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domenica 3 agosto 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:




Capire l’economia del mondo ci permette di capire perché le aziende non fatturano, sono in perdita, devono licenziare, e soprattutto ci permette di capire se ciò che ci viene raccontato è vero o falso e prendere di conseguenza delle decisioni. Da diverso tempo in Italia si parla del pareggio di bilancio. Ce lo impone l’Europa. 

Ci hanno detto che se lo Stato spende per noi cittadini e aziende 100 €, ma poi ci tassa 100 €, cioè pareggia il suo bilancio, tutta l’Italia sarà risanata. Menzogne! Ci devono spiegare come la gente può vivere ricevendo 100 € e poi ridandoli indietro tutti in tasse. Quindi il pareggio di bilancio risana solo un numero sui computers del Ministero del Tesoro, e rovina il Paese (per il profitto degli speculatori). All’inizio dell’800 questa trappola l’aveva capita un certo David Ricardo, un economista britannico della scuola classica (1772-1823).Nella precedente lezione abbiamo parlato del malvagio Malthus, che credeva di risolvere il problema della scarsa domanda aggregata aumentando la classe dei nobili parassiti straricchi, così che comprassero le merci disponibili. Ricardo arriva sulla scena e dice a Malthus: hai detto un mucchio di idiozie, perché tutti i soldi che i tuoi nobili pagheranno ai commercianti per le loro merci e lavoro, se li riprenderanno poi pari pari in tasse e affitti, visto che i tuoi nobili hanno il potere di tassare e sono proprietari di tutti gli immobili. Tanto varrebbe, aggiunse Ricardo, che i commercianti bruciassero tutta la merce che producono, non cambierebbe nulla per loro.

giovedì 31 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISAUn lettore scrive:




Capire come funziona l’economia e chi sono gli uomini che hanno pensato l’economia del mondo ci permetterà di capire perché oggi le cose vanno in questa maniera disastrosa.
Dunque iniziamo!Adam SmithL’economia, così come la conosciamo, è relativamente giovane. 

Fino al 1700 l’economia era molto semplice. I Re, i nobili, i Papi, avevano tutto, il resto aveva niente. Poi intervenne un cambiamento straordinario: la tecnologia. 

Successe che grazie alle nuove conoscenze, ai nuovi mezzi meccanici, ecc., crebbe fra le masse una borghesia, cioè gente senza potere politico ma che stava facendo soldi con i commerci. I Re, i nobili, i Papi, ecc. cosa fecero? Li fecero lavorare senza dar loro troppi fastidi, ma li tassavano. 

Però li spremevano troppo, così i borghesi si arrabbiarono perché veramente la situazione era diventata intollerabile. È così che è scoppiata la rivoluzione francese nel 1789.Ed è in questo contesto che spunta il primo economista cosiddetto moderno, cioè Adam Smith (1723-1790), che poi non era veramente un economista, ma più che altro un filosofo morale, autore della celebre operaIndagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, pubblicata nel 1776. Un trattato fondamentale, destinato a rimanere per decenni il testo di riferimento della nascente economia politica. Siamo a fine ‘700. Ma attenzione a una cosa. Dobbiamo sapere che di questo Smith, uno scozzese, oggi si dicono molte fandonie, perché certi economisti attuali l’hanno preso a modello per una teoria del tutto diversa da quella del vero Adam Smith.

mercoledì 16 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA 
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/41.


Il giubileo non è una utopia.
Qualcuno si può chiedere che cosa accade a tutti quei miglioramenti, agli edifici costruiti, e alle aggiunte che erano fatte alla terra.
Anche questi venivano restituiti ai proprietari?
Ebbene, in questo caso ci doveva essere un risarcimento per gli eventuali miglioramenti apportati.
Tutto dipendeva dal contratto di vendita originale e ciò che era stato concordato all’inizio.
Per quanto riguarda l’annullamento dei debiti ogni sette anni, è naturale per la nostra cultura chiedersi: come si poteva evitare gli abusi di persone che chiedevano soldi in prestito ma che in realtà non ne avevano bisogno, arricchendosi pertanto indebitamente?
La gente doveva esser accorta.
Doveva conoscere e fidarsi di colui che chiedeva in prestito. 

