Visualizzazione post con etichetta lavoratori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lavoratori. Mostra tutti i post
domenica 7 settembre 2014
lunedì 4 agosto 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI
DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:
• Difetti nascosti e l'uomo medio
Maimonide identificò un tipo più specifico di cattivo consiglio, quello del "difetto nascosto".Per esempio, quando si vendeva un animale, si doveva comunicare al compratore gli eventuali difetti nascosti della bestia. Non solo, ma la comunicazione doveva essere fatta in modo che una persona 'ragionevole', cioè un uomo di media intelligenza, potesse decidere se comprare o meno. Ancora una volta, quasi tutta la catena dei soggetti economico/finanziari della crisi è colpevole: speculatori predatori che si sono guardati bene dall’allertare la stampa e i cittadini delle nazioni; politici che in cambio di una poltrona sicura hanno chiuso entrambi gli occhi e hanno permesso la vendita di pezzi dello Stato, compresa la sovranità; banchieri che hanno utilizzato strumenti finanziari rischiosi e oscuri, come per esempio i derivati, che sono diventati un mistero anche per gli esperti.Levitico 25:23-28 spiega che non si può pagare lo stesso prezzo per un terreno che è in procinto di diventare inutile (in questo caso, sta per ritornare al suo proprietario tribale di origine) come per un terreno che ha ancora decenni di utilizzo. Ci deve essere un controllo sui prezzi, e nessuno dovrebbe pagare più di un tot al di sopra del valore di mercato per qualsiasi cosa.Questo è quello che non è accaduto quando c’è stato il passaggio tra la lira e l’euro, e ci siamo ritrovati ad avere in un giorno una svalutazione del 100%, ovvero £ 1000 = € 1,00 invece che € 0,50, e i politici sono stati completamente negligenti nel gestire quest’affare e molti ci hanno speculato.Come può l’antica sapienza biblica essere applicata per rimediare al pasticcio in cui ci troviamo? Si può rendere il mercato più etico? Ci sono uomini in grado di farlo? Una cosa è certa, bisogna aumentare gli incentivi, per i lavoratori e per le aziende. Chi vuole usare il metodo del "bastone e della carota" deve capire che adesso è il tempo della carota. Il bastone, cioè il rigore e l’austerità, condurrà all’apocalisse economica. Bisogna agire immediatamente o non si farà più in tempo.Dobbiamo imitare Dio, nel modo in cui Egli mostra compassione e misericordia, quando si occupa dell’essere umano.ShalomArgentino Quintavalle
Etichette:
austerità,
bastone,
bestia,
carota,
cittadini,
consiglio,
difetto,
imprese,
incentivi,
lavoratori,
politici,
poltrona,
predatori,
proprietario,
sovranità,
speculatori,
svalutazione,
terreno,
vendita
domenica 3 agosto 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISAUn lettore scrive:
Fate attenzione qui al principio di base: Ricardo riconosce per primo che se il Potere (allora i ricchi nobili, oggi lo Stato) spende per le nostre merci e servizi 100, ma poi ci tassa per la stessa cifra che ci ha appena dato (pareggio di bilancio), l’economia va a rotoli, e noi abbiamo lavorato per niente. Ricardo capì due secoli fa che il pareggio di bilancio è micidiale per i cittadini e le aziende, cioè per la società.Detto questo, Ricardo però disse anche altre cose che oscurò la giusta intuizione di prima, perché fondò una scuola di pensiero economico che ancora oggi fa danni terribili alla nostra economia.Egli si è dedicato allo studio della distribuzione della ricchezza tra le classi sociali che hanno contribuito a realizzarla: lavoratori, proprietari fondiari e capitalisti. Il ragionamento di Ricardo prende le mosse dal s ettore agricolo il cui prodotto veniva ripartito tra salari, rendite, e profitti. Nella teoria ricardiana della distribuzione, mentre il salario reale (in termini di grano) tende a mantenersi al livello di sussistenza, la coltivazione di nuove terre provoca un incremento della rendita a scapito del profitto.
