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martedì 15 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
L'opera di beneficenza è due volte benedetta.
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domenica 13 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
ECONOMIA DI CONDIVISIONE – VARI STADI
LE ECONOMIE SI POSSONO DISTINGUERE IN TRE STADI – Primitivo, moderno, avanzato.
Questi tre stadi caratterizzano l’economia di un popolo ed il relativo sviluppo in un determinato periodo.
Non si può parlare di sviluppo economico se non si mette in conto lo sviluppo culturale in un contesto locale.
Non si deve dimenticare che sviluppo economico e culturale sono le due facce della stessa medaglia.
E’ il solito cane che si morde la coda, ma allora da dove si deve iniziare?
Non c’è ombra di dubbio che si deve iniziare da quello culturale, per questo occorre che gli uomini di buona volontà e ben pensanti devono mettersi al servizio dei più deboli per farli progredire nella conoscenza.
L’informazione e la formazione è basilare per lo sviluppo economico.
IL PROGETTO DELLA ECONOMIA CONDIVISA VUOLE PERCORRERE TRE TAPPE (PER LA VERITA’ SAREBBERO 4), L’INFORMAZIONE, LA FORMAZIONE SPIRITUALE (CULTURALE) E TECNICA, LAVORO E PRODUZIONE.
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sabato 26 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ –
RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE
BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
POVERTA' E
CATTIVA AMMINISTRAZIONE DA PARTE DEI GOVERNANTI.
Un sistema
socio-economico basato su relazioni efficaci possono garantire un florido
sviluppo.
Le relazioni efficaci si hanno quando si mette da parte l'egoismo e si pensa
alla fratellanza in un contesto cristiano.
Quando si parla di artigianato locale e di agricoltura, si pensa alle minacce della massiccia importazione di merci industriali a basso costo prodotte con la logica del massimo profitto a discapito della qualità.
L'economia stabile scaturisce dallo "spirito di condivisione" e porta "alla pace, alla soddisfazione ed alla fratellanza".
Quando si parla di economia è ovvio che si deve anche parlare di produzione, distribuzione e consumo, ma non si può tralasciare di valutare l'aspetto della società nel suo insieme.
E' il benessere di tutti il fondamento del pensiero economico nel progetto della condivisione nella fratellanza.
Nella parabola del vignaiolo (Matt. 20:1-14) si dimostra l'eguaglianza di tutti i lavoratori.
Quando si parla di artigianato locale e di agricoltura, si pensa alle minacce della massiccia importazione di merci industriali a basso costo prodotte con la logica del massimo profitto a discapito della qualità.
L'economia stabile scaturisce dallo "spirito di condivisione" e porta "alla pace, alla soddisfazione ed alla fratellanza".
Quando si parla di economia è ovvio che si deve anche parlare di produzione, distribuzione e consumo, ma non si può tralasciare di valutare l'aspetto della società nel suo insieme.
E' il benessere di tutti il fondamento del pensiero economico nel progetto della condivisione nella fratellanza.
Nella parabola del vignaiolo (Matt. 20:1-14) si dimostra l'eguaglianza di tutti i lavoratori.
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martedì 22 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
L’economia della libertà non
coincide con l’economia di mercato dove nello scambio si cerca di trarre il
maggior profitto personale e cercando di tenere gli altri in un rapporto di
subordinazione, il concetto di fraternità viene dimenticato anche nel mondo
cristiano.
L’uomo vive perché la terra
produce, ma perché ciò avvenga occorre che qualcuno la lavori; spesso i
lavoratori della terra vengono tenuti lontani dai luoghi del potere ritenendo
non necessari per lo sviluppo sociale ed economico del paese.
Questo è un grave errore, il
vero benessere si può avere se costruiamo un’economia che sia sana dal punto di
vista della produzione di ricchezza e risponda alle esigenze quotidiane della
popolazione locale.
Tutto deve essere inquadrato
in un contesto di pianificazione agricola ed industriale per il bene di tutti,
mettendo da parte gli speculatori di turno che hanno lo scopo di sottrarre
risorse a chi veramente, col proprio lavoro, contribuisce alla creazione della
ricchezza.
