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sabato 27 settembre 2014

’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO

ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE - CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Di Marco ferretti + 2




Oramai li non c'è più niente da condividere se non una cassa da morto.

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Non sono d'accordo.

Dobbiamo aprire gli occhi dell'anima e del cuore.

Dobbiamo rispolverare il vangelo.

I cristiani non sono chiamati a chiudere gli occhi, vedi la parabola del Buon Samaritano.

E' anche scritto:"ama il prossimo tuo come te stesso"

Occorre una rivoluzione culturale nel mondo cristiano, occorre mettere i pratica gli insegnamenti di Gesù.

La prima comunità cristiana condivideva e fra di loro non vi era alcun bisognoso.

La condivisione scaturisce dall'amore per il prossimo, alle volte di fa confusione tra la carità e la condivisione.

Quella persona ha molto da dare, ma questa sua potenzialità non viene valorizzata perché l'egoismo impera nel mondo.

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Giuseppe Santacroce

Affinche non estimiamo altri superiori a noi, l'egoismo avrà sempre una grande parte nella vita dei credenti.

Grazie fratello per il post (Dove è il tuo cuore è il tuo Tesoro), molti sono morti spiritualmente, 

Giacomo 2:14, ciao.

-------------------- 

Dobbiamo passare dalla teologia astratta a quella pratica. 

Nella parabola del Buon Samaritano Gesù ha voluto dire che l'agire vale più delle parole.

Ha voluto dire anche come si debba esternare l'amore fraterno nella vita di tutti i giorni tanto che ha detto all'interlocutore "vai e fai il simigliante"

Quindi è stato invitato a fare come il Samaritano che non esitò di agire davanti al bisogno del mal capitato.

martedì 9 settembre 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO


ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA


PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA


RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA


Gruppo multidisciplinare nelle professioni e nei mestieri


Il concetto del gruppo multidisciplinare, sia nelle professioni che nei mestieri, è la costante nell’interagire fra le persone che aderiscono al progetto e lo condividono.I soggetti hanno in comune l’etica e la morale cristiana, ma anche quanto occorre nel processo produttivo; questi interagiscono su scala nazionale.L’amore fraterno non finto è la stella polare dei componenti del gruppo.Senza l’etica e la morale cristiana il progetto della condivisione non ha modo di esistere.

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE-CONDIVISIONE BIBLICA


PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA


RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA


Praticare i principi biblici di economia


In merito al post di ieri, i lettori hanno scritto: ----------------Già, è da piccoli che si dovrebbe...Politici, imparate prima di insegnare...Parole, parole ma, x i fatti ?!?????
 -------------------Studio teologia ma da autodidatta; non sono uno di quelli che dicono : credo in Dio; io dico : credo in me stesso e  so che c'è Dio.La parabola che citi non ha niente a che vedere con il lavoro in se stesso o con la retribuzione dello stesso;  Gesù l'ha raccontata per spiegare alla gente cosa è il regno dei cieli o se vuoi chiamarlo paradiso e con quella parabola ha soltanto voluto dire che indipendentemente dall'età che si ha quando si trova e si segue Dio, in paradiso saranno trattati tutti allo stesso modo.P.S. Non sono cristiano e non appartengo a nessuna religione. ------------------- Mettere Gesù' come economista, lo trovo un po' estremo e fuorviante... con tutto il rispetto, c'è' qualcuno che ha spiegato meglio e più' approfonditamente il concetto di economia etica e adattata ai ns giorni. 

Lasciamo a ognuno il suo mestiere ;-)Preferisco stare al momento su quello che c'è'  sul futuro remoto, che va cmq costruito ora sono d'accordo, ci sarà' da dibattere certamente, ma è' il presente che va prima liberato...spero che mi capisci ;-)---------------Mi chiedo e chiedo, il mondo cristiano quale tipo di  economia deve praticare?La risposta ai lettori.I principi biblici proiettano l’uomo nell’amore fraterno e quindi alla fraternità; nel campo economico la fraternità come si pratica?


venerdì 5 settembre 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA

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 Il mondo di fede cristiana spesso non mette in evidenza i principi biblici su cui è basata, dimentica che il cristianesimo è basato sull’amore fraterno non solo predicato ma praticato.Questo porta al naturale comportamento egoistico con tutte le conseguenze che l’egoismo apporta nell’agire umano.Poi ci si meraviglia delle guerre, dei conflitti, del divario tra ricchi e poveri, della povertà morale ed economica.

