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martedì 22 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA 
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/54.


Non dobbiamo dimenticare le lobby.
Le lobby esistono e sono formidabili macchine da guerra esattamente come le Think Tanks, e fra l’altro gestite sempre dalla solita risma di rapaci elites.
Un giovane americano ebbe una pensata formidabile, negli ultimi anni ’60; si rese conto che i parlamentari erano troppo ignoranti per sapere tutto quello su cui erano chiamati a decidere: dalla finanza, alla medicina, all’immigrazione, alla sanità, diritti civili, guerra, commercio, infrastrutture, istruzione, ecc.
Ecco che allora si decise che i politici devono avere dei tecnici a disposizione che dall’Hotel al Parlamento, letteralmente nella durata del viaggio in auto blu, gli spiattelleranno dei rapporti brevi, semplici da leggere, sul tema in discussione di quel momento, in modo che quando si presentano in aula e/o vengono intervistati sanno cosa dire.
Così nasce una Think Thank che diverrà un vero colosso mondiale, la Heritage Foundation, proprio per fare questo, cioè per creare i lobbisti al servizio dei parlamentari.
Naturalmente quei rapporti usa e getta vengono scritti per curare gli interessi delle elites, ovvio!
Il successo di questa idea fu mondiale.
Organizzazioni come questa nacquero come funghi ovunque. 

In Italia abbiamo: Reti, Cattaneo Zanetto & co., VM Relazioni Istituzionali, Burson-Marsteller, Beretta-Di Lorenzo & partners.
Mentre tutte queste efficienti organizzazioni stavano facendo lavori di ingegneria sociale, per cambiare il mondo in peggio, il 95% della popolazione faceva le feste di piazza, i sit-in, e i concerti per un mondo migliore, ma studiare come loro no.
La catastrofe dell’Eurozona di oggi non sarebbe stata possibile senza quella pianificazione.

giovedì 3 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO


ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE

CONDIVISIONE BIBLICA

PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA

RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI 

DELL’ECONOMIA CONDIVISA

Un lettore scrive:

PER UNA NUOVA CIVILTÀ CRISTIANA
Il punto di partenza, oggi, per tracciare una linea di condotta per il cristiano impegnato nel sociale è, evidentemente, l’«ideale», cioè il fine, di organizzare una società a misura d’uomo e secondo il piano di Dio.
L’ideale in questo frangente storico, consiste, nel restaurare e nel promuovere la cultura e la civiltà cristiana. Queste tesi sarebbero enunciate in modo insufficiente se non comprendessero una definizione di che cosa intendiamo con “cultura cristiana” e con “civiltà cristiana”. Sappiamo che i termini “civiltà” e “cultura” sono usati in molti significati diversi. 
Chiaramente non pretendiamo, in questa sede, di prender posizione su una questione di terminologia e ci limitiamo a usare questi vocaboli come etichette di precisione relativa per indicare certe realtà, più preoccupati di dare un’idea vera di queste realtà che di discutere sulle parole.
Un’anima in stato di grazia è, in grado maggiore o minore, in possesso di tutte le virtù. Illuminata dalla fede, dispone degli elementi per formarsi l’unica visione vera del mondo.
L’elemento fondamentale della cultura cristiana è la visione del mondo elaborata secondo la dottrina del Vangelo. 
Questa cultura comprende non solo l’istruzione, che è il possesso dei dati d’informazione necessari a una tale elaborazione, ma un’analisi e un coordinamento di questi dati secondo la dottrina cristiana. 
Essa non si limita al campo teologico o filosofico o scientifico, ma abbraccia tutto il sapere umano, si riflette nell’arte e implica l’affermazione di valori che impregnano tutti gli aspetti dell’esierestenza.
Civiltà cristiana è l’ordinamento di tutte le relazioni umane, di tutte le istituzioni umane, e dello stesso Stato, secondo la dottrina del Vangelo. 
Il mondo moderno è un mondo in cui la civiltà inesorabilmente, ora anche con marcia spedita, si sta allontanando dalle sue radici cristiane. 
Da qui deriva per il laico cristiano l’arduo compito di riportare tutto a Cristo: relazioni, cultura, leggi, istituzioni.