Inoltre, il divieto era solo per il creditore di richiedere indietro il denaro, ma il debitore poteva ancora rimborsare il debito (come un dono).
Questa era certamente una pratica comune tra le persone oneste.


lunedì 14 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISAArgentino Quintavalle/36.

 

Ecco esattamente la situazione catastrofica e distruttiva di oggi, dove gli investitori non stanno aprendo aziende, anzi, falliscono in massa, e dove quindi la spirale negativa dell’economia va sempre più in basso con la disoccupazione sempre più in alto, come predisse Keynes.
Draghi a volte immette soldi a tassi bassissimi nelle banche europee facendo credere che poi queste torneranno a investire o prestare alle famiglie e aziende.
Ma non lo fanno!
Proprio per quello che disse Keynes: nessuna banca apre i rubinetti se è pessimista sull’economia!
Ma ci vuole molto a capirlo?
Ma Keynes era geniale, e predisse anche un’altra cosa nel capitolo 17 della Teoria Generale.
La faccio semplice: se gli investitori si trovano in una economia che va sempre più in depressione, cosa faranno? 

speculazione, Decideranno, disse Keynes, di investire solo in beni finanziari, cioè speculazione che non crea nessun posto di lavoro né vera economia.
Disastro.
Infatti, gli investitori per investire in beni reali e posti di lavoro pretenderanno degli interessi altissimi per coprirsi dai rischi.
Mentre dall’altra parte abbiamo investimenti folli in speculazione.
Per finire questa tappa Keynesiana, arrivo alla ricetta che Keynes diede per rimediare al disastro sopra descritto.
Egli disse che in quelle condizioni di pessimismo generale e di depressione SOLO lo Stato è in grado di intervenire per stimolare l’economia con i suoi investimenti.
E deve farlo, ci dice Keynes. 


martedì 8 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO

ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE

CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 

DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/25.

Nella precedente lezione abbiamo parlato del malvagio 
Malthus, che credeva di risolvere il problema della scarsa  
domanda aggregata  aumentando la classe dei nobili 
parassiti straricchi, così che comprassero le merci 
disponibili.
Riccardo arriva sulla scena e dice a Malthus: hai detto un 
mucchio di idiozie, perché tutti i soldi che i tuoi nobili 
pagheranno ai commercianti per le loro merci e lavoro, se 
li riprenderanno poi pari pari in tasse e affitti, visto che i 
tuoi nobili hanno il potere di tassare e sono proprietari di
 tutti gli immobili.

Tanto varrebbe, aggiunse Ricardo, che i commercianti 
bruciassero tutta la merce che producono, non 
cambierebbe nulla per loro.
Fate attenzione qui al principio di base: Riccardo riconosce 
per primo che se il Potere (allora i ricchi nobili, oggi lo 
Stato) spende per le nostre merci e servizi 100, ma poi ci 
tassa per la stessa cifra che ci ha appena dato (pareggio di 
bilancio), l’economia va a rotoli, e noi abbiamo lavorato 
per niente.

Riccardo capì due secoli fa che il pareggio di bilancio è 
micidiale per i cittadini e le aziende, cioè per la società.

mercoledì 30 aprile 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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Una lettrice scrive:
Rispondi

Un pensiero.... credo che per uscire da questa crisi occorre rivoluzionare il senso comune che la gente ha del Benessere.
Non è più necessario che alcuni siano ricchi ...... affinché producano ricchezza anche per gli altri ... il welfare se applicato produce ricchezza per tutti.
Non è detto che alcuni debbano guadagnare più soldi perché sono più meritevoli ..... più preparati ..... più intelligenti .... più di altri ..... davanti a Dio siamo tutti uguali .... ciò che ci diversifica è l'"ESSERE" ...... ma sappiamo che siamo tutti importanti perché è Dio stesso che ci ha creati.
Un’ entrata monetaria uguale per tutti che sia modulata  a secondo del numero dei componenti della famiglia.
Un vero stato Sociale verrà in aiuto alle più varie esigenze dell'individuo (conservare la salute, progredire negli studi fino a quelli universitari... facilitazioni per realizzare i propri hobbies).
Un lavoro per tutti si realizza aiutando gli artigiani a sopravvivere con importanti sgravi fiscali e politiche di apprendistato completamente a carico dello Stato.
Produrre ciò che il mercato necessita e seguendo le prioritarie necessità della gente.
Abbassare gli stipendi altissimi e garantire sussistenza minima agli ultimi sostiene l'economia ed i consumi.
In definitiva eliminare lo "spreco" , l'inutile, ma guardare solo all'essenziale. Vivere di poco ma donare al mondo tutto .... per garantire il futuro dei nostri figli , anche se io non ne ho , non significa che non debba pensare per coloro

