Visualizzazione post con etichetta comunione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta comunione. Mostra tutti i post

lunedì 4 agosto 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:
 
Elimina l' io dalla tua vista

"Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà stimi gli altri superiori a sè stesso, cercando ciascuno non il proprio interesse, ma quello degli altri" (Filippesi 2:3-4).
Ricordi il versetto che descrive la Parola di Dio come una spada? 

Ero trafitto! 

Mi avevano diagnosticato la mia malattia: Egoismo!

A causa del piccolo, io nei miei occhi non riuscivo a vedere le mie benedizioni.
L'amore è quella motivazione che costruisce le azioni; l'egoismo le sgretola.
Nessuna meraviglia quindi se l'appello dell'Apostolo Paolo
sia così pressante: "Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria" (Filippesi 2:3).

Ma non siamo nati egoisti? 

Se è così cosa possiamo fare al riguardo? 

Possiamo distogliere gli occhi dall'io?
O, possiamo eliminare quel piccolo, io dai nostri occhi? 

Secondo la Bibbia è possibile.
"Se dunque v'è qualche incoraggiamento in Cristo, se vi è qualche conforto d'amore, se vi è qualche comunione di Spirito, se vi è qualche tenerezza di affetto e qualche compassione, rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento" (Filippesi 2:1-2).

Ma esiste una cura per 'egoismo?

Elimina te stesso dal tuo occhio distogliendo il tuo occhio da te stesso.
Smettila di fissare quel piccolo io e concentrati sul tuo grande Salvatore.
Non credi che l'Apostolo Paolo potrebbe essere interessato a scambiare qualche parola con noi? 

Siamo talmente concentrati su ciò che non abbiamo, da non vedere quello che abbiamo?
Il sarcasmo dell'Apostolo Paolo è velato.
Hai ricevuto qualche incoraggiamento?
Qualche conforto, Qualche comunione?
Allora sorridi!
Bevi a profusione alla fonte della bontà di Dio.


mercoledì 30 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:


Gesù ha criticato gli Esseni per il loro isolazionismo e ha messo in guardia i suoi seguaci contro tale comportamento.
Egli ha detto: «i figliuoli di questo secolo, sono più avveduti, nella loro generazione, che i figliuoli della luce [un riferimento agli Esseni].
Io altresì vi dico: Fatevi degli amici delle ricchezze ingiuste [cioè, le ricchezze degli estranei]» (Luca 16:8,9 – Diodati).
Secondo Gesù i figli di questo mondo erano più saggi degli Esseni perché avevano mantenuto il contatto economico con gli altri.
La comunione dei beni, quindi, non era un’idea che è entrata nella chiesa primitiva sotto l’influenza di Giovanni o sotto l’insegnamento di Gesù, ma possiamo supporre che si sia sviluppata per l’influenza degli Esseni che si sono uniti al nuovo movimento.
I Rotoli del Mar Morto confermano quello che già sapevamo da Giuseppe (Guerra 2:122), che quando un uomo diventava membro della setta doveva donare i suoi beni all’ordine.
Secondo il Manuale di Disciplina degli Esseni (1QS 6:14-23), durante i primi due anni, i possessi del principiante non venivano messi insieme a quelli della comunità.
Dopo avere completato il primo anno del suo noviziato,4 i beni del novizio venivano dati all’Economo della Comunità;5comunque, venivano ancora tenuti separati dai beni della comunità.
Solo dopo aver completato il secondo anno del suo periodo di prova6 il novizio veniva accettato come membro a tutti gli effetti e i suoi beni venivano messi insieme a quelli della setta.7


L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:


E la moltitudine di coloro che avevano creduto, era d’un solo cuore e di un’anima sola; né v’era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva, ma tutto era comune tra loro…
Poiché non v’era alcun bisognoso fra loro; perché tutti coloro che possedevano poderi o case li vendevano, portavano il prezzo delle cose vendute, e lo mettevano ai piedi degli apostoli; poi, era distribuito a ciascuno, secondo il bisogno (Atti 4:32,34,35).
Un ostracon recentemente scoperto sul sito Esseno di Qumran è di primaria importanza per comprendere lo sviluppo della chiesa primitiva di Gerusalemme.1
 Il teologo olandese Hugo Grotius (1583-1645) aveva già osservato nel suo commentario al Nuovo Testamento2 la somiglianza tra la descrizione neotestamentaria della comunione dei beni della chiesa di Gerusalemme (Atti 2:44,45) e la descrizione di Giuseppe della comunione dei beni degli Esseni (Guerra2:122-123).
Nel suo commento di Atti 2:44, Grotius ha messo insieme tutto il materiale degli autori antichi pertinenti a questo argomento.
Gli episodi riguardo Barnaba (Atti 4:36,37) e Anania e Saffira (Atti 5:1-11) sono anch’essi illuminati dal coccio appena scoperto a Qumran.

martedì 29 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:

 
Gli Esseni - loro stile di vita

Appena pubblicata, l’iscrizione su un coccio scoperto a Qumran ci mostra un parallelo sorprendente di una pratica della prima comunità dei seguaci di Gesù.
Secondo il Libro di Atti, i membri della chiesa primitiva hanno venduto i loro beni e hanno distribuito il ricavato secondo le necessità di ciascuno.
Le loro ricchezze [gli Esseni] essi disprezzavano, e la loro comunione di beni è veramente ammirevole; non troverete tra di loro chi si distingue per opulenza.
Essi hanno una legge che i nuovi membri ammessi alla setta conferiscano le loro proprietà all’ordine, con il risultato che non vedrete da nessuna parte la povertà, o povertà degradante o ricchezza sregolata; i beni di ognuno vengono messi insieme agli altri e tutti, come fratelli, godono di un unico patrimonio (Giuseppe Flavio, Guerra 2:122-123


lunedì 28 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:



Stile di vita degli Esseni_01

L'aspetto più sorprendente degli Esseni era il loro stile di vita comunitario.
Le loro regole sono state spiegate in dettaglio nel «Manuale di Disciplina», un documento trovato nelle grotte di Qumran nel 1947.
La comunità condivideva la comunione dei pasti, non c’era chi possedeva proprietà private ed avevano depositi in comune per cibo ed acqua.
L'ascetismo era visto come parte essenziale della santità, e mangiavano un cibo molto semplice.
Gli Esseni vivevano in tende e in grotte lungo le coste del Mar Morto, pregando e lavorando insieme in una casa comune.
La maggior parte dei membri lavoravano come coltivatori, altri erano pastori e vasai, ed altri scribi, con lo scopo di trasmettere le Scritture e gli scritti della setta.
Quando non lavoravano, gli Esseni indossavano dei vestiti bianchi di lino.
Gli Esseni non possedevano schiavi: «Non c’è alcun schiavo tra loro, tutti sono liberi, in quanto lavorano gli uni per gli altri» (Filone, Quod Omnis Probus Liber 79).
Molta importanza veniva data alla preghiera in comune e allo studio.

sabato 12 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO

ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE

CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 

DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Una lettrice scrive:



Riflessione sulla grande cena:
Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù.?
Come vivere questa Parola?
Di fronte a frasi del genere si è tentati di accantonarle subito, quasi si trattasse di iperboli da non prendersi alla lettera: chi può mai pensare di raggiungere la statura di Cristo o di diventare perfetti come il Padre?
E si finisce col leggerle senza lasciarsene provocare.
Invece è proprio qui il cuore della vita cristiana.
La nostra vocazione è vivere Cristo?, raggiungere la sua statura.
Certo, ciascuno secondo la propria specifica chiamata.
Ma la meta resta quella e le esigenze di fondo rimangono invariate: alimentare in noi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il suo rendersi solidale, fratello di ogni uomo, abbracciando la condizione umana fino alle estreme conseguenze, senza cercare esenzioni e privilegi, senza vantare diritti e alimentare in sé sentimenti di superiorità.
Un atteggiamento di umiltà, quindi, strettamente correlato alla carità e finalizzato alla comunione.
E siamo al cuore, non solo dell'essere cristiano, ma dello stesso essere uomo nel senso pieno del termine.
Un cammino di progressivo spogliamento da tutte le sovrastrutture dietro cui si nascondo il nostro io più vero, per riscoprire la nostra identità, ritrovare il gusto e il senso dell'andare verso l'altro, non più visto come concorrente, bensì come luogo di un reciproco e gioioso completamento.