Achille Suoranna

martedì 1 luglio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:

Povertà e condivisione/1
Quale deve essere oggi, alla luce del vangelo, il rapporto con i beni economici? 
La povertà evangelica non si esaurisce nel suo aspetto economico e sociale, ma evoca una dimensione più alta, quella dell’apertura e della fiducia in Dio, cioè la dimensione di fede.
E' necessario partire dalla rilevanza dell’aspetto socio-economico della povertà; in negativo si potrebbe dire che la povertà non è rifiuto del possesso dei beni.
Non lo è perché il cristianesimo non guarda con sospetto ai beni in se stessi, come fossero qualcosa di cattivo; i beni della terra sono frutto della creazione, sono dono di Dio all’umanità.
A tutta l’umanità, non solo a pochi: come diceva S. Ambrogio, se accumuliamo troppi beni e vediamo il povero in condizioni di miseria, non dobbiamo per gratuita disponibilità interiore fargli omaggio di ciò che ci avanza, ma semplicemente gli dobbiamo restituire ciò che gli abbiamo indebitamente sottratto; la terra è di tutti, non solo dei ricchi.
La povertà non è rifiuto dei beni economici, che vengono dati da Dio perché l’uomo li sfrutti per soddisfare attraverso di essi i propri bisogni e le proprie esigenze di crescita.
Non è però neppure possesso, nel senso esclusivo e totalizzante,  perché il possesso dilatato genera sperperazione ed ingiustizie,  dipendenza dalle ricchezze.
Povertà è dunque partecipazione, condivisione di beni, in quanto è finalizzata alla comunione tra le persone; i beni sono di tutti, secondo il principio della loro destinazione universale, che la chiesa richiamava già nel periodo patristico: ogni volta che ci si appropria di qualche bene della terra bisogna chiedersi quanto ciò sia giusto non solo rispetto alla soddisfazione dei nostri bisogni, ma anche nel rispetto dei bisogni di tutti gli altri.

Fiorella Patriarca

domenica 29 giugno 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:     


Le prime comunità cristiane stavano insieme e condividevano ogni cosa.
Gli apostoli asserivano che non c'era comunità cristiana senza conoscenza e predicazione di Cristo.
Tutti si consideravano uguali e quindi si scambiavano ogni cosa.
Non bastava ritrovarsi la sola domenica per reputarsi cristiani ma dovevano essere una comunità-famiglia per l'intera settimana.
Il mio pensiero?
Il bene comune in quanto insieme delle condizioni della vita sociale che ci permettono a tutti, sia gruppi che singoli, di raggiungerla loro personale perfezione pienamente è, secondo me, fondamentale per vivere serenamente con se stessi e con gli altri.
La religione infatti dovrebbe aiutare l'uomo a rispondere alle domande fondamentali della sua vita e quindi serve per collaborare al bene comune.
Infine penso che il bene comune è necessario soprattutto per la solidarietà verso il prossimo.
Nel piano economico?

Maggiore sincerità, trasparenza, mettere a disposizione di chi non ha nulla la possibilità di vivere, no l'economia attuale non rispecchia il vangelo, assolutamente no.

sabato 28 giugno 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:


Un'assistente sociale si è data tutta agli altri, disponibile sempre e a qualunque ora, è andata a lavorare anche con l'influenza.
Era stimatissima da tutti e lei aveva tempo per tutti.
Adesso però sta male ogni mattina che va al lavoro, ha un autentico rifiuto per tutti, non può più vedere nessuno: è esaurita e i medici le hanno prescritto un lungo tempo di riposo.
Si sente fallita, si chiede se ha sbagliato lavoro e si chiede che cosa penseranno le colleghe e le persone?
E non è forse proprio questo il punto: che si definiva proprio dalla disponibilità data agli altri, non è che era così tutta per gli altri da perdere se stessa?
Non è che aiutava proprio tutti ma non sé?
Che aveva occhi per tutti ma non per sé?
Non è che ci sia Dio dietro a questo fallimento che le sta parlando?
Forse chi non si ama non può amare gli altri.
Era disponibilità o bisogno di essere approvati e stimati?
Un papà scopre che suo figlio "si fa le canne": si sente fallito come genitore, sente d'aver sbagliato tutto.
Era così orgoglioso di quel figlio così bravo, così "a posto, per bene".
E non era forse proprio questo il punto?
Non è che voleva un figlio secondo i suoi schemi, come lui lo pensava e che non accettava, invece, quello che il figlio era?
E' proprio Dio che gli parla in questo fallimento.
Forse mio figlio lo devo amare per quello che è e non per quello che io vorrei che fosse.
Una donna ad un certo punto cade in depressione: si rompe l'equilibrio e l'armonia familiare.
Tutto sembrava andare così bene, non c'erano problemi, non si litigava, sembrava tutto così bello!
E non era, forse, proprio questo il problema: che tutto sembrava bello e che, in realtà, ci si nascondeva le inevitabili difficoltà e problemi del convivere?
E' proprio Dio che le parla in questo fallimento.

