazione del comunismo economico degli Esseni.


martedì 29 luglio 2014

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Un lettore scrive:

 
Gli Esseni - loro stile di vita

Appena pubblicata, l’iscrizione su un coccio scoperto a Qumran ci mostra un parallelo sorprendente di una pratica della prima comunità dei seguaci di Gesù.
Secondo il Libro di Atti, i membri della chiesa primitiva hanno venduto i loro beni e hanno distribuito il ricavato secondo le necessità di ciascuno.
Le loro ricchezze [gli Esseni] essi disprezzavano, e la loro comunione di beni è veramente ammirevole; non troverete tra di loro chi si distingue per opulenza.
Essi hanno una legge che i nuovi membri ammessi alla setta conferiscano le loro proprietà all’ordine, con il risultato che non vedrete da nessuna parte la povertà, o povertà degradante o ricchezza sregolata; i beni di ognuno vengono messi insieme agli altri e tutti, come fratelli, godono di un unico patrimonio (Giuseppe Flavio, Guerra 2:122-123


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Un lettore scrive:
 
Stretta osservanza

La «guerra finale» per gli Esseni è arrivata nel 66 d.C. quando la setta si è unita alla rivolta giudaica contro il giogo romano, pensando che questa fosse la battaglia apocalittica che avevano aspettato a lungo.
Nella primavera del 68, il comandante romano Vespasiano marciò con la sua Decima Legione nella Valle del Giordano e poco dopo la comunità Essena venne distrutta e i suoi membri quasi tutti uccisi.
Alcuni Esseni riuscirono a fuggire a Masada dove combatterono a fianco degli Zeloti fino a quando la fortezza non cadde cinque anni dopo.
L’arrivo dei romani a Qumran deve essere stata una sorpresa, poiché gli Esseni hanno avuto poco tempo per portare via la loro preziosa biblioteca e l’hanno dovuta nasconder nelle grotte vicine.
Se la comunità fosse sopravvissuta, probabilmente i loro manoscritti avrebbero incontrato lo stesso destino di altri manoscritti ebraici, di cui esistono solo delle traduzioni greche o latine.
La tragedia degli Esseni di quasi duemila anni fa, ci ha ironicamente provvisto di un tesoro di documenti antichi che ci permettono di dare uno sguardo affascinante sul complesso mondo del giudaismo dell’epoca in cui visse Gesù.
Shalom
Argentino Quintavalle

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Un lettore scrive:


Esseni - Stretta osservanza_01
Gli Esseni conducevano un’aspra guerra di polemica contro i loro rivali, i Farisei.
La setta di Qumran deplorava quello che essi consideravano essere il lassismo dei Farisei, e parlano di loro come i «dispensatori di lisce interpretazioni» e denunciavano la loro partecipazione alla vita pubblica.
Gli Esseni erano noti per la loro stretta osservanza della Torah, in particolare dei comandamenti relativi a tutti gli aspetti della purezza rituale. 7
I membri della comunità facevano giornalmente uso del mikve (bagno d’immersione rituale), ed era risaputo che andavano in giro con una piccola pala per seppellire i loro escrementi.
Gli uomini di Qumran erano molto severi nel rispetto delle leggi riguardo il Sabato.
Filone, che ammirava gli Esseni, ha scritto che i membri della setta venivano rispettati per la loro integrità.
Egli ha scritto che la setta era motivata da tre ideali: l’amore di Dio, l’amore della virtù e l’amore dell’uomo.
Tale dedizione alla Torah era senza dubbio ispirata dalla teologia della comunità.
Gli Esseni credevano che essi fossero stati scelti per elezione Divina e che erano i soli ai quali Dio aveva conferito lo Spirito Santo.
Ogni uomo, secondo gli Esseni, era stato predestinato ad essere o un «figlio della luce» o un «figlio delle tenebre». Essi erano anche convinti che Dio controllava il destino degli uomini per mezzo delle stelle, e osservavano il cielo per conoscere la volontà di Dio.
Secondo Giuseppe essi credevano che tutto fosse stato predestinato da Dio.


lunedì 28 luglio 2014

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Un lettore scrive:

Stile di vita degli Esseni_02

Rompere le regole della setta avrebbe portato ad una riduzione di cibo o anche alla scomunica.
Il peccato della conversazione futile, per esempio, comportava l’espulsione dalla comunità per tre mesi, mentre quelli che venivano sorpresi a mormorare contro i responsabili venivano espulsi per sempre dalla fratellanza.
La scomunica permanente poteva significare la morte dato che la maggioranza dei membri avevano giurato di osservare le leggi dietetiche della setta.
Piuttosto che rompere i loro voti a Dio e consumare quello che essi pensavano essere cibo impuro, alcuni Esseni destituiti si sono ridotti a mangiare le erbe dei campi.
Inutile dire che quelli che cercavano di sopravvivere in questa maniera, alla fine morivano per denutrizione.
Nonostante la natura comunitaria della società Essena, essa era lontana dall’uguaglianza.
Giuseppe parla di quattro gradi all’interno degli Esseni, e ogni membro veniva esaminato annualmente da uno speciale comitato, con promozioni e degradazioni stabilite con voto. 

