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sabato 27 settembre 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO


ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE - CONDIVISIONE BIBLICA


PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA


RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA


Di Argentino Quintavalle +1:



La CECA fu il primo passo concreto verso l’unificazione politica, il primo mattone della costruzione dell’impero, e questo impero è una sorta di società a responsabilità limitata, la ONE World Company. Con la firma del Trattato di Roma del 1957, che spianò la strada alla Comunità Economica Europea, si fece un ulteriore passo verso una futura società mondiale a responsabilità limitata."L’aspetto del cielo lo sapete dunque discernere, e i segni dei tempi non arrivate a discernerli?"-------------------------Ciao,ho visitato il blog...condivido praticamente tutto.In estrema sintesi posso dirti che superare gli individualismi sarebbe l`unica via per egualmente distribuire le ricchezze e superare ogni crisi.È un progetto bellissimo e naturalmente aderente ai principi cristiani.Ma penso che sia tutto un po`utopistico......finché sui principi insegnati da Gesù prevarranno l`egoismo, la prevaricazione e la sete morbosa di AVERE, più che di ESSERE. 

domenica 3 agosto 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISAUn lettore scrive:



Per farla semplice senza entrare nei tecnicismi del modello economico, il principio di Ricardo diceva questo: il contadino che raccoglie 100 ql. di grano, ne deve risparmiare una parte per piantarla l’anno dopo. 
Il contadino ha quindi risparmiato una parte. 
Quel risparmio verrà poi investito (seminato) e porterà del frutto al contadino. 
Quindi Ricardo ne concluse che per poter fare investimenti nella produzione, era prima necessario risparmiare. 
In altre parole: i risparmi di oggi generano gli investimenti futuri. 
Fin qui tutto bene, ma questo era vero per il contadino dell’800! 
Oggi non giriamo con il grano in tasca per andare a fare la spesa. 
Oggi abbiamo il denaro. 
Inoltre, e questo è il punto focale di tutto, nella nostra economia moderna è impossibile che qualcuno possa risparmiare denaro prima che il creatore del denaro, cioè lo Stato, glielo abbia dato, cioè prima che lo Stato abbia investito spendendo. 
È anche impossibile che fra noi privati io possa risparmiare prima che un altro privato mi abbia dato dei soldi. 
Quindi, è ovvio che prima ci deve essere l'investimento (dello Stato o del privato), e solo dopo semmai il risparmio. 
Questo ribalta completamente l'idea di Ricardo, e la formula giusta invece è: gli investimenti di oggi generano i risparmi futuri.
Eppure tutti gli economisti che oggi vanno per la maggiore sono convinti che chiunque si debba comportare esattamente come il contadino del modello ricardiano di due secoli fa, soprattutto lo Stato. 
E questo cosa significa? 
Che secondo loro tutti, chiunque al mondo maneggi denaro, soprattutto il Governo, deve prima risparmiare, poi potrà spendere/investire, e sono convinti che quell’investimento futuro genererà ricchezze e impiego per il Paese.


mercoledì 30 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:


Gesù ha criticato gli Esseni per il loro isolazionismo e ha messo in guardia i suoi seguaci contro tale comportamento.
Egli ha detto: «i figliuoli di questo secolo, sono più avveduti, nella loro generazione, che i figliuoli della luce [un riferimento agli Esseni].
Io altresì vi dico: Fatevi degli amici delle ricchezze ingiuste [cioè, le ricchezze degli estranei]» (Luca 16:8,9 – Diodati).
Secondo Gesù i figli di questo mondo erano più saggi degli Esseni perché avevano mantenuto il contatto economico con gli altri.
La comunione dei beni, quindi, non era un’idea che è entrata nella chiesa primitiva sotto l’influenza di Giovanni o sotto l’insegnamento di Gesù, ma possiamo supporre che si sia sviluppata per l’influenza degli Esseni che si sono uniti al nuovo movimento.
I Rotoli del Mar Morto confermano quello che già sapevamo da Giuseppe (Guerra 2:122), che quando un uomo diventava membro della setta doveva donare i suoi beni all’ordine.
Secondo il Manuale di Disciplina degli Esseni (1QS 6:14-23), durante i primi due anni, i possessi del principiante non venivano messi insieme a quelli della comunità.
Dopo avere completato il primo anno del suo noviziato,4 i beni del novizio venivano dati all’Economo della Comunità;5comunque, venivano ancora tenuti separati dai beni della comunità.
Solo dopo aver completato il secondo anno del suo periodo di prova6 il novizio veniva accettato come membro a tutti gli effetti e i suoi beni venivano messi insieme a quelli della setta.7


martedì 29 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:

 
Gli Esseni - loro stile di vita

Appena pubblicata, l’iscrizione su un coccio scoperto a Qumran ci mostra un parallelo sorprendente di una pratica della prima comunità dei seguaci di Gesù.
Secondo il Libro di Atti, i membri della chiesa primitiva hanno venduto i loro beni e hanno distribuito il ricavato secondo le necessità di ciascuno.
Le loro ricchezze [gli Esseni] essi disprezzavano, e la loro comunione di beni è veramente ammirevole; non troverete tra di loro chi si distingue per opulenza.
Essi hanno una legge che i nuovi membri ammessi alla setta conferiscano le loro proprietà all’ordine, con il risultato che non vedrete da nessuna parte la povertà, o povertà degradante o ricchezza sregolata; i beni di ognuno vengono messi insieme agli altri e tutti, come fratelli, godono di un unico patrimonio (Giuseppe Flavio, Guerra 2:122-123


giovedì 24 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/59.


Egli allora gli disse: "Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza».
Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!.
Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Te lo immagini se adesso venisse Gesù e ti facesse la stessa proposta?
Vendi la tua casa, la tua macchina, i tuoi gioielli, il tuo negozio...Come reagiresti?
Oggigiorno, Dio non chiede tutte queste dimostrazioni, ma desidera comunque che mettiamo in pratica la Sua Parola, e in questa si trova anche l'aiuto ai più bisognosi.
Il Signore Gesù non disprezza il buon uso dei beni economici, ne denuncia tuttavia l'idolatria come se lì si trovi ogni sicurezza e salvezza; ne dichiara la pericolosità per il fascino e l'affanno che comportano, e perché chiudono il cuore a realtà più alte e decisive: "Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!".
Leggiamo oltre...Ci accorgiamo anche noi come ogni giorno cresca tra i giovani la violenza da benessere e come il consumismo porti all'indifferenza evangelica e alla perdita di ogni solidarietà.
Eppure facciamo fatica a crederci e, come i discepoli, rimaniamo stupefatti di questo giudizio così pesante di Gesù sulle ricchezze. 

Egli, ribadendo il concetto, rincara la dose: "Figlioli, com è difficile entrare nel Regno di Dio!
E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio".
Tutti noi, ogni giorno costatiamo che benessere e  bene non combaciano affatto: più consumi non equivale a più felicità, o emancipazione a maturazione!
Il cuore dell'uomo ha bisogni più profondi, spirituali, ha destini più alti, in qualità e lunghezza: appunto la vita eterna.
Questo obiettivo sta al di là della nostra efficienza: è opera solo di Dio.
Richiede accoglienza, docilità, libertà dalle proprie cose e da sé. Questo è il senso della radice cristiana che Gesù esige.
Spero di aver messo dei carboni ardenti sulle teste di coloro che come quel ricco sono, forse, un pò troppo attaccati alle loro ricchezze.
Certo siamo salvati per grazia, questa è la verità, ma se Dio ti chiede tu devi dare, e questo apporterà una maggiore consapevolezza di aver fatto contento Gesù. DTBG

domenica 13 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISAUNA LETTRICE SCRIVE:
 

