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sabato 6 settembre 2014
venerdì 5 settembre 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
ECONOMIA CONDIVISA – BONTA’ – VERITA’Proverbi 3:1-3. (1) Figliuol mio, non dimenticare il mio insegnamento, e il tuo cuore osservi i miei comandamenti, (2) perché ti procureranno lunghi giorni, anni di vita e di prosperità. (3) Bontà e verità non ti abbandonino; legatele al collo, scrivile sulla tavola del tuo cuore; …Spesso si parla di trasparenza, ma cosa è la trasparenza?Non occultare la verità è trasparenza, il cristiano deve agire in verità è bontà.La verità e la bontà sono elementi essenziali nel progetto DELL’ECONOMIA CONDIVISA.-----------------------------FRATELLANZA – DIRITTO PUBBLICO – BENE COMUNE
ISAIA 1:17. Imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l’oppresso, fate ragione all’orfano, difendete la causa della vedova.Gesù disse: voi tutti siete fratelli.Il concetto della fratellanza e del bene comune risale a circa III secoli a.C. dove alcuni studiosi della Vecchio Testamento hanno ravvisato la necessità di creare una comunità in cui si prativa la condivisione del bene comune.In quella comunità vi era la partecipazione diretta dell’individuo nella produzione e ripartizione del bene.Il diritto pubblico s’ispira ai principi della fratellanza e del bene comune.NEL PROGETTO DELL’ECONOMIA CONDIVISA DETTI PRINCIPI SONO FONDAMENTALI.
lunedì 28 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:

Stile di vita degli Esseni_02
Rompere le regole della setta avrebbe portato ad una riduzione di cibo o anche alla scomunica.
Il peccato della conversazione futile, per esempio, comportava l’espulsione dalla comunità per tre mesi, mentre quelli che venivano sorpresi a mormorare contro i responsabili venivano espulsi per sempre dalla fratellanza.
La scomunica permanente poteva significare la morte dato che la maggioranza dei membri avevano giurato di osservare le leggi dietetiche della setta.
Piuttosto che rompere i loro voti a Dio e consumare quello che essi pensavano essere cibo impuro, alcuni Esseni destituiti si sono ridotti a mangiare le erbe dei campi.
Inutile dire che quelli che cercavano di sopravvivere in questa maniera, alla fine morivano per denutrizione.
Nonostante la natura comunitaria della società Essena, essa era lontana dall’uguaglianza.
Giuseppe parla di quattro gradi all’interno degli Esseni, e ogni membro veniva esaminato annualmente da uno speciale comitato, con promozioni e degradazioni stabilite con voto.
Inoltre, essi erano divisi in tribù, migliaia, centinaia e decine come descritto nel libro dei Numeri.
Tutti i membri della setta venivano sorvegliati da ispettori che controllavano ogni aspetto della vita della comunità.
Un po’ come il vescovo della chiesa iniziale, l’ispettore forniva la guida religiosa e l’istruzione agli iniziati.
La direzione generale della setta veniva data da un consiglio di quindici uomini rappresentanti le dodici tribù d’Israele e le tre famiglie sacerdotali.
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domenica 13 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISAUNA LETTRICE SCRIVE:
"Carissimi, amatevi gli uni gli altri, non a parole, ma con i fatti e nella verità.
Solo chi ama è vero figlio di Dio, perché Dio è amore." (prima lettera di Giovanni, 4, 7-8).
Gesù insegna che Dio è il Padre suo e il Padre nostro, e noi siamo tutti fratelli.
In famiglia, nell'amore, nella pace nella solidarietà, nella fratellanza e quindi nella condivisione si manifesta, vive e cresce l'amore di Gesù. Beato chi dona con cuore generoso.
Le parole di preghiera non bastano, se il nostro cuore è lontano da Dio, avviciniamoci a Lui il più possibile, seguendo il suo esempio.
Quando lo Spirito di Gesù è con noi, ogni cosa che facciamo diventa preghiera e noi adoriamo Dio, benediciamo il suo santo nome, facciamo la sua volontà.
