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sabato 27 settembre 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
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venerdì 5 settembre 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
IL CRISTIANO - L’ECONOMIA CONDIVISA.
NELLA BIBBIA SI LEGGE:
“POICHE’ NON V’ERA ALCUN BISOGNOSO FRA LORO” (ATTI 4:34).
“NONDIMENO, NON VI SARA’ ALCUN BISOGNOSO TRA VOI” (DEUTERONOMIO 15:4)
Nei due passaggi biblici si ribadisce il medesimo concetto in tempi distanziati da millenni.
Questo dimostra che detto pensiero è stabile nei tempi biblici per l’uomo che ama e teme Dio.
Lo stesso pensiero deve essere una guida costante per il cristiano odierno.
Dalle considerazioni di cui sopra scaturisce il progetto DELL’ECONOMIA CONDIVISA.
L’obiettivo è il medesimo, ma per raggiungerlo occorre che nell’uomo vi sia la coscienza del principio della fraternità, il rispetto per il prossimo.
Con questa iniziativa si vuole dare una risposta ai vari bisogni che affliggono questa generazione, in particolare nel mondo del lavoro.
--------------------
Grazie, buona giornata anche a te.
L'uomo nella parola di Dio ( la bibbia) ha tutto quello che gli serve per vivere bene, ma pur potendo scegliere il bene non sceglie il bene.
L'uomo che ama Dio ed è' fedele alla parola di Dio è completo in se, non ha bisogno di regole umane, tratta le cose e le persone come creature di Dio perché ' il suo unico scopo è piacere a Dio...purtroppo se nel mondo c'è tanta fame e tanta sofferenza è perché la maggioranza dell'umanità non ama e non conosce Dio.
Dio ti benedica
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giovedì 24 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:
Molti pensano che la condivisione sia una mortificazione cioè perdere qualche cosa a vantaggio di qualcuno privandosene, non è così; nell'Evangelo si parla spesso di condivisione ma mai intesa come privazione ma al contrario come arricchimento: Gesù dice: "ama il prossimo tuo come te stesso" dando per scontato che ognuno ami almeno sé stesso ma la forma d'amore di cui parlava Gesù non era volta alle ricchezze materiali ma al miglioramento di ognuno.
Gesù è consapevole di vivere in un mondo in cui il benessere materiale conti più di tutto e per ciò la sua proposta è rivoluzionaria e non è nemmeno vero infatti che condanni la ricchezza, lui anzi condanna i ricchi del tempo perché vivono di rendita anche se certa tradizione cristiana sembra far dire a Gesù che la ricchezza sia da condannare in quanto tale.
Il denaro non può essere divinizzato e la famosa frase: "date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio" chiarisce definitivamente il concetto e cioè che il denaro debba essere un mezzo e non un fine e vada in ogni caso usato per fini propri. Nelle parabole si fa spesso riferimento al denaro: in quella del padrone della vigna che cerca degli operai a giornata e tanto ai primi arrivati che agli ultimi da la stessa paga e Gesù in quell'occasione parla anche di libertà perché fa dire al padrone: "forse che non posso disporre dei miei beni come meglio credo" ed il padrone stesso ricorda ai lavoranti gli accordi presi con loro.
Quell'uomo non si è privato di alcunché perché ha chiamato degli operai e li ha pagati secondo precisi accordi.
Giampaolo Usai
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giovedì 10 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA
- POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA
– TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE
BIBLICA
PROCESSO
CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI
NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI
DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una
lettrice scrive:
L'amore
scioglie il sé congelato.
Il
sé è simile a un cubetto di ghiaccio, l'amore è simile al sole del
mattino.
Il
calore dell'amore... e il sé inizia a sciogliersi.
Più
ami te stesso meno troverai un sé dentro di te, per cui diventa una
meditazione profonda, uno slancio appassionato verso il divino.
Un
dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: “Maestro, che
devo fare per ereditare la vita eterna?” Gesù gli disse: “Che
cosa sta scritto nella Legge?
Che
cosa vi leggi?” Costui rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con
tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e
con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso” E Gesù:
“Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai.” (Lc 10,30-32) “Cosa
devo fare per avere la vita eterna?”
Fantastico: un dottore della
legge, uno che conosceva molto bene l’A.T., che sapeva leggere, che
conosceva l’interpretazione della legge che spiegano i testi, che
conosce Gesù e lo vuole mettere alla prova.