"Carissimi, amatevi gli uni gli altri, non a parole, ma con i fatti e nella verità.
Solo chi ama è vero figlio di Dio, perché Dio è amore." (prima lettera di Giovanni, 4, 7-8).
Gesù insegna che Dio è il Padre suo e il Padre nostro, e noi siamo tutti fratelli.
In famiglia, nell'amore, nella pace nella solidarietà, nella fratellanza e quindi nella condivisione si manifesta, vive e cresce l'amore di Gesù. Beato chi dona con cuore generoso.
Le parole di preghiera non bastano, se il nostro cuore è lontano da Dio, avviciniamoci a Lui il più possibile, seguendo il suo esempio.
Quando lo Spirito di Gesù è con noi, ogni cosa che facciamo diventa preghiera e noi adoriamo Dio, benediciamo il suo santo nome, facciamo la sua volontà.
Solo un concetto di economia condivisa in senso biblico può piacere al Signore, Egli ci guida come un maestro e un buon pastore.
Non lasciamoci sopraffare dall'egoismo, ma accogliamo e condividiamo ogni risorsa per crescere e prosperare nelle ricchezze che il Signore vorrà donarci.
katya venga


mercoledì 9 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
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PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/28.
 

Eppure tutti gli economisti che oggi vanno per la maggiore sono convinti che chiunque si debba comportare esattamente come il contadino del modello ricardiano di due secoli fa, soprattutto lo Stato. 

E questo cosa significa?
Che secondo loro tutti, chiunque al mondo maneggi denaro, soprattutto il Governo, deve  prima  risparmiare,  poi  potrà spendere/investire, e sono convinti che quell’investimento futuro genererà ricchezze e impiego per il Paese.
Infatti oggi nel mondo moderno tutta la teoria economica che regola le nostre vite predica la soluzione di Ricardo per la crescita economica, e gli accordi sul commercio internazionale, come quelli siglati nell’ambito del WTO si basano sul modello economico ricardiano sviluppato due secoli fa.
Viene insegnato in tutte le Università più importanti da cui escono tutti i tecnocrati che contano (Draghi, Monti, ecc.).
E il risultato è questo: hanno convinto tutti, Governi inclusi, a chiudere la borsa della spesa e a mettere denaro da parte per investire/spendere domani.
Conseguenze?
A) Allo Stato viene detto che deve ridurre la spesa e accumulare un surplus (risparmio) di denaro, così potrà investire un domani.
Ma così facendo, non solo lo Stato ci dà 100 e ci toglie 100, che come spiegato sopra è già un disastro per i cittadini e le aziende, ma addirittura si mette a darci 100 e a tassarci 150 per fare il suo surplus (risparmio) ricardiano, così noi andiamo sempre in rosso di 50 ogni anno, e invece della futura creazione di ricchezza abbiamo un’apocalisse economica immediata.
B) I cittadini vengono incoraggiati a mettere da parte più denaro possibile in prodotti finanziari di ogni tipo (con cui poi le finanziarie speculano) e che è tutto denaro paralizzato, cioè non investito nell’economia reale.
Quel denaro equivale pari pari a merci, servizi, lavori, case, auto, cibo ecc. non venduti, poiché non viene speso!
Questo, come disse Malthus, deprime la  domanda aggregata  e manda a rotoli l’economia.