Per farla breve, quando il margine di profitto diventa nullo (o pressoché tale), la crescita economica si arresta: il sistema raggiunge così uno stato dettostazionario.
Senza profitto i capitalisti non avrebbero più alcun interesse a investire e l’intero ciclo produttivo finirebbe per arrestarsi. Solo un cambiamento esterno, secondo Ricardo, può alleviare la situazione, e tale cambiamento non può che riguardare le tecniche di produzione usate in agricoltura e l’abolizione dei dazi.
Etichette:
aziende,
cambiamento,
capitalisti,
coltivazione,
distribuzione,
lavoratori,
merci,
pareggio,
potere,
profitti,
proprietari,
rendite,
ricchezza,
salari,
servizi,
società,
tassa,
terre
sabato 2 agosto 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA
- POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA –
TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE
BIBLICA
PROCESSO
CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI
NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI
DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:
Thomas Robert Malthus
Considerazioni
sul personaggio
L’aggravante
della sua idea era che l’introduzione del sistema di fabbrica era
spesso all’origine del peggioramento delle condizioni di vita dei
ceti sociali più poveri, che vivevano in ambienti malsani,
praticando orari di lavoro estenuanti dai quali non erano esentati
neppure i bambini, senza alcuna forma di tutela.
Povertà,
disoccupazione, malattie e alcolismo erano all’ordine del giorno.
Ma
lui è importante perché fu il primo economista a considerare la
possibilità che una parte dei beni prodotti possa risultare
invenduta.
In
altre parole, egli capì che se non si creano le condizioni che
permettano ai consumatori di avere soldi per comprare i beni, crolla
l’economia.
È
del tutto evidente infatti che i lavoratori non dispongono del
reddito necessario per assorbire l’enorme incremento della
produzione indotto dalla rivoluzione industriale, e ciò rallenterà
i ritmi di crescita con conseguenze negative per tutti.
Oggi
diremmo che crolla la domanda.
In
economia la domanda è
la richiesta da parte del pubblico di beni da comprare, che avviene
appunto se ci sono soldi da spendere.
Ovvio
che se questa domanda cala,
o crolla come oggi nell’Eurozona, perché non ci sono soldi da
spendere, crollano anche le vendite, e se crollano le vendite
crollano le aziende, e se crollano le aziende i lavoratori vengono
messi in cassa integrazione, e se tutto questo accade crolla
l’economia del Paese.
Quindi
in una nazione sana ci deve sempre essere una buona domanda (e
non solo di telefonini), ma perché ci sia occorre che tutti abbiano
un lavoro e un buono stipendio, esattamente il contrario di quanto
succede oggi nell’Eurozona, e soprattutto qui in Italia.
Etichette:
alcolismo,
aziende,
beni,
consumatori,
disoccupazione,
domanda,
eurozona,
fabbrica,
integrazione,
lavoratori,
lavoro,
malattie,
poveri,
prodotti,
produzione,
reddito,
sistema
giovedì 31 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:
Capire come funziona l’economia e chi sono gli uomini che hanno pensato l’economia del mondo ci permetterà di capire perché oggi le cose vanno in questa maniera disastrosa.
Dunque iniziamo!
Adam Smith
Smith cosa disse?
Questo: egli riteneva che, per incrementare la ricchezza del Paese, fosse necessario liberare le forze che guidano i mercati, e in primo luogo consentire il pieno esplicarsi della libera iniziativa economica.
Detto in altre parole: il governo deve togliersi dall’economia, deve lasciare in pace gli imprenditori e i cittadini, cioè il Mercato.
Ma attenzione, perché è qui che c’è la confusione con l’economia di oggi.
Smith voleva solo dire che siccome il governo di allora, cioè i Re, i nobili, i Papi, ecc., era una cosa talmente parassitaria che era meglio che si levassero di torno, e che i borghesi del Mercato erano preferibili ad essi.
Smith quando parlava che per rendere massimo il benessere della nazione si doveva eliminare ogni restrizione all’operare della libera concorrenza, e quindi che il governo non doveva interferire, non intendeva il governo democratico di oggi.