Caro
Dio, ti metto alla prova; “sono qui a tua disposizione, non ho
altro da fare!
Cosa ti devo dimostrare?” “Cosa devo fare per
avere la vita eterna?”
Il
dottore della legge è arrivato ad imbastire una discussione
teologica.
Gesù,
ci sta, e lo tratta allo stesso livello, al punto che accetta la
disputa prendendolo un po’ in giro... Il dottore sta facendo
sfoggio di cultura.
E
Gesù gli risponde come?
Con
uno sfoggio di cultura. “Cosa devo fare per avere la vita
eterna?”“Hai studiato la legge di Dio: cosa sta scritto?”E
questo risponde benissimo.
Cita
i due comandamenti: amare Dio, amare il prossimo.
Gesù,
ascoltata la risposta, lo liquida: “Bravo, complimenti, hai saputo
bene, fai questo e vivrai!” Gesù è uno psicologo straordinario!
Gesù
aveva grande capacità terapeutica, e con grandissimo intuito vuole
portare quest’uomo a mettersi in discussione.
Quante
volte ci succede: gente che viene da noi e ci parla di Dio.
E
noi gli diciamo: “Parlami di te!
Ti
importa davvero quello che stai dicendo?”
Quando
siamo invitato a cena a casa di qualcuno, mai una volta che si parli
di Gesù Cristo.
Si
parla di un sacco di cose di fede: si fa una bella discussione.
Alla
fine abbiamo parlato per due ore, abbiamo detto le nostre ragioni e
lui le sue, restiamo sulle nostre posizioni, non c’è stato molto
incontro, ciao, arrivederci... Gesù è curioso perché aggira questa
cosa.
Mi
sembra quasi che prenda in giro il dottore della legge, come per
dirgli: “Vuoi restare nella tua testa?
Vuoi
restare nel tuo schema mentale?
Liberissimo
di farlo.
Gesù
ha grandissimo rispetto della libertà dell’uomo: “Non ti importa
metterti in discussione?
Pazienza,
cosa vuoi che ti dica!”
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RIFLESSIONI
NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI
DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una
lettrice scrive:
Meglio, quando il peccatore ama, è Dio che ama in lui, forse usando gli stessi strumenti con cui il peccatore ha peccato.
Così,
anche la prostituta «ha amato molto» mettendo in atto le sue
abitudini professionali: lavando i piedi a Gesù, asciugandoli con i
suoi lunghi capelli, baciandoli, cospargendoli di profumo.
Non
cambiò il vasetto di profumo, ma usò quello del suo mestiere, per
profumare quel corpo santo che a giorni sarebbe stato sepolto.
«E
volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna?
Sono
entrato nella tua casa e tu non m’hai dato l’acqua per i piedi;
lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con
i suoi capelli.
Tu
non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha
cessato di baciarmi i piedi.
Tu
non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso
di profumo i piedi.
Per
questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha
molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco» (Lc
7,44-47).
«Ama
il prossimo tuo come te stesso»: è il comando del Vangelo.
Come
te stesso!
Composto
di bontà e di cattiveria, di virtù e di difetti, senza lasciare
fuori nulla: amare!
E,
amando, divenire amore!
Senza
nemmeno alzare la polvere della consapevolezza di amare!
Così
hanno amato le nostre mamme, con le loro doti e con i loro limiti,
imparando ad amare mentre amavano!
Io
ritengo sia impossibile amare il prossimo se non si ama se stessi.
Non
è una convinzione ideologica ma esperienza concreta di ogni giorno.
Se
ami te stesso, ti sorprenderai: l'amore per se stessi implica la
scomparsa del sé. Nell'amore per se stessi non esiste mai un sé.
Questo
è il paradosso: l'amore per se stessi è totale assenza di sé.
Non
è egocentrismo; perché ogni volta che esiste la luce non c'è
alcuna oscurità, e ogni volta che esiste amore non c'è alcun sé.
mercoledì 9 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
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RIFLESSIONI
NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI
DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una
lettrice scrive:
Il
comandamento dell’amore del prossimo è “antico” nella lettera,
ma “nuovo” della novità stessa del vangelo.
Nuovo
perché non è più solo “legge”, ma anche, “grazia”.
Si
fonda sulla comunione con Cristo, resa possibile dal dono dello
Spirito.
«Ama
il prossimo tuo come te stesso»!