lunedì 30 giugno 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:     
Condividere, quanto mi piace questo verbo perché appartiene alla famiglia dell'amore, della fratellanza e dell'uguaglianza.
Dobbiamo partire da questo presupposto e da questa realtà: noi siamo tutti una grande famiglia.
Dov'è che oggi esiste il concetto di condivisione?
In una famiglia, bisogna solo estendere il concetto di famiglia.
Dio ha messo al mondo tutti noi, abbiamo un unico Padre e quindi siamo tutti fratelli e sorelle.
Dio ha donato a tutti noi, non a determinate famiglie suo Figlio Gesù, Dio non fa distinzione alcuna, e perché dovremmo farne noi?
Il concetto di economia condivisa renderebbe davvero perfetta l'economia perché condividendo le ricchezze, i beni ne deriva un processo perfetto
Tutti avremmo la possibilità di godere di ogni produzione, agli stessi livelli, non ci sarebbero più persone isolare o escluse.
Gesù si è fatto inchiodare sulla croce per noi, per la nostra Salvezza, ma se non seguiamo i suoi insegnamenti, e come se gli voltassimo le spalle, rendendo questo suo sacrificio vano.
Dobbiamo inchiodare ai nostri cuori i sentimenti che dall'amore scaturiscono, e quindi amarci gli uni gli altri secondo la Sua volontà.
Siamo il popolo di Dio e anche se lontani, dispersi nel mondo siamo tutti un'unica discendenza.
Dobbiamo tentare e riuscire a salvare i nostri fratelli e sorelle che soffrono in questo mondo, come?
Con l'economia condivisa tutto questo si può, perché si mette a disposizione tutto per tutti.
Vivremmo in un mondo più pulito, non ci sarebbe più alcuna invidia, alcuna scalata al potere, nessuna prevaricazione.
Dio nella bibbia ci ha detto di tutto e di più, è quella la nostra guida, ed è per questo che oggi molti avendola accantonata e persa di vista, ci hanno ridotto in queste condizioni: senza lavoro, senza case, in miseria e povertà con tutte le cause e concause che ne derivano.
Vogliamo cambiare rotta?
Dobbiamo cambiare per evitare di affondare, mettiamo in pratica gli insegnamenti della bibbia e non periremo.

Katya Venga.

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Una lettrice scrive:     



Ho letto uno slogan che dice;" La nuova malattia del secolo è l'indifferenza."
Anche ai tempi di Gesù si poteva usare lo stesso slogan.
I capi religiosi non si interessavano minimamente dei poveri e dei bisognosi.
A proposito dei capi religiosi viene detto che erano “amanti del denaro” e che ‘divoravano le case delle vedove’ e si preoccupavano più delle loro tradizioni che delle persone anziane e degli indigenti.
Gesù era consapevole di questa realtà e per questo motivo attaccava i Farisei rivelandone la loro "ipocrisia".
Il Signore era consapevole delle difficoltà che dovevano affrontare i poveri ed era sensibile ai loro bisogni.
Dopo essere vissuto in cielo, Gesù si spogliò della sua natura spirituale, nacque come essere umano e ‘divenne povero per amore nostro’. Vedendo le folle Gesù “ne ebbe pietà, perché erano mal ridotte e disperse come pecore senza pastore”. (Matteo 9:36) Nell' episodio della vedova bisognosa dimostra che Gesù fu colpito non tanto dai cospicui doni dei ricchi, che davano “del loro avanzo”, ma piuttosto dal misero contributo   della vedova.
Quello che fece toccò il cuore di Gesù, perché quella donna ‘nella sua indigenza aveva gettato tutti i suoi mezzi di sostentamento’.
Gesù, attraverso il suo esempio, insegnò ai suoi discepoli a fare altrettanto...

Nella Bibbia leggiamo che ad  un giovane ricco disse: “Vendi tutto ciò che hai e distribuiscilo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; e vieni, sii mio seguace”.
Il fatto che quest’uomo non fosse disposto a separarsi dai suoi beni dimostra che amava le ricchezze più di quanto amasse Dio e il prossimo. Esso non aveva quindi le qualità necessarie per essere un discepolo di Gesù.
Dopo la morte di Gesù, ben fecero i suoi seguaci continuando sull'esempio del loro Maestro.
Oggigiorno, i veri cristiani sanno molto bene che i seguaci di Gesù devono interessarsi dei poveri e dei bisognosi, specialmente se sono compagni di fede. (Galati 6:10)  Infatti, per questa ragione si interessano sinceramente di provvedere il necessario a chi ne è stato privato.
Adesso dopo tutta questa premessa la domanda è: " Ma noi mettiamo in pratica tutto ciò?
Oppure possiamo essere considerati dei malati d'indifferenza?"
L'opera dell'Evangelo verso chi è nel bisogno dovrebbe essere più che mai attiva.
Dio ha bisogno di veri sostenitori della Parola che predicano con l'aiuto vicendevole verso l'indigente, prima ancora che con le parole!