Oggi, nella preghiera, ho chiesto al Signore di purificare il mio cuore, liberandolo dalla tentazione di sentirmi superiore agli altri.

mercoledì 9 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO

ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE

CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 

DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Una lettrice scrive:



Il comandamento dell’amore del prossimo è “antico” nella lettera, ma “nuovo” della novità stessa del vangelo.
Nuovo perché non è più solo “legge”, ma anche, “grazia”.
Si fonda sulla comunione con Cristo, resa possibile dal dono dello Spirito.
«Ama il prossimo tuo come te stesso»!
Nel Vangelo predicato dal Cristo, questo comando è l’altro aspetto dell’amore verso Dio; come l’amore verso Dio è l’altro aspetto di quello verso il prossimo.
Inscindibili, l’uno è la porta e l’altro la via, come due ali che insieme mettono in atto il volo della speranza e della pace.
«L’amore dell’uomo verso il proprio simile è comandato da ogni cammino cristiano. Da sempre e ovunque, la via dell’amore reciproco è la via maestra dell’umanità e dell'essere cristiani.
Questo è prima di tutto un dovere di onestà, perché così è; inoltre effonde in me cristiana e anima consacrata una profonda gioia, in quanto mi mette sulla via giusta per comprendere e testimoniare il comando di amare il prossimo come se stessi, ribadito così fortemente da Gesù.
La lieta notizia del Vangelo, infatti, non consiste tanto nel fatto che Gesù abbia insegnato ciò che mancava, ma piuttosto nel carisma di grazia e di profumo che ha riversato sopra a una legge scolpita nell’intimo dei cuori fin dall’inizio.
Il Vangelo è il lieto annuncio di una qualità, di un profumo, di un sapore, di un’intensità, riversati su ciò che da sempre e ovunque è.
Così il cristiano non ha la missione di salvare il mondo in extremis, ma quella di testimoniare che l’amore vicendevole, che tutti percepiscono nelle fibre del loro cuore, è cammino reale, saporito, soave, anche nelle situazioni che la ragione umana non riesce più a decifrare.
Anzi!
Proprio là dove il limite umano diviene difficoltà, la grazia dischiude la porta alla via maestra dell’amore.
La chiave di quella porta è il perdono!

Gesù raccolse il precetto dell’amore verso il prossimo già enunciato dall’Antico Testamento e, riversandovi il carisma del Vangelo, lo pose a fondamento del Nuovo. 

lunedì 7 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO

ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE

CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 

DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Una lettrice scrive:


Gesù Risorto e vivo in mezzo a noi si fa sentire, ci parla, spezza il suo pane.
Lo incontriamo pellegrino sulla strada per Emmaus, dove camminano stanchi e delusi i discepoli e Lui si avvicina loro.
Li ascolta, spezza la Parola e il pane per loro.
Lo riconoscono e allora…ecco la gioia!
E’ per noi motivo di speranza e fiducia sapere che sulla nostra strada c’è sempre Gesù in persona, che si accosta a noi.
E’ un Gesù che cammina, che entra in casa, che spezza il pane, quel Pane che diventa cibo per nostra vita.
Si presenta come il Pastore, esempio splendido e impegnativo..
Il Pastore conosce le sue pecore e cammina davanti a loro, non ne dimentica nessuna, non ne tralascia nessuna, chiede però di essere guardato.
Il Pastore è a servizio del gregge, infonde fiducia.
Sta a noi essere come Gesù, pastori: recuperare, la fiducia di chi abbiamo davanti, la fiducia dei figli verso i genitori, dei genitori verso i figli, e viceversa.
Dobbiamo essere “pastori”, capaci di guidare, ma nello stesso tempo “pecore” che si lasciano accompagnare da Gesù.
Gesù, poi, ci invita alla comunione massima, come Lui è nel Padre e il Padre vive in lui.
E’ significativo che Lui insista su questa “comunione” divina e umana.
Anche questo fa parte della Pasqua e della nostra risurrezione.
Il credente è uomo della comunione, perché, come Gesù sa gettare ponti in famiglia, in classe, in ufficio e ovunque si trova.
Gesù ci ricorda che non c’è nessun Padre da vedere.
Lui è sufficiente, cioè basta a riempire tutta la nostra vita.
Gesù ama i suoi discepoli e va a cercarli. E’ un Gesù vivo che fa loro, come primo dono pasquale, il dono della pace e, poiché si conceda da loro, dà loro il GRANDE DONO DELLO SPIRITO SANTO. La pace di Gesù ci dà una nuova possibilità di vita e con il dono dello Spirito Santo ci fa il dono della Riconciliazione.
Gesù ci chiede di essere segni di amore perché amati da Lui: è significativo che Gesù capisca che da soli non ce la facciamo.
Abbiamo bisogno dello Spirito Santo che ci incoraggi, ci consoli, ci faccia vedere la strada giusta.
Se lo Spirito di Gesù, che è dono suo e del Padre, abita in noi, allora anche noi diventiamo capaci di amare. Rimango allora fedele non perché ho forza per farlo, ma perché so che Lui e il suo Spirito, che accolgo nella mia vita, mi guidano.
Allora sarò un cristiano capace di amare la famiglia, la Comunità, la scuola, il lavoro e il territorio.
Gesù, nel giorno dell’Ascensione, sale al cielo e lascia la sua Chiesa ad annunciare a tutti il suo amore.
Il mistero del Risorto si compie nella sua salita al cielo e nel dono dello Spirito.
Perché dunque temere di rimanere soli?
La promessa di Gesù ai suoi discepoli è chiara: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”. Abbiamo così la certezza che Gesù è sempre con noi.
Il motore della fede riaccende quotidianamente la presenza del Signore: quando mi sveglio la mattina e mi sento amato, quando vivo la mia quotidianità e sento la sua presenza nonostante tutte le difficoltà che incontro. Gesù sale al cielo, ma lascia la Chiesa a continuare la sua opera; annunciare a tutti l’amore del Signore e dire che Dio ama il mondo, lo accompagna ed è misericordioso.

Ogni giorno anche noi, sino alla fine, sentiamoci mandati da Gesù e siamo gioiosi e coerenti.

giovedì 3 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO


ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE

CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 

DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Una lettrice scrive:


Ci sono parole che Gesù ha detto ai suoi discepoli e quindi a noi.
Cosa avranno capito i suoi discepoli?
Cosa abbiamo capito noi?
Il contesto è quello dell'Ultima Cena, fa parte dei discorsi d'addio, un momento particolare, i discepoli cominciano ad essere tristi, a non capire cosa sta succedendo.
Cosa voleva dire Gesù dicendo: "Molte cose ho ancora da dirvi".
Quali cose Gesù non hai detto?
Quali cose non siamo capaci di portare perchè troppo pesanti?
E' facile pensare che sulla Croce Gesù dirà tutto ciò che doveva dire: la sua ultima Parola, è sulla Croce, la sua ultima parola è Lui Crocifisso.
Sappiamo che sulla croce Gesù dirà 7 parole: "Dio mio, Dio mio perchè mi hai abbandonato?
Ho sete.
Figlio, ecco tua Madre, Madre, ecco tuo Figlio; Padre, perdonali perchè non sanno quello che fanno, Oggi stesso sarai con me in paradiso... e terminerà dicendo: "Tutto è compiuto".
Allora lì sulla Croce egli termina di dirci tutto ciò che doveva dirci, lì sulla croce, assume tutto il peso del nostro peccato, lì sulla croce ci dona lo Spirito che ci rivelerà la verità tutta intera, lì sulla Croce in Giovanni e Maria si compie l'Umanità nuova, la prima cellula di Chiesa, il futuro dell'umanità.
E' bello restare in contemplazione di questa Parola e chiedere allo Spirito che ce la riveli.
Appartenere allora a Cristo vuol dire infatti essere "membro" di lui.
Equivale ad immedesimarsi, a far propri tutti gli aspetti e le prerogative esistenziali che lui ci propone.
E questo anche nella comunione della comunità che vive nel suo nome la solidarietà e l'unità della fede, della speranza e della carità.
E qui viene il difficile specialmente nella vita di tutti i giorni: riusciamo noi ad essere parte di Gesù nella Comunità?
Secondo uno slogan da considerarsi ancora recente, si direbbe oggigiorno "Cristo sì, Chiesa no".
La Chiesa viene tacciata di oscurantismo e di antimodernismo, di classismo.
Anche all'interno del mondo credente ci si ostina a rifiutare con tutti i mezzi le disposizioni e gli insegnamenti, trovando spesso infondati pretesti per mettere in discussione ogni insegnamento biblico.
Eppure Dio si è rivelato non solamente all'uomo singolo, ma ad un'intera comunità.
Cristo ha garantito la sua presenza nell'organico di una Comunità nella quale si è chiamati a vivere un solo Signore, una sola fede, un solo Battesimo per godere di un solo Dio Padre di tutti (Ef 4, 4 e ss) ed è improponibile che ciascuno possa costruirsi un cristianesimo a suo e consumo.  