Nel
Vangelo predicato dal Cristo, questo comando è l’altro aspetto
dell’amore verso Dio; come l’amore verso Dio è l’altro aspetto
di quello verso il prossimo.
Inscindibili,
l’uno è la porta e l’altro la via, come due ali che insieme
mettono in atto il volo della speranza e della pace.
«L’amore
dell’uomo verso il proprio simile è comandato da ogni cammino
cristiano. Da sempre e ovunque, la via dell’amore reciproco è la
via maestra dell’umanità e dell'essere cristiani.
Questo
è prima di tutto un dovere di onestà, perché così è; inoltre
effonde in me cristiana e anima consacrata una profonda gioia, in
quanto mi mette sulla via giusta per comprendere e testimoniare il
comando di amare il prossimo come se stessi, ribadito così
fortemente da Gesù.
La
lieta notizia del Vangelo, infatti, non consiste tanto nel fatto che
Gesù abbia insegnato ciò che mancava, ma piuttosto nel carisma di
grazia e di profumo che ha riversato sopra a una legge scolpita
nell’intimo dei cuori fin dall’inizio.
Il
Vangelo è il lieto annuncio di una qualità, di un profumo, di un
sapore, di un’intensità, riversati su ciò che da sempre e ovunque
è.
Così
il cristiano non ha la missione di salvare il mondo in extremis, ma
quella di testimoniare che l’amore vicendevole, che tutti
percepiscono nelle fibre del loro cuore, è cammino reale, saporito,
soave, anche nelle situazioni che la ragione umana non riesce più a
decifrare.
Anzi!
Proprio
là dove il limite umano diviene difficoltà, la grazia dischiude la
porta alla via maestra dell’amore.
La
chiave di quella porta è il perdono!
Gesù
raccolse il precetto dell’amore verso il prossimo già enunciato
dall’Antico Testamento e, riversandovi il carisma del Vangelo, lo
pose a fondamento del Nuovo.
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DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una
lettrice scrive:
Siate
misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.»
(Lc.6,27-36).
Se
l’amore di Dio è un dono, è necessario meditare sul dovere di
amare, e in particolare sul dovere di amare il prossimo.
Il
legame tra i due amori è espresso dalla parola di Dio: “Se Dio ci
ha amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri” (1 Gv 4,11).
“Amerai il prossimo tuo come te stesso” era un comandamento
antico, scritto nella legge di Mosè e Gesù stesso lo cita come tale
(Lc 10, 27).
Come
mai dunque Gesù lo chiama il “suo” comandamento e il
comandamento “nuovo”?
La
risposta è che con lui sono cambiati l’oggetto, il soggetto e il
motivo dell’amore del prossimo.
È
cambiato anzitutto l’oggetto, cioè chi è il prossimo da amare?
Ogni
uomo, anche lo straniero, anche il nemico. “Io vi dico: amate i
vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché
siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare
il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti
e sugli ingiusti.
Se
infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete?
Non
fanno lo stesso anche i pubblicani?
E
se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario?
Non
fanno anche i pagani altrettanto?” (Mt 5, 44-47).
È
cambiato anche il soggetto dell’amore del prossimo, cioè il
significato della parola prossimo.
Esso
non è l’altro; sono io; non è colui che sta vicino, ma colui che
si fa vicino.
Con
la parabola del buon samaritano Gesù dimostra che non bisogna
attendere passivamente che il prossimo spunti sulla mia strada.
Il
prossimo sei tu, cioè colui che tu puoi diventare.
Il
prossimo non esiste in partenza, si avrà un prossimo solo se si
diventa prossimo di qualcuno. “Questo è il mio comandamento: che
vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi” (Gv 15,12).
L’uomo
può amare se stesso in modo sbagliato, cioè desiderare il male, non
il bene, amare il vizio, non la virtù.
Se
un simile uomo ama gli altri “come se stesso” e vuole per gli
altri le cose che vuole per se stesso, poveretta la persona che è
amata così!
Sappiamo
invece dove ci porta l’amore di Gesù: alla verità, al bene, al
Padre.
Chi
segue lui “non cammina nelle tenebre”.
Egli
ci ha amato dando la vita per noi, quando eravamo peccatori, (Rom 5,
6 ). Si capisce in questo modo cosa vuol dire l’evangelista
Giovanni con la sua affermazione apparentemente contraddittoria:
“Carissimi, non vi scrivo un comandamento nuovo, ma un comandamento
vecchio che avevate fin da principio: il comandamento vecchio è la
parola che avete udita.