Forse c'è da imparare a non nascondere le paure, i problemi e i conflitti.

mercoledì 30 aprile 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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Una lettrice scrive:
Rispondi

Un pensiero.... credo che per uscire da questa crisi occorre rivoluzionare il senso comune che la gente ha del Benessere.
Non è più necessario che alcuni siano ricchi ...... affinché producano ricchezza anche per gli altri ... il welfare se applicato produce ricchezza per tutti.
Non è detto che alcuni debbano guadagnare più soldi perché sono più meritevoli ..... più preparati ..... più intelligenti .... più di altri ..... davanti a Dio siamo tutti uguali .... ciò che ci diversifica è l'"ESSERE" ...... ma sappiamo che siamo tutti importanti perché è Dio stesso che ci ha creati.
Un’ entrata monetaria uguale per tutti che sia modulata  a secondo del numero dei componenti della famiglia.
Un vero stato Sociale verrà in aiuto alle più varie esigenze dell'individuo (conservare la salute, progredire negli studi fino a quelli universitari... facilitazioni per realizzare i propri hobbies).
Un lavoro per tutti si realizza aiutando gli artigiani a sopravvivere con importanti sgravi fiscali e politiche di apprendistato completamente a carico dello Stato.
Produrre ciò che il mercato necessita e seguendo le prioritarie necessità della gente.
Abbassare gli stipendi altissimi e garantire sussistenza minima agli ultimi sostiene l'economia ed i consumi.
In definitiva eliminare lo "spreco" , l'inutile, ma guardare solo all'essenziale. Vivere di poco ma donare al mondo tutto .... per garantire il futuro dei nostri figli , anche se io non ne ho , non significa che non debba pensare per coloro

martedì 29 aprile 2014

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Una lettrice scrive:  
   
Le prime comunità cristiane stavano insieme e condividevano ogni cosa.
Gli apostoli asserivano che non c'era comunità cristiana senza conoscenza e predicazione di Cristo.
Tutti si consideravano uguali e quindi si scambiavano ogni cosa.
Non bastava ritrovarsi la sola domenica per reputarsi cristiani ma dovevano essere una comunità-famiglia per l'intera settimana.
Il mio pensiero?
Il bene comune in quanto insieme delle condizioni della vita sociale che ci permettono a tutti, sia gruppi che singoli, di raggiungerla loro personale perfezione pienamente è, secondo me, fondamentale per vivere serenamente con se stessi e con gli altri.
La religione infatti dovrebbe aiutare l'uomo a rispondere alle domande fondamentali della sua vita e quindi serve per collaborare al bene comune.
Infine penso che il bene comune è necessario soprattutto per la solidarietà verso il prossimo.
Nel piano economico?

Maggiore sincerità, trasparenza, mettere a disposizione di chi non ha nulla la possibilità di vivere, no l'economia attuale non rispecchia il vangelo, assolutamente no.

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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CONDIVISIONE BIBLICA
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VANGELO - ECONOMIA
Evangelicamente, l'economia deve essere riportata fra le scienze morali e sociali, deve essere proiettata verso  la buona amministrazione della cosa; si deve pensare ad una economia che sia la servizio del benessere di tutti. L'economia, secondo i principi biblici, non può essere concepita come scienza dell'accumulazione, ma deve ripristinare l'etica dello scambio senza mirare al massimo profitto. Bisogna privilegiare le attività produttive locali che devono essere, il più possibile, autogestite ed autocontrollate.L'economia della condivisione deve essere accompagnata da stili di vita improntati alla semplicità e alla parsimonia per mirare alla stabilità del benessere di tutti.