domenica 27 aprile 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:
Questo scritto è indirizzato a te che  predichi la condivisione e per dirti che è vero,  la  bibbia parla molto di aiutare gli altri, quindi con questi versetti volevo darti ragione..
Di versi sulla condivisioni ne abbiamo tanti, io non so ancora se tu conosci la parola di Dio ma una cosa l'ho capita e cioè che vuoi esortate le persone alla condivisione non solo perché è  una buona cosa ma anche perché ci è stato ordinato da Dio.
Devo dirti che per arrivare alla condivisione che proclami tu è prima necessario che l'uomo conosca Dio.
Dio prende il cuore dell'uomo che è  un cuore di pietra e ne mette uno di carne . ....
La bibbia è parola di Dio per chi si accosta a Dio .
Le lettere di Paolo erano tutti per le prime chiese cristiane e quindi per i credenti in Cristo.
Mettevamo tutti i loro beni a disposizione di tutti credenti e non c'era nessuno nel bisogno.
Pregavano insieme e perseveravano nelle preghiere insieme per i bisogni della chiesa.
Questo accade ancora nelle chiese cristiane, ma non è un discorso che si può fare con le persone del mondo ( così sono chiamati dalla bibbia le persone che vivono senza Dio), pensa come sarebbero gestiti questi soldi!!!! Ristoranti , vestiti, vacanze,

Noi non facciamo distinzione se hai lo spirito di Dio che abita in te, sei una persona nuova e non vivi più per far piacere al mondo ma per piacere a Dio

venerdì 25 aprile 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
ECONOMIA MODERNA - ATTUALE.
DI ARGENTINO QUINTAVALLE /13.
 Dunque iniziamo!
Adam Smith
L’economia, così come la conosciamo, è relativamente giovane. Fino al 1700 l’economia era molto semplice.
I Re, i nobili, i Papi, avevano tutto, il resto aveva niente.
Poi intervenne un cambiamento straordinario: la tecnologia. Successe che grazie alle nuove conoscenze, ai nuovi mezzi meccanici, ecc., crebbe fra le masse una borghesia, cioè gente senza potere politico ma che stava facendo soldi con i commerci.
I Re, i nobili, i Papi, ecc. cosa fecero?
Li fecero lavorare senza dar loro troppi fastidi, ma li tassavano. Però li spremevano troppo, così i borghesi si arrabbiarono perché veramente la situazione era diventata intollerabile.
È così che è scoppiata la rivoluzione francese nel 1789.
Ed è in questo contesto che spunta il primo economista cosiddetto moderno, cioè Adam Smith (1723-1790), che poi non era veramente un economista, ma più che altro un filosofo morale, autore della celebre opera Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, pubblicata nel 1776.
Un trattato fondamentale, destinato a rimanere per decenni il testo di riferimento della nascente economia politica.
Siamo a fine ‘700.
Ma attenzione a una cosa.

Dobbiamo sapere che di questo Smith, uno scozzese, oggi si dicono molte fandonie, perché certi economisti attuali l’hanno preso a modello per una teoria del tutto diversa da quella del vero Adam Smith.

domenica 13 aprile 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Di Argentino Quintavalle/6.