E
tuttavia è un comandamento nuovo che io vi scrivo” (1 Gv 2, 7-8).
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Una
lettrice scrive:
Questo
vi comando: amatevi gli uni gli altri.» (Gv. 15,12-17) « Tutto
quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro:
questa infatti è la Legge ed i Profeti.» (Matteo 7,12) Nel Vangelo
di Matteo sono presenti inoltre altri richiami al tema, dell'amore
per il prossimo.
«Allora
il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti
del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin
dalla fondazione del mondo.
Perché
io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi
avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi
avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a
trovarmi.
Allora
i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto
affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da
bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o
nudo e ti abbiamo vestito?
E
quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a
visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni
volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli
più piccoli, l'avete fatto a me.» (Matteo 25,34-40).
Caratteristica
dell'insegnamento di Gesù inoltre è la richiesta di amare anche i
propri nemici. «Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente
per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti
percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti
vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il
mantello...... (Matteo 5,38-48). «Ma a voi che ascoltate, io dico:
Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite
coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano.
A
chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il
mantello, non rifiutare la tunica.
Da'
a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo.....
Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne
nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo;
perché egli è benevolo verso gl'ingrati e i malvagi.
martedì 8 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA
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Una
lettrice scrive:
In questo periodo di crisi il laicato trinitario è chiamato a dare risposte alle nuove povertà e alle nuove schiavitù che sono presenti nella nostra società.
Per
dare una risposta autentica ed efficace dobbiamo rivolgere lo sguardo
alla comunità apostolica.
I
discepoli imparano da Gesù non solo le cose da insegnare, ma per
prima cosa imparano a commuoversi.
Se
ancora c'è qualcuno che si commuove per gli altri, questo mondo può
ancora sperare.
E'
facile commuoversi per se stessi, è facile piangere su se stessi, ma
ciò è inutile, è sterile.
I
discepoli, partiti per stare in disparte, imparano a essere a
disposizione di tutti, imparano che l'amore non va in disparte, non
va in vacanza, non riposa, non ha tregua, finché c 'è folla che
tende la mani che invoca pane e pace.
Io come
laica trinitaria faccio mio il motto di San Giovanni de Matha "liberi
per liberare", dobbiamo tutti farci promotori di questo
messaggio non cercando di aiutare solo I lontani ma anche I vicini
poiché i poveri li abbiamo anche tra noi.
Tutti
siamo chiamati a liberare il nostro prossimo dalle schiavitù che lo
tengono incatenato usando l'arma evangelica dell'Amore (Una risposta
d'amore alla povertà di oggi).
Angela
Auletta
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Una
lettrice scrive:
Tu non
ti preoccupare, vai avanti e grida al mondo intero che GESU' CRISTO
E' IL SIGNORE DELLA NOSTRA VITA.
Ama il prossimo tuo come te stesso
significa che il fratello o il prossimo è uguale a te e merita il
tuo stesso amore.
Il
nostro prossimo è costato lo stesso SANGUE DI CRISTO che è costato
per noi.
Carissimo
fratello questo pensiero che ti mando non vuole essere una predica.
Purtroppo
è vero molti si limitano solo a fare la predica e si sentono a posto
con la coscienza!!!
Un
Servo di Dio diceva: << Se tu dici di amare il tuo Gesù e poi
te ne stai per i fatti tuoi mentre fuori i fratelli soffrono, saresti
una SFRUTTATRICE DELL'AMORE DI CRISTO CHE HA DATO SE STESSO PER
TUTTI>>.
Un
brano del vangelo mette in luce un aspetto della fede cristiana,
racchiuso nell'interrogativo di Gesù: "Voi chi dite che io
sia?", traducibile anche con "Chi sono io per voi, per
te?".
Ecco,
questa domanda esige una risposta personale e chiede che se ne
valutino le conseguenze.
«Chi è
Gesù per me? Quanto è entrato nella mia vita? Come orienta i miei
pensieri, le mie decisioni, le mie scelte?»
Il
vangelo suggerisce che non basta una risposta teologicamente
corretta, come quella di Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio
del Dio vivente».
