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sabato 27 settembre 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO

ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE - CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Di Marco ferretti + 1



Oramai li non c'è più niente da condividere se non una cassa da morto.

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Non sono d'accordo.

Dobbiamo aprire gli occhi dell'anima e del cuore.Dobbiamo rispolverare il vangelo.

I cristiani sono chiamati a chiudere gli occhi, vedi la parabola del Buon Samaritano.

E' anche scritto:"ama il prossimo tuo come te stesso".

Occorre una rivoluzione culturale nel mondo cristiano, occorre mettere i pratica gli insegnamenti di Gesù.

La prima comunità cristiana condivideva e fra di loro non vi era alcun bisognoso.

La condivisione scaturisce dall'amore per il prossimo, alle volte di fa confusione tra la carità e la condivisione.

Quella persona ha molto da dare, ma questa sua potenzialità non viene valorizzata perché l'egoismo impera nel mondo.


giovedì 4 settembre 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE -
CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Un lettore scrive:




Perché non facciamo qualche cosa in più con piu criterio.
Tutte le varie religioni..governo ecc..e fare vedere delle immagini diverse..il Signore ci dia maggiore intendimento e discernimento. ..

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Concordo.Fai una proposta operativa!

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La mia proposta non può essere accettabile. .perché sai benissimo che se non siamo convertiti.. non succede niente di buono..e non posso esprimermi piu di tanto. .ma tu ho visto che sei abbastanza intelligente e capisci..ma comunque ne parlerò col pastore della mia comunità. .essendo nel direttivo adi..comunque grazie mi hai dato un'idea. .nuova pace del Signore. .

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Grazie veramente per l'esauriente commento. .certo io so che le nostre comunità cristiane. Si impegnano. .e certo non era rivolto il mio..problema a noi..col massimo rispetto. .ma..a chi collabora...male..vedere queste cose mi fa male...ma da soli..non si fa' molto. .queste assocoazioni non bastano a migliorare la vita di questi cari sfortunati. ..non voglio mostrarmi migliore o più bravo di nessuno per carità. .sto ' male a vedere queste situazioni..quando c'è la possibilità di partecipare partecipo..sia spiritualmente che fisicamente..ma purtroppo ancora si deve fare molto di più. ..il Signore ci guidi e ci aiuti. .ed a te grazie per tutto

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Perché non può essere accettata?
Noi dobbiamo dialogare ed agire con i convertiti.
E' un appello ai convertiti.
Noi in prima linea.
Aspetto una tua proposta operativa.
I primi capitoli degli Atti sono illuminanti.


domenica 3 agosto 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Un lettore scrive:



RIFLESSIONI. 
Crisi economica?
Perché un tracollo economico mondiale? 

Il Talmud (Gittin 57a) ci dice che le crisi economiche sono un campanello d'allarme per cambiare i nostri modi.
Si racconta nel Talmud che prima della distruzione del Tempio di Gerusalemme il prezzo del grano era di 40 Modiut (misure) per Dinar.
Il prezzo del grano aumentò leggermente e il suo nuovo prezzo fu fissato a 39 Modiut per Dinar (con lo stesso prezzo si comprava meno grano).
I saggi si chiesero quale fosse la causa di questo aumento.
Hanno cercato e trovato che un padre e suo figlio avevano rapporti con una donna fidanzata.
Il padre e il figlio sono stati portati in tribunale, quivi condannati e poi lapidati.
Dopo l’esecuzione il prezzo del grano ritornò al prezzo originale di 40 Modiut per Dinar.
Secondo questo racconto del Talmud il livello morale della società può influenzare i costi delle materie prime e influenzare l'economia locale e mondiale.
Il livello morale della società influenza la quantità di "benessere" nel mondo e l'armonia di interazione tra le persone ha influenza sull’economia.
Il Chofetz Chaim, un famoso rabbino del XX secolo, ha scritto che la Grande Depressione del 1929 è venuta a causa della mancanza di fede in Dio di quella generazione, il che ha portato a una mancanza di fiducia tra le persone.
Yeshua disse: «perché l’iniquità sarà moltiplicata, la carità dei più si raffredderà» (Mat.24:12).
Anche se il periodo che ha preceduto la Grande Depressione era di prosperità, per la ripresa dalla grande guerra, la mancanza di fede e di fiducia tra le persone, in ultima analisi, ha causato l’indebolimento delle fonti di credito.
Nelle sue parole: "ha fatto sì che l'arteria centrale per il flusso della vita economica diventasse intasata dall’animosità".
Questo è molto simile alla crisi economica di oggi, la cui goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata i mutui subprime, che si basavano sul prestito immorale di denaro a persone che molto probabilmente non sarebbero state in grado di pagare.
Quando il prezzo delle materie prime aumenta in modo imprevisto e il mondo affronta una crisi economica, dobbiamo guardare sia alle ragioni osservabili che a quelle metafisiche per trovare il motivo per cui sta accadendo.
Shalom
Argentino Quintavalle


lunedì 28 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISAUna lettrice scrive:





Il pane che buttate è dell’affamato; le vesti che mettete via sono dell’ignudo; e il denaro che sperperate nei vostri piaceri è redenzione e libertà del povero. Per capire certe affermazioni io credo che dobbiamo provare cosa significhi avere fame, avere freddo, avere sete e non poter dormire in un letto caldo e sotto ad un tetto. Beato l’uomo che ha cura del debole: nel giorno della sventura il Signore lo libera.Quest’affermazione che apre il salmo 41 è una sintesi del senso e del valore di quella che tradizionalmente si chiama la “carità”. 

Questa è da intendere bene: non è beneficenza che piove dall’alto, ma partecipazione all’amore gratuito e solidale con cui Dio ci ama, e soprattutto ama i poveri, gli infelici e gli ammalati, al punto da identificarsi con loro.Cerchiamo modelli da seguire, persone da imitare ma nessuno pensa a seguire ed imitare Gesù. Abbiamo tanto da dare se solo aprissimo il nostro cuore e la nostra generosità verso coloro che soffrono. Impariamo ad immedesimarci in coloro che soffrono per la solitudine e per l'indifferenza ( l'indifferenza uccide..ecc ) di quelli che pensano di essere ricchi, ma che in realtà sono molto poveri. Date e vi sarà dato...così ci consiglia il Signore e noi, in grande o piccolo siamo chiamati tutti a farlo...Dicendo di vivere come Dio vuole, santamente e mettendo in pratica la sua Parola che da vita e grazia,  concludo con questi versi bellissimi, che sono una promessa per noi:"Beato l’uomo che ha cura del debole:  nel giorno della sventura il Signore lo libera. Il Signore veglierà su di lui,  lo farà vivere beato sulla terra.

Luisa Lauretta.

giovedì 10 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO

ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE

CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 

DELL’ECONOMIA CONDIVISA


Una lettrice scrive:


È il chiaro insegnamento della stupenda Lettera agli Ebrei in cui l’umile condizione umana che comportò a Gesù l’esperienza della sofferenza è indicata come un grado più perfetto sia dell’angelicità, sia della stessa figliolanza divina.
«Quel Gesù, che fu fatto poco inferiore agli angeli, lo vediamo ora coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli sperimentasse la morte a vantaggio di tutti… Infatti proprio per essere stato messo alla prova ed aver sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova» (Eb 2,9 e 18).
«Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono» (Eb 5,8-9). La profanazione più presente nella carità cristiana: ergersi a coloro che danno amore, mentre ai poveri spetta la parte non onorifica di soltanto ricevere.
Spesso, nelle preghiere dei fedeli, si domanda la grazia dell’amore.
Tutte queste preghiere chiedono sempre la grazia che noi cristiani possiamo amare gli altri; è mancante invece l’altra domanda, quella che i cristiani possano beneficiare della grazia e dell’amore degli altri, forse dei poveri del mondo o dei non cristiani.
Nella mente umana predomina l’idea dell’amore come attivismo, di cui se stesso è il soggetto e gli altri l’oggetto.
Anche quando chiediamo all’altro di amarci, chiediamo che ci rivolga il suo protagonismo, le sue coccole, i suoi doni, le sue preferenze, il suo affetto.
Si tratta sempre di chiedere amore fra pari, come dire: ora tocca a te perché prima è toccato a me.
Chiediamo l’amore altrui di cui ci sentiamo degni e padroni. <<Par condicio>> anche nella legge dell’amore.
L’uomo fatica ad accedere a quell’amore in cui non c’è protagonismo alcuno, dove sia il dare amore come il riceverlo rimane atto gratuito, umile e semplice, che non alza la polvere del vanto.
Fatica perché entra nella via dell’amore dalla porta della sua realizzazione, a testa alta, da protagonista.

