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martedì 5 agosto 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 
DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:

 
RIFLESSIONI: 

3) L'accumulo di ricchezza

Il terzo assioma della teoria economica biblica è che l'accumulo della ricchezza è una virtù, non un vizio.
L'uomo, che deve partecipare al processo creativo, non dovrebbe essere demotivato da una protezione inadeguata della proprietà privata, ed è benedetto quando il risultato del lavoro onesto risulta in ricchezza.
La Torah descrive in grande dettaglio le ricchezze dei patriarchi, Abrahamo, Isacco e Giacobbe.
La ricchezza, accumulata onestamente, è una benedizione di Dio.

4) Assistenza ai bisognosi

Il quarto assioma della teoria economica biblica è l'obbligo di provvedere ai bisognosi attraverso la beneficenza – la Tzedakah (letteralmente giustizia). "Quando vi sarà in mezzo a te qualcuno dei tuoi fratelli che sia bisognoso in una delle tue città nel paese che l’Eterno, l’Iddio tuo, ti dà, non indurirai il cuore tuo, e non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso; anzi gli aprirai largamente la mano e gli presterai quanto gli abbisognerà per la necessità per la quale si trova" (Deut.15:7,8). Il compito dell'uomo nel mondo non è solo quello di lavorare, creare, innovare, produrre ricchezza, ma anche di prendersi cura di chi è nel bisogno.ShalomArgentino Quintavalle


martedì 29 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:

 
Gli Esseni - loro stile di vita

Appena pubblicata, l’iscrizione su un coccio scoperto a Qumran ci mostra un parallelo sorprendente di una pratica della prima comunità dei seguaci di Gesù.
Secondo il Libro di Atti, i membri della chiesa primitiva hanno venduto i loro beni e hanno distribuito il ricavato secondo le necessità di ciascuno.
Le loro ricchezze [gli Esseni] essi disprezzavano, e la loro comunione di beni è veramente ammirevole; non troverete tra di loro chi si distingue per opulenza.
Essi hanno una legge che i nuovi membri ammessi alla setta conferiscano le loro proprietà all’ordine, con il risultato che non vedrete da nessuna parte la povertà, o povertà degradante o ricchezza sregolata; i beni di ognuno vengono messi insieme agli altri e tutti, come fratelli, godono di un unico patrimonio (Giuseppe Flavio, Guerra 2:122-123


sabato 26 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/35.



3) L'accumulo di ricchezza
Il terzo assioma della teoria economica biblica è che l'accumulo della ricchezza è una virtù, non un vizio.
L'uomo, che deve partecipare al processo creativo, non dovrebbe essere demotivato da una protezione inadeguata della proprietà privata, ed è benedetto quando il risultato del lavoro onesto risulta in ricchezza.
La Torah descrive in grande dettaglio le ricchezze dei patriarchi, Abrahamo, Isacco e Giacobbe.
La ricchezza, accumulata onestamente, è una benedizione di Dio.
4) Assistenza ai bisognosi
Il quarto assioma della teoria economica biblica è l'obbligo di provvedere ai bisognosi attraverso la beneficenza – la Tzedakah (letteralmente giustizia). "Quando vi sarà in mezzo a te qualcuno dei tuoi fratelli che sia bisognoso in una delle tue città nel paese che l’Eterno, l’Iddio tuo, ti dà, non indurirai il cuore tuo, e non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso; anzi gli aprirai largamente la mano e gli presterai quanto gli abbisognerà per la necessità per la quale si trova" (Deut.15:7,8).
Il compito dell'uomo nel mondo non è solo quello di lavorare, creare, innovare, produrre ricchezza, ma anche di prendersi cura di chi è nel bisogno.
5) Governo limitato
Il quinto assioma della teoria economica biblica è il pericolo dell'inefficienza del governo.
 La Bibbia mette in guardia più volte circa la natura malvagia del governo e della burocrazia.
L'avvertimento principale lo troviamo nel primo libro di Samuele quando gli Israeliti chiedono un re:
"E disse: Questo sarà il modo d'agire del re che regnerà su di voi. 

Egli prenderà i vostri figliuoli e li metterà sui suoi carri e fra i suoi cavalieri, e dovranno correre davanti al suo carro; se ne farà dei capitani di migliaia e dei capitani di cinquantine; li metterà ad arare i suoi campi, a mieter le sue biade, a fabbricare i suoi ordigni di guerra e gli attrezzi dei suoi carri. 

