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mercoledì 10 settembre 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
Si tratta solo di un particolare della scena in cui il protagonista afferma di avere scoperto l’erroneità della tesi che il padre dell’economia, Adam Smith (vedi Lezione 1), formulò nel 1776 nell’opera La ricchezza delle nazioni: secondo questa tesi, che rappresenta il fondamento stesso dell’intera teoria economica moderna, il massimo livello di benessere sociale si ottiene quando ciascun individuo persegue egoisticamente il proprio singolo interesse.
lunedì 4 agosto 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:
RIFLESSIONI: La domanda che mi pongo è: l'attuale crisi finanziaria si sarebbe potuta evitare se le nazioni avessero seguito le linee guida della Bibbia?
Non solo la risposta è sì, ma dalla Bibbia possiamo ricavare delle regole per incominciare a correggere la debacle.
Ogni teologia ha una sua etica degli affari, ma quella biblica è particolarmente completa.
La crisi attuale, la più grande recessione economica dopo la seconda guerra mondiale, ha le sue radici nel fallimento morale del mondo occidentale.
L’etica biblica ci invita a chiederci: "come possiamo fare denaro e contemporaneamente essere dei membri responsabili della società in cui viviamo, e tutelare gli interessi di chi compra, di chi vende, e di chi lavora?"
Chiaramente queste considerazioni sono state assenti in tutti i protagonisti dell’analisi economica di cui sopra.
Ecco alcuni dei principi antichi che si possono applicare alle cattive notizie di oggi.
• Davanti al cieco non mettere un inciampo (Levitico 19:14)
Buona parte dell’etica biblica nasce da Lev.19:14, che recita: "Non dir male del sordo e davanti al cieco non mettere un inciampo".
Sin dall’antichità i rabbini ampliarono questo comandamento in un divieto generale di non dare cattivi consigli.
Oggi possiamo applicarlo in maniera particolare all’economia e alla finanza.
Gli "esperti" che ci hanno detto un mare di bene riguardo l’euro sono stati dei cattivi consiglieri e hanno violato il comandamento di Lev.19:14.
giovedì 31 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISAUn lettore scrive:
Capire come funziona l’economia e chi sono gli uomini che hanno pensato l’economia del mondo ci permetterà di capire perché oggi le cose vanno in questa maniera disastrosa.
Dunque iniziamo!Adam SmithL’economia, così come la conosciamo, è relativamente giovane.
Fino al 1700 l’economia era molto semplice. I Re, i nobili, i Papi, avevano tutto, il resto aveva niente. Poi intervenne un cambiamento straordinario: la tecnologia.
Successe che grazie alle nuove conoscenze, ai nuovi mezzi meccanici, ecc., crebbe fra le masse una borghesia, cioè gente senza potere politico ma che stava facendo soldi con i commerci. I Re, i nobili, i Papi, ecc. cosa fecero? Li fecero lavorare senza dar loro troppi fastidi, ma li tassavano.
Però li spremevano troppo, così i borghesi si arrabbiarono perché veramente la situazione era diventata intollerabile. È così che è scoppiata la rivoluzione francese nel 1789.Ed è in questo contesto che spunta il primo economista cosiddetto moderno, cioè Adam Smith (1723-1790), che poi non era veramente un economista, ma più che altro un filosofo morale, autore della celebre operaIndagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, pubblicata nel 1776. Un trattato fondamentale, destinato a rimanere per decenni il testo di riferimento della nascente economia politica. Siamo a fine ‘700. Ma attenzione a una cosa. Dobbiamo sapere che di questo Smith, uno scozzese, oggi si dicono molte fandonie, perché certi economisti attuali l’hanno preso a modello per una teoria del tutto diversa da quella del vero Adam Smith.
venerdì 11 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/29.
RIFLESSIONI: La domanda che mi pongo è: l'attuale crisi finanziaria si sarebbe potuta evitare se le nazioni avessero seguito le linee guida della Bibbia?
Non solo la risposta è sì, ma dalla Bibbia possiamo ricavare delle regole per incominciare a correggere la debacle.
Ogni teologia ha una sua etica degli affari, ma quella biblica è particolarmente completa.
La crisi attuale, la più grande recessione economica dopo la seconda guerra mondiale, ha le sue radici nel fallimento morale del mondo occidentale.
L’etica biblica ci invita a chiederci: "come possiamo fare denaro e contemporaneamente essere dei membri responsabili della società in cui viviamo, e tutelare gli interessi di chi compra, di chi vende, e di chi lavora?"
Chiaramente queste considerazioni sono state assenti in tutti i protagonisti dell’analisi economica di cui sopra.
Ecco alcuni dei principi antichi che si possono applicare alle cattive notizie di oggi.
domenica 13 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Di Argentino Quintavalle/6.
Ricordiamoci, dice Keynes, che il maggior investitore è lo Stato,
che ha la macchina per stampare soldi suoi teoricamente all’infinito, e quindi
in caso di bisogno deve essere sempre lo Stato il primo a investire/spendere.
Questo modello economico, completamente alternativo alla teoria
precedente, prende il nome di teoria
keynesiana.
Nella sua opera principale, pubblicata a Londra nel 1936, Teoria generale dell’occupazione,
dell’interesse e della moneta, Keynes esamina le cause e i rimedi di quello
che ritiene essere il principale fallimento del sistema di mercato.