Solo un concetto di economia condivisa in senso biblico può piacere al Signore, Egli ci guida come un maestro e un buon pastore.
Non lasciamoci sopraffare dall'egoismo, ma accogliamo e condividiamo ogni risorsa per crescere e prosperare nelle ricchezze che il Signore vorrà donarci.
katya venga
sabato 12 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Parabola dei lavoratori delle diverse ore.
Matteo 20:1-16.
1Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.
2Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna.
3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati,
4e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”.
5Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto.
6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”.
7Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i
lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”.
9Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.
10Quandoarrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro.
11Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone
12dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati
come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro?
14Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te:
15non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
16Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
Questa parabola può avere, come tutte le parabole, più sfaccettature nella sua interpretazione.
Un lettore ha osservato che l’unica interpretazione è quella spirituale e si trascura che trattasi di una similitudine; Gesù si esprimeva spesso in parabole per farsi capire anche dai non dotti del tempo, era un linguaggio alla portata di tutti gli ascoltanti.
La similitudine non è identicità, una cosa può essere simile ma non autentica.
Una firma su un documento può essere simile ma non autentica e questo può generare delle confusioni.
Il lettore dovrebbe riflettere su questa diversificazione altrimenti si possono dare letture diverse alle cose.
In questo racconto emergono delle figure molto importanti: il padrone, l’operaio, la paga.
L’oggetto del contendere è paga come metro di valutazione delle prestazioni che secondo un concetto comune a tutti deve essere proporzionale alle ore di lavoro.
La contestazione sorge quando ci si accorge che l’equazione paga/ore di lavoro è diversa fra gli operai.
Una lettura superficiale porta alla determinazione che si è in presenza di un comportamento iniquo da parte del padrone.
Questo potrebbe scandalizzare il lettore poco attento ad una lettura più profonda del contenuto che non è basato sulla prestazione in se per se ma al soddisfacimento dei bisogni della persona; l’individuo non è una macchina che consuma se lavora, le unità energetiche necessarie all’uomo per vivere sono indipendenti dal lavoro (anche se quando si lavora occorrono maggiori unità energetiche), i bisogni essenziali non sono proporzionali al numero delle ore lavorative.
Il senso della fratellanza interviene per sopperire i bisogni e dare la giusta dignità e valore alla vita di ciascuno.
E’ da sottolineare l’affermazione: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”.
Non siamo in presenza di una economia parassitaria o predatoria, ma di una economia di servizio che proietta l’uomo alla condivisione dove vige l’equità per soddisfare i bisogni di tutti; questa è fratellanza secondi gli insegnamenti di Gesù.
L’ECONOMIA CONDIVISA E’ SINONIMO DI FRATELLANZA SECONDO I PRINCIPI BIBLICI.
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lunedì 30 giugno 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:
Condividere, quanto mi piace
questo verbo perché appartiene alla famiglia dell'amore, della fratellanza e
dell'uguaglianza.
Dobbiamo partire da questo
presupposto e da questa realtà: noi siamo tutti una grande famiglia.
Dov'è che oggi esiste il
concetto di condivisione?
In una famiglia, bisogna
solo estendere il concetto di famiglia.
Dio ha messo al mondo tutti
noi, abbiamo un unico Padre e quindi siamo tutti fratelli e sorelle.
Dio ha donato a tutti noi,
non a determinate famiglie suo Figlio Gesù, Dio non fa distinzione alcuna, e
perché dovremmo farne noi?
Il concetto di economia
condivisa renderebbe davvero perfetta l'economia perché condividendo le
ricchezze, i beni ne deriva un processo perfetto
Tutti avremmo la possibilità
di godere di ogni produzione, agli stessi livelli, non ci sarebbero più persone
isolare o escluse.
Gesù si è fatto inchiodare
sulla croce per noi, per la nostra Salvezza, ma se non seguiamo i suoi
insegnamenti, e come se gli voltassimo le spalle, rendendo questo suo
sacrificio vano.
Dobbiamo inchiodare ai
nostri cuori i sentimenti che dall'amore scaturiscono, e quindi amarci gli uni
gli altri secondo la Sua volontà.
