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venerdì 5 settembre 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA



 Il mondo di fede cristiana spesso non mette in evidenza i principi biblici su cui è basata, dimentica che il cristianesimo è basato sull’amore fraterno non solo predicato ma praticato.Questo porta al naturale comportamento egoistico con tutte le conseguenze che l’egoismo apporta nell’agire umano.Poi ci si meraviglia delle guerre, dei conflitti, del divario tra ricchi e poveri, della povertà morale ed economica.

IL PROGETTO DELL’ECONOMIA CONDIVISA PUO’ DARE UNA RISPOSTA ALLA PROBLEMATICA.

giovedì 4 settembre 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
L’UOMO DEVE LAVORARE E CURARE LA NATURA CHE E’ UN BENE COMUNE.

GENESI 2:15, L'Eterno Iddio prese dunque l'uomo e lo pose nel giardino d'Eden perché lo lavorasse 
lo custodisse.
Fin dalla creazione l'uomo doveva lavorare e custodire la natura; il lavoro quale mezzo di sostentamento per 
la propria vita.
Il lavoro deve essere la costante per l'uomo, chi non lavora non deve neanche mangiare.
Deve essere anche curare e custodire il giardino per goderne dei frutti il per il benessere collettivo.
Anche la nostra Costituzione pone il lavoro alla base della vita dell'individuo.
Alcuni pseudo teologi, invece, teorizzano tutto per battere cassa e non si preoccupano del lavoro per se e 
per gli altri.
IL PROGETTO DELL'ECONOMIA CRISTIANA - CONDIVISA SI BASA SUL LAVORO E SI FA 
CARICO PERCHE' TUTTI POSSANO LAVORARE ED AVERE UNA EQUA RICOMPENSA.

domenica 3 agosto 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Un lettore scrive:



RIFLESSIONI. 
Crisi economica?
Perché un tracollo economico mondiale? 

Il Talmud (Gittin 57a) ci dice che le crisi economiche sono un campanello d'allarme per cambiare i nostri modi.
Si racconta nel Talmud che prima della distruzione del Tempio di Gerusalemme il prezzo del grano era di 40 Modiut (misure) per Dinar.
Il prezzo del grano aumentò leggermente e il suo nuovo prezzo fu fissato a 39 Modiut per Dinar (con lo stesso prezzo si comprava meno grano).
I saggi si chiesero quale fosse la causa di questo aumento.
Hanno cercato e trovato che un padre e suo figlio avevano rapporti con una donna fidanzata.
Il padre e il figlio sono stati portati in tribunale, quivi condannati e poi lapidati.
Dopo l’esecuzione il prezzo del grano ritornò al prezzo originale di 40 Modiut per Dinar.
Secondo questo racconto del Talmud il livello morale della società può influenzare i costi delle materie prime e influenzare l'economia locale e mondiale.
Il livello morale della società influenza la quantità di "benessere" nel mondo e l'armonia di interazione tra le persone ha influenza sull’economia.
Il Chofetz Chaim, un famoso rabbino del XX secolo, ha scritto che la Grande Depressione del 1929 è venuta a causa della mancanza di fede in Dio di quella generazione, il che ha portato a una mancanza di fiducia tra le persone.
Yeshua disse: «perché l’iniquità sarà moltiplicata, la carità dei più si raffredderà» (Mat.24:12).
Anche se il periodo che ha preceduto la Grande Depressione era di prosperità, per la ripresa dalla grande guerra, la mancanza di fede e di fiducia tra le persone, in ultima analisi, ha causato l’indebolimento delle fonti di credito.
Nelle sue parole: "ha fatto sì che l'arteria centrale per il flusso della vita economica diventasse intasata dall’animosità".
Questo è molto simile alla crisi economica di oggi, la cui goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata i mutui subprime, che si basavano sul prestito immorale di denaro a persone che molto probabilmente non sarebbero state in grado di pagare.
Quando il prezzo delle materie prime aumenta in modo imprevisto e il mondo affronta una crisi economica, dobbiamo guardare sia alle ragioni osservabili che a quelle metafisiche per trovare il motivo per cui sta accadendo.
Shalom
Argentino Quintavalle


giovedì 31 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISAI lettori scrivono:


L'unica cosa da dare agli africani è una marea di preservativi o castrarli alla nascita. 