Ma gli economisti attuali, che prendono il nome di Neoliberisti, hanno spacciato a tutti che Smith odiava i governi come i nostri, li voleva senza potere, e amava il Libero Mercato.
Ma questo non è vero.
Per Smith il capitalismo del Libero Mercato era accettabile solo perché era un male minore rispetto ai tiranni dell’epoca.
Adam Smith infatti non ammirava affatto il capitalismo del Libero Mercato, e infatti una delle sue citazioni più famose è questa: «Raramente i capitalisti si riuniscano se non per cospirare contro i lavoratori e il Mercato».
Smith ha elaborato la famosa similitudine della Mano Invisibile.
Questo è stato spiegato che in un sistema di libero mercato, perseguendo il proprio egoistico interesse, i singoli individui potranno realizzare anche il massimo benessere collettivo.
Etichette:
benessere,
capitalismo,
cittadini,
concorrenza,
cospiratori,
democrazia,
governo,
imprenditori,
iniziativa,
lavoratori,
mercati,
operare,
paese,
parassitaria,
restrizione,
ricchezza
domenica 13 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/33.
Ma perché, esattamente, i lavoratori diventeranno esasperati?
Non solo per lo sfruttamento, ma anche per due altri motivi:
A) I lavoratori producono un valore, parte di questo serve loro per vivere, ma una buona parte è in più, è un plus, e questo plus finisce nelle mani dei padroni.
B) Marx lo chiama il plus valore.
C) I lavoratori hanno diritto a dividersi anche quel plus valore, dice Marx, e quindi inevitabilmente si solleveranno per impossessarsene.
Marx definisce saggio di sfruttamento il rapporto tra profitto (plusvalore) e salari pagati ai lavoratori.
B) Ma questo plus valore può essere prodotto ovviamente solo da lavoratori in carne e ossa (lavoro vivo), osserva Marx.
Perché?
Perché il plus valore per essere un valore deve poi essere venduto, per far incassare un profitto.
Quindi ci devono essere stipendiati vivi che lo comprano.
Ma a quel tempo, fine ’800, i capitalisti stavano sempre più sostituendo il lavoro vivo con le macchine (lavoro morto).
Quindi Marx predisse che le macchine non avrebbero potuto produrre il plus valore, ma non perché fisicamente non potessero, ma solo perché, come detto, il plus valore è tale solo se alla fine qualcuno lo compra.
Quindi se sono i lavoratori stipendiati a produrlo va bene, perché poi lo comprano, ma se sono le macchine no, perché le macchine non vanno a fare la spesa.
Quindi il plus valore prodotto dalle macchine praticamente non ha valore, rimane invenduto (con sempre meno lavoratori stipendiati che lo comprerebbero), e così i capitalisti perdono capitali.
Ma se i capitalisti, che usano sempre più macchine, perdono capitali, finiscono per fallire e l’economia piomba nel baratro.
A quel punto i lavoratori diranno basta! e si solleveranno.
Marx è più complesso degli altri economisti, e quindi lo facciamo in due parti.
Etichette:
bene,
capitalisti,
lavoratori,
padroni,
profitto,
sfruttamento,
stipendiati,
valore
sabato 12 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/31_bis.
Come può l’antica sapienza biblica essere applicata per rimediare al pasticcio in cui ci troviamo?
Si può rendere il mercato più etico?
Ci sono uomini in grado di farlo?
Una cosa è certa, bisogna aumentare gli incentivi, per i lavoratori e per le aziende.
Chi vuole usare il metodo del "bastone e della carota" deve capire che adesso è il tempo della carota.
Il bastone, cioè il rigore e l’austerità, condurrà all’apocalisse economica.
Bisogna agire immediatamente o non si farà più in tempo.
Dobbiamo imitare Dio, nel modo in cui Egli mostra compassione e misericordia, quando si occupa dell’essere umano.
Shalom
Argentino Quintavalle
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Parabola dei lavoratori delle diverse ore.
Matteo 20:1-16.
1Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.
2Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna.