IL PROGETTO DELL’ECONOMIA CONDIVISA PUO’ DARE UNA RISPOSTA ALLA PROBLEMATICA.

lunedì 4 agosto 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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Un lettore scrive:
 
Elimina l' io dalla tua vista

"Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà stimi gli altri superiori a sè stesso, cercando ciascuno non il proprio interesse, ma quello degli altri" (Filippesi 2:3-4).
Ricordi il versetto che descrive la Parola di Dio come una spada? 

Ero trafitto! 

Mi avevano diagnosticato la mia malattia: Egoismo!

A causa del piccolo, io nei miei occhi non riuscivo a vedere le mie benedizioni.
L'amore è quella motivazione che costruisce le azioni; l'egoismo le sgretola.
Nessuna meraviglia quindi se l'appello dell'Apostolo Paolo
sia così pressante: "Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria" (Filippesi 2:3).

Ma non siamo nati egoisti? 

Se è così cosa possiamo fare al riguardo? 

Possiamo distogliere gli occhi dall'io?
O, possiamo eliminare quel piccolo, io dai nostri occhi? 

Secondo la Bibbia è possibile.
"Se dunque v'è qualche incoraggiamento in Cristo, se vi è qualche conforto d'amore, se vi è qualche comunione di Spirito, se vi è qualche tenerezza di affetto e qualche compassione, rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento" (Filippesi 2:1-2).

Ma esiste una cura per 'egoismo?

Elimina te stesso dal tuo occhio distogliendo il tuo occhio da te stesso.
Smettila di fissare quel piccolo io e concentrati sul tuo grande Salvatore.
Non credi che l'Apostolo Paolo potrebbe essere interessato a scambiare qualche parola con noi? 

Siamo talmente concentrati su ciò che non abbiamo, da non vedere quello che abbiamo?
Il sarcasmo dell'Apostolo Paolo è velato.
Hai ricevuto qualche incoraggiamento?
Qualche conforto, Qualche comunione?
Allora sorridi!
Bevi a profusione alla fonte della bontà di Dio.


martedì 29 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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Un lettore scrive:


Esseni - Stretta osservanza_01
Gli Esseni conducevano un’aspra guerra di polemica contro i loro rivali, i Farisei.
La setta di Qumran deplorava quello che essi consideravano essere il lassismo dei Farisei, e parlano di loro come i «dispensatori di lisce interpretazioni» e denunciavano la loro partecipazione alla vita pubblica.
Gli Esseni erano noti per la loro stretta osservanza della Torah, in particolare dei comandamenti relativi a tutti gli aspetti della purezza rituale. 7
I membri della comunità facevano giornalmente uso del mikve (bagno d’immersione rituale), ed era risaputo che andavano in giro con una piccola pala per seppellire i loro escrementi.
Gli uomini di Qumran erano molto severi nel rispetto delle leggi riguardo il Sabato.
Filone, che ammirava gli Esseni, ha scritto che i membri della setta venivano rispettati per la loro integrità.
Egli ha scritto che la setta era motivata da tre ideali: l’amore di Dio, l’amore della virtù e l’amore dell’uomo.
Tale dedizione alla Torah era senza dubbio ispirata dalla teologia della comunità.
Gli Esseni credevano che essi fossero stati scelti per elezione Divina e che erano i soli ai quali Dio aveva conferito lo Spirito Santo.
Ogni uomo, secondo gli Esseni, era stato predestinato ad essere o un «figlio della luce» o un «figlio delle tenebre». Essi erano anche convinti che Dio controllava il destino degli uomini per mezzo delle stelle, e osservavano il cielo per conoscere la volontà di Dio.
Secondo Giuseppe essi credevano che tutto fosse stato predestinato da Dio.


lunedì 28 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISAUna lettrice scrive:





Il pane che buttate è dell’affamato; le vesti che mettete via sono dell’ignudo; e il denaro che sperperate nei vostri piaceri è redenzione e libertà del povero. Per capire certe affermazioni io credo che dobbiamo provare cosa significhi avere fame, avere freddo, avere sete e non poter dormire in un letto caldo e sotto ad un tetto. Beato l’uomo che ha cura del debole: nel giorno della sventura il Signore lo libera.Quest’affermazione che apre il salmo 41 è una sintesi del senso e del valore di quella che tradizionalmente si chiama la “carità”. 