Cosa serve fare tanti bambini se non hanno nulla da dare sfamarli è una cosa assurda

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La mortalità infantile in quei paesi è molto alta( a causa di carestie, malattie e guerre) solo i più forti sopravvivono!
Dovranno a loro volta garantire la sopravvivenza dei genitori quando non saranno più in grado di procurarsi il cibo!

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Bisogna riflettere ed agire.

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 Continua a riflettere allora.

sabato 12 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Un lettore scrive:
 


Ho letto un po' il tuo blog, e devo dire che ammiro il fatto che tu parli di Dio è non parli di religione.
Credo che sia proprio questa la strada da intraprendere, diffondere la parola, non le religioni.
Per quanto mi riguarda, la mia fede è un po' traballante.
Sono una persona molto razionale, ma mi rendo anche perfettamente conto che, di fronte all'universo sono un misero granello di polvere, insignificante, e quindi, pur essendo abbastanza pragmatico nella vita,  so  con certezza (scusa il gioco di parole) di non sapere nulla.
Noi ci rendiamo conto di quello che ci circonda tanto quanto un microbo può comprende il mondo dell'essere vivente che lo ospita.
Quindi sulla fede non mi esprimo, non saprei dirti che credo ciecamente in Dio, ma nemmeno che non ci credo.
Però credo una cosa, che gli insegnamenti di Gesù, come di altre grandi figure spirituali come e altri profeti, siano la via per un mondo migliore.
La filosofia che questi profeti diffondevano nel mondo, è sicuramente qualcosa di superiore, di divino.
Perché in 2000 anni non siamo riusciti a metterla in pratica, anzi, andiamo addirittura nella direzione opposta.
I presagi dell'apocalisse di Giovanni si stanno avverando.
Il mondo è tornato ad essere una vera e propria Babilonia, e se non si ravvede SUBITO, non servirà l'intervento divino, ci penseranno gli esseri umani a sterminarsi da soli.
La parola di Dio è dei vari profeti sicuramente è la strada da seguire, ma noi esseri umani... Siamo troppo egoisti, avidi, crudeli per riuscire a resistere alle tentazioni malvagie.
Come in una crescita spirituale, l'umanità dovrà affrontare le conseguenze dei suoi peccati, e forse dopo, potrà progredire verso la direzione giusta.
Come un bambino che diventa adulto, deve imparare sulla sua pelle le conseguenze del menefreghismo, dell'indifferenza, dell'avidità, della sete di potere.
E in tutto questo ci sono anche le religioni stesse, in primis la Chiesa Cattolica, ma anche le altre non sono da meno.
Per questo credo che il tuo modo di affrontare la cosa sia quello giusto.
Niente religioni, solo dialogo diretto con Dio.
In fondo, nessun profeta a mai detto che per chiamare Dio servisse il telefono, giusto?
Si può parlare con Dio in presa diretta, senza nessun tipo di tramite.
Ora ti lascio e ti auguro buon lavoro.
Se vuoi copiare il commento sul blog, fai pure.
Lo sai che su Blogger puoi collegare gli account con G+, poi quando fai un post su Blogger, viene condiviso anche qui, e i commenti che fanno qui su G+ sono visibili anche su Blogger e viceversa?
È una funzione molto utile, in pratica G+ e Blogger vengono unificati per quanto riguarda commenti, e +1.
Felice domenica! :-) 