3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati,
4e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”.
5Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto.
6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”.
7Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i
lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”.
9Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.
10Quandoarrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro.
11Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone
12dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati
come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro?
14Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te:
15non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
16Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
Questa parabola può avere, come tutte le parabole, più sfaccettature nella sua interpretazione.
Un lettore ha osservato che l’unica interpretazione è quella spirituale e si trascura che trattasi di una similitudine; Gesù si esprimeva spesso in parabole per farsi capire anche dai non dotti del tempo, era un linguaggio alla portata di tutti gli ascoltanti.
La similitudine non è identicità, una cosa può essere simile ma non autentica.
Una firma su un documento può essere simile ma non autentica e questo può generare delle confusioni.
Il lettore dovrebbe riflettere su questa diversificazione altrimenti si possono dare letture diverse alle cose.
In questo racconto emergono delle figure molto importanti: il padrone, l’operaio, la paga.
L’oggetto del contendere è paga come metro di valutazione delle prestazioni che secondo un concetto comune a tutti deve essere proporzionale alle ore di lavoro.
La contestazione sorge quando ci si accorge che l’equazione paga/ore di lavoro è diversa fra gli operai.
Una lettura superficiale porta alla determinazione che si è in presenza di un comportamento iniquo da parte del padrone.
Questo potrebbe scandalizzare il lettore poco attento ad una lettura più profonda del contenuto che non è basato sulla prestazione in se per se ma al soddisfacimento dei bisogni della persona; l’individuo non è una macchina che consuma se lavora, le unità energetiche necessarie all’uomo per vivere sono indipendenti dal lavoro (anche se quando si lavora occorrono maggiori unità energetiche), i bisogni essenziali non sono proporzionali al numero delle ore lavorative.
Il senso della fratellanza interviene per sopperire i bisogni e dare la giusta dignità e valore alla vita di ciascuno.
E’ da sottolineare l’affermazione: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”.
Non siamo in presenza di una economia parassitaria o predatoria, ma di una economia di servizio che proietta l’uomo alla condivisione dove vige l’equità per soddisfare i bisogni di tutti; questa è fratellanza secondi gli insegnamenti di Gesù.
L’ECONOMIA CONDIVISA E’ SINONIMO DI FRATELLANZA SECONDO I PRINCIPI BIBLICI.
Etichette:
denaro,
disoccupati,
fratellanza,
invidioso,
lavoratori,
padrone,
paga,
parabola,
prestazioni,
regno,
similitudine,
ultimi,
vigna
martedì 8 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA
- POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA
– TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE
BIBLICA
PROCESSO
CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI
NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI
DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino
Quintavalle/26.
Detto
questo, Ricardo però disse anche altre cose che oscurò la giusta
intuizione di prima, perché fondò una scuola di pensiero economico
che
ancora oggi fa danni terribili alla nostra economia.
Egli
si è dedicato allo studio della distribuzione della ricchezza
tra le classi
sociali che hanno contribuito a realizzarla:
lavoratori, proprietari fondiari e
capitalisti.
Il
ragionamento di Ricardo prende le mosse dal settore agricolo il cui
prodotto veniva ripartito tra salari, rendite, e
profitti.
Nella
teoria ricardiana della distribuzione, mentre il salario reale (in
termini di
grano) tende a mantenersi al livello di sussistenza, la
coltivazione di nuove
terre provoca un incremento della rendita a
scapito del profitto.
Per
farla breve, quando il margine di profitto diventa nullo (o pressoché
tale),
la crescita economica si arresta: il sistema raggiunge così
uno stato detto
stazionario.
Senza
profitto i capitalisti non avrebbero più alcun interesse a investire
e
l’intero ciclo produttivo finirebbe per arrestarsi.
Solo
un cambiamento esterno, secondo Ricardo, può alleviare la
situazione, e
tale cambiamento non può che riguardare le tecniche di
produzione usate in
agricoltura e l’abolizione dei dazi.
venerdì 25 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ –
RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE
BIBLICA
ECONOMIA
MODERNA - ATTUALE.