Il settore agricolo è molto
pertinente per pensare ad una economia di condivisione, occorre fare emergere
il concetto dell’autogestione e dell’autosufficienza.
venerdì 18 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA
– TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
I modelli di sviluppo sono strettamente connessi con le
guerre.
E’ illusorio voler arrestare le guerre limitandosi a
denunciare i crimini, occorre agire per mutare i modelli di sviluppo che le
generano.
Nelle valutazione delle cause spesso si fa riferimento ai
valori di tipo etico-religioso e si evidenziano immagini bibliche come metafore
sul destino dell’umanità; la vita dell’uomo e delle sue comunità non si può
esaurire in formule matematiche avulse da considerazioni umanitarie che
dovrebbero scaturire dai principi biblici e che il mondo cristiano non può
ignorare per definizione.
L’analisi mediante le equazioni matematiche può rivelarsi una
scelta voluta per non fare emergere la verità e nasconderla ai semplici che non
hanno la possibilità di accedere ad un linguaggio esoterico degli specialisti
dell’economia..
Sotto il profilo evangelico, l’economia deve essere riportata
fra le sfere delle scienze morali e sociali; si deve restituire chiarezza e
dignità all’economia domestica per buona amministrazione della casa e quindi
della famiglia.
L’economia deve essere al servizio del benessere di tutti,
nessuno escluso, si deve rigettare il
modo di concepirla come scienza dell’accumulo e ripristinare il legame tra
etica ed economia.
L’economia condivisa rafforza il legame tra etica, economia
ed amore per il prossimo secondo gli insegnamenti di Gesù ai quali i cristiani
si devono ispirare.
sabato 12 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Se si vuole mirare alle
innovazioni sociali occorre una buona pianificazione per lo sviluppo e non
ostacolare la libera iniziativa delle persone.
Solo così esse potranno
esercitare la propria libera volontà e la propria scala dei valori, così
facendo la loro vita non sarà mera esistenza ma qualcosa che valga la pena al
fine di contribuire al progresso dell’umanità.
Nessuna pianificazione può
privare l’essere umano del diritto di scegliere il proprio modo di vivere, se
questo non nuoce agli altri.
Un programma di sviluppo
deve assicurare che ciascuno possa assicurare soddisfare i bisogni umani minimi,
in caso contrario si predispongono le basi per futuri conflitti.
Ogni persona deve avere il
massimo spazio per i propri valori individuali così da far sentire la propria
presenza in modo positivo.
Negare il massimo spazio è
negativo perché non soddisfa la prima necessità per il progresso dell’essere
umano, il diritto alla libertà di espressione della personalità.
Le facoltà creative di chi
vuole il cambiamento devono essere al servizio degli altri, essere applicate
nella pianificazione sociale ed economica per il bene comune.
Tutti concetti che
devono trovare luogo per avere
un’economia di condivisione possibile ed efficace.
venerdì 11 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Per ottenere veri
cambiamenti sociali è fondamentale cooperare con l’ordine permanente della
natura.
Allontanarsi dalle sue norme
porta a scompensi sociali.
Purtroppo tutto ruota
attorno al danaro e non alla personalità umana.
L’orientamento è mirare
all’abbondanza della produzione materiale, ma senza radici nella natura umana e
con una pianificazione di breve durata.
Una buona pianificazione
dovrebbe assicurare le condizioni per lo sviluppo degli esseri umani, spesso si
seguono metodi particolari per ottenere risultati ma in contrasto con la legge
della natura e quindi svaniscono facilmente.
Occorre mirare alle
condizioni ambientali adatti alla piena crescita delle facoltà umane; una buona
pianificazione in armonia con la natura per il bene della collettività.
A ogni persona occorre
assicurare cibo, vestiti, casa e opportunità di formazione della mente e del
corpo, un ambiente sano per salvaguardare la salute e facilitare i rapporti
umani anche nel campo economico.
Questi sono gli obiettivi
che si vogliono raggiungere con il progetto dell’economia di condivisione.
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SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Per avere delle innovazioni
sociali occorre pianificare la vita con cura altrimenti non si avrà alcun
cambiamento in positivo.
L’obiettivo del piano deve
essere universale e deve tener presente l’ordine permanente delle cose
naturali.