martedì 8 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO

ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE

CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 

DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:
Tu non ti preoccupare, vai avanti e grida al mondo intero che GESU' CRISTO E' IL SIGNORE DELLA NOSTRA VITA. 
Ama il prossimo tuo come te stesso significa che il fratello o il prossimo è uguale a te e merita il tuo stesso amore.
Il nostro prossimo è costato lo stesso SANGUE DI CRISTO che è costato per noi.
Carissimo fratello questo pensiero che ti mando non vuole essere una predica.
Purtroppo è vero molti si limitano solo a fare la predica e si sentono a posto con la coscienza!!!
Un Servo di Dio diceva: << Se tu dici di amare il tuo Gesù e poi te ne stai per i fatti tuoi mentre fuori i fratelli soffrono, saresti una SFRUTTATRICE DELL'AMORE DI CRISTO CHE HA DATO SE STESSO PER TUTTI>>.
Un brano del vangelo mette in luce un aspetto della fede cristiana, racchiuso nell'interrogativo di Gesù: "Voi chi dite che io sia?", traducibile anche con "Chi sono io per voi, per te?".
Ecco, questa domanda esige una risposta personale e chiede che se ne valutino le conseguenze.
«Chi è Gesù per me? Quanto è entrato nella mia vita? Come orienta i miei pensieri, le mie decisioni, le mie scelte?»
Il vangelo suggerisce che non basta una risposta teologicamente corretta, come quella di Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
Una dichiarazione di questo genere deve cambiare radicalmente la vita, altrimenti resta concretamente, pur nella sua grandezza e pregnanza, un vuoto suono di parole.
Lo stesso Pietro comprenderà soltanto successivamente la portata della sua dichiarazione, dopo essere passato attraverso l'esperienza del tradimento ed essere stato coinvolto nel mistero della passione e della risurrezione di Gesù.
La Pasqua del Signore sarà l'evento decisivo e determinante.
Dopo la risurrezione di Gesù, Pietro non sarà più interrogato sulla fede, ma sull'amore: «Mi ami tu?» e sarà invitato nuovamente alla sequela.
Ed è sorprendente che Gesù continui a dire a Simon Pietro che si fida di lui.
È incredibile come il Signore scelga con assoluta libertà e benevolenza persone deboli e fragili, anche peccatrici, e affidi loro un compito umanamente "insopportabile".
L'amore sapiente di Dio va oltre i nostri meriti e perfino oltre la consapevolezza delle nostre qualità.
Ma Gesù non lascia soli: «Io sono con voi tutti i giorni».
Egli fa sentire la sua presenza premurosa soprattutto nei momenti difficili, quando i discepoli cominciano ad avere paura, quando nella loro debolezza lo rinnegano e lo tradiscono, quando "per il nome di Gesù" sono messi alla prova, vengono combattuti e perseguitati.

Per cui la prospettiva del martirio non va considerata un incidente di percorso, ma un orizzonte entro il quale vedere e vivere la sequela del Signore.

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE

CONDIVISIONE BIBLICA

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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 

DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Una lettrice scrive:




Ci sono uomini che servono Dio con fede.
Sono dei « Servi di Cristo », appunto dei « ministri »; sono «dispensatori dei misteri di Dio », risponde Paolo. (1 Cor 4,1-5).
Per fare questo occorre che siano fedeli, che trasmettano quanto hanno ricevuto.
Noi non ci dobbiamo fermare a loro ma, tramite il loro servizio, unirci a Gesù, che unicamente conta e che è il Signore.
Talora ci fermiamo al ministro e dimentichiamo Lui, che solo non ha difetti: gli altri hanno tutti una perfezione assai limitata.
Neppure c’è da stupirsi che possano incorrere in colpe.
In ogni modo, è ancora Paolo che lo dice, il giudizio è dato da Gesù Cristo, che rende manifeste le intenzioni segrete dei cuori.
L’Apostolo dice: « Mio giudice è il Signore!».
Lo dobbiamo tenere a mente anche noi , così inclini a giudicare, o a essere in ansia per i giudizi umani che ci toccano.
Non ce ne dobbiamo inquietare più di tanto, assai poco.
La ricre in noi stessi con le realtà terrene, necessarie alla esistenza nostra e a quella degli uomini, ad avere sollecitudine e responsabilità per il mondo.chezza, che Gesù paragona a un padrone, non può essere servita da chi intende amare Dio.
Il denaro è facile che leghi il cuore, che rappresenti l’unica preoccupazione.
Cristo mette in guardia dall’affanno opprimente per il domani, quasi che l’avere da mangiare e da vestirsi sia l’unica cosa che conta, e quasi che Dio sia indifferente alle necessità degli uomini.
Siamo esortati ad avere fiducia nella provvidenza: il che non significa pigrizia, o sfruttamento degli altri: sarebbe un tentare Dio.
Quante volte si trascorre un’intera vita in questo affanno, si dimentica l’amore di Dio e anche quello del prossimo, e ci si ritrova alla fine con le mani vuote di opere buone, se pure non anche con la privazione di quei beni per l’accumulo dei quali soltanto ci siamo affannati. (Mt 6, 24-34).