Il modello che ne scaturisce è talmente innovativo, nel metodo
come nelle conclusioni, da costituire una vera e propria rivoluzione, la rivoluzione keynesiana, nel
modo di guardare ai fatti economici: secondo Keynes, infatti, il più importante
fallimento del sistema del libero mercato consiste nell’incapacità di offrire
un posto di lavoro stabile a tutti quanti lo desiderino.
Infatti, se non c’è chi compra, si forma un eccesso di merci
invendute che non trova sbocco sui mercati e spinge le aziende a ridurre la
propria attività con inevitabili conseguenze sul numero degli occupati.
E la situazione continuerà a peggiorare in un circolo vizioso.
Insomma, Keynes distrugge l’idea neoclassica secondo cui
l’economia si equilibra da sola nel gioco spontaneo fra risparmi e
investimenti/spesa, basta che lo Stato si levi di mezzo e tutto venga lasciato
nella mani del Mercato. Keynes dice che non esiste un pilota automatico in
economia, e che l’investimento/spesa dello Stato è il motore certo di tutta
l’economia di un Paese.
E questo fu rivoluzionario allora, come lo è oggi, dove questi
Neoclassici al potere stanno distruggendo le nazioni col pareggio di bilancio
(dove lo Stato non deve
spendere ma deve risparmiare), e infatti vediamo com'è conciata l'economia.
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sabato 5 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA
– TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Sviluppo umano – stadio primitivo dell’economia
Appartiene allo stadio
primitivo il parassita che lo contraddistingue nei rapporti con gli altri
gruppi o nazioni.
Oggi si utilizzano molto i
prodotti per combattere il mondo parassitario nel campo agricolo al fine di
poter migliorare la produzione ed il reddito da lavoro nell’ambito dell’agricoltura.
Un parassita non considera i
diritti altrui, le vie per arrivare a ciò di cui ha bisogno sono infinite (le
leggi della morale e dell’etica non valgono per loro), le conseguenze delle
proprie azioni sono la distruzione o morte degli altri per il bene proprio.
Una tigre non si emoziona
davanti all’agnello che ha lacerato, non si fa scrupoli di coscienza per
soddisfare il proprio ventre.
Il cacciatore e il pescatore
uccidono la loro preda per soddisfare il bisogno immediato del proprio corpo.
Allo stesso modo, un’economia
nazionale che dipende, per esistere, dal danno o dalla rovina di un altro
gruppo (vedi le guerre), è intrinsecamente parassitaria alla stregua del mondo
parassitario nel settore agricolo.
Un’economia parassitaria e
in netto contrasto con gli insegnamenti di Gesù ed il mondo cristiano non può
ammettere un tale agire dell’uomo egoista; chi ammette o lascia correre i
parassiti non può concepire la condivisione economica praticata dalla chiesa
primitiva.
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SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Economia di servizio:
Esempio tipico: un attivista
sociale che si preoccupa delle problematiche degli altri mettendo in secondo
piano le proprie tematiche, quindi siamo in un contesto altruistico e non
egoistico.
La motivazione è il bene
altrui per la felicità propria e quella degli altri.
Alle volte questa attività
può andare contro il proprio interesse personale.
In questa ottica vengono
focalizzati i propri doveri sena pensare ai diritti che possono sorgere nell’agire
in favore degli altri.
Tutto è basato sull’amore e
sul desiderio di servire senza pensare alla relativa ricompensa.
Detto agire porta alla
nonviolenza e alla pace dei popoli con la conseguenza di passare da una
economia egoistica ad una economia di servizio che genera stabilità del
benessere collettivo.
Il concetto base è:
contribuire senza alcuna considerazione del beneficio che se ne potrebbe
ricavare.
Fra i diversi modelli
economici, quello più indicato per il mondo cristiano è quello di servizio, il
cristiano deve pensare più a servire che essere servito.
Fra i diversi gruppi di
essere umani, comunità o nazioni, ci sono persone che appartengono a vari
modelli economici, ma il credente dovrebbe scegliere l’economia di servizio.
E’ nel modello di una
economia di servizio che può sorgere e praticare la condivisione, gli altri
modelli economici non rispecchiano i principi biblici.
giovedì 3 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA
– TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino
Quintavalle/29.
RIFLESSIONI: La domanda che mi pongo è: l'attuale
crisi finanziaria si sarebbe potuta evitare se le nazioni avessero seguito le
linee guida della Bibbia?
Non solo la risposta è sì, ma dalla Bibbia possiamo
ricavare delle regole per incominciare a correggere la debacle.
Ogni teologia ha una sua etica degli affari, ma quella
biblica è particolarmente completa.
La crisi attuale, la più grande recessione economica
dopo la seconda guerra mondiale, ha le sue radici nel fallimento morale del
mondo occidentale.
L’etica biblica ci invita a chiederci: "come
possiamo fare denaro e contemporaneamente essere dei membri responsabili della
società in cui viviamo, e tutelare gli interessi di chi compra, di chi vende, e
di chi lavora?"
Chiaramente queste considerazioni sono state assenti
in tutti i protagonisti dell’analisi economica di cui sopra.
Ecco alcuni dei principi antichi che si possono
applicare alle cattive notizie di oggi.
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