Prenderà le vostre figliuole per farsene delle profumiere, delle cuoche, delle fornaie.
Prenderà i vostri campi, le vostre vigne, i vostri migliori uliveti per darli ai suoi servitori.
Prenderà la decima delle vostre semente e delle vostre vigne per darla ai suoi eunuchi e ai suoi servitori.
Prenderà i vostri servi, le vostre serve, il fiore della vostra gioventù e i vostri asini per adoprarli nei suoi lavori.
Prenderà la decima dei vostri greggi, e voi sarete suoi schiavi.
E allora griderete per cagione del re che vi sarete scelto, ma in quel giorno l'Eterno non vi risponderà" (1Sam.8:11-18).
In parole povere, quando i governi hanno un ruolo importante nell'allocazione delle risorse nella società, la prospettiva che si rischia è quella di un maggior grado di oppressione al fine di soddisfare lo status quo di chi governa.
In questo caso l’oppressione economia è direttamente proporzionale alla mancanza di timor di Dio di chi governa.
Shalom
Argentino Quintavalle


lunedì 30 giugno 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:



1. Devi pensare che il prossimo ha diritto di avere da te lume, aiuto e conforto, come un figlio da sua madre.
 E’ questo un diritto concesso a lui dal tuo stato d’amore.
La sposa infatti ha il diritto, oltre che il dovere, di tutelare e difendere gli interessi dello sposo: e gli interessi dello Sposo tuo Gesù sono la conquista delle anime.
2. Devi sentirti madre del prossimo debole e sofferente: per cui devi avere per lui amore generoso, che ti spinga a dare il sangue per la sua anima.
Potendolo, lo aiuterai nei suoi bisogni, lo difenderai dalle male lingue, lo consolerai nelle sue afflizioni.
Una difesa ed un aiuto, potendolo, darai  generosamente.
3. Devi essere sorella del tuo prossimo, perché è parte come te del Corpo di Gesù.
E come sorella avrai per lui una carità paziente, che lo sappia compatire e sopportare nei suoi difetti; che lo possa illuminare nei suoi dubbi; istruire nella sua ignoranza; aiutare nella ricerca della pace, della fede, dell’amore, che unisce a Dio e solleva a lui con gioia il cuore e lo spirito.
4. Devi farti serva del tuo prossimo a somiglianza  di Gesù, venuto al mondo per servire gli uomini di buona volontà, per il raggiungimento della felicità eterna.
 E quindi con dolcezza ti presterai a soccorrerlo anche nelle sue necessità materiali, per conquistarlo al tuo Diletto.
 Se offesa, imita Gesù quando prese lo schiaffo, poi quando si mantenne in assoluto silenzio. 
Buone figliole, vi dico subito che i desideri di Gesù sono gli stessi desideri del nostro prossimo, naturalmente quelli buoni e possibili.
 Per cui dobbiamo tenere per certo che Gesù desidera da noi quello stesso che da noi desidera il nostro prossimo.
Quindi se questi desidera un sorriso, una delicatezza, una soddisfazione qualunque ed un qualunque favore, piacere, che si possono concedere facilmente e senza offesa di Dio, noi dobbiamo esser certi che è lo stesso Gesù a desiderare quelle cose, per cui, se noi facciamo finta di non accorgercene o se noi siamo duri a concederli, siamo anche certi di aver fatto quella finzione a Gesù stesso e di aver negato a lui stesso le piccole gioie così richiesteci.
Ed allora che varrebbero le nostre preghiere, tutte le nostre meditazioni e tutti i nostri sacrifici?

 Ma forse che sono false le parole di Gesù: “Quello che avete fatto agli altri l’avete fatto a me?. 

domenica 29 giugno 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:


Riflessione sulla condivisione.
 Luca 9, 10-17:   <<Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta>>.
[13]Gesù disse loro: <<Dategli voi stessi da mangiare>>. Ma essi risposero: <<Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente>>.
[14]C'erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai discepoli: <<Fateli sedere per gruppi di cinquanta>>.
Il Signore Gesù si accorge dello stato d’animo di questa povera gente e “ne provò compassione”; cioè provò una tenerezza ed un affetto tali che gli toccarono le viscere.
Perché la gente era “stanca, sfiduciata come pecore senza pastore” (Mt 9, 36). 
Gesù prende l’iniziativa: “si prende cura di loro” e li guarisce, compiendo ciò che disse, riguardo a Dio, il profeta Ezechiele: “Andrò in cerca della pecora smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata”(34, 16).
Dall’insieme si capisce che il deserto fiorisce di cose belle, cariche di grande umanità: Gesù è colui che fa tutto ciò.
Però i discepoli si accorgono che questi gesti non sono sufficienti: la gente ha fame, ormai è sera ed il luogo in cui si trovano è deserto.
Sembra che lascino intendere che ormai, umanamente parlando, la situazione è così critica che è quasi impossibile tenere in vita tanta gente affamata.
Si può solo tentare di “mandarli via, nei villaggi che sorgono ai margini del deserto”; si può “licenziarli” o “congedarli”.
Con questo si vede che gli apostoli intendono che Gesù rompa il legame che ha con quella gente, rompa il patto che lo lega ad essa.
 Il legame sponsale rischia di spezzarsi per un valido motivo: il bisogno materiale di cibo, la gente pensa Gesù, non può soddisfare la grande necessità.
A questo punto, gli apostoli pensano che ognuno deve arrangiarsi da solo.
Ma il Signore  la pensa diversamente: “Non occorre che vadano”: Cioè, non è necessario, spezzare il legame che lo lega alla folla, anche di fronte ad una realtà che sembra insormontabile.
E aggiunge: “Date loro voi stessi da mangiare”.
E’ come se dicesse: voi avete il cibo di cui la gente necessita e non ve ne accorgete.
Con un po’ di buona volontà si può risolvere il problema senza fare drammi.
Gli apostoli intendono collaborare subito con Gesù, entrano nella sua ottica e dicono: “Abbiamo qui cinque pani e due pesci”.
Forse si può fare qualcosa, pensano, per questa gente affamata, ma solo attraverso Gesù: lui solo può operare il passaggio dall’impossibile al possibile.
Egli, infatti, dice ai dodici: “Portatemeli qua”.
La situazione drammatica non si può solo affrontare in maniera drastica: ognuno pensi per sé; ma anche in altre forme.
A questo punto si apre uno scenario.
Non solo l’impossibile diventa possibile attraverso Gesù, ma si va al di là di ogni aspettativa.
Il legame di Gesù con il popolo si rinsalda anziché spezzarsi e diventa festa, pranzo nuziale.
La scena è così diversa da come si prospettava che non si rendono conto (o meglio, lo fanno appositamente) quando marcano il fatto che Gesù dice: Fateli sedere sull’erba”.
 E il deserto cui poco prima si accennava; e l’ora tarda, dove sono andati a finire?
E’ chiaro che  il miracolo operato da Gesù nel deserto è come l’anticipazione della cena  che essi celebrano nel Giorno del Signore, facendo memoria di lui, di quel fatto del passato.
In quest’ottica, veramente il deserto si rallegra e la terra arida esulta e fiorisce: il Signore viene a salvarci! (Is 35, 1-4)
Gesù mostra ai discepoli come ci sia un’altra strada da percorrere senza arrivare alle divisioni nei casi di così estrema necessità, come la mancanza di cibo.
La strada è la seguente: la condivisione.
 Condividere il poco che si possiede, cinque pani e due pesci, con chi non ne ha.
Questo sistema rende più amabile e tollerabile anche la vita più dura che sembra senza vie d’uscita.  “prese i pani”, “pronunciò la benedizione”, “spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla”.
Gesù dà inizio ad un nuovo modo di vivere: inizia a celebrare la cena, che si ripete dopo di lui, in seguito di un suo ordine, ogni giorno nel mondo intero.
La cena ha il suo centro nel verbo “dare”: Gesù prende dalle mani dei discepoli i cinque pani, li riconsegna loro “spezzati” , divisi, anzi, “condivisi”, e i discepoli a loro volta danno i pani diventati già molti, alla gente che a sua volta li “divide con” gli altri.
E’ il miracolo della condivisione che permette di superare il dramma della mancanza di cibo e che, in più, fa diventare gli uomini fratelli tra loro.
Tutto dipende dalla mano: se essa è chiusa e non dona, è la fame; se essa è aperta e fa parte di ciò che possiede, è la sazietà, è la festa.
Il miracolo della condivisione dei pani operato da Gesù nel deserto, in un luogo dove il cuore umano normalmente diventa più avido ed egoista; viene considerato  come lo sfondo, il punto di partenza per il miracolo della cena che ormai si ripete per  ogni giorno del Signore.
La cena celebrata con “un cuor solo ed un’anima sola”; è il superamento delle varie povertà, quando i primi cristiani “mettono tutto in comune così che tra loro non c’è più alcun bisognoso” (Atti 2, 42; 4, 32. 34).
Per questo motivo il racconto del miracolo diventa necessariamente un miscuglio tra il presente e il passato.
 I discepoli stando con Gesù hanno imparato che facendo dono di quello che si ha “si può mangiare e saziarsi” ed essere fratelli.
Il dare non è una perdita, ma un guadagno.
Il condividere sazia così tanto che da quanto si ha condiviso si può anche raccogliere degli avanzi: dodici ceste; dodici, cioè tante quante sono le tribù d’Israele, quindi bastanti per tutto il popolo; e quanti sono i mesi dell’anno; cioè, condividendo, ci sarà sempre del cibo e per tutti.
I presenti erano tanti (cinquemila)  (Atti 4, 4); aggiunge inoltre: “senza contare le donne e i bambini”.
Con questo, si vuol mettere i relazione il miracolo presente con quanto accadde nel deserto al popolo ebreo guidato da Mosé (Esodo 12, 37).