Il Vangelo ci spinge a ricercare la pacificazione interiore, necessità, amore, 

lunedì 7 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 
DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/23.

Thomas Robert Malthus
RIFLESSIONI. Crisi economica?
Perché un tracollo economico mondiale?
Il Talmud (Gittin 57a) ci dice che le crisi economiche sono un campanello d'allarme per cambiare i nostri modi.
Si racconta nel Talmud che prima della distruzione del Tempio di Gerusalemme il prezzo del grano era di 40 Modiut (misure) per Dinar.
Il prezzo del grano aumentò leggermente e il suo nuovo prezzo fu fissato a 39 Modiut per Dinar (con lo stesso prezzo si comprava meno grano).
I saggi si chiesero quale fosse la causa di questo aumento.
Hanno cercato e trovato che un padre e suo figlio avevano rapporti con una donna fidanzata.
Il padre e il figlio sono stati portati in tribunale, quivi condannati e poi lapidati.
Dopo l’esecuzione il prezzo del grano ritornò al prezzo originale di 40 Modiut per Dinar.
Secondo questo racconto del Talmud il livello morale della società può influenzare i costi delle materie prime e influenzare l'economia locale e mondiale.
Il livello morale della società influenza la quantità di "benessere" nel mondo e l'armonia di interazione tra le persone ha influenza sull’economia.
Il Chofetz Chaim, un famoso rabbino del XX secolo, ha scritto che la Grande Depressione del 1929 è venuta a causa della mancanza di fede in Dio di quella generazione, il che ha portato a una mancanza di fiducia tra le persone.
Yeshua disse: «perché l’iniquità sarà moltiplicata, la carità dei più si raffredderà» (Mat.24:12).
Anche se il periodo che ha preceduto la Grande Depressione era di prosperità, per la ripresa dalla grande guerra, la mancanza di fede e di fiducia tra le persone, in ultima analisi, ha causato l’indebolimento delle fonti di credito.
Nelle sue parole: "ha fatto sì che l'arteria centrale per il flusso della vita economica diventasse intasata dall’animosità".
Questo è molto simile alla crisi economica di oggi, la cui goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata i mutui subprime, che si basavano sul prestito immorale di denaro a persone che molto probabilmente non sarebbero state in grado di pagare.
Quando il prezzo delle materie prime aumenta in modo imprevisto e il mondo affronta una crisi economica, dobbiamo guardare sia alle ragioni osservabili che a quelle metafisiche per trovare il motivo per cui sta accadendo.
Shalom

Argentino Quintavalle
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO


ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE

CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 

DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Una lettrice scrive:


L’appartenenza a Cristo non si fonda sull’aspetto sociologico o le simpatie: l’amicizia è fondata sulla fede e interessa la globalità della persona.
Qui si realizza la promessa di Dio a Mosè entrando nella terra promessa (Dt 15): «Non vi sarà alcun bisognoso tra voi, perché il Signore ti benedirà nel paese che sta per darti».
Subito dopo aggiunge: «I bisognosi non mancheranno mai nel paese, perciò io ti dico: apri la tua mano al fratello bisognoso».
L’amore si esprime nella concretezza: la povertà è sconfitta non dall’economia, ma dalla benedizione.
Chi ha ricevuto la benedizione, è responsabile del fratello povero.

Vivere la comunità cristiana non è rispondere a un bisogno religioso psicologico ed emotivo, ma mette in gioco anche la dinamica delle relazioni sociali: sono responsabile verso coloro che il Signore mi ha posto accanto.

sabato 5 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO

ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE

CONDIVISIONE BIBLICA

Lettore/lettrice scrive:




Ho letto di recente che oltre 30 mila bambini ogni giorno muoiono

 di fame ( 10 milioni all' anno!) per l' indifferenza di chi come noi 

può permettersi di sprecare di tutto.