DI ARGENTINO QUINTAVALLE /14.
Adam Smith
Smith cosa disse?
Questo: egli riteneva che, per incrementare la
ricchezza del Paese, fosse necessario liberare le forze che guidano i mercati,
e in primo luogo consentire il pieno esplicarsi della libera iniziativa
economica.
Detto in altre parole: il governo deve togliersi
dall’economia, deve lasciare in pace gli imprenditori e i cittadini, cioè il
Mercato.
Ma attenzione, perché è qui che c’è la confusione con
l’economia di oggi.
Smith voleva solo dire che siccome il governo di
allora, cioè i Re, i nobili, i Papi, ecc., era una cosa talmente parassitaria
che era meglio che si levassero di torno, e che i borghesi del Mercato erano
preferibili ad essi.
Smith quando parlava che per rendere massimo il
benessere della nazione si doveva eliminare ogni restrizione all’operare della
libera concorrenza, e quindi che il governo non doveva interferire, non
intendeva il governo democratico di oggi.
Ma gli economisti attuali, che prendono il nome di
Neoliberisti, hanno spacciato a tutti che Smith odiava i governi come i nostri,
li voleva senza potere, e amava il Libero Mercato.
Ma questo non è vero.
Per Smith il capitalismo del Libero Mercato era
accettabile solo perché era un male minore rispetto ai tiranni dell’epoca.
Adam Smith infatti non ammirava affatto il capitalismo
del Libero Mercato, e infatti una delle sue citazioni più famose è questa:
«Raramente i capitalisti si riuniscano se non per cospirare contro i lavoratori
e il Mercato».
Smith ha elaborato la famosa similitudine della Mano
Invisibile. Questo è stato spiegato che in un sistema di libero mercato,
perseguendo il proprio egoistico interesse, i singoli individui potranno
realizzare anche il massimo benessere collettivo.
domenica 20 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA
– TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
PRINCIPI ISPIRATORI DEL PROGETTO
DELL’ECONOMIA CONDIVISA
L'etica
cristiana come riferimento
Il progetto dell’economia condivisa si basa sui principi biblici e quindi
dobbiamo parlare di etica cristiana nell’economia.
Nel Vangelo di Matteo (cap. 20 versi 1-16) ci viene riportata la parabola
dei lavoratori delle diverse ore ove Gesù parla di retribuzione del lavoro.
Al verso 8 si legge: “Poi, fattosi sera, il padron della vigna disse al suo
fattore: Chiama i lavoratori e paga loro la mercede, cominciando dagli ultimi
fino ai primi”.
La cosa che merita una riflessione è che tutti hanno avuto la medesima
paga.
I pseudo teologi, volutamente non
vogliono cogliere il senso pratico del suo contenuto, cercano, in tutti i modi,
di non dare risalto alla parte pratica.
Il principio cristiano del
lavoro e della relativa paga è chiaro e non ha bisogno di altro commento.
venerdì 4 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA
– TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Parabola dei lavoratori delle diverse
ore.
Matteo 20:1-16.
1Il regno dei cieli è simile a un padrone
di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.
2Si accordò con loro per un denaro al
giorno e li mandò nella sua vigna.
3Uscito poi verso le nove del mattino, ne
vide altri che stavano in piazza, disoccupati,
4e disse loro: “Andate anche voi nella
vigna; quello che è giusto ve lo darò”.
5Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso
mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto.
6Uscito ancora verso le cinque, ne vide
altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il
giorno senza far niente?”.
7Gli risposero: “Perché nessuno ci ha
presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
8Quando fu sera, il padrone della vigna
disse al suo fattore: “Chiama i
lavoratori e da’ loro la paga,
incominciando dagli ultimi fino ai primi”.
9Venuti quelli delle cinque del
pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.
10Quandoarrivarono i primi, pensarono che
avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro.
11Nel ritirarlo, però, mormoravano contro
il padrone
12dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato
un’ora soltanto e li hai trattati
come noi, che abbiamo sopportato il peso
della giornata e il caldo”.