Il tentativo di imporre a
tutti i metodi di vita standardizzati allo scopo di piazzare i prodotti delle
fabbriche centralizzate e schiacciare l’espressione dell’individualità non sarà
positivo per lo sviluppo collettivo.
Le attività produttive
locali hanno bisogno di operatori che sappiano organizzare il lavoro in modo da
rendere la vita possibile a tutte le persone della zona.
La pianificazione implica
anche la formulazione di una norma che tenga conto dei principi morali, etici,
e lavorare in quella direzione per il bene comune.
Se la norma è buona la si
giudicherà dagli effetti positivi per la collettività.
Detta norma deve ispirarsi
al principi dell’economia condivisa nel rispetto dei dettati biblici.
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SULL’ECONOMIA CONDIVISA
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PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Qui vogliamo parlare
dell’economia gregaria che fa parte del settore delle innovazioni sociali,
famiglia; gruppi omogenei di individui per la produzione e lo sviluppo comune.
Nell’agire dell’economia
gregaria la domanda che si pone è: che cosa è bene per la società di
appartenenza? e non considerazioni di beneficio personale per il singoli
(tipico è la conduzione familiare di un’azienda).
In questo caso i valori
monetari non hanno luogo e le considerazioni di ampio respiro prevalgono su
quelle strettamente legate al gruppo di appartenenza.
Ci sono stati dei tentativi
politici per la gestione l’economia gregaria,
ma gli esperimenti collettivi non sono riusciti a dare stabilità alla
pace collettiva dei popoli, ma hanno fatto scorrere fiumi di sangue umano.
Questo perché con detti
esperimenti cercavano delle scorciatoie per dare delle risposte ai bisogni
collettivi, dimenticando il tema più vasto della famiglia umana nel suo
insieme.
Anche organizzazioni
internazionali hanno seguito un’economia instabile che serve solo agli
interessi dei pochi che controllano il sistema.
Queste organizzazioni non
sono riuscite ad assicurare la nonviolenza e la stabilità economica della
collettività.
Con l’economia della condivisione
si vuole dare una risposta alle tematiche sopra menzionate.
giovedì 10 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
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PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un altro gruppo economico da
esaminare con attenzione è quello dell’adozione il cui motto è: “Mangiamo,
beviamo e divertiamoci, perché domani moriremo”.
Anche questi componenti del
gruppo appartengono all’area della imitazione già esaminata, ma con la
differenza che queste persone cercano di introdurre alcune modifiche al
sistema, non rilevanti ai fini del
progresso collettivo.
Il loro impegno è di imitare
le creazioni degli altri e farle proprie senza alcuno sforzo proprio, non
mettono in conto che i modelli produttivi degli altri non sempre sono adeguati
per lo sviluppo della comunità di appartenenza.
Non pensano alle generazioni
future e quindi vivono alla giornata, ma la vita continua anche dopo la loro
morte ed i posteri troveranno un sistema economico non favorevole per la
crescita.
Anche in questo casa
l’individuo vive ma non agisce per il bene comune.
Il bene proprio prevale su
quello collettivo; l’altruismo viene meno e si ha l’impoverimento anche morale.
E’ un vivere senza valori
cristiani e si va dietro la dissolutezza totale.
Questo modo di vivere non ha
nulla a che fare con l’economia della condivisione.
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martedì 8 aprile 2014
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ECONOMIA
– TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
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SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
I modelli di sviluppo sono strettamente connessi con le
guerre.
E’ illusorio voler arrestare le guerre limitandosi a
denunciare i crimini, occorre agire per mutare i modelli di sviluppo che le
generano.
Nelle valutazione delle cause spesso si fa riferimento ai
valori di tipo etico-religioso e si evidenziano immagini bibliche come metafore
sul destino dell’umanità; la vita dell’uomo e delle sue comunità non si può
esaurire in formule matematiche avulse da considerazioni umanitarie che
dovrebbero scaturire dai principi biblici e che il mondo cristiano non può
ignorare per definizione.
L’analisi mediante le equazioni matematiche può rivelarsi una
scelta voluta per non fare emergere la verità e nasconderla ai semplici che non
hanno la possibilità di accedere ad un linguaggio esoterico degli specialisti
dell’economia..