Ma ci pensate?


Nel 2014, dove si viaggia su internet, si usano telefonini che sanno 

fare di tutto, si muore ancora di fame...


Un'assurdità o una vergogna?



I nostri figli aprono i frigoriferi e possono scegliere dal dolce al

 salato, dal salume al latticino, e dall'altra parte del mondo piccoli 

innocenti patiscono la fame.

Solo chi ha provato la fame, la nera fame, come si definiva una 

volta, sa benissimo che anche un pezzo di pane duro poteva 

calmare i brontolii dello stomaco.

Mio papà mi raccontava che durante la guerra, lui un bambino, 

andava a rubare nelle campagne quello che trovava; patate, carote, 

cavoli....una vita fatta di stenti e di sofferenze.


Oggi, grazie a Dio, ci sono tante organizzazioni nazionali ed


 internazionali che propongono aiuti umanitari che spesso sfociano, 

però, nel puro assistenzialismo.


Ma si potrebbe fare di più.

Un'organizzazione umanitaria sotto un'ottica Cristiana, mette in 

primo piano l' Amore per Dio e per il prossimo.


Aiuta i bisognosi e le loro famiglie risolvendo prima i loro problemi 


interiori e poi i problemi fisici

.
Gesù sfamò con pochi pani e pochi pesci migliaia di persone e noi?

Potremmo fare molto di più, anche solo dando una piccolissima 


parte del nostro.

Tu ed io siamo uno strumento  nelle mani di Dio tutte le volte che 

diamo a Dio la nostra disponibilità.

Dio si può servire di chiunque per aiutarci e per aiutare gli altri, 

cosa cerca?


Un cuore disponibile, una vita disposta a cambiare i propri piani di 

una giornata per stravolgere un'altra vita, essere benedetti per 

benedire!

Se siamo su questa terra non è soltanto per vivere fine a noi stessi, 

questa società è malata, ha bisogno del mio e del tuo contributo.


 Sei all'altezza, non ti sminuire, ognuno di noi è stato creato con un 

fine, ognuno di noi può e deve amare; l'amore non è un opzional 


del 

cristiano, per la Parola è un segno di riconoscimento....che porta 

gioia, serenità, che si prende cura del prossimo, in un'attitudine di 

condivisione, aborrendo l'egoismo.

E' scritto in Giovanni:"Da questo conosceranno tutti che voi siete 

miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri."

Ma davvero potranno dire questo di noi le persone che non 

conoscono Gesù?


A te la risposta...Dio ti benedica Luisa Lauretta.

giovedì 3 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 

DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Un lettore scrive:

PER UNA NUOVA CIVILTÀ CRISTIANA
Il punto di partenza, oggi, per tracciare una linea di condotta per il cristiano impegnato nel sociale è, evidentemente, l’«ideale», cioè il fine, di organizzare una società a misura d’uomo e secondo il piano di Dio.
L’ideale in questo frangente storico, consiste, nel restaurare e nel promuovere la cultura e la civiltà cristiana. Queste tesi sarebbero enunciate in modo insufficiente se non comprendessero una definizione di che cosa intendiamo con “cultura cristiana” e con “civiltà cristiana”. Sappiamo che i termini “civiltà” e “cultura” sono usati in molti significati diversi. 
Chiaramente non pretendiamo, in questa sede, di prender posizione su una questione di terminologia e ci limitiamo a usare questi vocaboli come etichette di precisione relativa per indicare certe realtà, più preoccupati di dare un’idea vera di queste realtà che di discutere sulle parole.
Un’anima in stato di grazia è, in grado maggiore o minore, in possesso di tutte le virtù. Illuminata dalla fede, dispone degli elementi per formarsi l’unica visione vera del mondo.
L’elemento fondamentale della cultura cristiana è la visione del mondo elaborata secondo la dottrina del Vangelo. 
Questa cultura comprende non solo l’istruzione, che è il possesso dei dati d’informazione necessari a una tale elaborazione, ma un’analisi e un coordinamento di questi dati secondo la dottrina cristiana. 
Essa non si limita al campo teologico o filosofico o scientifico, ma abbraccia tutto il sapere umano, si riflette nell’arte e implica l’affermazione di valori che impregnano tutti gli aspetti dell’esierestenza.
Civiltà cristiana è l’ordinamento di tutte le relazioni umane, di tutte le istituzioni umane, e dello stesso Stato, secondo la dottrina del Vangelo. 
Il mondo moderno è un mondo in cui la civiltà inesorabilmente, ora anche con marcia spedita, si sta allontanando dalle sue radici cristiane. 
Da qui deriva per il laico cristiano l’arduo compito di riportare tutto a Cristo: relazioni, cultura, leggi, istituzioni.

