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giovedì 10 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO


ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE


CONDIVISIONE BIBLICA


PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA


RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 


DELL’ECONOMIA CONDIVISA


Una lettrice scrive:


L'amore scioglie il sé congelato.
Il sé è simile a un cubetto di ghiaccio, l'amore è simile al sole del mattino.
Il calore dell'amore... e il sé inizia a sciogliersi.
Più ami te stesso meno troverai un sé dentro di te, per cui diventa una meditazione profonda, uno slancio appassionato verso il divino.
Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: “Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?” Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella Legge?
Che cosa vi leggi?” Costui rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso” E Gesù: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai.” (Lc 10,30-32) “Cosa devo fare per avere la vita eterna?” 
Fantastico: un dottore della legge, uno che conosceva molto bene l’A.T., che sapeva leggere, che conosceva l’interpretazione della legge che spiegano i testi, che conosce Gesù e lo vuole mettere alla prova.
Caro Dio, ti metto alla prova; “sono qui a tua disposizione, non ho altro da fare! 
Cosa ti devo dimostrare?” “Cosa devo fare per avere la vita eterna?”
Il dottore della legge è arrivato ad imbastire una discussione teologica.
Gesù, ci sta, e lo tratta allo stesso livello, al punto che accetta la disputa prendendolo un po’ in giro... Il dottore sta facendo sfoggio di cultura.
E Gesù gli risponde come?
Con uno sfoggio di cultura. “Cosa devo fare per avere la vita eterna?”“Hai studiato la legge di Dio: cosa sta scritto?”E questo risponde benissimo.
Cita i due comandamenti: amare Dio, amare il prossimo.
Gesù, ascoltata la risposta, lo liquida: “Bravo, complimenti, hai saputo bene, fai questo e vivrai!” Gesù è uno psicologo straordinario!
Gesù aveva grande capacità terapeutica, e con grandissimo intuito vuole portare quest’uomo a mettersi in discussione.
Quante volte ci succede: gente che viene da noi e ci parla di Dio.
E noi gli diciamo: “Parlami di te!
Ti importa davvero quello che stai dicendo?”
Quando siamo invitato a cena a casa di qualcuno, mai una volta che si parli di Gesù Cristo.
Si parla di un sacco di cose di fede: si fa una bella discussione.
Alla fine abbiamo parlato per due ore, abbiamo detto le nostre ragioni e lui le sue, restiamo sulle nostre posizioni, non c’è stato molto incontro, ciao, arrivederci... Gesù è curioso perché aggira questa cosa.
Mi sembra quasi che prenda in giro il dottore della legge, come per dirgli: “Vuoi restare nella tua testa?
Vuoi restare nel tuo schema mentale?
Liberissimo di farlo.
Gesù ha grandissimo rispetto della libertà dell’uomo: “Non ti importa metterti in discussione?

Pazienza, cosa vuoi che ti dica!” 

giovedì 3 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO


ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE

CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 

DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Una lettrice scrive:


Ci sono parole che Gesù ha detto ai suoi discepoli e quindi a noi.
Cosa avranno capito i suoi discepoli?
Cosa abbiamo capito noi?
Il contesto è quello dell'Ultima Cena, fa parte dei discorsi d'addio, un momento particolare, i discepoli cominciano ad essere tristi, a non capire cosa sta succedendo.
Cosa voleva dire Gesù dicendo: "Molte cose ho ancora da dirvi".
Quali cose Gesù non hai detto?
Quali cose non siamo capaci di portare perchè troppo pesanti?
E' facile pensare che sulla Croce Gesù dirà tutto ciò che doveva dire: la sua ultima Parola, è sulla Croce, la sua ultima parola è Lui Crocifisso.
Sappiamo che sulla croce Gesù dirà 7 parole: "Dio mio, Dio mio perchè mi hai abbandonato?
Ho sete.
Figlio, ecco tua Madre, Madre, ecco tuo Figlio; Padre, perdonali perchè non sanno quello che fanno, Oggi stesso sarai con me in paradiso... e terminerà dicendo: "Tutto è compiuto".
Allora lì sulla Croce egli termina di dirci tutto ciò che doveva dirci, lì sulla croce, assume tutto il peso del nostro peccato, lì sulla croce ci dona lo Spirito che ci rivelerà la verità tutta intera, lì sulla Croce in Giovanni e Maria si compie l'Umanità nuova, la prima cellula di Chiesa, il futuro dell'umanità.
E' bello restare in contemplazione di questa Parola e chiedere allo Spirito che ce la riveli.
Appartenere allora a Cristo vuol dire infatti essere "membro" di lui.
Equivale ad immedesimarsi, a far propri tutti gli aspetti e le prerogative esistenziali che lui ci propone.
E questo anche nella comunione della comunità che vive nel suo nome la solidarietà e l'unità della fede, della speranza e della carità.
E qui viene il difficile specialmente nella vita di tutti i giorni: riusciamo noi ad essere parte di Gesù nella Comunità?
Secondo uno slogan da considerarsi ancora recente, si direbbe oggigiorno "Cristo sì, Chiesa no".
La Chiesa viene tacciata di oscurantismo e di antimodernismo, di classismo.
Anche all'interno del mondo credente ci si ostina a rifiutare con tutti i mezzi le disposizioni e gli insegnamenti, trovando spesso infondati pretesti per mettere in discussione ogni insegnamento biblico.
Eppure Dio si è rivelato non solamente all'uomo singolo, ma ad un'intera comunità.
Cristo ha garantito la sua presenza nell'organico di una Comunità nella quale si è chiamati a vivere un solo Signore, una sola fede, un solo Battesimo per godere di un solo Dio Padre di tutti (Ef 4, 4 e ss) ed è improponibile che ciascuno possa costruirsi un cristianesimo a suo e consumo.  

domenica 29 giugno 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:


Riflessione sulla condivisione.
 Luca 9, 10-17:   <<Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta>>.
[13]Gesù disse loro: <<Dategli voi stessi da mangiare>>. Ma essi risposero: <<Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente>>.
[14]C'erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai discepoli: <<Fateli sedere per gruppi di cinquanta>>.
Il Signore Gesù si accorge dello stato d’animo di questa povera gente e “ne provò compassione”; cioè provò una tenerezza ed un affetto tali che gli toccarono le viscere.
Perché la gente era “stanca, sfiduciata come pecore senza pastore” (Mt 9, 36). 
Gesù prende l’iniziativa: “si prende cura di loro” e li guarisce, compiendo ciò che disse, riguardo a Dio, il profeta Ezechiele: “Andrò in cerca della pecora smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata”(34, 16).
Dall’insieme si capisce che il deserto fiorisce di cose belle, cariche di grande umanità: Gesù è colui che fa tutto ciò.
Però i discepoli si accorgono che questi gesti non sono sufficienti: la gente ha fame, ormai è sera ed il luogo in cui si trovano è deserto.
Sembra che lascino intendere che ormai, umanamente parlando, la situazione è così critica che è quasi impossibile tenere in vita tanta gente affamata.
Si può solo tentare di “mandarli via, nei villaggi che sorgono ai margini del deserto”; si può “licenziarli” o “congedarli”.
Con questo si vede che gli apostoli intendono che Gesù rompa il legame che ha con quella gente, rompa il patto che lo lega ad essa.
 Il legame sponsale rischia di spezzarsi per un valido motivo: il bisogno materiale di cibo, la gente pensa Gesù, non può soddisfare la grande necessità.
A questo punto, gli apostoli pensano che ognuno deve arrangiarsi da solo.
Ma il Signore  la pensa diversamente: “Non occorre che vadano”: Cioè, non è necessario, spezzare il legame che lo lega alla folla, anche di fronte ad una realtà che sembra insormontabile.
E aggiunge: “Date loro voi stessi da mangiare”.
E’ come se dicesse: voi avete il cibo di cui la gente necessita e non ve ne accorgete.
Con un po’ di buona volontà si può risolvere il problema senza fare drammi.
Gli apostoli intendono collaborare subito con Gesù, entrano nella sua ottica e dicono: “Abbiamo qui cinque pani e due pesci”.
Forse si può fare qualcosa, pensano, per questa gente affamata, ma solo attraverso Gesù: lui solo può operare il passaggio dall’impossibile al possibile.
Egli, infatti, dice ai dodici: “Portatemeli qua”.
La situazione drammatica non si può solo affrontare in maniera drastica: ognuno pensi per sé; ma anche in altre forme.
A questo punto si apre uno scenario.
Non solo l’impossibile diventa possibile attraverso Gesù, ma si va al di là di ogni aspettativa.
Il legame di Gesù con il popolo si rinsalda anziché spezzarsi e diventa festa, pranzo nuziale.
La scena è così diversa da come si prospettava che non si rendono conto (o meglio, lo fanno appositamente) quando marcano il fatto che Gesù dice: Fateli sedere sull’erba”.
 E il deserto cui poco prima si accennava; e l’ora tarda, dove sono andati a finire?
E’ chiaro che  il miracolo operato da Gesù nel deserto è come l’anticipazione della cena  che essi celebrano nel Giorno del Signore, facendo memoria di lui, di quel fatto del passato.
In quest’ottica, veramente il deserto si rallegra e la terra arida esulta e fiorisce: il Signore viene a salvarci! (Is 35, 1-4)
Gesù mostra ai discepoli come ci sia un’altra strada da percorrere senza arrivare alle divisioni nei casi di così estrema necessità, come la mancanza di cibo.
La strada è la seguente: la condivisione.
 Condividere il poco che si possiede, cinque pani e due pesci, con chi non ne ha.
Questo sistema rende più amabile e tollerabile anche la vita più dura che sembra senza vie d’uscita.  “prese i pani”, “pronunciò la benedizione”, “spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla”.
Gesù dà inizio ad un nuovo modo di vivere: inizia a celebrare la cena, che si ripete dopo di lui, in seguito di un suo ordine, ogni giorno nel mondo intero.
La cena ha il suo centro nel verbo “dare”: Gesù prende dalle mani dei discepoli i cinque pani, li riconsegna loro “spezzati” , divisi, anzi, “condivisi”, e i discepoli a loro volta danno i pani diventati già molti, alla gente che a sua volta li “divide con” gli altri.
E’ il miracolo della condivisione che permette di superare il dramma della mancanza di cibo e che, in più, fa diventare gli uomini fratelli tra loro.
Tutto dipende dalla mano: se essa è chiusa e non dona, è la fame; se essa è aperta e fa parte di ciò che possiede, è la sazietà, è la festa.
Il miracolo della condivisione dei pani operato da Gesù nel deserto, in un luogo dove il cuore umano normalmente diventa più avido ed egoista; viene considerato  come lo sfondo, il punto di partenza per il miracolo della cena che ormai si ripete per  ogni giorno del Signore.
La cena celebrata con “un cuor solo ed un’anima sola”; è il superamento delle varie povertà, quando i primi cristiani “mettono tutto in comune così che tra loro non c’è più alcun bisognoso” (Atti 2, 42; 4, 32. 34).
Per questo motivo il racconto del miracolo diventa necessariamente un miscuglio tra il presente e il passato.
 I discepoli stando con Gesù hanno imparato che facendo dono di quello che si ha “si può mangiare e saziarsi” ed essere fratelli.
Il dare non è una perdita, ma un guadagno.
Il condividere sazia così tanto che da quanto si ha condiviso si può anche raccogliere degli avanzi: dodici ceste; dodici, cioè tante quante sono le tribù d’Israele, quindi bastanti per tutto il popolo; e quanti sono i mesi dell’anno; cioè, condividendo, ci sarà sempre del cibo e per tutti.
I presenti erano tanti (cinquemila)  (Atti 4, 4); aggiunge inoltre: “senza contare le donne e i bambini”.
Con questo, si vuol mettere i relazione il miracolo presente con quanto accadde nel deserto al popolo ebreo guidato da Mosé (Esodo 12, 37).

Il popolo con Mosé gustò la manna, mangiò le quaglie come cibo divino; con Gesù, la gente imparò a non dividersi, a non sparpagliarsi per i villaggi per poter sopravvivere, ma a farsi dono a vicenda di quanto aveva: con questo sistema si mangia a sazietà e se ne avanza per ogni evenienza.