Inoltre, essi erano divisi in tribù, migliaia, centinaia e decine come descritto nel libro dei Numeri.
Tutti i membri della setta venivano sorvegliati da ispettori che controllavano ogni aspetto della vita della comunità.
Un po’ come il vescovo della chiesa iniziale, l’ispettore forniva la guida religiosa e l’istruzione agli iniziati.
La direzione generale della setta veniva data da un consiglio di quindici uomini rappresentanti le dodici tribù d’Israele e le tre famiglie sacerdotali.


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Un lettore scrive:



Stile di vita degli Esseni_01

L'aspetto più sorprendente degli Esseni era il loro stile di vita comunitario.
Le loro regole sono state spiegate in dettaglio nel «Manuale di Disciplina», un documento trovato nelle grotte di Qumran nel 1947.
La comunità condivideva la comunione dei pasti, non c’era chi possedeva proprietà private ed avevano depositi in comune per cibo ed acqua.
L'ascetismo era visto come parte essenziale della santità, e mangiavano un cibo molto semplice.
Gli Esseni vivevano in tende e in grotte lungo le coste del Mar Morto, pregando e lavorando insieme in una casa comune.
La maggior parte dei membri lavoravano come coltivatori, altri erano pastori e vasai, ed altri scribi, con lo scopo di trasmettere le Scritture e gli scritti della setta.
Quando non lavoravano, gli Esseni indossavano dei vestiti bianchi di lino.
Gli Esseni non possedevano schiavi: «Non c’è alcun schiavo tra loro, tutti sono liberi, in quanto lavorano gli uni per gli altri» (Filone, Quod Omnis Probus Liber 79).
Molta importanza veniva data alla preghiera in comune e allo studio.

domenica 27 luglio 2014

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Un lettore scrive:



Il Nuovo Testamento è una delle migliori fonti d’informazione del periodo del Secondo Tempio, e uno dei gruppi più importanti dell’epoca era quello dei misteriosi e monastici Esseni.
È dunque particolarmente curioso che il Nuovo Testamento non li citi mai direttamente.
Questa mancanza è ancora più curiosa in considerazione del fatto che Giuseppe Flavio gli ha dato la stessa importanza dei Farisei e dei Sadducei.

Origine

Filone d’Alessandria ha stimato che la setta, composta da diversi rami, aveva soltanto quattromila membri.
La maggioranza viveva sulla costa occidentale del Mar Morto, lontano dai luoghi dove Gesù condusse la maggior parte del suo ministero, ma piccoli gruppi di Esseni erano sparsi anche in tutta la Galilea e la Giudea, come pure nella stessa Gerusalemme.

L’origine degli Esseni è un po’ un mistero. 

Sembra che essi siano sorti poco prima o poco dopo il regno dell’asmoneo Giovanni Ircano (135-104 a.C.). 

Insieme ai Farisei, essi possono essersi sviluppati dagli Hassidim, un partito di pii e saggi giudei che hanno resistito alle aspirazioni nazionaliste e che consideravano apostati i re asmonei.
È ancora più difficile determinare il nome della setta, ma molti studiosi concordano che il termine «Esseni» sia derivato dall’aramaico asyan, «guaritori».
Questo si può riferire a un tempo quando la setta praticava una forma di medicina utilizzando le erbe.
Nei suoi scritti la comunità di Qumran si riferiva a sé stessa come a una unità o allo stare insieme - hayaḥad.

mercoledì 23 luglio 2014

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Argentino Quintavalle/56.