martedì 1 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:


Povertà e condivisione/2
Se vogliamo usare un’espressione evangelica, la povertà in rapporto ai beni è convivialità, dove il termine indica tanto la comunione con le persone quanto la compartecipazione delle cose.
Pensiamo al modello della comunità cristiana primitiva, così come ci è descritta negli Atti: vivevano nella comunione fraterna, mettevano in comune i loro beni, spezzavano insieme il pane.
Non è casuale che Gesù abbia istituito la cena sotto la forma del banchetto, perché umanamente parlando non c’è nulla meglio del banchetto che esprima bene la comunione tra le persone nella condivisione delle cose; infatti tutto ciò che è posto sulla mensa è da distribuire tra tutti, non è proprietà esclusiva di nessuno.
La convivialità diventa vera se è espressione di una convivialità vissuta nel quotidiano attraverso la realizzazione della condivisione fraterna e della comunione dei beni; a sua volta poi la comunione stimola la comunità cristiana ad andare sempre di più nella direzione della realizzazione di forme di comunione con le persone e di condivisione delle cose.
Il senso profondo della povertà nel rapporto con i beni è quello della convivialità finalizzata alla crescita della comunione.

Fiorella Patriarca

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:

Povertà e condivisione/1
Quale deve essere oggi, alla luce del vangelo, il rapporto con i beni economici? 
La povertà evangelica non si esaurisce nel suo aspetto economico e sociale, ma evoca una dimensione più alta, quella dell’apertura e della fiducia in Dio, cioè la dimensione di fede.
E' necessario partire dalla rilevanza dell’aspetto socio-economico della povertà; in negativo si potrebbe dire che la povertà non è rifiuto del possesso dei beni.
Non lo è perché il cristianesimo non guarda con sospetto ai beni in se stessi, come fossero qualcosa di cattivo; i beni della terra sono frutto della creazione, sono dono di Dio all’umanità.
A tutta l’umanità, non solo a pochi: come diceva S. Ambrogio, se accumuliamo troppi beni e vediamo il povero in condizioni di miseria, non dobbiamo per gratuita disponibilità interiore fargli omaggio di ciò che ci avanza, ma semplicemente gli dobbiamo restituire ciò che gli abbiamo indebitamente sottratto; la terra è di tutti, non solo dei ricchi.
La povertà non è rifiuto dei beni economici, che vengono dati da Dio perché l’uomo li sfrutti per soddisfare attraverso di essi i propri bisogni e le proprie esigenze di crescita.
Non è però neppure possesso, nel senso esclusivo e totalizzante,  perché il possesso dilatato genera sperperazione ed ingiustizie,  dipendenza dalle ricchezze.
Povertà è dunque partecipazione, condivisione di beni, in quanto è finalizzata alla comunione tra le persone; i beni sono di tutti, secondo il principio della loro destinazione universale, che la chiesa richiamava già nel periodo patristico: ogni volta che ci si appropria di qualche bene della terra bisogna chiedersi quanto ciò sia giusto non solo rispetto alla soddisfazione dei nostri bisogni, ma anche nel rispetto dei bisogni di tutti gli altri.