Sotto il profilo evangelico, l’economia deve essere riportata
fra le sfere delle scienze morali e sociali; si deve restituire chiarezza e
dignità all’ economia domestica per buona amministrazione della casa e quindi
della famiglia.
L’economia deve essere al servizio del benessere di tutti,
nessuno escluso, si deve rigettare il
modo di concepirla come scienza dell’accumulo e ripristinare il legame tra
etica ed economia.
L’economia condivisa rafforza il legame tra etica, economia
ed amore per il prossimo secondo gli insegnamenti di Gesù ai quali i cristiani
si devono ispirare.
lunedì 7 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Sviluppo umano – stadio spirituale
avanzato- economia di servizio – Vita, vivere ed esistenza.
Caro Sebastiano, oggi è
tanto e evidente e sconcertante la corruzione e l'ingiustizia che schiaccia
l'uomo.
Io non mi intendo di
economia, ma chiunque è in grado di affermare che la situazione in questo campo
attualmente è tragica e catastrofica.
Come illustra il blog del
tuo stupefacente progetto dell'economia condivisa in senso biblico, cambiare le
cose non è solo una speranza, ma un fatto, un atto concreto e dovuto.
Tutti dobbiamo accogliere
questo "nuovo" senso dell'economia condivisa, dico nuovo, anche se
nuovo non è, visto che la bibbia c'è ne da spunto da millenni, ma certo in
contrapposizione da troppo tempo al verbo condividere, perché dobbiamo essere
capaci di combattere questo dispotismo di ricchezze che ci ha portati sull'orlo
del precipizio da cui ormai già tanti imprenditore si sono lanciati.
E' bene, non sarebbe bene,
perché dev'essere bene, realizzare questa economia, per attuare un piano nuovo
di sollevamento e miglioramento per tutti.
Agli occhi di Dio siamo
tutti uguali, ed anche noi dobbiamo rispettare questa uguaglianza , costituire
la nostra fratellanza in gesti concreti e riuscire a divedere tutto con tutti,
perché l'ingiustizie siano debellate, i disonesti castigati, e i ladri
annientati.
Ti faccio i miei sentiti
complimenti per il tuo blog, perché solo ad un uomo saggio, onesto e con sani
principi poteva venire in mente questa meravigliosa prospettiva di vita nuova.
Katya venga
domenica 6 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA
– TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
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SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Sviluppo umano – stadio moderno
dell’economia – GREGARIA.
Lo stadio primitivo dell’economia
si fondava su una prospettiva del tutto auto-centrata e focalizzata sui soli
diritti nei confronti dei più deboli sul piano economico, la riduzione alla
schiavitù era un diritto acquisito dal potere economico, l’uomo era considerato
oggetto e non soggetto con dei diritti alla vita e alla libertà.
Lo stadio dello sviluppo
moderno mostra segni di riconoscimento dei doveri individuali e si assiste a un
tentativo di bilanciare diritti e doveri, si cerca di bilanciare ma prevale
sempre il dovere rispetto ai diritti per gli esseri umani che non hanno
autonomia economica, l’equilibrio tra diritti e doveri è lontano perché prevale
il concetto della subordinazione ai poteri forti.
La cultura della solidarietà
e unità etnica appartiene certamente all’economia gregaria, in questo contesto
non vi sono distinzioni di colore tra bianchi, neri, rossi, bruni o gialli, ma
lo stato di subordinazione rimane e quindi la libertà individuale viene
soffocata dai poteri economici forti.
I nazisti ed i fascisti
praticavano l’economia gregaria: gruppi con in grande senso di appartenenza e
certo violenti, soprattutto verso gli esterni, con un senso elevato del dovere
verso il proprio gruppo.
Ogni loro membro fonde la
propria individualità con gli interessi generali del gruppo o dell’organizzazione,
chi si oppone a questo senso di appartenenza viene punito severamente e messo
al bando con mezzi violenti.
Quando si pratica l’economia
gregaria o moderna la violenza è dietro l’angolo e non vi è pace sociale, ma
conflitti a tutti i livelli.
Tutto questo ci fa capire
che questo stadio dell’economia è lungi dal mettere in atto quelli che sono i
principi biblici dell’amore per il prossimo come riportato nei vangeli.
