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lunedì 21 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
Dobbiamo cercare di capire com’era il mondo dopo la seconda guerra mondiale.
domenica 20 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/50.
Chi non crede all'antico detto secondo cui "la storia la scrivono i vincitori"?
È una frase che ripetiamo spesso, ma di cui raramente siamo in grado di cogliere la reale portata.
Un altro modo di dire molto diffuso, ci assicura che "la realtà supera la finzione".
Raffrontiamo queste due affermazioni.
Se concordiamo sul fatto che entrambe sono in linea di massima corrette, non ci resta che dedurne, per quanto doloroso possa risultare, che la storia è solo ciò che si vorrebbe fosse accaduto; qualcosa di remoto rispetto a quanto è davvero successo.
Meglio ancora: la storia è solo ciò che vorrebbero fosse successo coloro che l'hanno scritta o la scrivono, nient'altro che una distorsione dei fatti realmente accaduti.
Spesso i vincitori si vedono obbligati a interpretare gli eventi in maniera distorta, a tacere controverse vicende, perfino a inventare la storia di sana pianta.
Siamo quindi legittimati a concludere, spingendo alle estreme conseguenze la combinazione di queste due verità popolari, che se un evento non è riportato dai media, se non fa parte del "sapere comune", allora non è mai accaduto, non è successo, non è vero.
Si intende per storia, infatti, la versione che i mezzi di comunicazione di massa forniscono di un avvenimento.
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giovedì 17 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Argentino Quintavalle/45.
La storia del mondo avrebbe potuto essere un’altra, molto più equa, con masse immani di sofferenze sociali in meno.
La rovina del pensiero Keynesiano iniziò alla mega conferenza di Bretton Woods del 1944, dove si decisero i destini del monetarismo mondiale.
Keynes ne uscì sconfitto, in particolare dagli Stati Uniti.
Poi, un brutto giorno del 1946, Keynes morì di colpo.
Fine.
Senza il suo carisma fu ancor più facile per le elites far fuori le sue idee.
Oggi quasi tutti i professori di Economia Politica dicono con fare di sufficienza che Keynes è superato e oltre tutto fallimentare.
Ma noi dobbiamo rispondere loro: il messaggio di John Maynard Keynes fu che nel momento del bisogno (come oggi) e per evitare sofferenze sociali tragiche (come oggi), lo Stato può curare l’economia con sufficienti iniezioni di investimenti a deficit, sì, a deficit, fino a raggiungere la prosperità.
E dire loro: lo sapete che gli Stati Unti uscirono dalla seconda guerra mondiale con un deficit del 25%! che è il doppio della Grecia di oggi, ma proprio grazie a quella immane iniezione di spesa pubblica divennero il più ricco Paese del mondo e fecero ricca tutta l’Europa distrutta.
Altro che superato Keynes.
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domenica 29 giugno 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Una lettrice scrive:
I due
discepoli di Emmaus erano terribilmente delusi e si sentivano falliti.
Avevano così
tanto sperato e invece tutto si era infranto, tutto sembrava nient'altro che
un'illusione.
La loro
storia, i loro progetti, i loro sogni sembravano compromessi per sempre e
definitivamente.
Gli apostoli
avevano dato tutto per Gesù, avevano lasciato lavoro, case, famiglia, moglie,
figli, tutte le loro certezze: possiamo capire che delusione immensa dev'essere
stata la sua morte.
Per loro era
veramente la fine del mondo.
Ma
incredibilmente è proprio nel fallimento di tutto ciò che avevano costruito, è
proprio all'interno della loro delusione che incontrano Gesù.
Quando mi
succede qualcosa e mi sembra la fine del mondo in realtà è la fine di un mondo
ma non del mondo.
Quando mi
sembra di aver fallito è solo il fallimento di un modo di percepirmi, di
pensare e di vivere, non sono io il fallito.
I discepoli
di Emmaus incontrano Dio proprio nel bel mezzo della loro delusione e del loro
fallimento.
I Romani
dicevano: "Vae victis (guai ai vinti)".