Fiorella Patriarca

venerdì 2 maggio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:

Povertà e condivisione/2
Se vogliamo usare un’espressione evangelica, la povertà in rapporto ai beni è convivialità, dove il termine indica tanto la comunione con le persone quanto la compartecipazione delle cose.
Pensiamo al modello della comunità cristiana primitiva, così come ci è descritta negli Atti: vivevano nella comunione fraterna, mettevano in comune i loro beni, spezzavano insieme il pane.
Non è casuale che Gesù abbia istituito l’eucarestia sotto la forma del banchetto, perché umanamente parlando non c’è nulla meglio del banchetto che esprima bene la comunione tra le persone nella condivisione delle cose; infatti tutto ciò che è posto sulla mensa è da distribuire tra tutti, non è proprietà esclusiva di nessuno.
La convivialità eucaristica diventa vera se è espressione di una convivialità vissuta nel quotidiano attraverso la realizzazione della condivisione fraterna e della comunione dei beni; a sua volta poi la comunione eucaristica stimola la comunità cristiana ad andare sempre di più nella direzione della realizzazione di forme di comunione con le persone e di condivisione delle cose.
Il senso profondo della povertà nel rapporto con i beni è quello della convivialità finalizzata alla crescita della comunione.
Fiorella Patriarca
---------------------------------
Pace a tutti, questo appello si rivolge a coloro che credono nelle promesse di Dio.
Ci sono molte famiglie che aspettano risposte concrete da noi figli di Dio.
Non pensiamo di amare solo le 4 mura o la nostra famiglia.
Il Signore dice di dare la propria vita per gli altri, se volete aiutare concretamente qualcuno contattatemi su facebook, e non raccontate le barzellette, che ho avuto una grande fregatura...benedizioni.

Facciamo le famiglie spirituali: che il mio problema sia il tuo.

lunedì 28 aprile 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
I LETTORI SCRIVONO:

Complimenti vivissimi, è un bel sito che cerca di coniugare la Fede con il lavoro e gli altri aspetti della vita.
Mi sono unito al sito e spero di fare tesoro dei Vostri consigli e delle Vostre esperienze. Grazie.
Romualdo Magno
------------------
Sono piero b. di vr noi come gruppo abbiamo ringiovanito e portato nuove forze comunità, in 3, 4 mesi simo riusciti a distribuire ai poveri il 18 di ogni mese un po' di pasta latte scatolette etc…, diciamo che siamo trascinati da una nostra amica che ha più spirito in corpo che in una bottiglia di alcool puro.
Lei ha pure aperto sempre nell'ambito comunitario e il 18 del mese in concomitanza del resto, lo scambio di vestiti, che si è tramutato in un vero mercato ,le donne prima vengono a prendersi il biglietto per i viveri e poi ingannano l'attesa nel mercatino, con noi operano anche disoccupati e gente di tutti i ceti pensionati, lavoratori, cristiani e non.
La domenica andiamo in chiesa, perchè c’è condivisione è se non c'è comunione con Cristo, non siamo sui primi banchi perchè li ci vanno i vecchi e bambini.
Ora tutto questo è nato con l'aiuto del Banco Alimentare che ci rifornisce, però a volte va in crisi allora dobbiamo fare delle collette fuori dai supermercati e devo dire che nonostante ci siano anche tra noi delle incomprensione (un pensionato che si è montato la testa ) riusciamo anche a distribuire verdura ,ma la cerchiamo noi.
Tutto sommato penso che sia un'esperienza dalla quale si possono trarre degli insegnamenti pratici.

Siamo contenti di poter aiutare tutte queste persone, ci avvicina di piu' a DIO nostro Padre e gustiamo il sapore della Comunione fraterna. Bottegal Pietro