Questa è da intendere bene: non è beneficenza che piove dall’alto, ma partecipazione all’amore gratuito e solidale con cui Dio ci ama, e soprattutto ama i poveri, gli infelici e gli ammalati, al punto da identificarsi con loro.Cerchiamo modelli da seguire, persone da imitare ma nessuno pensa a seguire ed imitare Gesù. Abbiamo tanto da dare se solo aprissimo il nostro cuore e la nostra generosità verso coloro che soffrono. Impariamo ad immedesimarci in coloro che soffrono per la solitudine e per l'indifferenza ( l'indifferenza uccide..ecc ) di quelli che pensano di essere ricchi, ma che in realtà sono molto poveri. Date e vi sarà dato...così ci consiglia il Signore e noi, in grande o piccolo siamo chiamati tutti a farlo...Dicendo di vivere come Dio vuole, santamente e mettendo in pratica la sua Parola che da vita e grazia,  concludo con questi versi bellissimi, che sono una promessa per noi:"Beato l’uomo che ha cura del debole:  nel giorno della sventura il Signore lo libera. Il Signore veglierà su di lui,  lo farà vivere beato sulla terra.

Luisa Lauretta.

sabato 26 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA



Rispondo alla domanda sui primi capitoli degli Atti degli apostoli. 
In questi capitoli si evidenzia l'amore  sincero che avevano i primi Cristiani riempiti dallo Spirito Santo.
Questi Cristiani condividevano ogni bene spirituale e materiale che avevano ricevuto dal Signore.
La loro ricchezza più grande era l'Amore di Dio ed essi desideravano condividerlo ad ogni persona che ancora non aveva conosciuto la salvezza per Grazia nel nome di Gesu'.
L'apostolo Paolo raccomandava ad ogni Cristiano di praticare il principio di uguaglianza
2 Corinzi 8:9-15
Praticare questo principio equivale a sconfiggere ogni forma di poverta' (spirituale e materiale) e creare benessere nella vita delle persone, nelle famiglie e nel mondo intero.
Signore, osservare la Tua Parola porta risveglio e benedizioni!
Dio ci aiuti ad osservare TUTTA la Sua Santa e benedetta Parola.
Pace e Dio continui a benedirTi Sebastiano!


venerdì 25 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
 di Vendra Giuseppe:
 

Fuori tema.

GRATIS
“Sono sicuro che per i poveri il biglietto per il Cielo è gratis”. 

Così affermano moltissime persone, alcune delle quali anche molto religiose.
Se ciò fosse vero ci troveremmo di fronte ad un’ingiustizia tremenda quanto quella di credere che i ricchi possono andare in Cielo per le buone opere compiute con l’aiuto delle loro facoltose possibilità.
Se è ingiusto che i ricchi vadano in cielo per la loro ricchezza, è ugualmente ingiusto che i poveri ci vadano a motivo della loro povertà.
“Dio non ha riguardo alla qualità delle persone”, Atti 10:34; per Lui poveri, ricchi, istruiti, illetterati, giovani, anziani, sani, malati, neri e bianchi, gialli o rossi sono tutti uguali. 

Per tutti il Creatore ha mandato Cristo Gesù, il divino Salvatore che “diede sé stesso qual prezzo di riscatto per tutti”, 1 Timoteo 2:6, il cielo è gratis per tutti.
Gesù ama tutti, poveri e ricchi; quello che Egli non approva è un sentimento che può albergare nel cuore del povero come del ricco: “l'amore del danaro (che) è la radice di ogni sorta di mali”, 1 Timoteo 6:10.
In altre parole è da biasimare il ricco che non fa parte a chi ne ha bisogno dei suoi beni... ma è da biasimare anche il povero che brama di togliere al ricco i suoi beni per diventare anch’egli un facoltoso.
La salvezza di Dio è GRATIS ed è per tutti quelli che, riconoscendosi bisognosi di grazia e di perdono, vanno a Gesù e accettano il sacrificio da Lui compiuto alla croce. Dio ci offre la salvezza
GRATIS non perché non valga nulla ma perché non ha prezzo... o essa si riceve come il dono perfetto di Dio per chiunque crede in Cristo, oppure non c’è sofferenza o denaro capace di acquistarla!
È importante manifestare amore fraterno ai meno abbienti e ai poveri; le opere sociali compiute da tanti individui e le iniziative di tante associazioni benefiche hanno il loro valore, ma non si può affermare che i poveri, solo perché tali, hanno il diritto di entrare in cielo “automaticamente”, mentre tutti gli altri “debbono pagare” in varie forme e in varia misura l'ingresso eterno alla presenza di Dio; questo vorrebbe dire rinnegare il dono che Dio ha offerto universalmente a tutti gli uomini!
Sì, è GRATIS!
Non c’è modo di guadagnarsi il Cielo ma tutti possono entrarvi per mezzo di Cristo, Colui che ha affermato: “Io sono la via, la verità e la vita, nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”, Giovanni 14:6.