Così, amando, ne trae profitto; per lo meno quello di essere lui colui che occupa la parte di chi ama e non di chi riceve. 

martedì 8 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE

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PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 

DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Una lettrice scrive:

Tutto ciò che di bello e di buono c’è nel mondo ( cose, attività, relazioni, ecc) sarà allora illuminato da una nuova luce e da nulla saremo manipolati e posseduti.
Confidando nella paternità di Dio nulla ci creerà ansia, affanno, ma tutto, nel nostro intimo, nella nostra vita, sarà pervaso dalla sua presenza rassicurante, perché la sua Provvidenza non abbandona le sue creature.
Ciò nonostante noi, nel concreto, rimaniamo responsabili della nostra vita, perché Dio donandoci la libertà ha voluto responsabilizzarci e ci ha fornito nell’intimo i valori del Regno (giustizia, uguaglianza, equità, fraternità, carità, ecc.) che motivano le nostre azioni di uomini, di fratelli e di figli di Dio.
Anche oggi siamo chiamati ad essere « commensali di Dio in questo mondo ».
Se capissimo in profondità la grazia, comprenderemmo che l’amore di Dio per noi, la sua provvidenza e misericordia, è stata e continua ad essere immensa.
Certo questo convito è solo un inizio di comunione con Dio.
Siamo nell’attesa e nella speranza della « perfetta comunione nella vita eterna», ma ne è già un pegno sicuro.
E’ questa commensalità, questa «alleanza nuova ed eterna », che dona alla Comunità di dedicarsi « con serena fiducia » al servizio di Dio.
La fede ci impegna a far sì « che il corso degli eventi del mondo si svolga secondo la volontà di Dio nella giustizia e nella pace ».
In essa troviamo la forza della giustizia, che domina l’avidità e l’egoismo, e della pace, che vince ogni presunzione e cattiveria.
Capita di tutto nel mondo: persino che una madre snaturata dimentichi il suo bambino.
Non avverrà invece mai che Dio si dimentichi dell’uomo, che è la sua creatura prediletta.
Ci viene talora sulla labbra l’amara, e insensata , considerazione: Dio si è dimenticato di me, perché mi manda troppe tribolazioni.
E’ semplicemente assurdo: «Io non ti dimenticherò mai », dice il Signore. (Is 49, 14-15.)
E’ la certezza più gioiosa che possiamo avere.
Il nostro prossimo non di rado ci trascura, dopo tante promesse; Dio non ci trascura mai.

Il segreto della pace interiore e di tutta la vita spirituale sta nella convinzione incrollabile che Dio non si dimentica di noi, che ci è vicino, anche se non lo sentiamo, e che ci ama come Dio sa amare, e quindi immensamente.

giovedì 3 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO


ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE

CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 

DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Una lettrice scrive:


Ci sono parole che Gesù ha detto ai suoi discepoli e quindi a noi.
Cosa avranno capito i suoi discepoli?
Cosa abbiamo capito noi?
Il contesto è quello dell'Ultima Cena, fa parte dei discorsi d'addio, un momento particolare, i discepoli cominciano ad essere tristi, a non capire cosa sta succedendo.
Cosa voleva dire Gesù dicendo: "Molte cose ho ancora da dirvi".
Quali cose Gesù non hai detto?
Quali cose non siamo capaci di portare perchè troppo pesanti?
E' facile pensare che sulla Croce Gesù dirà tutto ciò che doveva dire: la sua ultima Parola, è sulla Croce, la sua ultima parola è Lui Crocifisso.
Sappiamo che sulla croce Gesù dirà 7 parole: "Dio mio, Dio mio perchè mi hai abbandonato?
Ho sete.
Figlio, ecco tua Madre, Madre, ecco tuo Figlio; Padre, perdonali perchè non sanno quello che fanno, Oggi stesso sarai con me in paradiso... e terminerà dicendo: "Tutto è compiuto".
Allora lì sulla Croce egli termina di dirci tutto ciò che doveva dirci, lì sulla croce, assume tutto il peso del nostro peccato, lì sulla croce ci dona lo Spirito che ci rivelerà la verità tutta intera, lì sulla Croce in Giovanni e Maria si compie l'Umanità nuova, la prima cellula di Chiesa, il futuro dell'umanità.
E' bello restare in contemplazione di questa Parola e chiedere allo Spirito che ce la riveli.
Appartenere allora a Cristo vuol dire infatti essere "membro" di lui.
Equivale ad immedesimarsi, a far propri tutti gli aspetti e le prerogative esistenziali che lui ci propone.
E questo anche nella comunione della comunità che vive nel suo nome la solidarietà e l'unità della fede, della speranza e della carità.
E qui viene il difficile specialmente nella vita di tutti i giorni: riusciamo noi ad essere parte di Gesù nella Comunità?
Secondo uno slogan da considerarsi ancora recente, si direbbe oggigiorno "Cristo sì, Chiesa no".
La Chiesa viene tacciata di oscurantismo e di antimodernismo, di classismo.
Anche all'interno del mondo credente ci si ostina a rifiutare con tutti i mezzi le disposizioni e gli insegnamenti, trovando spesso infondati pretesti per mettere in discussione ogni insegnamento biblico.
Eppure Dio si è rivelato non solamente all'uomo singolo, ma ad un'intera comunità.
Cristo ha garantito la sua presenza nell'organico di una Comunità nella quale si è chiamati a vivere un solo Signore, una sola fede, un solo Battesimo per godere di un solo Dio Padre di tutti (Ef 4, 4 e ss) ed è improponibile che ciascuno possa costruirsi un cristianesimo a suo e consumo.  