Una
dichiarazione di questo genere deve cambiare radicalmente la vita,
altrimenti resta concretamente, pur nella sua grandezza e pregnanza,
un vuoto suono di parole.
Lo
stesso Pietro comprenderà soltanto successivamente la portata della
sua dichiarazione, dopo essere passato attraverso l'esperienza del
tradimento ed essere stato coinvolto nel mistero della passione e
della risurrezione di Gesù.
La
Pasqua del Signore sarà l'evento decisivo e determinante.
Dopo la
risurrezione di Gesù, Pietro non sarà più interrogato sulla fede,
ma sull'amore: «Mi ami tu?» e sarà invitato nuovamente alla
sequela.
Ed è
sorprendente che Gesù continui a dire a Simon Pietro che si fida di
lui.
È
incredibile come il Signore scelga con assoluta libertà e
benevolenza persone deboli e fragili, anche peccatrici, e affidi loro
un compito umanamente "insopportabile".
L'amore
sapiente di Dio va oltre i nostri meriti e perfino oltre la
consapevolezza delle nostre qualità.
Ma Gesù
non lascia soli: «Io sono con voi tutti i giorni».
Egli fa
sentire la sua presenza premurosa soprattutto nei momenti difficili,
quando i discepoli cominciano ad avere paura, quando nella loro
debolezza lo rinnegano e lo tradiscono, quando "per il nome di
Gesù" sono messi alla prova, vengono combattuti e perseguitati.
Per cui
la prospettiva del martirio non va considerata un incidente di
percorso, ma un orizzonte entro il quale vedere e vivere la sequela
del Signore.
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sabato 5 luglio 2014
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MISERIA
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Lettore/lettrice scrive:
Ho letto di recente che oltre 30 mila bambini ogni
giorno muoiono
di fame ( 10 milioni all' anno!) per l' indifferenza
di chi come noi
può permettersi di sprecare di tutto.
Ma ci pensate?
Nel 2014, dove si viaggia su internet, si usano
telefonini che sanno
fare di tutto, si muore ancora di fame...
Un'assurdità o una vergogna?
I nostri figli aprono i frigoriferi e possono scegliere
dal dolce al
salato, dal salume al latticino, e dall'altra parte del
mondo piccoli
innocenti patiscono la fame.
Solo chi ha provato la fame, la nera fame, come si
definiva una
volta, sa benissimo che anche un pezzo di pane duro
poteva
calmare i brontolii dello stomaco.
Mio papà mi raccontava che durante la guerra, lui un
bambino,
andava a rubare nelle campagne quello che trovava; patate,
carote,
cavoli....una vita fatta di stenti e di sofferenze.
Oggi, grazie a Dio, ci sono tante organizzazioni
nazionali ed
internazionali che propongono aiuti umanitari che spesso
sfociano,
però, nel puro assistenzialismo.
Ma si potrebbe fare di più.
Un'organizzazione umanitaria sotto un'ottica Cristiana,
mette in
primo piano l' Amore per Dio e per il prossimo.
Aiuta i bisognosi e le loro famiglie risolvendo prima i
loro problemi
interiori e poi i problemi fisici
.
Gesù sfamò con pochi pani e pochi pesci migliaia di
persone e noi?
Potremmo fare molto di più, anche solo dando una
piccolissima
parte del nostro.
Tu ed io siamo uno strumento nelle mani di Dio tutte le
volte che
diamo a Dio la nostra disponibilità.
Dio si può servire di chiunque per aiutarci e per
aiutare gli altri,
cosa cerca?
Un cuore disponibile, una vita disposta a cambiare i
propri piani di
una giornata per stravolgere un'altra vita, essere
benedetti per
benedire!
Se siamo su questa terra non è soltanto per vivere fine
a noi stessi,
questa società è malata, ha bisogno del mio e del tuo
contributo.
Sei all'altezza, non ti sminuire, ognuno di noi è stato
creato con un
fine, ognuno di noi può e deve amare; l'amore non è
un opzional
del
cristiano, per la Parola è un segno di
riconoscimento....che porta
gioia, serenità, che si prende cura del
prossimo, in un'attitudine di
condivisione, aborrendo l'egoismo.
E' scritto in Giovanni:"Da questo conosceranno
tutti che voi siete
miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli
altri."
Ma davvero potranno dire questo di noi le persone che
non
conoscono Gesù?
A te la risposta...Dio ti benedica Luisa Lauretta.
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