giovedì 24 luglio 2014

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Un lettore scrive:


Molti pensano che la condivisione sia una mortificazione cioè perdere qualche cosa a vantaggio di qualcuno privandosene, non è così; nell'Evangelo si parla spesso di condivisione ma mai intesa come privazione ma al contrario come arricchimento: Gesù dice: "ama il prossimo tuo come te stesso" dando per scontato che ognuno ami almeno sé stesso ma la forma d'amore di cui parlava Gesù non era volta alle ricchezze materiali ma al miglioramento di ognuno.
Gesù è consapevole di vivere in un mondo in cui il benessere materiale conti più di tutto e per ciò la sua proposta è rivoluzionaria e non è nemmeno vero infatti che condanni la ricchezza, lui anzi condanna i ricchi del tempo perché vivono di rendita anche se certa tradizione cristiana sembra far dire a Gesù che la ricchezza sia da condannare in quanto tale.
Il denaro non può essere divinizzato e la famosa frase: "date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio" chiarisce definitivamente il concetto e cioè che il denaro debba essere un mezzo e non un fine e vada in ogni caso usato per fini propri. Nelle parabole si fa spesso riferimento al denaro: in quella del padrone della vigna che cerca degli operai a giornata e tanto ai primi arrivati che agli ultimi da la stessa paga e Gesù in quell'occasione parla anche di libertà perché fa dire al padrone: "forse che non posso disporre dei miei beni come meglio credo"  ed il padrone stesso ricorda ai lavoranti gli accordi presi con loro. 

Quell'uomo non si è privato di alcunché perché ha chiamato degli operai e li ha pagati secondo precisi accordi.
Giampaolo Usai

domenica 20 luglio 2014

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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/49.
 


I media penetrano con forza nelle case, nelle scuole, nelle aziende, con slogan e messaggi prefabbricati.
Vediamo dilagare quella acquiescenza che caratterizza lo spettatore, o il paziente.
Aumenta rapidamente la standardizzazione del comportamento umano.
È dunque chiaro che ci si trova davanti a una scelta cruciale: essere semplici numeri nella folla condizionata e sospinta verso una sempre maggiore dipendenza (ed essere così costretti a feroci lotte per strappare la propria razione di droga), o trovare quel coraggio che è l’unica possibilità di salvezza in una situazione di panico: il coraggio di restare fermi e di guardarsi attorno alla ricerca di una via di scampo diversa da quella su cui tutti si precipitano perché qualcuno vi ha scritto sopra «uscita». 

Molti però, quando si dice loro che si trovano tutti dinanzi alla stessa scelta di fondo, non solo si infastidiscono, ma si indignano.
Non riescono a scorgere l’identica degradazione che sta sotto la fame del povero, la nevrosi dell’operaio in catena di montaggio, e la corruzione del politico.

giovedì 10 luglio 2014

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DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Una lettrice scrive:




Il deserto è il luogo dove non c’è alcun posto alla cui ombra rifugiarsi quando il sole brucia; né alcun muro dietro cui ripararsi se il vento imperversa.
Nel deserto l’uomo ha solo se stesso, le sue energie, le poche scorte che può portare con sé; porta con sé soltanto il suo limite e non può andare qua e là spadroneggiando.
Può resistere soltanto traendo fuori dal limite del suo sé le energie per resistere. Non può prendere nulla in prestito.
Nel deserto l’uomo sperimenta che il suo limite è la dimora della sua forza.
Nel deserto l’uomo è limite e forza assieme.
Chi ama conoscendo solo la sua forza, ama dall’alto verso il basso, giudicando.
Chi ama conoscendo solo il suo limite, ama dal basso verso l’alto, con la brama e la scontentezza nel cuore.
Chi ama conoscendo la sua forza nel suo limite e il suo limite nella sua forza, ama conciliato con se stesso.
Così può amare l’altro come se stesso.
Può amare l’altro reale, e non la sua aspettativa sull’altro.
Può amare l’altro reale; e non l’altro come la sua mente lo idealizza, o come il suo pessimismo lo squalifica.
L’amore non ricerca un raggiungimento privato, o un merito personale.
L’amore non è uno strumento per raggiungere o far raggiungere Dio; ma è la qualità di Dio in noi.
«Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi» (I Gv 4,12). Dove c’è amore, c’è Dio nella sua perfezione.
Gesù riversa sulla legge universale dell’amore questa disposizione ad amare senza aggiungere alcuna altra ragione all’amore, se non la riconoscenza che è Dio che ama in noi.
Come un frutto maturato perfettamente non necessita di alcun altro sapore aggiunto!
Ugualmente l’amore vero non subisce ostacoli, perché, come uno ama, anche fosse il più grande peccatore, l’amore libera immediatamente la qualità più intima della sua persona che direttamente comunica con Dio.



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Una lettrice scrive:


È il chiaro insegnamento della stupenda Lettera agli Ebrei in cui l’umile condizione umana che comportò a Gesù l’esperienza della sofferenza è indicata come un grado più perfetto sia dell’angelicità, sia della stessa figliolanza divina.
«Quel Gesù, che fu fatto poco inferiore agli angeli, lo vediamo ora coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli sperimentasse la morte a vantaggio di tutti… Infatti proprio per essere stato messo alla prova ed aver sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova» (Eb 2,9 e 18).
«Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono» (Eb 5,8-9). La profanazione più presente nella carità cristiana: ergersi a coloro che danno amore, mentre ai poveri spetta la parte non onorifica di soltanto ricevere.
Spesso, nelle preghiere dei fedeli, si domanda la grazia dell’amore.
Tutte queste preghiere chiedono sempre la grazia che noi cristiani possiamo amare gli altri; è mancante invece l’altra domanda, quella che i cristiani possano beneficiare della grazia e dell’amore degli altri, forse dei poveri del mondo o dei non cristiani.
Nella mente umana predomina l’idea dell’amore come attivismo, di cui se stesso è il soggetto e gli altri l’oggetto.
Anche quando chiediamo all’altro di amarci, chiediamo che ci rivolga il suo protagonismo, le sue coccole, i suoi doni, le sue preferenze, il suo affetto.
Si tratta sempre di chiedere amore fra pari, come dire: ora tocca a te perché prima è toccato a me.
Chiediamo l’amore altrui di cui ci sentiamo degni e padroni. <<Par condicio>> anche nella legge dell’amore.
L’uomo fatica ad accedere a quell’amore in cui non c’è protagonismo alcuno, dove sia il dare amore come il riceverlo rimane atto gratuito, umile e semplice, che non alza la polvere del vanto.
Fatica perché entra nella via dell’amore dalla porta della sua realizzazione, a testa alta, da protagonista.

Così, amando, ne trae profitto; per lo meno quello di essere lui colui che occupa la parte di chi ama e non di chi riceve. 

mercoledì 9 luglio 2014

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Una lettrice scrive:



Il comandamento dell’amore del prossimo è “antico” nella lettera, ma “nuovo” della novità stessa del vangelo.
Nuovo perché non è più solo “legge”, ma anche, “grazia”.
Si fonda sulla comunione con Cristo, resa possibile dal dono dello Spirito.
«Ama il prossimo tuo come te stesso»!
Nel Vangelo predicato dal Cristo, questo comando è l’altro aspetto dell’amore verso Dio; come l’amore verso Dio è l’altro aspetto di quello verso il prossimo.
Inscindibili, l’uno è la porta e l’altro la via, come due ali che insieme mettono in atto il volo della speranza e della pace.
«L’amore dell’uomo verso il proprio simile è comandato da ogni cammino cristiano. Da sempre e ovunque, la via dell’amore reciproco è la via maestra dell’umanità e dell'essere cristiani.
Questo è prima di tutto un dovere di onestà, perché così è; inoltre effonde in me cristiana e anima consacrata una profonda gioia, in quanto mi mette sulla via giusta per comprendere e testimoniare il comando di amare il prossimo come se stessi, ribadito così fortemente da Gesù.
La lieta notizia del Vangelo, infatti, non consiste tanto nel fatto che Gesù abbia insegnato ciò che mancava, ma piuttosto nel carisma di grazia e di profumo che ha riversato sopra a una legge scolpita nell’intimo dei cuori fin dall’inizio.
Il Vangelo è il lieto annuncio di una qualità, di un profumo, di un sapore, di un’intensità, riversati su ciò che da sempre e ovunque è.
Così il cristiano non ha la missione di salvare il mondo in extremis, ma quella di testimoniare che l’amore vicendevole, che tutti percepiscono nelle fibre del loro cuore, è cammino reale, saporito, soave, anche nelle situazioni che la ragione umana non riesce più a decifrare.
Anzi!
Proprio là dove il limite umano diviene difficoltà, la grazia dischiude la porta alla via maestra dell’amore.
La chiave di quella porta è il perdono!

Gesù raccolse il precetto dell’amore verso il prossimo già enunciato dall’Antico Testamento e, riversandovi il carisma del Vangelo, lo pose a fondamento del Nuovo. 

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Una lettrice scrive:


Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.» (Lc.6,27-36).
Se l’amore di Dio è un dono, è necessario meditare sul dovere di amare, e in particolare sul dovere di amare il prossimo.
Il legame tra i due amori è espresso dalla parola di Dio: “Se Dio ci ha amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri” (1 Gv 4,11). “Amerai il prossimo tuo come te stesso” era un comandamento antico, scritto nella legge di Mosè e Gesù stesso lo cita come tale (Lc 10, 27).
Come mai dunque Gesù lo chiama il “suo” comandamento e il comandamento “nuovo”?
La risposta è che con lui sono cambiati l’oggetto, il soggetto e il motivo dell’amore del prossimo.
È cambiato anzitutto l’oggetto, cioè chi è il prossimo da amare?
Ogni uomo, anche lo straniero, anche il nemico. “Io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete?
Non fanno lo stesso anche i pubblicani?
E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario?
Non fanno anche i pagani altrettanto?” (Mt 5, 44-47).
È cambiato anche il soggetto dell’amore del prossimo, cioè il significato della parola prossimo.
Esso non è l’altro; sono io; non è colui che sta vicino, ma colui che si fa vicino.
Con la parabola del buon samaritano Gesù dimostra che non bisogna attendere passivamente che il prossimo spunti sulla mia strada.
Il prossimo sei tu, cioè colui che tu puoi diventare.
Il prossimo non esiste in partenza, si avrà un prossimo solo se si diventa prossimo di qualcuno. “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi” (Gv 15,12).
L’uomo può amare se stesso in modo sbagliato, cioè desiderare il male, non il bene, amare il vizio, non la virtù.
Se un simile uomo ama gli altri “come se stesso” e vuole per gli altri le cose che vuole per se stesso, poveretta la persona che è amata così!
Sappiamo invece dove ci porta l’amore di Gesù: alla verità, al bene, al Padre.
Chi segue lui “non cammina nelle tenebre”.
Egli ci ha amato dando la vita per noi, quando eravamo peccatori, (Rom 5, 6 ). Si capisce in questo modo cosa vuol dire l’evangelista Giovanni con la sua affermazione apparentemente contraddittoria: “Carissimi, non vi scrivo un comandamento nuovo, ma un comandamento vecchio che avevate fin da principio: il comandamento vecchio è la parola che avete udita.

E tuttavia è un comandamento nuovo che io vi scrivo” (1 Gv 2, 7-8). 

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Una lettrice scrive:



Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.» (Gv. 15,12-17) « Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.» (Matteo 7,12) Nel Vangelo di Matteo sono presenti inoltre altri richiami al tema, dell'amore per il prossimo.
«Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.
Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?
E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.» (Matteo 25,34-40).
Caratteristica dell'insegnamento di Gesù inoltre è la richiesta di amare anche i propri nemici. «Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello...... (Matteo 5,38-48). «Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano.
A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica.