13Ma il padrone, rispondendo a uno di
loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me
per un denaro?
14Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio
dare anche a quest’ultimo quanto a te:
15non posso fare delle mie cose quello che
voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
16Così gli ultimi saranno primi e i primi,
ultimi».
Questa parabola può avere, come tutte le
parabole, più sfaccettature nella sua interpretazione.
Un lettore ha osservato che l’unica
interpretazione è quella spirituale e si trascura che trattasi di una
similitudine; Gesù si esprimeva spesso in parabole per farsi capire anche dai
non dotti del tempo, era un linguaggio alla portata di tutti gli ascoltanti.
La similitudine non è identicità, una cosa
può essere simile ma non autentica.
Una firma su un documento può essere
simile ma non autentica e questo può generare delle confusioni.
Il lettore dovrebbe riflettere su questa
diversificazione altrimenti si possono dare letture diverse alle cose.
In questo racconto emergono delle figure
molto importanti: il padrone, l’operaio, la paga.
L’oggetto del contendere è paga come metro
di valutazione delle prestazioni che secondo un concetto comune a tutti deve
essere proporzionale alle ore di lavoro.
La contestazione sorge quando ci si
accorge che l’equazione paga/ore di lavoro è diversa fra gli operai.
Una lettura superficiale porta alla
determinazione che si è in presenza di un comportamento iniquo da parte del
padrone.
Questo potrebbe scandalizzare il lettore poco
attento ad una lettura più profonda del contenuto che non è basato sulla
prestazione in se per se ma al soddisfacimento dei bisogni della persona;
l’individuo non è una macchina che consuma se lavora, le unità energetiche
necessarie all’uomo per vivere sono indipendenti dal lavoro (anche se quando si
lavora occorrono maggiori unità energetiche), i bisogni essenziali non sono
proporzionali al numero delle ore lavorative.
Il senso della fratellanza interviene per
sopperire i bisogni e dare la giusta dignità e valore alla vita di ciascuno.
E’ da sottolineare l’affermazione: “Perché nessuno ci ha
presi a giornata”.
Non siamo in presenza di una economia
parassitaria o predatoria, ma di una economia di servizio che proietta l’uomo
alla condivisione dove vige l’equità per soddisfare i bisogni di tutti; questa
è fratellanza secondi gli insegnamenti di Gesù.
L’ECONOMIA CONDIVISA E’ SINONIMO DI
FRATELLANZA SECONDO I PRINCIPI BIBLICI.
Etichette:
bisogni,
denaro,
dignità,
disoccupati,
fratellanza,
invidia,
lavoratori,
padrone,
paga,
parabola,
similitudine,
vigna
martedì 1 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA
– TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino
Quintavalle/26.
Detto questo, Ricardo però disse anche altre cose che oscurò la giusta
intuizione di prima, perché fondò una scuola di pensiero economico che ancora
oggi fa danni terribili alla nostra economia.
Egli si è dedicato allo studio della distribuzione della
ricchezza tra le classi sociali che hanno contribuito a
realizzarla: lavoratori, proprietari
fondiari e capitalisti.
Il ragionamento di Ricardo prende le mosse dal settore agricolo il cui
prodotto veniva ripartito tra salari, rendite, e profitti.
Nella teoria ricardiana della distribuzione, mentre il salario reale (in
termini di grano) tende a mantenersi al livello di sussistenza, la coltivazione
di nuove terre provoca un incremento della rendita a scapito del profitto.
Per farla breve, quando il margine di profitto diventa nullo (o pressoché
tale), la crescita economica si arresta: il sistema raggiunge così
uno stato detto stazionario.
Senza profitto i capitalisti non avrebbero più alcun interesse a investire
e l’intero ciclo produttivo finirebbe per arrestarsi.
Solo un cambiamento esterno, secondo Ricardo, può alleviare la situazione,
e tale cambiamento non può che riguardare le tecniche di produzione usate in
agricoltura e l’abolizione dei dazi.
Iscriviti a:
Post (Atom)









.jpg)
.jpg)

.jpg)