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giovedì 25 settembre 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
Scoperte scientifiche di enorme respiro, la cui circolazione avrebbe addirittura potuto modificare il corso del processo di globalizzazione e limitarne quantomeno le conseguenze più deleterie, sono state espressamente tenute nascoste perfino agli stessi economisti, mentre teorie basate su ipotesi dimostrate false per via matematica sono state diffuse non solo tra i professionisti dell'economia, ma a tutti i livelli, grazie all'azione massiccia dei media.
mercoledì 24 settembre 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Di Argentino Quintavalle:
Mettendo insieme gli insegnamenti di Nash, Lipsey e Lancaster, giungiamo alla conclusione che una scoperta fondamentale, che avrebbe potuto cambiare la storia della teoria economica e addirittura impedire il processo di globalizzazione, non ha avuto altra diffusione se non all'interno di un ristretto gruppo di economisti dell'ambiente accademico statunitense. Questo ha fatto si che, nell'elaborare i loro piani economici, moltissimi paesi contribuissero ad attuare, in molti casi senza neppure saperlo, una falsa ideologia.Dagli anni Sessanta a oggi, la scuola monetarista e la sua diretta discendente, la scuola delle aspettative razionali di Robert Lucas, ingegnere di formazione e appartenente alla cerchia dell'Università di Chicago, hanno monopolizzato la scena nelle università, nei centri di ricerca e nei mezzi di comunicazione.
Secondo Lucas, un paese non deve far altro che chiudere in attivo il proprio bilancio preventivo. Se il tasso di disoccupazione sfiora il 20 per cento, non deve fare assolutamente nulla. Se la gente muore letteralmente di fame, non deve fare assolutamente nulla. Un buon ministro dell'economia, secondo tale scuola, non deve far altro che azionare il "pilota automatico" e controllare soltanto che la spesa pubblica venga interamente sostenuta con i soldi dei contribuenti.Il fatto è che, almeno a partire dagli anni Cinquanta, il trattamento riservato alla teoria economica ha dato prova della più totale mancanza non soltanto di professionalità ma anche di scientificità, quasi si trattasse di astrologia o di qualche altra disciplina dai fondamenti oscuri o indimostrabili per via razionale.
venerdì 12 settembre 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDECONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
RIFLESSIONI NECESSARIE PER CAPIRE I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CONDIVISA
Di Argentino Quintavalle:
In Italia come in molti altri paesi - e non solo nei corsi di laurea, ma anche in quelli postlaurea - gli studiosi non vengono minimamente informati del fatto che il fondamento dell'intera scienza economica è un'ipotesi la cui inesattezza è stata dimostrata nientemeno che per via matematica.Bisognerebbe chiedersi se la globalizzazione così come la conosciamo oggi sarebbe stata ugualmente possibile nel caso in cui le scoperte di Nash avessero avuto la risonanza che meritavano e i mezzi di comunicazione le avessero divulgate o, ancora, se alcuni degli economisti più prestigiosi del mondo, molti dei quali finanziati da università americane che esistono solo grazie a sovvenzioni di grandi aziende private, non le avessero fatte cadere nel dimenticatoio.Un altro elemento fondamentale da prendere in considerazione è che, quasi contemporaneamente a Nash e alle sue scoperte, due economisti, Lipsey e Lancaster, elaboravano il cosiddetto "Teorema del second best". Secondo questo teorema, Lipsey e Lancaster hanno scoperto che è possibile che un paese funzioni meglio con più restrizioni e interventi statali che senza. E, quindi, che potrebbe addirittura essere necessario un forte intervento statale in campo economico perché tutto funzioni meglio.Similmente a quanto è accaduto con la Teoria dei giochi, il Teorema del second best viene a malapena spiegato nelle facoltà di economia. Nonostante le sue implicazioni teoriche siano tutt'altro che trascurabili, generalmente non gli si dedica più di una lezione e, nel giro di una mezz'ora, lo si dà per appreso e si passa a un altro argomento. All'interno dei programmi di insegnamento sembra quasi una "rarità" esotica a cui non si deve dare troppa importanza.
È un grave errore.
lunedì 14 luglio 2014
L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.
MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICAPROCESSO CULTURALE
SULL’ECONOMIA CONDIVISA
Due lettori scrivono:
Credo che per cambiare l'economia attuale sia necessario attuare misure anticapitalistiche e quindi tali da fermare l'economia, impedire la sua crescita: in pratica, antieconomiche.
Alcune di queste sono la cooperazione, l'autostentamento, lo scambio e l'affrancamento da banche e forme di finanziamento e investimento.
Questo però, almeno all'inizio, porterà al blocco ed alla crisi.
Crisi, si, ma solo del sistema di mercato libero che è libero solo per chi detiene non tanto le forme di produzione, quanto quelle di finanziamento e distribuzione.
Nessuna economia alternativa potrà essere realmente tale finché insisterà sui sistemi, modi e principi base attuali.
La partenza è l'autoproduzione e l'autostentamento.
Alla base ovviamente ci sta la riduzione dei bisogni, veri ma soprattutto presunti.
Grazie
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Mi sa di GLOBALIZZAZIONE questo tuo discorso, l'economia condivisa poteva essere una bella cosa, ma i fatti parlano chiaro, ogni nazione ha perso la propria identità.
Sono d'accordo ad esportare e a far conoscere un mio prodotto locale agli altri, ma ci sono dei rischi.
Esempio, in Italia siamo produttori di ARANCE ROSSE DI SICILIA, non capisco perché io da siciliano non riesco a trovare le arance a casa mia, e se le trovo le pago ad un prezzo più alto rispetto a chi li mangia fuori Sicilia addirittura fuori Italia.
Condividere è ok, ma farsi derubare NO!
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Forse non sono stato chiaro: per sostentamento intendo che ognuno deve essere quanto più possibile capace di produrre da sé quanto gli serve.
Di tornare a produrre direttamente il cibo e quant'altro.
Di quante cose abbiamo veramente bisogno?
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