Siamo il popolo di Dio e
anche se lontani, dispersi nel mondo siamo tutti un'unica discendenza.
Dobbiamo tentare e riuscire
a salvare i nostri fratelli e sorelle che soffrono in questo mondo, come?
Con l'economia condivisa
tutto questo si può, perché si mette a disposizione tutto per tutti.
Vivremmo in un mondo più
pulito, non ci sarebbe più alcuna invidia, alcuna scalata al potere, nessuna
prevaricazione.
Dio nella bibbia ci ha detto
di tutto e di più, è quella la nostra guida, ed è per questo che oggi molti
avendola accantonata e persa di vista, ci hanno ridotto in queste condizioni:
senza lavoro, senza case, in miseria e povertà con tutte le cause e concause
che ne derivano.
Vogliamo cambiare rotta?
Dobbiamo cambiare per
evitare di affondare, mettiamo in pratica gli insegnamenti della bibbia e non
periremo.
Katya Venga.
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venerdì 2 maggio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
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ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:
Condividere, quanto mi piace
questo verbo perché appartiene alla famiglia dell'amore, della fratellanza e
dell'uguaglianza.
Dobbiamo partire da questo
presupposto e da questa realtà: noi siamo tutti una grande famiglia.
Dov'è che oggi esiste il
concetto di condivisione?
In una famiglia, bisogna
solo estendere il concetto di famiglia.
Dio ha messo al mondo tutti
noi, abbiamo un unico Padre e quindi siamo tutti fratelli e sorelle.
Dio ha donato a tutti noi,
non a determinate famiglie suo Figlio Gesù, Dio non fa distinzione alcuna, e
perché dovremmo farne noi?
Il concetto di economia
condivisa renderebbe davvero perfetta l'economia perché condividendo le
ricchezze, i beni ne deriva un processo perfetto
Tutti avremmo la possibilità
di godere di ogni produzione, agli stessi livelli, non ci sarebbero più persone
isolare o escluse.
Gesù si è fatto inchiodare
sulla croce per noi, per la nostra Salvezza, ma se non seguiamo i suoi
insegnamenti, e come se gli voltassimo le spalle, rendendo questo suo
sacrificio vano.
Dobbiamo inchiodare ai
nostri cuori i sentimenti che dall'amore scaturiscono, e quindi amarci gli uni
gli altri secondo la Sua volontà.
Siamo il popolo di Dio e
anche se lontani, dispersi nel mondo siamo tutti un'unica discendenza.
Dobbiamo tentare e riuscire
a salvare i nostri fratelli e sorelle che soffrono in questo mondo, come?
Con l'economia condivisa
tutto questo si può, perché si mette a disposizione tutto per tutti.
Vivremmo in un mondo più
pulito, non ci sarebbe più alcuna invidia, alcuna scalata al potere, nessuna
prevaricazione.
Dio nella bibbia ci ha detto
di tutto e di più, è quella la nostra guida, ed è per questo che oggi molti
avendola accantonata e persa di vista, ci hanno ridotto in queste condizioni:
senza lavoro, senza case, in miseria e povertà con tutte le cause e concause
che ne derivano.
Vogliamo cambiare rotta?
Dobbiamo cambiare per
evitare di affondare, mettiamo in pratica gli insegnamenti della bibbia e non
periremo.
Katya Venga.
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sabato 26 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ –
RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE
BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
POVERTA' E
CATTIVA AMMINISTRAZIONE DA PARTE DEI GOVERNANTI.
Un sistema
socio-economico basato su relazioni efficaci possono garantire un florido
sviluppo.
Le relazioni efficaci si hanno quando si mette da parte l'egoismo e si pensa
alla fratellanza in un contesto cristiano.
Quando si parla di artigianato locale e di agricoltura, si pensa alle minacce della massiccia importazione di merci industriali a basso costo prodotte con la logica del massimo profitto a discapito della qualità.
L'economia stabile scaturisce dallo "spirito di condivisione" e porta "alla pace, alla soddisfazione ed alla fratellanza".