lunedì 30 giugno 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:



1. Devi pensare che il prossimo ha diritto di avere da te lume, aiuto e conforto, come un figlio da sua madre.
 E’ questo un diritto concesso a lui dal tuo stato d’amore.
La sposa infatti ha il diritto, oltre che il dovere, di tutelare e difendere gli interessi dello sposo: e gli interessi dello Sposo tuo Gesù sono la conquista delle anime.
2. Devi sentirti madre del prossimo debole e sofferente: per cui devi avere per lui amore generoso, che ti spinga a dare il sangue per la sua anima.
Potendolo, lo aiuterai nei suoi bisogni, lo difenderai dalle male lingue, lo consolerai nelle sue afflizioni.
Una difesa ed un aiuto, potendolo, darai  generosamente.
3. Devi essere sorella del tuo prossimo, perché è parte come te del Corpo di Gesù.
E come sorella avrai per lui una carità paziente, che lo sappia compatire e sopportare nei suoi difetti; che lo possa illuminare nei suoi dubbi; istruire nella sua ignoranza; aiutare nella ricerca della pace, della fede, dell’amore, che unisce a Dio e solleva a lui con gioia il cuore e lo spirito.
4. Devi farti serva del tuo prossimo a somiglianza  di Gesù, venuto al mondo per servire gli uomini di buona volontà, per il raggiungimento della felicità eterna.
 E quindi con dolcezza ti presterai a soccorrerlo anche nelle sue necessità materiali, per conquistarlo al tuo Diletto.
 Se offesa, imita Gesù quando prese lo schiaffo, poi quando si mantenne in assoluto silenzio. 
Buone figliole, vi dico subito che i desideri di Gesù sono gli stessi desideri del nostro prossimo, naturalmente quelli buoni e possibili.
 Per cui dobbiamo tenere per certo che Gesù desidera da noi quello stesso che da noi desidera il nostro prossimo.
Quindi se questi desidera un sorriso, una delicatezza, una soddisfazione qualunque ed un qualunque favore, piacere, che si possono concedere facilmente e senza offesa di Dio, noi dobbiamo esser certi che è lo stesso Gesù a desiderare quelle cose, per cui, se noi facciamo finta di non accorgercene o se noi siamo duri a concederli, siamo anche certi di aver fatto quella finzione a Gesù stesso e di aver negato a lui stesso le piccole gioie così richiesteci.
Ed allora che varrebbero le nostre preghiere, tutte le nostre meditazioni e tutti i nostri sacrifici?

 Ma forse che sono false le parole di Gesù: “Quello che avete fatto agli altri l’avete fatto a me?. 

mercoledì 2 aprile 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
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PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
I lettori scrivono:


A Sergio che è favorevole ad un mondo SENZA RELIGIONI dove troverebbe le gioie, ho già risposto in ogni ambiente di G+ e di FB in cui ne ho avuto l'occasione.
SAREBBE ESATTAMENTE IL CONTRARIO DI QUELLO CHE LUI IPOTIZZA.
Già Oggi sono la Maggioranza a non avere il senso religioso e la sua aderenza.
E VEDIAMO CHE MONDO DI GIOIA C'è. !!!
Alle critiche rivolte alla non povertà PAPALE o ECCLESIALE, posso solo esprimere un paragone razionale : è forse la Chiesa un Ente di Beneficenza o qualcosa di simile ad una ONG ?
Perché non richiedere allora al Proprio Comune di appartenenza, dato che si chiama COMUNE di spogliarsi di ogni bene così che sarebbe davvero messa in COMUNE ?
Per Chi non ne fosse a conoscenza : la ragione d'essere della Chiesa è l'annuncio del Vangelo e la salvezza eterna delle Anime.
Per farlo deve esserne in grado con mezzi sufficienti ed adeguati.
Guardiamo alla sostanza e non solo alla ROBA..
GRAZIE
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Elio Nobile
Quello che scrivi in questo post, non fa una virgola.
Anche se si fa riferimento a lettori...che non conosco, il Vangelo deve essere discusso, nella misura in cui oggi la chiesa pur non essendo un ente di carità ( richiedere allora al Proprio Comune di appartenenza ), spesso anch'essa lascia a desiderare una maggiore chiarezza...e errori non ne mancano...

Poi concordo che non bisogna guardare la sostanza.