Da' a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo..... Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; perché egli è benevolo verso gl'ingrati e i malvagi.

martedì 8 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO

ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE

CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 

DELL’ECONOMIA CONDIVISA


Una lettrice scrive:

In questo periodo di crisi il laicato trinitario è chiamato a dare risposte alle nuove povertà e alle nuove schiavitù che sono presenti nella nostra società.
Per dare una risposta autentica ed efficace dobbiamo rivolgere lo sguardo alla comunità apostolica.
I discepoli imparano da Gesù non solo le cose da insegnare, ma per prima cosa imparano a commuoversi.
Se ancora c'è qualcuno che si commuove per gli altri, questo mondo può ancora sperare.
E' facile commuoversi per se stessi, è facile piangere su se stessi, ma ciò è inutile, è sterile.
I discepoli, partiti per stare in disparte, imparano a essere a disposizione di tutti, imparano che l'amore non va in disparte, non va in vacanza, non riposa, non ha tregua, finché c 'è folla che tende la mani che invoca pane e pace.
Io come laica trinitaria faccio mio il motto di San Giovanni de Matha "liberi per liberare", dobbiamo tutti farci promotori di questo messaggio non cercando di aiutare solo I lontani ma anche I vicini poiché i poveri li abbiamo anche tra noi.
Tutti siamo chiamati a liberare il nostro prossimo dalle schiavitù che lo tengono incatenato usando l'arma evangelica dell'Amore (Una risposta d'amore alla povertà di oggi).

Angela Auletta

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO

ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE

CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 

DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:
Tu non ti preoccupare, vai avanti e grida al mondo intero che GESU' CRISTO E' IL SIGNORE DELLA NOSTRA VITA. 
Ama il prossimo tuo come te stesso significa che il fratello o il prossimo è uguale a te e merita il tuo stesso amore.
Il nostro prossimo è costato lo stesso SANGUE DI CRISTO che è costato per noi.
Carissimo fratello questo pensiero che ti mando non vuole essere una predica.
Purtroppo è vero molti si limitano solo a fare la predica e si sentono a posto con la coscienza!!!
Un Servo di Dio diceva: << Se tu dici di amare il tuo Gesù e poi te ne stai per i fatti tuoi mentre fuori i fratelli soffrono, saresti una SFRUTTATRICE DELL'AMORE DI CRISTO CHE HA DATO SE STESSO PER TUTTI>>.
Un brano del vangelo mette in luce un aspetto della fede cristiana, racchiuso nell'interrogativo di Gesù: "Voi chi dite che io sia?", traducibile anche con "Chi sono io per voi, per te?".
Ecco, questa domanda esige una risposta personale e chiede che se ne valutino le conseguenze.
«Chi è Gesù per me? Quanto è entrato nella mia vita? Come orienta i miei pensieri, le mie decisioni, le mie scelte?»
Il vangelo suggerisce che non basta una risposta teologicamente corretta, come quella di Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
Una dichiarazione di questo genere deve cambiare radicalmente la vita, altrimenti resta concretamente, pur nella sua grandezza e pregnanza, un vuoto suono di parole.
Lo stesso Pietro comprenderà soltanto successivamente la portata della sua dichiarazione, dopo essere passato attraverso l'esperienza del tradimento ed essere stato coinvolto nel mistero della passione e della risurrezione di Gesù.
La Pasqua del Signore sarà l'evento decisivo e determinante.
Dopo la risurrezione di Gesù, Pietro non sarà più interrogato sulla fede, ma sull'amore: «Mi ami tu?» e sarà invitato nuovamente alla sequela.
Ed è sorprendente che Gesù continui a dire a Simon Pietro che si fida di lui.
È incredibile come il Signore scelga con assoluta libertà e benevolenza persone deboli e fragili, anche peccatrici, e affidi loro un compito umanamente "insopportabile".
L'amore sapiente di Dio va oltre i nostri meriti e perfino oltre la consapevolezza delle nostre qualità.
Ma Gesù non lascia soli: «Io sono con voi tutti i giorni».
Egli fa sentire la sua presenza premurosa soprattutto nei momenti difficili, quando i discepoli cominciano ad avere paura, quando nella loro debolezza lo rinnegano e lo tradiscono, quando "per il nome di Gesù" sono messi alla prova, vengono combattuti e perseguitati.

Per cui la prospettiva del martirio non va considerata un incidente di percorso, ma un orizzonte entro il quale vedere e vivere la sequela del Signore.