Quando si parla di economia è ovvio che si deve anche parlare di produzione, distribuzione e consumo, ma non si può tralasciare di valutare l'aspetto della società nel suo insieme.
E' il benessere di tutti il fondamento del pensiero economico nel progetto della condivisione nella fratellanza.
Nella parabola del vignaiolo (Matt. 20:1-14) si dimostra l'eguaglianza di tutti i lavoratori.
Quando si parla di artigianato locale e di agricoltura, si pensa alle minacce della massiccia importazione di merci industriali a basso costo prodotte con la logica del massimo profitto a discapito della qualità.
L'economia stabile scaturisce dallo "spirito di condivisione" e porta "alla pace, alla soddisfazione ed alla fratellanza".
Quando si parla di economia è ovvio che si deve anche parlare di produzione, distribuzione e consumo, ma non si può tralasciare di valutare l'aspetto della società nel suo insieme.
E' il benessere di tutti il fondamento del pensiero economico nel progetto della condivisione nella fratellanza.
Nella parabola del vignaiolo (Matt. 20:1-14) si dimostra l'eguaglianza di tutti i lavoratori.
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martedì 22 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
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ECONOMIA
– TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Fondamenti di etica cristiana nella
condivisione
E’ fondamentale
l’etica cristiana nell’economia condivisa, i due pilastri sono la Verità e l’Amore.
Proverbi 3:3 –“Bontà e
verità non ti abbandonino; lègatele al collo, scrivile sulla tavola del tuo
cuore”;
Non
ha senso parlare di economia condivisa se non si pratica l’amore e si dice il vero nelle
relazioni fra la fratellanza.
Senza
la Verità e l’Amore l’economia della condivisione è un progetto destinato al
fallimento prima di iniziare perché vengono meno i presupposti biblici.
Romani 13:10 –“L’amore non
fa male alcuno al prossimo; l’amore, quindi, è l’adempimento della legge”.
La verità e l’amore sono alla base
del progetto dell’economia condivisa.
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venerdì 18 aprile 2014
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RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
ECONOMIA
CONDIVISA – BONTA’ – VERITA’
Proverbi
3:1-3. (1) Figliuol mio, non dimenticare il mio insegnamento, e il tuo cuore
osservi i miei comandamenti, (2) perché ti procureranno lunghi giorni, anni di
vita e di prosperità. (3) Bontà e verità non ti abbandonino; legatele al collo,
scrivile sulla tavola del tuo cuore; …
Spesso si
parla di trasparenza, ma cosa è la trasparenza?
Non
occultare la verità è trasparenza, il cristiano deve agire in verità è bontà.
La verità e
la bontà sono elementi essenziali nel progetto DELL’ECONOMIA CONDIVISA.
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FRATELLANZA
– DIRITTO PUBBLICO – BENE COMUNE
ISAIA 1:17.
Imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l’oppresso, fate
ragione all’orfano, difendete la causa della vedova.
Gesù disse:
voi tutti siete fratelli.
Il concetto
della fratellanza e del bene comune risale a circa III secoli a.C. dove alcuni
studiosi della Vecchio Testamento hanno ravvisato la necessità di creare una
comunità in cui si prativa la condivisione del bene comune.
In quella
comunità vi era la partecipazione diretta dell’individuo nella produzione e
ripartizione del bene.
Il diritto
pubblico s’ispira ai principi della fratellanza e del bene comune.
NEL PROGETTO
DELL’ECONOMIA CONDIVISA DETTI PRINCIPI SONO FONDAMENTALI.
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giovedì 17 aprile 2014
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RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
I lettori scrivono:
Francesco.
Caro Sebastiano DIO ti
benedica.
Complimenti x il blog d'avvero ben fatto ben ordinato era un po' che non ci entravo me
lo sono messo tra i preferiti e sto
vedendo tutti i commenti che hai scritto su ogni libro su ogni commento su ogni
passo complimenti d'avvero ben fatto.