Achille Suoranna

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Una lettrice scrive:


Ci sono parole che Gesù ha detto ai suoi discepoli e quindi a noi.
Cosa avranno capito i suoi discepoli?
Cosa abbiamo capito noi?
Il contesto è quello dell'Ultima Cena, fa parte dei discorsi d'addio, un momento particolare, i discepoli cominciano ad essere tristi, a non capire cosa sta succedendo.
Cosa voleva dire Gesù dicendo: "Molte cose ho ancora da dirvi".
Quali cose Gesù non hai detto?
Quali cose non siamo capaci di portare perchè troppo pesanti?
E' facile pensare che sulla Croce Gesù dirà tutto ciò che doveva dire: la sua ultima Parola, è sulla Croce, la sua ultima parola è Lui Crocifisso.
Sappiamo che sulla croce Gesù dirà 7 parole: "Dio mio, Dio mio perchè mi hai abbandonato?
Ho sete.
Figlio, ecco tua Madre, Madre, ecco tuo Figlio; Padre, perdonali perchè non sanno quello che fanno, Oggi stesso sarai con me in paradiso... e terminerà dicendo: "Tutto è compiuto".
Allora lì sulla Croce egli termina di dirci tutto ciò che doveva dirci, lì sulla croce, assume tutto il peso del nostro peccato, lì sulla croce ci dona lo Spirito che ci rivelerà la verità tutta intera, lì sulla Croce in Giovanni e Maria si compie l'Umanità nuova, la prima cellula di Chiesa, il futuro dell'umanità.
E' bello restare in contemplazione di questa Parola e chiedere allo Spirito che ce la riveli.
Appartenere allora a Cristo vuol dire infatti essere "membro" di lui.
Equivale ad immedesimarsi, a far propri tutti gli aspetti e le prerogative esistenziali che lui ci propone.
E questo anche nella comunione della comunità che vive nel suo nome la solidarietà e l'unità della fede, della speranza e della carità.
E qui viene il difficile specialmente nella vita di tutti i giorni: riusciamo noi ad essere parte di Gesù nella Comunità?
Secondo uno slogan da considerarsi ancora recente, si direbbe oggigiorno "Cristo sì, Chiesa no".
La Chiesa viene tacciata di oscurantismo e di antimodernismo, di classismo.
Anche all'interno del mondo credente ci si ostina a rifiutare con tutti i mezzi le disposizioni e gli insegnamenti, trovando spesso infondati pretesti per mettere in discussione ogni insegnamento biblico.
Eppure Dio si è rivelato non solamente all'uomo singolo, ma ad un'intera comunità.
Cristo ha garantito la sua presenza nell'organico di una Comunità nella quale si è chiamati a vivere un solo Signore, una sola fede, un solo Battesimo per godere di un solo Dio Padre di tutti (Ef 4, 4 e ss) ed è improponibile che ciascuno possa costruirsi un cristianesimo a suo e consumo.  

martedì 1 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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Una lettrice scrive:


“Animati dalla fede per la ricerca dei chiamati”
“Gesù chiama: modi diversi, persone diverse.
 La ricerca dei chiamati nel vangelo”
Il mondo esige e aspetta da noi semplicità di vita, spirito di preghiera, carità verso tutti specialmente verso i piccoli e i poveri, ubbidienza e umiltà, distacco da noi stessi e rinuncia.
Senza questo contrassegno della santità, la nostra parola difficilmente aprirà la strada nel cuore dell’uomo del nostro tempo, ma rischia di essere vana e infeconda.
Si ripete spesso che il nostro secolo ha sete di autenticità.
Dei giovani si dice che hanno orrore del fittizio, del falso e ricercano la verità e la trasparenza.
Tacitamente o con alte grida, ma sempre con forza ci domandano: Credete veramente a quello che annunciate?
Vivete quello che credete?
Annunciate veramente quello che vivete?.
La testimonianza della vita è diventata più che mai una condizione essenziale per l’efficacia profonda della ricerca dei chiamati e a volte non è facile.
E' necessario che il nostro zelo  scaturisca da una vera testimonianza di vita  alimentata dalla preghiera, dalla meditazione.
Il mondo reclama testimoni veri che gli parlino di un Dio, un Gesù  che è loro familiare, come se vedessero l’invisibile (cf. Eb 11,27).
Il mondo esige e si aspetta da noi semplicità di vita, spirito di preghiera, carità verso tutti, distacco da noi stessi e rinunce.
Senza questo contrassegno di testimonianza, la nostra parola difficilmente  aprirà la strada nel cuore dell’uomo del nostro tempo, ma rischia di essere vana e infeconda.
 La forza della testimonianza è la fede  e risulterà  gioiosa e bella nella misura in cui siamo credibili.
Questo è uno dei grandi passi necessari per una vera ricerca dei chiamati.
 Il testamento spirituale del Signore ci dice che l’unità tra i suoi figli, i suoi chiamati non è soltanto la prova che noi siamo suoi, ma anche che egli è l’inviato del Padre, criterio di credibilità dei cristiani, dei consacrati e di Cristo stesso.
E' necessario offrire una immagine di persone mature nella fede, capaci di trovarsi insieme al di sopra delle tensioni concrete, grazie alla ricerca comune, sincera e disinteressata della verità.

Tutto è legato alla testimonianza di unità e di misericordia. 

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Una lettrice scrive:

Povertà e condivisione/1
Quale deve essere oggi, alla luce del vangelo, il rapporto con i beni economici? 
La povertà evangelica non si esaurisce nel suo aspetto economico e sociale, ma evoca una dimensione più alta, quella dell’apertura e della fiducia in Dio, cioè la dimensione di fede.
E' necessario partire dalla rilevanza dell’aspetto socio-economico della povertà; in negativo si potrebbe dire che la povertà non è rifiuto del possesso dei beni.
Non lo è perché il cristianesimo non guarda con sospetto ai beni in se stessi, come fossero qualcosa di cattivo; i beni della terra sono frutto della creazione, sono dono di Dio all’umanità.
A tutta l’umanità, non solo a pochi: come diceva S. Ambrogio, se accumuliamo troppi beni e vediamo il povero in condizioni di miseria, non dobbiamo per gratuita disponibilità interiore fargli omaggio di ciò che ci avanza, ma semplicemente gli dobbiamo restituire ciò che gli abbiamo indebitamente sottratto; la terra è di tutti, non solo dei ricchi.
La povertà non è rifiuto dei beni economici, che vengono dati da Dio perché l’uomo li sfrutti per soddisfare attraverso di essi i propri bisogni e le proprie esigenze di crescita.
Non è però neppure possesso, nel senso esclusivo e totalizzante,  perché il possesso dilatato genera sperperazione ed ingiustizie,  dipendenza dalle ricchezze.
Povertà è dunque partecipazione, condivisione di beni, in quanto è finalizzata alla comunione tra le persone; i beni sono di tutti, secondo il principio della loro destinazione universale, che la chiesa richiamava già nel periodo patristico: ogni volta che ci si appropria di qualche bene della terra bisogna chiedersi quanto ciò sia giusto non solo rispetto alla soddisfazione dei nostri bisogni, ma anche nel rispetto dei bisogni di tutti gli altri.

Fiorella Patriarca