mercoledì 6 agosto 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
martedì 5 agosto 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI
DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:
RIFLESSIONI:
3) L'accumulo di ricchezza
Il terzo assioma della teoria economica biblica è che l'accumulo della ricchezza è una virtù, non un vizio.
L'uomo, che deve partecipare al processo creativo, non dovrebbe essere demotivato da una protezione inadeguata della proprietà privata, ed è benedetto quando il risultato del lavoro onesto risulta in ricchezza.
La Torah descrive in grande dettaglio le ricchezze dei patriarchi, Abrahamo, Isacco e Giacobbe.
La ricchezza, accumulata onestamente, è una benedizione di Dio.
4) Assistenza ai bisognosi
Il quarto assioma della teoria economica biblica è l'obbligo di provvedere ai bisognosi attraverso la beneficenza – la Tzedakah (letteralmente giustizia). "Quando vi sarà in mezzo a te qualcuno dei tuoi fratelli che sia bisognoso in una delle tue città nel paese che l’Eterno, l’Iddio tuo, ti dà, non indurirai il cuore tuo, e non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso; anzi gli aprirai largamente la mano e gli presterai quanto gli abbisognerà per la necessità per la quale si trova" (Deut.15:7,8). Il compito dell'uomo nel mondo non è solo quello di lavorare, creare, innovare, produrre ricchezza, ma anche di prendersi cura di chi è nel bisogno.ShalomArgentino Quintavalle
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Un lettore scrive:
RIFLESSIONI: Quali sono le relazioni tra socialismo, capitalismo, ed economia biblica?
Ci sono almeno cinque assiomi di base della teoria economica biblica da cui molte implicazioni di politica economica possono essere dedotte.1) Partecipazione al processo creativoIl primo assioma della teoria economica biblica è che l’uomo è stato creato a immagine di Dio.Nel giudaismo, questa affermazione viene interpretata nel senso che Dio è il creatore del mondo, e che l’uomo è un collaboratore di Dio.In altre parole, tutto ciò che è stato creato durante i primi sei giorni necessita ancora di lavoro.Dio ha dato all'uomo un mondo da curare, conservare, da lavorare, da far produrre, ecc.Dio mette la terra e il grano, ma è l’uomo che fa il pane.Il lavoro, l'attività creativa e l’innovazione sono le vie attraverso le quali l'immagine divina si esprime.Privare l’umanità del lavoro significa degradare l’essere umano e privarlo della sua immagine divina.2) Protezione della proprietà privataIl secondo assioma della teoria economica biblica è che il diritto della proprietà privata è essenziale e deve essere protetto.L'uomo potrà dominare il mondo materiale e portarvi innovazione solo se c’è la possibilità di appropriarsi dei frutti del proprio lavoro.Per motivare l'uomo a compiere il comandamento di rendere soggetta la terra (Gen.1:28), il riconoscimento della proprietà privata è essenziale.Due dei dieci comandamenti riguardano direttamente la tutela della proprietà privata: "non rubare" e "non desiderare alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo".Il divieto di rubare include anche le pratiche commerciali fatte con inganno, come l'uso di falsi pesi e misure.La punizione per la violazione di questi comandamenti dimostra l'importanza data alla proprietà privata nella Bibbia.Argentino Quintavalle
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Un lettore scrive:
Marx
B) Ma questo plus valore può essere prodotto ovviamente solo da lavoratori in carne e ossa (lavoro vivo), osserva Marx.
Perché?
Perché il plus valore per essere un valore deve poi essere venduto, per far incassare un profitto.
Quindi ci devono essere stipendiati vivi che lo comprano.
Ma a quel tempo, fine ’800, i capitalisti stavano sempre più sostituendo il lavoro vivo con le macchine (lavoro morto).
Quindi Marx predisse che le macchine non avrebbero potuto produrre il plus valore, ma non perché fisicamente non potessero, ma solo perché, come detto, il plus valore è tale solo se alla fine qualcuno lo compra.
Quindi se sono i lavoratori stipendiati a produrlo va bene, perché poi lo comprano, ma se sono le macchine no, perché le macchine non vanno a fare la spesa.
Quindi il plus valore prodotto dalle macchine praticamente non ha valore, rimane invenduto (con sempre meno lavoratori stipendiati che lo comprerebbero), e così i capitalisti perdono capitali.
Ma se i capitalisti, che usano sempre più macchine, perdono capitali, finiscono per fallire e l’economia piomba nel baratro.
A quel punto i lavoratori diranno basta! e si solleveranno.
Marx è più complesso degli altri economisti, e quindi lo facciamo in due parti.
Argentino Quintavalle
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Un lettore scrive:
Karl Marx
Marx dice inoltre che qualsiasi produzione non può che partire dall’avere denaro, poi con quello si fanno le fabbriche e si producono cose, le quali vengono vendute e così si ritorna al denaro. Formula: DENARO – PRODUZIONE – DENARO. Perché è importante? Perché cento anni dopo tutto questo verrà ribaltato da altri economisti con fini anti-sociali.Adesso veniamo alla famosa storia della lotta di classe e del capitalismo che collasserà, secondo le sue previsioni. Come Ricardo, anche Marx ritiene che il lavoro sia l’unica fonte di valore dei beni, ma a differenza di Ricardo egli è convinto che il frutto del processo lavorativo spetti interamente al lavoratore.