Ricordiamoci, dice Keynes, che il maggior investitore è lo Stato, che ha la macchina per stampare soldi suoi teoricamente all’infinito, e quindi in caso di bisogno deve essere sempre lo Stato il primo a investire/spendere.
Questo modello economico, completamente alternativo alla teoria precedente, prende il nome di teoria keynesiana.
Nella sua opera principale, pubblicata a Londra nel 1936, Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, Keynes esamina le cause e i rimedi di quello che ritiene essere il principale fallimento del sistema di mercato.
Il modello che ne scaturisce è talmente innovativo, nel metodo come nelle conclusioni, da costituire una vera e propria rivoluzione, la rivoluzione keynesiana, nel modo di guardare ai fatti economici: secondo Keynes, infatti, il più importante fallimento del sistema del libero mercato consiste nell’incapacità di offrire un posto di lavoro stabile a tutti quanti lo desiderino.
Infatti, se non c’è chi compra, si forma un eccesso di merci invendute che non trova sbocco sui mercati e spinge le aziende a ridurre la propria attività con inevitabili conseguenze sul numero degli occupati.
E la situazione continuerà a peggiorare in un circolo vizioso.
Insomma, Keynes distrugge l’idea neoclassica secondo cui l’economia si equilibra da sola nel gioco spontaneo fra risparmi e investimenti/spesa, basta che lo Stato si levi di mezzo e tutto venga lasciato nella mani del Mercato. Keynes dice che non esiste un pilota automatico in economia, e che l’investimento/spesa dello Stato è il motore certo di tutta l’economia di un Paese.
E questo fu rivoluzionario allora, come lo è oggi, dove questi Neoclassici al potere stanno distruggendo le nazioni col pareggio di bilancio (dove lo Stato non deve spendere ma deve risparmiare), e infatti vediamo com'è conciata l'economia.


venerdì 11 aprile 2014

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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Di Argentino Quintavalle/4.

Quello che oggi ci dicono è: Se la nazione risparmia, nel senso che mette i soldi in titoli di Stato e dunque circolano pochi soldi in giro, allora i tassi d’interesse saranno bassi:
+ titoli si comprano
+ i tassi scendono,
e con pochi soldi in giro la Banca Centrale può tenere i tassi d’interesse bassi.
Se i tassi sono bassi, continuano i Neoclassici, la gente e le aziende sono incoraggiati a spendere i risparmi in investimenti, proprio perché non conviene tenere i risparmi in banca con interessi così bassi.
E poi in questo modo le aziende sono incoraggiate a investire, perché prendono in prestito dalle banche a interessi bassi.

Al contrario, se si comprano pochi titoli e si risparmia poco, cioè circolano molti soldi, i tassi saranno alti, e come in una legge naturale di riequilibrio, la gente e le aziende vorranno risparmiare per lucrare sui tassi alti. Voilà! Lasciate fare al Mercato, lo Stato non interferisca!

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Di Argentino Quintavalle/3.

Cosa disse Keynes?
Non è semplice riassumerlo in poche righe.
Comunque, dobbiamo sempre ricordare fin dai tempi di David Ricardo (1700 – vedi Lezione 3) la divisione fondamentale dell’economia è stata tra due convinzioni:
Convinzione 1 - (Ricardo e poi tutti i Neoclassici) – Prima si deve risparmiare, poi si potrà spendere/investire per produrre e tornare a risparmiare.
Convinzione 2 - (Marx e i suoi seguaci) – Prima si deve spendere/investire, poi si potrà produrre e risparmiare.
Ancora oggi è la stessa storia, ancora oggi i campi di guerra sono questi.
Arriva dunque Keynes e dice: se prima non arrivano i soldi è impossibile che chiunque possa risparmiare o produrre (Convinzione 2).
Se lo Stato non crea e non fa girare i soldi, se gli stipendi non vengono spesi, le aziende non vendono, licenziano, l’economia va in una spirale negativa, con sempre meno lavoro, sempre meno stipendi e così via.
Ma non solo. Keynes va oltre, e da grande studioso che era si prende la briga di studiare tutta la teoria Neoclassica e di smontarla pezzo a pezzo.
Proviamo a farla semplice.
Gli economisti neoclassici continuavano ad affermare che la “mano invisibile” (vedi Lezione uno) è in grado di svolgere efficacemente il proprio lavoro e che la libera concorrenza, alla fine, avrebbe portato al pieno equilibrio tra risparmi e investimenti.
Tale affermazione, però, fu smentita dalla Grande depressione degli anni Trenta, quando milioni di persone si trovarono senza lavoro e si assistette a una caduta generalizzata di prezzi e salari.