Un esempio tipico ci viene
dalla parabola del Buon Samaritano il senso dell’appartenenza viene messo da
parte per dar luogo all’amore per il prossimo, Gesù elogia il buon Samaritano
ed invita gli altri a fare la medesima cosa.
Il mondo cristiano è
chiamato a riflettere sul punto, altrimenti diviene tutto apparenza, ma il
contenuto è lontano dal vero.
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sabato 5 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
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– TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
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PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Gli stadi dello sviluppo umano: gruppi o nazioni.
Come un individuo può
passare da un tipo di economia a un’altra, così un gruppo di persone o anche la
razza umana nel suo insieme possono passare da un tipo di economia a un’altra
per realizzare un modello di sviluppo più consone alle proprie esigenze.
E’ possibile determinare quale stadio di
sviluppo umano sia stato raggiunto da un certo gruppo o da una nazione
osservando le caratteristiche della sua vita collettiva e dei suoi rapporti con
altri gruppi o nazioni per ipotizzare i vari possibili scenari futuri economici
e non.
Si possono individuare tre
stadi di sviluppo di civiltà: quello primitivo, quello moderno e quello
spirituale o avanzato; questa semplificazione è necessaria per capire da dove
veniamo, dove pensiamo di proiettare il futuro economico per le generazioni avvenire.
L’economia parassitaria e l’economia
predatoria appartengono al primo stadio (quello primitivo), l’economia dell’impresa
e l’economia gregaria possiamo inserirle nel secondo stadio, mentre all’ultimo
stadio viene individuata l’economia di servizio che si ispira a principi
spirituali avanzati, ma altro non sono che i principi biblici per i cristiani.
Nel primo stadio abbiamo una
economia transitoria e violenta.
Nel secondo stadio vi sono
ampi elementi di violenza, anche se con un desiderio crescente di stabilità e
nonviolenza, ma con forte spinta egoistica.
L’ultimo stadio (l’economia
di servizio) si ha la volontà di perseguire la strada della pace, la stabilità
e la nonviolenza.
A quest’ultimo stadio
dovrebbe mirare il mondo cristiano in rispetto degli insegnamenti di Gesù.
martedì 1 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA
– TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
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PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/28.
Eppure tutti gli economisti che oggi vanno per la maggiore sono convinti
che chiunque si debba comportare esattamente come il contadino del modello
ricardiano di due secoli fa, soprattutto lo Stato.
E questo cosa significa?
Che secondo loro tutti, chiunque al mondo maneggi denaro, soprattutto il
Governo, deve prima risparmiare, poi potrà
spendere/investire, e sono convinti che quell’investimento futuro genererà
ricchezze e impiego per il Paese.
Infatti oggi nel mondo moderno tutta la teoria economica che regola le
nostre vite predica la soluzione di Ricardo per la crescita economica, e gli
accordi sul commercio internazionale, come quelli siglati nell’ambito del WTO si
basano sul modello economico ricardiano sviluppato due secoli fa. Viene
insegnato in tutte le Università più importanti da cui escono tutti i
tecnocrati che contano (Draghi, Monti, ecc.).
E il risultato è questo: hanno convinto tutti, Governi inclusi, a chiudere
la borsa della spesa e a mettere denaro da parte per investire/spendere domani.
Conseguenze?
A) Allo Stato viene detto che deve ridurre la spesa e accumulare un surplus
(risparmio) di denaro, così potrà investire un domani.
Ma così facendo, non solo lo Stato ci dà 100 e ci toglie 100, che come
spiegato sopra è già un disastro per i cittadini e le aziende, ma addirittura
si mette a darci 100 e a tassarci 150 per fare il suo surplus (risparmio)
ricardiano, così noi andiamo sempre in rosso di 50 ogni anno, e invece della
futura creazione di ricchezza abbiamo un’apocalisse economica immediata.
B) I cittadini vengono incoraggiati a mettere da parte più denaro possibile
in prodotti finanziari di ogni tipo (con cui poi le finanziarie speculano) e
che è tutto denaro paralizzato, cioè non investito nell’economia reale.
Quel denaro equivale pari a merci, servizi, lavori, case, auto, cibo ecc.
non venduti, poiché non viene speso!
Questo, come disse Malthus, deprime la domanda aggregata e manda
a rotoli l’economia.
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