«Quando uno Stato dipende per il denaro dai banchieri, sono questi stessi e non i capi dello Stato che dirigono le cose.
La mano che dà sta sopra a quella che prende.
I finanzieri sono senza patriottismo e senza decoro» Napoleone Bonaparte
Questa parte si prefiggerà nel tempo di far luce sulla vera natura e funzione del denaro e si proporrà di illustrare dei concetti chiave, necessari per comprendere la problematica monetaria.
Dalla primitiva età del baratto, alla moneta elettronica attuale, il denaro ha compiuto un processo evolutivo impressionante, condizionando profondamente i rapporti economici e sociali delle comunità.
Il baratto, come principale forma di scambio, presentava evidenti limitazioni di mercato a livello spazio-temporale.
L’avvento della moneta metallica e in seguito della nota di banco (antesignana della banconota) rivoluzionarono gli scambi, contribuendo in maniera decisa a strutturare la società come l’abbiamo oggi.
Oggi il denaro penetra a fondo nel tessuto sociale, determinandone convenzioni e comportamenti, e rappresenta uno degli scopi principali del vivere sociale e viene ritenuto dai più sinonimo di ricchezza.
Il denaro ha assunto nel corso degli anni varie forme quali, conchiglie, stecchetti di legno, tabacco, oro, moneta metallica, banconote, assegni bancari, carta di credito, e oggi anche impulsi elettronici.
Nel tempo, non solo la forma, ma soprattutto la sostanza e il significato del denaro sono mutati e sono stati abilmente manovrati per ragioni di profitto.


martedì 8 luglio 2014

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DELL’ECONOMIA CONDIVISA


Una lettrice scrive:

In questo periodo di crisi il laicato trinitario è chiamato a dare risposte alle nuove povertà e alle nuove schiavitù che sono presenti nella nostra società.
Per dare una risposta autentica ed efficace dobbiamo rivolgere lo sguardo alla comunità apostolica.
I discepoli imparano da Gesù non solo le cose da insegnare, ma per prima cosa imparano a commuoversi.
Se ancora c'è qualcuno che si commuove per gli altri, questo mondo può ancora sperare.
E' facile commuoversi per se stessi, è facile piangere su se stessi, ma ciò è inutile, è sterile.
I discepoli, partiti per stare in disparte, imparano a essere a disposizione di tutti, imparano che l'amore non va in disparte, non va in vacanza, non riposa, non ha tregua, finché c 'è folla che tende la mani che invoca pane e pace.
Io come laica trinitaria faccio mio il motto di San Giovanni de Matha "liberi per liberare", dobbiamo tutti farci promotori di questo messaggio non cercando di aiutare solo I lontani ma anche I vicini poiché i poveri li abbiamo anche tra noi.
Tutti siamo chiamati a liberare il nostro prossimo dalle schiavitù che lo tengono incatenato usando l'arma evangelica dell'Amore (Una risposta d'amore alla povertà di oggi).

Angela Auletta

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DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Una lettrice scrive:

Tutto ciò che di bello e di buono c’è nel mondo ( cose, attività, relazioni, ecc) sarà allora illuminato da una nuova luce e da nulla saremo manipolati e posseduti.
Confidando nella paternità di Dio nulla ci creerà ansia, affanno, ma tutto, nel nostro intimo, nella nostra vita, sarà pervaso dalla sua presenza rassicurante, perché la sua Provvidenza non abbandona le sue creature.
Ciò nonostante noi, nel concreto, rimaniamo responsabili della nostra vita, perché Dio donandoci la libertà ha voluto responsabilizzarci e ci ha fornito nell’intimo i valori del Regno (giustizia, uguaglianza, equità, fraternità, carità, ecc.) che motivano le nostre azioni di uomini, di fratelli e di figli di Dio.
Anche oggi siamo chiamati ad essere « commensali di Dio in questo mondo ».
Se capissimo in profondità la grazia, comprenderemmo che l’amore di Dio per noi, la sua provvidenza e misericordia, è stata e continua ad essere immensa.
Certo questo convito è solo un inizio di comunione con Dio.
Siamo nell’attesa e nella speranza della « perfetta comunione nella vita eterna», ma ne è già un pegno sicuro.
E’ questa commensalità, questa «alleanza nuova ed eterna », che dona alla Comunità di dedicarsi « con serena fiducia » al servizio di Dio.
La fede ci impegna a far sì « che il corso degli eventi del mondo si svolga secondo la volontà di Dio nella giustizia e nella pace ».
In essa troviamo la forza della giustizia, che domina l’avidità e l’egoismo, e della pace, che vince ogni presunzione e cattiveria.
Capita di tutto nel mondo: persino che una madre snaturata dimentichi il suo bambino.
Non avverrà invece mai che Dio si dimentichi dell’uomo, che è la sua creatura prediletta.
Ci viene talora sulla labbra l’amara, e insensata , considerazione: Dio si è dimenticato di me, perché mi manda troppe tribolazioni.
E’ semplicemente assurdo: «Io non ti dimenticherò mai », dice il Signore. (Is 49, 14-15.)
E’ la certezza più gioiosa che possiamo avere.
Il nostro prossimo non di rado ci trascura, dopo tante promesse; Dio non ci trascura mai.