Luisa Lauretta.

venerdì 2 maggio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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Una lettrice scrive:

Povertà e condivisione/1
Quale deve essere oggi, alla luce del vangelo, il rapporto con i beni economici? 
La povertà evangelica non si esaurisce nel suo aspetto economico e sociale, ma evoca una dimensione più alta, quella dell’apertura e della fiducia in Dio, cioè la dimensione di fede.
E' necessario partire dalla rilevanza dell’aspetto socio-economico della povertà; in negativo si potrebbe dire che la povertà non è rifiuto del possesso dei beni.
Non lo è perché il cristianesimo non guarda con sospetto ai beni in se stessi, come fossero qualcosa di cattivo; i beni della terra sono frutto della creazione, sono dono di Dio all’umanità.
A tutta l’umanità, non solo a pochi: come diceva S. Ambrogio, se accumuliamo troppi beni e vediamo il povero in condizioni di miseria, non dobbiamo per gratuita disponibilità interiore fargli omaggio di ciò che ci avanza, ma semplicemente gli dobbiamo restituire ciò che gli abbiamo indebitamente sottratto; la terra è di tutti, non solo dei ricchi.
La povertà non è rifiuto dei beni economici, che vengono dati da Dio perché l’uomo li sfrutti per soddisfare attraverso di essi i propri bisogni e le proprie esigenze di crescita.
Non è però neppure possesso, nel senso esclusivo e totalizzante,  perché il possesso dilatato genera sperperazione ed ingiustizie,  dipendenza dalle ricchezze.
Povertà è dunque partecipazione, condivisione di beni, in quanto è finalizzata alla comunione tra le persone; i beni sono di tutti, secondo il principio della loro destinazione universale, che la chiesa richiamava già nel periodo patristico: ogni volta che ci si appropria di qualche bene della terra bisogna chiedersi quanto ciò sia giusto non solo rispetto alla soddisfazione dei nostri bisogni, ma anche nel rispetto dei bisogni di tutti gli altri.

Fiorella Patriarca

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ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:     

Condividere, quanto mi piace questo verbo perché appartiene alla famiglia dell'amore, della fratellanza e dell'uguaglianza.
Dobbiamo partire da questo presupposto e da questa realtà: noi siamo tutti una grande famiglia.
Dov'è che oggi esiste il concetto di condivisione?
In una famiglia, bisogna solo estendere il concetto di famiglia.
Dio ha messo al mondo tutti noi, abbiamo un unico Padre e quindi siamo tutti fratelli e sorelle.
Dio ha donato a tutti noi, non a determinate famiglie suo Figlio Gesù, Dio non fa distinzione alcuna, e perché dovremmo farne noi?
Il concetto di economia condivisa renderebbe davvero perfetta l'economia perché condividendo le ricchezze, i beni ne deriva un processo perfetto
Tutti avremmo la possibilità di godere di ogni produzione, agli stessi livelli, non ci sarebbero più persone isolare o escluse.
Gesù si è fatto inchiodare sulla croce per noi, per la nostra Salvezza, ma se non seguiamo i suoi insegnamenti, e come se gli voltassimo le spalle, rendendo questo suo sacrificio vano.
Dobbiamo inchiodare ai nostri cuori i sentimenti che dall'amore scaturiscono, e quindi amarci gli uni gli altri secondo la Sua volontà.
Siamo il popolo di Dio e anche se lontani, dispersi nel mondo siamo tutti un'unica discendenza.
Dobbiamo tentare e riuscire a salvare i nostri fratelli e sorelle che soffrono in questo mondo, come?
Con l'economia condivisa tutto questo si può, perché si mette a disposizione tutto per tutti.
Vivremmo in un mondo più pulito, non ci sarebbe più alcuna invidia, alcuna scalata al potere, nessuna prevaricazione.
Dio nella bibbia ci ha detto di tutto e di più, è quella la nostra guida, ed è per questo che oggi molti avendola accantonata e persa di vista, ci hanno ridotto in queste condizioni: senza lavoro, senza case, in miseria e povertà con tutte le cause e concause che ne derivano.
Vogliamo cambiare rotta?
Dobbiamo cambiare per evitare di affondare, mettiamo in pratica gli insegnamenti della bibbia e non periremo.

Katya Venga.