Il profitto dunque nascerebbe da un’appropriazione indebita di ricchezza da parte del capitalista e sarebbe all’origine del conflitto tra le classi sociali, conflitto che egli chiama appunto lotta di classe. La base del suo ragionamento è semplice: siccome sono i lavoratori che alla fine producono tutta la ricchezza, questi un bel giorno capiranno che non hanno bisogno dei capitalisti, o dei Re e dei nobili, che li sfruttano e basta, e si solleveranno per cacciarli. Dopo di che i lavoratori diventeranno i proprietari dei mezzi di produzione. Questo sarà il Socialismo.Ma perché, esattamente, i lavoratori diventeranno esasperati? Non solo per lo sfruttamento, ma anche per due altri motivi:A) I lavoratori producono un valore, parte di questo serve loro per vivere, ma una buona parte è in più, è un plus, e questo plus finisce nelle mani dei padroni. Marx lo chiama il plus valore. I lavoratori hanno diritto a dividersi anche quel plus valore, dice Marx, e quindi inevitabilmente si solleveranno per impossessarsene. Marx definisce saggio di sfruttamento il rapporto tra profitto (plusvalore) e salari pagati ai lavoratori.Argentino Quintavalle
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NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Un lettore scrive:
Il pensiero marxiano ha attecchito in una società incolta e sottoposta al dogmatismo religioso com'era quella dell'Europa continentale al punto che la Russia post zarista ne divenne l'emblema. Se nel mondo anglosassone partendo dalla Riforma protestante si formò una società colta ed evoluta, in Italia dove la Riforma fu fatta annegare nel sangue sparso dall'inquisizione per poter vedere una legge che disciplinasse l'istruzione obbligatoria si dovette arrivare grosso modo al 1866 e questo ritardo per molti aspetti si paga ancora. Il pensiero liberale in Italia a differenza di quello marxiano è rimasto elitario perché l'individuo è sempre stato guardato con sospetto come se fosse considerato pericoloso, l'Italia per ciò è il paese che ha avuto il più forte partito comunista dell'Occidente; che soffre della peggiore pressione fiscale del mondo e che soprattutto continua a privilegiare l'impiego pubblico in danno dell'iniziativa privata guardata con sospetto e per ciò oberata di tasse e la classe politica certo non eccelle così come il sistema dell'informazione per alcuni aspetti sovietico e per altri goebbelsiano, se poi si considera la classe insegnante che è di formazione sovietico-gentiliana è facile arrivare alla conclusione che in Italia non ci sarà mai una rivoluzione liberale perché un liberale non può prescindere dall'assunto einaudiano che recita: " conoscere per deliberale".
É quindi la conoscenza la fonte della libertà.
Giampaolo Usai
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lunedì 4 agosto 2014
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Un lettore scrive:
A me piacciono gli economisti inglesi, in quanto a Marx forse è stato travisato ma l'origine dal suo pensiero va ricondotta al pensiero post hegeliano, sicuramente Marx non è un liberale così come non lo era Hegel: il campione dell'idealismo, quello per cui ad esempio l'individuo era in funzione del gruppo secondo le sue varie evoluzioni o denominazioni quindi famiglia, stato ecc.
Il pensiero hegeliano ha fatto strada sia sul lato sinistro con Marx che su quello destro da cui per successivi passaggi si giunse al Nazismo che nell'arco di soli 12 anni fra il 1933 ed il 1945 ha fatto gli stessi danni che il Comunismo ha fatto fra il 1917 ed il 1989 al momento della caduta del muro di Berlino e le conseguenze di entrambe le ideologie si pagano ancora.
Il pensiero liberale è nato molto prima ed il suo atto ufficiale di nascita può essere considerato il 1225 quando Enrico III re d'Inghilterra promulgò la Magna Charta Libertatum che i commercianti di Londra erano riusciti ad ottenere a seguito di lotte mentre nel Continente c'era il servaggio feudale.
L'Inghilterra si dimostrò sempre altro rispetto all'Europa continentale perché quando giunse la Riforma protestante trovò un terreno favorevole perché si sviluppasse, fu accolta nella versione calvinista come anche in Olanda e guarda caso proprio il paese degli Orange fu il peggiore dei nemici tanto per la Francia di Luigi XIV quanto per la Spagna degli Asburgo e poi dei Borboni.
É difficile capire il pensiero liberale se non si considera il suo legame con la Riforma protestante perché i Riformatori volendo che tutti potessero commentare direttamente la Bibbia incentivarono dove possibile la scolarizzazione e quindi a prescindere dal fatto religioso si formò una società almeno alfabetizzata che quindi ebbe le basi per diventare colta e quindi evoluta.
Per ciò nel mondo anglosassone il pensiero marxiano in genere non fece proseliti e fu anzi visto con sospetto e la Storia lo evidenzia senza equivoci.
É quindi la conoscenza la fonte della libertà.
Giampaolo Usai
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