Allo stesso tempo furono patetici i tentativi di attribuire la crisi a fattori temporanei di breve durata o al livello eccessivamente rigido dei salari degli operai.

martedì 1 aprile 2014

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Argentino Quintavalle/27.



Per farla semplice senza entrare nei tecnicismi del modello economico, il principio di Ricardo diceva questo: il contadino che raccoglie 100 ql. di grano, ne deve risparmiare una parte per piantarla l’anno dopo.
Il contadino ha quindi risparmiato una parte.
Quel risparmio verrà poi investito (seminato) e porterà del frutto al contadino.
Quindi Ricardo ne concluse che per poter fare investimenti nella produzione, era prima necessario risparmiare.
In altre parole: i risparmi di oggi generano gli investimenti futuri.
Fin qui tutto bene, ma questo era vero per il contadino dell’800!
Oggi non giriamo con il grano in tasca per andare a fare la spesa.
Oggi abbiamo il denaro.
Inoltre, e questo è il punto focale di tutto, nella nostra economia moderna è impossibile che qualcuno possa risparmiare denaro prima che il creatore del denaro, cioè lo Stato, glielo abbia dato, cioè prima che lo Stato abbia investito spendendo.
È anche impossibile che fra noi privati io possa risparmiare prima che un altro privato mi abbia dato dei soldi.
Quindi, è ovvio che prima ci deve essere l'investimento (dello Stato o del privato), e solo dopo semmai il risparmio.

Questo ribalta completamente l'idea di Ricardo, e la formula giusta invece è: gli investimenti di oggi generano i risparmi futuri.

lunedì 31 marzo 2014

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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/25.

Nella precedente lezione abbiamo parlato del malvagio Malthus, che credeva di risolvere il problema della scarsa domanda aggregata aumentando la classe dei nobili parassiti straricchi, così che comprassero le merci disponibili.
Ricardo arriva sulla scena e dice a Malthus: hai detto un mucchio di idiozie, perché tutti i soldi che i tuoi nobili pagheranno ai commercianti per le loro merci e lavoro, se li riprenderanno poi pari pari in tasse e affitti, visto che i tuoi nobili hanno il potere di tassare e sono proprietari di tutti gli immobili.
Tanto varrebbe, aggiunse Ricardo, che i commercianti bruciassero tutta la merce che producono, non cambierebbe nulla per loro.
Fate attenzione qui al principio di base: Ricardo riconosce per primo che se il Potere (allora i ricchi nobili, oggi lo Stato) spende per le nostre merci e servizi 100, ma poi ci tassa per la stessa cifra che ci ha appena dato (pareggio di bilancio), l’economia va a rotoli, e noi abbiamo lavorato per niente.

Ricardo capì due secoli fa che il pareggio di bilancio è micidiale per i cittadini e le aziende, cioè per la società.

sabato 29 marzo 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/25.



Nella precedente lezione abbiamo parlato del malvagio Malthus, che credeva di risolvere il problema della scarsa domanda aggregata aumentando la classe dei nobili parassiti straricchi, così che comprassero le merci disponibili.
Ricardo arriva sulla scena e dice a Malthus: hai detto un mucchio di idiozie, perché tutti i soldi che i tuoi nobili pagheranno ai commercianti per le loro merci e lavoro, se li riprenderanno poi pari pari in tasse e affitti, visto che i tuoi nobili hanno il potere di tassare e sono proprietari di tutti gli immobili.
Tanto varrebbe, aggiunse Ricardo, che i commercianti bruciassero tutta la merce che producono, non cambierebbe nulla per loro.
Fate attenzione qui al principio di base: Ricardo riconosce per primo che se il Potere (allora i ricchi nobili, oggi lo Stato) spende per le nostre merci e servizi 100, ma poi ci tassa per la stessa cifra che ci ha appena dato (pareggio di bilancio), l’economia va a rotoli, e noi abbiamo lavorato per niente.

Ricardo capì due secoli fa che il pareggio di bilancio è micidiale per i cittadini e le aziende, cioè per la società.