-------------------------
Franco Poggiali
Questa economia è per gli
appartenenti ad una stessa famiglia ,spirituale, non sono compresi coloro che
non accettano Gesù, poiché molti chiedono aiuto materiale ma soddisfatto quello
si allontanano.lici, furbacchioni
-----------------------
Chi aderisce molto
difficilmente si allontana.
Chi chiede di aderire ha già
accettato i principi biblici.
Quelli che dici te sono dei
furbacchioni.
I furbi non potranno aderire
perché il proprio modo di concepire la
fratellanza non è secondo gli insegnamenti di Gesù.
Alla base di questa economia
c'è l'amore per il prossimo; il vero amore per il prossimo non si può avere se
non si ama Dio e non si seguono gli insegnamenti di Gesù.
Il collante è l'amore e chi
ama non si allontana dalle vie di Dio.
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lunedì 7 aprile 2014
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RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Sviluppo umano – stadio spirituale
avanzato- economia di servizio – Vita, vivere ed esistenza.
Caro Sebastiano, oggi è
tanto e evidente e sconcertante la corruzione e l'ingiustizia che schiaccia
l'uomo.
Io non mi intendo di
economia, ma chiunque è in grado di affermare che la situazione in questo campo
attualmente è tragica e catastrofica.
Come illustra il blog del
tuo stupefacente progetto dell'economia condivisa in senso biblico, cambiare le
cose non è solo una speranza, ma un fatto, un atto concreto e dovuto.
Tutti dobbiamo accogliere
questo "nuovo" senso dell'economia condivisa, dico nuovo, anche se
nuovo non è, visto che la bibbia c'è ne da spunto da millenni, ma certo in
contrapposizione da troppo tempo al verbo condividere, perché dobbiamo essere
capaci di combattere questo dispotismo di ricchezze che ci ha portati sull'orlo
del precipizio da cui ormai già tanti imprenditore si sono lanciati.
E' bene, non sarebbe bene,
perché dev'essere bene, realizzare questa economia, per attuare un piano nuovo
di sollevamento e miglioramento per tutti.
Agli occhi di Dio siamo
tutti uguali, ed anche noi dobbiamo rispettare questa uguaglianza , costituire
la nostra fratellanza in gesti concreti e riuscire a divedere tutto con tutti,
perché l'ingiustizie siano debellate, i disonesti castigati, e i ladri
annientati.
Ti faccio i miei sentiti
complimenti per il tuo blog, perché solo ad un uomo saggio, onesto e con sani
principi poteva venire in mente questa meravigliosa prospettiva di vita nuova.
Katya venga
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
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Sviluppo umano – stadio spirituale
avanzato- economia di servizio.
In questo stadio spirituale
avanzato, il senso del dovere, rispetto non solo nei confronti del gruppo, ma
tutte le creature umane, pervade l’intera atmosfera cordiale ed amorevole secondo
gli insegnamenti biblici.
La fede in un Dio creatore
di tutte le cose è una grande leva per arrivare a questo stadio, è una
condizione necessaria credere altrimenti l’altruismo vero, e non apparente
caritatevole, possa regnare nel cuore dell’uomo.
Infatti, si predica molto
dell’amore per il prossimo e il servizio ai bisognosi, ma in concreto si agisce
poco con vero spirito di fratellanza nel campo economico che la chiave per
capire il grado della condivisione comunitaria.
Si sottolinea, spesso, anche
che quando l’essere umano si allontana dalle vie del Signore commette
peccato.
Si mettono in guardia le
persone dagli inganni dei desideri e dai pericoli di una volontà che miri solo
al soddisfacimento di piaceri mondani e passeggeri.
Ma nessun grande gruppo
umano può essere preso come esempio.
L’economia di servizio potrà
avere successo solo se si dà luogo ad cambiamento radicale interiore della
natura del cuore dell’uomo; occorre una vera conversione per mettere da parte l’egoismo
e far prevalere l’altruismo e lo spirito di servizio.
L’evangelizzazione pratica è
più efficace di quella predicata che non sempre rispecchia la vita vissuta di
tutti i giorni, sia nell’ambito comunitario che familiare o individuale.
