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mercoledì 23 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
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giovedì 24 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Nell’economia non di mercato
gli scambi monetari sono limitati e l’economia
locale viene sottratta, per quanto è possibile, dallo sfruttamento del più
forte sul più debole.
Si potrebbe pensare all’autogestione dei servizi e dei beni pubblici da parte della popolazione locale,
strade, opere idriche, ecc….
La scelta di una
cooperazione fra le popolazioni locali svilupperà le necessarie capacità a
gestire responsabilità più ampie di distretto, provincie e fino al governo nazionale
e alle più alte sfere internazionali.
E’ importante fondare lo
sviluppo tenendo presente la specificità del territorio con le sue necessità e
le relative risorse naturali, umane con formazione culturale locale.
Se il sistema politico non
si fonda su persone formate per dare respiro all’economia locale lo sviluppo
generale non ci sarà perché la politica nazionale, spesso, non lavora
nell’interesse delle masse popolari.
Quindi è importante partire
dalle realtà locali e proiettare il tutto a livello nazionale, se si pensa di
partire dal nazionale e non dal locale ci saranno sempre più poveri e la
ricchezza sarà concentrata in un numero ristretto di persone, la sperequazione
aumenterà sempre di più, l’equità ed il concetto di fraternità e dell’amore per
il prossimo verrà meno, i principi biblici non potranno avere pratica
applicazione nel campo economico.
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martedì 22 aprile 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE
PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
L’autosufficienza deve riferirsi
anche alla crescita delle produzioni alimentari, tutto deve essere pianificato
con l’obiettivo di fornire un’alimentazione bilanciata a ogni persona; non
possono coesistere gli sprechi con la fame.
Qualsiasi altra produzione di
beni deve essere equilibrata per la conservazione della natura e la risposta ai
normali bisogni di ciascuno.
Nelle varie zone devono
essere valutate le caratteristiche dei suoli e coltivarli per una migliore
produzione in risposta alle esigenze degli abitanti.
La pianificazione deve
riguardare anche la produzione a livello locale, deve essere favorita l’aggregazione
degli addetti ai lavori e dare loro il potere di stabilire la destinazione
colturale delle varie terre.
Una volta disponibili i
prodotti, si dovranno organizzare dei gruppi per la distribuzione e gli scambi
fra le varie località in modo diretto senza intermediari o speculatori, una
filiera corta onde evitare molti passaggi che fanno aumentare il prezzo a
svantaggio del consumatore, ma non del produttore.
Il trasporto deve essere
ridotto al minimo, si deve favorire lo scambio produttore – consumatore, in
questo caso trarranno vantaggio sia il produttore che il consumatore, viene
valorizzato il lavoro dei produttori.
In questo contesto non può
trovare posto l’economia parassitaria che è contro ogni principio cristiano.
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