Il segreto della pace interiore e di tutta la vita spirituale sta nella convinzione incrollabile che Dio non si dimentica di noi, che ci è vicino, anche se non lo sentiamo, e che ci ama come Dio sa amare, e quindi immensamente.

lunedì 7 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO

ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE


CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
ECONOMIA DELL’IMPRESA

Una lettrice scrive:

Ho letto più volte il tuo post, ma non ho capito bene il passaggio che dice 
"può ingenerare violenza".
Sembra che la violenza dipenda solo dal modo di concepire il lavoro.
Io penso che la violenza umana sia ben più a monte.
La violenza può essere scatenata dall'odio, dalla rabbia, dall'invidia, dalla 
frustrazione e da tanti altre cause.
Solo chi fa un grosso lavoro su di se e si educa alla scuola dell'amore può 
imparare a far emergere il bene sul male.
Quindi anche chi si trova in condizioni "avvantaggiate" e vive in comunità che 
applicano la regola del Vangelo, non è esente dall'essere tentato.
Quello che è interessante è l'avere intorno persone che ti amano, accettano i 
tuoi limiti e che ti fanno vivere l'esperienza del perdono. Chi è perdonato 
impara a perdonare e chi è amato impara ad amare.
Solo così penso possa crescere un modo di concepire il lavoro a misura 
d'uomo, ma mai dimenticarsi che siamo stati creati col libero arbitrio.
Grazie per lo spunto di riflessione che ci hai offerto.
Buona serata,
--------------
Concordo con te, ma la mia è una considerazione che riguarda la conflittualità 
salariare nell'ambito del lavoro.
E' ovvio che la causa scatenante la violenza può avere diversissime 
motivazioni.
Potremmo scrivere dei libri in merito.
Grazie di cuore per la tua riflessione.

Buona serata a te.
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO


ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE

CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 

DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Una lettrice scrive:


L’appartenenza a Cristo non si fonda sull’aspetto sociologico o le simpatie: l’amicizia è fondata sulla fede e interessa la globalità della persona.
Qui si realizza la promessa di Dio a Mosè entrando nella terra promessa (Dt 15): «Non vi sarà alcun bisognoso tra voi, perché il Signore ti benedirà nel paese che sta per darti».
Subito dopo aggiunge: «I bisognosi non mancheranno mai nel paese, perciò io ti dico: apri la tua mano al fratello bisognoso».
L’amore si esprime nella concretezza: la povertà è sconfitta non dall’economia, ma dalla benedizione.
Chi ha ricevuto la benedizione, è responsabile del fratello povero.

Vivere la comunità cristiana non è rispondere a un bisogno religioso psicologico ed emotivo, ma mette in gioco anche la dinamica delle relazioni sociali: sono responsabile verso coloro che il Signore mi ha posto accanto.

sabato 5 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:

La Comunità non può smentire il Vangelo sottomettendo Cristo alle preferenze personali dei singoli credenti, ma è tenuta alla fedeltà alla rivelazione biblica, nei quali trovano spiegazione determinati insegnamenti e disposizioni.
 Occorrerebbe considerare attentamente "l'essere parte di Cristo", poiché nonostante le apparenze le due espressioni non sempre si equivalgono.
Si può appartenere alla Comunità senza coltivare però alcun legame di spiritualità; si può frequentare un gruppo religioso anche attivamente e con grande zelo operativo semplicemente per esternare il proprio estro e la propria grinta esibizionistica senza alcun interesse verso Gesù Cristo.
Così pure (come spesso avviene nelle nostre comunità) si può essere disposti a seguire lunghe prediche e di prescrizioni burocratiche pur di realizzare la consuetudine di una celebrazione in pompa magna, senza provare alcun trasporto verso Cristo.
Poiché Comunità è la comunione dei credenti vincolati fra di loro e con il loro Capo Gesù Cristo, poiché essa è il Corpo di cui Cristo è capo e noi siamo sue membra, la condizione per cui ci sentiamo realmente Chiesa è quella di sentirci vincolati innanzitutto a Cristo Capo, vivendo incondizionatamente la nostra appartenenza a Lui che ci comunica il suo volere nella persona dei pastori e dei ministri. 
Occorre pertanto che ciascuno consideri non il ruolo o la posizione di vantaggio o di comodo da occupare nella Chiesa, non la posizione più gradevole o privilegiata, ma quella del servizio che Cristo richiede a ciascuno nella Chiesa.

E in primo luogo la posizione di appartenenza a Cristo nella Chiesa.