Se il progetto dell’economia
condivisa avrà successo, una nonviolenza economica della permanenza sarà
realizzata, solo allora si dire di poter inaugurare una civiltà di pace
duratura fra i popoli.
Noi credenti dobbiamo essere
d’esempio nel mettere in pratica concretamente l’amore per il prossimo.
I primi capitoli degli Atti
degli Apostoli sono illuminanti per capire come concretizzare la fraternità fra
gli uomini di buona volontà.
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venerdì 4 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
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– TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Parabola dei lavoratori delle diverse
ore.
Matteo 20:1-16.
1Il regno dei cieli è simile a un padrone
di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.
2Si accordò con loro per un denaro al
giorno e li mandò nella sua vigna.
3Uscito poi verso le nove del mattino, ne
vide altri che stavano in piazza, disoccupati,
4e disse loro: “Andate anche voi nella
vigna; quello che è giusto ve lo darò”.
5Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso
mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto.
6Uscito ancora verso le cinque, ne vide
altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il
giorno senza far niente?”.
7Gli risposero: “Perché nessuno ci ha
presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
8Quando fu sera, il padrone della vigna
disse al suo fattore: “Chiama i
lavoratori e da’ loro la paga,
incominciando dagli ultimi fino ai primi”.
9Venuti quelli delle cinque del
pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.
10Quandoarrivarono i primi, pensarono che
avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro.
11Nel ritirarlo, però, mormoravano contro
il padrone
12dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato
un’ora soltanto e li hai trattati
come noi, che abbiamo sopportato il peso
della giornata e il caldo”.
13Ma il padrone, rispondendo a uno di
loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me
per un denaro?
14Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio
dare anche a quest’ultimo quanto a te:
15non posso fare delle mie cose quello che
voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
16Così gli ultimi saranno primi e i primi,
ultimi».
Questa parabola può avere, come tutte le
parabole, più sfaccettature nella sua interpretazione.
Un lettore ha osservato che l’unica
interpretazione è quella spirituale e si trascura che trattasi di una
similitudine; Gesù si esprimeva spesso in parabole per farsi capire anche dai
non dotti del tempo, era un linguaggio alla portata di tutti gli ascoltanti.
La similitudine non è identicità, una cosa
può essere simile ma non autentica.
Una firma su un documento può essere
simile ma non autentica e questo può generare delle confusioni.
Il lettore dovrebbe riflettere su questa
diversificazione altrimenti si possono dare letture diverse alle cose.
In questo racconto emergono delle figure
molto importanti: il padrone, l’operaio, la paga.
L’oggetto del contendere è paga come metro
di valutazione delle prestazioni che secondo un concetto comune a tutti deve
essere proporzionale alle ore di lavoro.
La contestazione sorge quando ci si
accorge che l’equazione paga/ore di lavoro è diversa fra gli operai.
Una lettura superficiale porta alla
determinazione che si è in presenza di un comportamento iniquo da parte del
padrone.
Questo potrebbe scandalizzare il lettore poco
attento ad una lettura più profonda del contenuto che non è basato sulla
prestazione in se per se ma al soddisfacimento dei bisogni della persona;
l’individuo non è una macchina che consuma se lavora, le unità energetiche
necessarie all’uomo per vivere sono indipendenti dal lavoro (anche se quando si
lavora occorrono maggiori unità energetiche), i bisogni essenziali non sono
proporzionali al numero delle ore lavorative.
Il senso della fratellanza interviene per
sopperire i bisogni e dare la giusta dignità e valore alla vita di ciascuno.
E’ da sottolineare l’affermazione: “Perché nessuno ci ha
presi a giornata”.
Non siamo in presenza di una economia
parassitaria o predatoria, ma di una economia di servizio che proietta l’uomo
alla condivisione dove vige l’equità per soddisfare i bisogni di tutti; questa
è fratellanza secondi gli insegnamenti di Gesù.
L’ECONOMIA CONDIVISA E’ SINONIMO DI
FRATELLANZA SECONDO I PRINCIPI BIBLICI.
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