Nessuno
vorrebbe essere un perdente; nessuno vorrebbe ammettere di aver sbagliato;
nessuno vorrebbe accettare una sconfitta.
A volte le
persone continuano a rifare gli stessi errori perché non vogliono accettare di
essersi sbagliati e di aver fallito.
Ma Dio lo incontri
spesso proprio nei tuoi fallimenti e nelle tue sconfitte.
Perché
quando abbatti i tuoi muri di orgoglio, le tue rigidità e la tua apparente
sicurezza allora Lui può entrare.
Fai
esperienza vera e profonda di Dio proprio quando nel tuo totale fallimento,
quando cioè non c'è più nessuna ricompensa in termini di stima degli altri, del
lavoro che hai, del buon nome, dell'onorabilità, puoi sentire che il suo amore
si fa vicino non per quello che hai da mostrargli, ma semplicemente perché sei
tu.
Allora puoi
sentire che Lui ti ama solo perché ti chiami con il tuo nome e per nient'altro.
Allora lo
senti per davvero; allora conosci Dio. Rahner diceva: "Incontri Dio più
nelle tue sconfitte che nelle tue vittorie".
Sai quant'è
il buono il pane solo quando hai fame; sai chi è Dio solo quando tu non basti
più a te.
Ogni volta
che fallisco allora mi devo chiedere: "Che cosa mi sta dicendo Dio?
Che cosa
devo imparare?
Che cosa non
ho imparato finora e che la vita ora mi costringe ad imparare?
Non
bisognava che tutto questo mi accadesse perché ne ricevessi un bene?
Non
bisognava che io provassi questo dolore affinché mi liberassi da tante
illusioni? Non era necessario questo "tonfo" affinché io mi mettessi
sulla strada del cambiamento?
Non è lo
stesso Dio che ti sta guidando in tutto questo?".
Quando Gesù
si avvicina li fa parlare di tutta la tristezza, il malessere, il disagio che
hanno dentro.
Noi abbiamo
bisogno di "tirare fuori" il nostro male, il nostro dolore e tutto
ciò che ci opprime.
Il dolore è
come un veleno: se non lo sputi fuori ti uccide.
Noi abbiamo
bisogno di "tirare fuori" le nostre gioie, le nostre speranze, la
nostra vita, perché prenda forma, perché circoli, perché viva, perché si
espanda.
Noi abbiamo
bisogno di raccontare le nostre esperienze, il nostro profondo perché
raccontando lo facciamo esistere.
martedì 15 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Di Argentino Quintavalle/13
«Ci sono quattro tipi di persone:
1) Chi dice, "ciò che è mio è mio, e ciò che è tuo è
tuo". Questa è la persona mediocre (la normalità).
2) Chi dice, "Ciò che è mio è tuo, e ciò che è tuo è
mio". Questo è l’ignorante (o il sempliciotto).
3) Chi dice, "Ciò che è mio è tuo e quello che è tuo è
tuo". Questa è la persona pia.
4) Chi dice, "Ciò che è mio è mio, e ciò che è tuo mio".
Questa è la persona malvagia».
A proposito del primo tipo di persona, colui che dice, "Ciò
che è mio è mio e ciò che è tuo è tuo", i rabbini hanno offerto un’altra
interpretazione: "questo è l’abitante di Sodoma".
Il profeta Ezechiele dichiarò agli abitanti di Gerusalemme: «Ecco,
questa fu l’iniquità di tua sorella Sodoma: lei e le sue figlie vivevano
nell’orgoglio, nell’abbondanza del pane e in una grande indolenza, ma non
sostenevano la mano dell’afflitto e del povero» (Ezech.16:49).
L’evangelista Luca ha registrato una storia riguardo un certo uomo
ricco e un povero di nome Lazzaro.
Vivendo nello splendore, l’uomo ricco godeva della sua ricchezza,
mentre Lazzaro languiva fuori la porta di casa del ricco.
La storia dà l’impressione che l’uomo ricco ha fatto molto poco
per alleviare il dolore di Lazzaro.
Probabilmente egli ha pensato che quello
che era suo era suo, e quello che era di Lazzaro era di Lazzaro.
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