Il popolo con Mosé gustò la manna, mangiò le quaglie come cibo divino; con Gesù, la gente imparò a non dividersi, a non sparpagliarsi per i villaggi per poter sopravvivere, ma a farsi dono a vicenda di quanto aveva: con questo sistema si mangia a sazietà e se ne avanza per ogni evenienza.

lunedì 14 aprile 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Di Argentino Quintavalle/9
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9) Essere solidali e generosi con i poveri
Deut.15:7,8,10 "Quando vi sarà in mezzo a te qualcuno dei tuoi fratelli che sia bisognoso … non indurerai il cuore tuo, e non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso; anzi gli aprirai largamente la mano, e gli presterai quanto gli abbisognerà per la necessità nella quale si trova …
Dagli liberalmente; e quando gli darai, non te ne dolga il cuore; perché, a motivo di questo, l’Eterno, l’Iddio tuo, ti benedirà in ogni opera tua e in ogni cosa porrai mano".
Lev.19:9,10 "Quando mieterete la raccolta della vostra terra, non mieterai fino all’ultimo canto il tuo campo, e non raccoglierai ciò che resta da spigolare della tua raccolta; e nella tua vigna non coglierai i raspoli, né raccoglierai i granelli caduti; li lascerai per il povero e il forestiero".
Perché questo è importante?
Emergenze e disgrazie possono accadere nella vita.
Le persone hanno bisogno di una seconda possibilità per essere indipendenti e auto-sufficienti.
Se diventeranno auto-sufficienti, questo sarà di beneficio per l’intera comunità, non solo per quelli che sono stati aiutati.
Condividere gli uni con altri, in particolare la terra e le sue risorse con chiunque lavora diligentemente, creerà qualcosa di simile a quello che aveva fatto la comunità cristiana di Gerusalemme negli Atti degli Apostoli.
Purtroppo, oggi si parla sempre di profitto, e mai di umanità e di giustizia. 
Ci si chiede come trarre sempre maggior profitto gli uni dagli altri, e la società si ritrova nel caos.

Chi mette il profitto prima e la giustizia ultima, non sarà mai soddisfatto se non quando riuscirà ad ottenere avidamente qualcosa.

sabato 29 marzo 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.


MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:


Chi si adopera per il bene si attira benevolenza. (Pv. 11:27)
Dio ci invita ad adoperarci per il bene del nostro prossimo perché ci ha creati interconnessi.
Nessuno di noi vive in un'isola deserta ma è calato in un contesto di relazioni.
Chi ha sperimentato l'amore di Dio lo può trasmettere agli altri seguendo l'esempio di Gesù che è stato inviato da Dio Padre a:" recare una buona notizia agli umili."
L'amore che riceviamo di Dio è un amore che non compatisce, ma agisce e porta frutto.
Sappiamo di quale amore, amare il nostro prossimo.
Ognuno di noi è così costretto ad assolvere ai bisogni di chi soffre, adoperarsi per le necessità di chi è nel bisogno.
Questo è lo scopo di Dio per ognuno di noi e non può fare altro che del bene a chi lo adempie.
Decidiamo di ricevere benedizione dando benedizione a chi ci è vicino.

Infatti dice la Bibbia:" Chi annaffia, sarà pure annaffiato." (Pv. 11.25)