venerdì 11 aprile 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA



Per ottenere veri cambiamenti sociali è fondamentale cooperare con l’ordine permanente della natura.
Allontanarsi dalle sue norme porta a scompensi sociali.
Purtroppo tutto ruota attorno al danaro e non alla personalità umana.
L’orientamento è mirare all’abbondanza della produzione materiale, ma senza radici nella natura umana e con una pianificazione di breve durata.
Una buona pianificazione dovrebbe assicurare le condizioni per lo sviluppo degli esseri umani, spesso si seguono metodi particolari per ottenere risultati ma in contrasto con la legge della natura e quindi svaniscono facilmente.
Occorre mirare alle condizioni ambientali adatti alla piena crescita delle facoltà umane; una buona pianificazione in armonia con la natura per il bene della collettività.
A ogni persona occorre assicurare cibo, vestiti, casa e opportunità di formazione della mente e del corpo, un ambiente sano per salvaguardare la salute e facilitare i rapporti umani anche nel campo economico.

Questi sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere con il progetto dell’economia di condivisione.

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Di Argentino Quintavalle/2.
John Maynard Keynes (1883-1946).
 Questo economista era geniale.
L’importanza di Keynes sta soprattutto in una cosa: fu colui che prese il meglio di tutta l’economia sociale, quella a favore della gente, la codificò meglio di chiunque era venuto prima di lui, e cambiò il modo di pensare della gestione economica di una nazione.
Infatti sconvolse tutti, e fece infuriare in modo inaudito i nemici dell’economia sociale, i famosi Neoclassici di cui abbiamo parlato nelle lezioni precedenti.
Se Marx era stato fino a quel momento un muro da abbattere per le elite finanziarie neoclassiche, Keynes divenne la muraglia cinese da abbattere.
Fu dopo di lui che la battaglia fra economisti pro-Stato e pro-gente, e quelli anti-Stato e anti-gente si trasformò in una carneficina.

Ancora oggi, se si nomina Keynes alla Bocconi di Milano, noto covo di Neoclassici, si rischia il linciaggio.

sabato 5 aprile 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

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RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Economia di servizio:

Esempio tipico: un attivista sociale che si preoccupa delle problematiche degli altri mettendo in secondo piano le proprie tematiche, quindi siamo in un contesto altruistico e non egoistico.
La motivazione è il bene altrui per la felicità propria e quella degli altri.
Alle volte questa attività può andare contro il proprio interesse personale.
In questa ottica vengono focalizzati i propri doveri sena pensare ai diritti che possono sorgere nell’agire in favore degli altri.
Tutto è basato sull’amore e sul desiderio di servire senza pensare alla relativa ricompensa.
Detto agire porta alla nonviolenza e alla pace dei popoli con la conseguenza di passare da una economia egoistica ad una economia di servizio che genera stabilità del benessere collettivo.
Il concetto base è: contribuire senza alcuna considerazione del beneficio che se ne potrebbe ricavare.
Fra i diversi modelli economici, quello più indicato per il mondo cristiano è quello di servizio, il cristiano deve pensare più a servire che essere servito.
Fra i diversi gruppi di essere umani, comunità o nazioni, ci sono persone che appartengono a vari modelli economici, ma il credente dovrebbe scegliere l’economia di servizio.

E’ nel modello di una economia di servizio che può sorgere e praticare la condivisione, gli altri modelli economici non rispecchiano i principi biblici.

lunedì 31 marzo 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:


La guerra di tutti contro tutti (Bellum Omnium contro omnes) - il concetto di filosofia sociale di Thomas Hobbes che descrive lo stato naturale della società prima di entrare nel "contratto sociale " e la formazione dello stato. 
Per giustificare la sua idea lui usa le immagini di uno "stato naturale" cosiddetto delle cose, quando tutti gli uomini sono uguali , e ciascuno guidato da loro bisogni e interessi .
L'uomo è egoista , è dotato di forti passioni, abbia sete di gloria, di potere, di ricchezza, del godere.
Il principio del suo comportamento è molto semplice : una persona tende a ottenere i maggiori benefici ed evitare la sofferenza .
La libertà umana: ogni individuo ha il diritto di fare qualsiasi cosa, anche il diritto di uccidere un'altra persona.
Questo porti a conflitti continui, impossibilità di fornire il bene pubblico, difficile salvarsi dal male .

Quindi c'è una guerra di tutti contro tutti.