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lunedì 4 agosto 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
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sabato 2 agosto 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA
- POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA –
TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE
BIBLICA
PROCESSO
CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI
NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI
DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un
lettore scrive:
Thomas
Robert Malthus
Considerazioni
sul personaggio
Malthus
capì appunto che se la borghesia industriale produceva tanti beni
nuovi, ci doveva essere qualcuno che li comprava in quanto possessore
di reddito, cioè ci doveva essere domanda,
se no l’economia sarebbe fallita. Questo, come detto sopra, è
teoricamente ineccepibile, ma la soluzione di quel malvagio non fu di
pensare a come permettere redditi per il popolo, no!
Malthus
difende la rendita,
affermando che i consumi di lusso, gli agi e gli sfarzi dei nobili
costituiscono una parte importante della domanda dei beni, quindi va
creata ancor più classe di nobili parassiti con redditi parassiti,
così i borghesi gli venderanno tutto quello che producono e faranno
profitto.
A
parte questo, la sua intuizione era giusta: prima ci vogliono i
redditi (la domanda),
poi si vendono i beni.Malthus
indovinò per primo anche un altro concetto chiave.
Oggi
gli economisti alla Monti o Draghi sono convinti che basta stimolare
la produzione di beni e servizi che automaticamente ci sarà gente
che li compra.
Questa
era l’idea di un altro economista della scuola
classica: Jean-Baptiste
Say (1767-1832),
il quale sosteneva che in un sistema di libero mercato tutto quanto
viene prodotto sarà sempre venduto.
Una
cavolata immane, perché uno può riempire i supermarket di roba ma
se le famiglie non hanno stipendi sufficienti nessuno compra.
Questa
idea riprese vigore dai tempi del presidente americano Reagan, e
molti ci credono veramente.
La
sostanza del pensiero è che un aumento della produzione genera
sempre un aumento del reddito e tale reddito non può che tradursi in
un incremento di spesa. Malthus, già ad inizio ‘800 comprese che
era una stupidaggine, e infatti disse che stimolare di per sé i
borghesi di allora ad aprire fabbriche o a commerciare con le Indie,
quindi a produrre cose, non avrebbe mai creato sufficienti acquirenti
per tutte quelle merci.
giovedì 31 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSOECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISARIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISAUn lettore scrive:
Capire come funziona l’economia e chi sono gli uomini che hanno pensato l’economia del mondo ci permetterà di capire perché oggi le cose vanno in questa maniera disastrosa.
Dunque iniziamo!Adam SmithL’economia, così come la conosciamo, è relativamente giovane.
Fino al 1700 l’economia era molto semplice. I Re, i nobili, i Papi, avevano tutto, il resto aveva niente. Poi intervenne un cambiamento straordinario: la tecnologia.
Successe che grazie alle nuove conoscenze, ai nuovi mezzi meccanici, ecc., crebbe fra le masse una borghesia, cioè gente senza potere politico ma che stava facendo soldi con i commerci. I Re, i nobili, i Papi, ecc. cosa fecero? Li fecero lavorare senza dar loro troppi fastidi, ma li tassavano.
Però li spremevano troppo, così i borghesi si arrabbiarono perché veramente la situazione era diventata intollerabile. È così che è scoppiata la rivoluzione francese nel 1789.Ed è in questo contesto che spunta il primo economista cosiddetto moderno, cioè Adam Smith (1723-1790), che poi non era veramente un economista, ma più che altro un filosofo morale, autore della celebre operaIndagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, pubblicata nel 1776. Un trattato fondamentale, destinato a rimanere per decenni il testo di riferimento della nascente economia politica. Siamo a fine ‘700. Ma attenzione a una cosa. Dobbiamo sapere che di questo Smith, uno scozzese, oggi si dicono molte fandonie, perché certi economisti attuali l’hanno preso a modello per una teoria del tutto diversa da quella del vero Adam Smith.
venerdì 25 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ –
RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE
BIBLICA
ECONOMIA
MODERNA - ATTUALE.
DI ARGENTINO QUINTAVALLE /13.
Dunque iniziamo!
Adam Smith
L’economia, così come la conosciamo, è relativamente
giovane. Fino al 1700 l’economia era molto semplice.
I Re, i nobili, i Papi, avevano tutto, il resto aveva
niente.
Poi intervenne un cambiamento straordinario: la
tecnologia. Successe che grazie alle nuove conoscenze, ai nuovi mezzi
meccanici, ecc., crebbe fra le masse una borghesia, cioè gente senza potere
politico ma che stava facendo soldi con i commerci.
I Re, i nobili, i Papi, ecc. cosa fecero?
Li fecero lavorare senza dar loro troppi fastidi, ma
li tassavano. Però li spremevano troppo, così i borghesi si arrabbiarono perché
veramente la situazione era diventata intollerabile.
È così che è scoppiata la rivoluzione francese nel
1789.
Ed è in questo contesto che spunta il primo economista
cosiddetto moderno, cioè Adam Smith (1723-1790), che poi non era veramente un
economista, ma più che altro un filosofo morale, autore della celebre opera Indagine
sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, pubblicata nel 1776.
Un trattato fondamentale, destinato a rimanere per
decenni il testo di riferimento della nascente economia politica.
Siamo a fine ‘700.
Ma attenzione a una cosa.
Dobbiamo sapere che di questo Smith, uno scozzese,
oggi si dicono molte fandonie, perché certi economisti attuali l’hanno preso a
modello per una teoria del tutto diversa da quella del vero Adam Smith.
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sabato 29 marzo 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA
– TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino
Quintavalle/25.
Nella precedente lezione abbiamo parlato del malvagio
Malthus, che credeva di risolvere il problema della scarsa domanda
aggregata aumentando la classe dei nobili parassiti straricchi, così che
comprassero le merci disponibili.
Ricardo arriva sulla scena e dice a Malthus: hai detto
un mucchio di idiozie, perché tutti i soldi che i tuoi nobili pagheranno ai
commercianti per le loro merci e lavoro, se li riprenderanno poi pari pari in
tasse e affitti, visto che i tuoi nobili hanno il potere di tassare e sono
proprietari di tutti gli immobili.
Tanto varrebbe, aggiunse Ricardo, che i commercianti
bruciassero tutta la merce che producono, non cambierebbe nulla per loro.
Fate attenzione qui al principio di base: Ricardo
riconosce per primo che se il Potere (allora i ricchi nobili, oggi lo Stato)
spende per le nostre merci e servizi 100, ma poi ci tassa per la stessa cifra
che ci ha appena dato (pareggio di bilancio), l’economia va a rotoli, e noi
abbiamo lavorato per niente.
Ricardo capì due secoli fa che il pareggio di bilancio
è micidiale per i cittadini e le aziende, cioè per la società.
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